Il segreto del tuo successo

Molte persone pensano che per ottenere grandi risultati, nella vita, ci voglia un’intelligenza fuori dal comune, un talento eccezionale o una straordinaria forza di volontà – e si lamentano per non essere mai state abbastanza intelligenti, talentose o disciplinate.

Hanno ragione, tutte queste cose sono essenziali. Io, però, vorrei aggiungere un piccolo e significativo dettaglio: la cosa più importante, che viene prima dell’intelligenza, della forza di volontà e del talento, che viene prima del sudore e dei sacrifici, la qualità che manca a tutti, sulla quale lavorare seriamente prima di pensare al resto, è la chiarezza.

Per raggiungere i nostri traguardi dobbiamo imparare ad essere spietatamente chiari, schietti e onesti con noi stessi.

È facile? Mica tanto. Probabilmente è la cosa più difficile di tutte! Quante persone non sanno cosa vogliono veramente, desiderano cose impossibili – o tra loro incompatibili -, non riescono a riconoscere o peggio ancora non accettano i propri desideri?

Il counseling serve anche a questo: fare spietata luce e chiarezza nei nostri ingarbugliati, nascosti e spesso contraddittori, desideri.

Descrivere, pianificare, misurare. Al posto di correre verso il nulla dalla mattina alla sera, senza sapere dove stai andando, né, tantomeno, perché.

Sabaudia 19.7.2020

“Nessun vento potrà mai aiutare una barca priva di rotta”.
Seneca

Avere vent’anni

Mi sono laureato in Giurisprudenza il 7 luglio del 2000, esattamente venti anni fa, quando non esistevano i social network, sognavamo il nokia3310 e ci facevamo reciprocamente i mutini per dire “hey, sto pensando a te”.

A quei tempi non esistevano i CFU né le lauree triennali, ma per aiutarti ad entrare prima nel mondo del lavoro lo Stato Italiano si prendeva dai dieci mesi a un anno di vita – vuoi come militare, vuoi come obiettore.

L’anno in cui mi sono laureato mi sono rotto il legamento crociato, ho avuto la varicella e sono stato investito da un taxi. Poca roba, paragonata al fatto che la Lazio vinse lo scudetto – fine del film horror.

Il 2000, per me, fu un anticipo di 2020.

La laurea fu comunque una grande liberazione, non vedevo l’ora di abbandonare quelle aule vecchie, quei corridoi sporchi, quei mastodontici e polverosi libri… Tutto quello che volevo fare, a quei tempi, era continuare a suonare nei locali con il mio quartetto jazz – e insegnare musica.

Alla vita non chiedevo davvero altro.

Oggi, se mi guardo indietro, mi domando come abbia fatto ad arrivare sin qui.

Mentre festeggio questa ricorrenza con cappuccino e cornetto ipercalorico alla nutella ripieno di nutella e nutella, vorrei dire una cosa, dal profondo del cuore, a tutti i ragazzi che si stanno laureando in questi giorni: qualsiasi cosa vi dicano i “grandi”, qualsiasi infinita predica, invereconda stupidaggine o squallido trucco usino per farvi cambiare strada, voi non ascoltare nessuno, inseguite i vostri sogni, difendeteli senza pietà, fate sempre e soltanto ciò che amate.

Datemi retta, non c’è ricchezza o posto di lavoro o pensione, in questo misero mondo, che valga un terzo dei desideri che portate nel cuore.

Forza e coraggio, ragazzi, il futuro vi appartiene.

Roma 7.7.2020

A renderci capaci di tutto non è la forza di cui disponiamo, ma l’intensità del nostro desiderio.

Il vestito elegante

Ieri Bebe Vio ha postato questa foto dopo l’allenamento, la didascalia recitava “oggi sono a pezzi”.

Chapeau.

In un mondo in cui tutti si prendono troppo sul serio – in cui la gente viene insultata e derisa per ogni minima imperfezione fisica – Bebe Vio è riuscita ad essere così splendidamente e sapientemente auto-ironica.

Ha offerto a tutti una grandissima lezione.

Roma 30.5.2020

Applausi per Bebe.

L’ironia è il vestito elegante dell’intelligenza.

Dottorato Honoris Causa

All’arrivo nei campi venivano rasati i capelli, per le donne era una privazione della femminilità. Mentre ero in fila una kapò notò la mia folta chioma e decise che io avrei dovuto tenerla. Naturalmente, dopo pochi giorni i capelli mi si riempirono di pidocchi. Mi fu visto camminare un pidocchio sul viso e fui isolata. Mi rasarono da sola, nel gelo del campo. I soldati che passavano ridevano di me, si domandavano per quale motivo fossi ancora in vita”.

Queste sono alcune delle parole pronunciate dall’onorevole Liliana Segre, in occasione della inaugurazione dell’anno accademico, a La Sapienza.

Nel celebre Ateneo, Segre ha ricevuto il Dottorato Honoris Causa in Storia dell’Europa ed ha tenuto, davanti al Presidente della Repubblica e a molte altre autorità, una Lectio Magistralis dal significativo titolo “La Storia sulla pelle”.

Prima di andare via, ha voluto abbracciare il ragazzo che ha partecipato alla cerimonia come rappresentante del corpo studentesco e che è stato al centro di grandi polemiche, nei giorni scorsi, perché accusato di essere neofascista.

“Che bel ciuffo che hai… porti i capelli come mio nipote, posso baciarti?”.

Vorrei ringraziare questa grande donna per la sua immensa lezione di umanità, per la sua straordinaria dignità, per la sua dolorosa memoria.

“Anche se sono vecchia, resto sempre quella bambina che un giorno fu espulsa da scuola per la colpa di essere nata”.

Roma 18.2.2020

Cara Senatrice, Dottoressa Segre, noi siamo i tuoi studenti, la tua famiglia, le tue guardie del corpo.

Grazie di essere nata
❤️

La Bugia Che Dici Più Spesso

Ricominciare da capo non è follia. La vera follia è abbandonarsi alla depressione e fare finta di essere felici”. Ho letto questa frase su internet, non so chi sia l’autore, però mi piace, mi fa venire in mente il verso di un grande poeta contemporaneo che recita: “la bugia che dici più spesso è sto bene” (Marracash).  Tutti noi attraversiamo periodi in cui sappiamo benissimo che le cose non vanno come dovrebbero andare, ma preferiamo comunque proseguire con le solite vecchie abitudini, mentendo agli altri e a noi stessi, piuttosto che accettare il rischio che ogni cambiamento, inevitabilmente, comporta.

Eppure io sono convinto che la nostra vita sarebbe migliore se solo riuscissimo a investire in coraggio le stesse energie che spendiamo, quotidianamente, in ipocrisia.