Una festa importante

Mio nonno era romano e romanista. Antifascista. Metteva la brillantina sui capelli, teneva la camicia sbottonata sul petto villoso e sapeva disegnare con la mano ferma e leggera, da grande artista. Come tanti, era rimasto schiavo del lavoro di suo padre: l’avevano fatto entrare “a bottega” da piccolo, ne era uscito poco prima di morire.

Mio nonno era abruzzese, forte e gentile, aveva la schiena dritta e la mente limpida come il cielo di primavera. Da bambino, aveva abbandonato la famiglia per andare a studiare con lo “zio prete”. Poi, un passo alla volta, era diventato l’intellettuale da tutti conosciuto e stimato, l’autorità indiscussa, la sentenza di cassazione. Gentile con le persone umili, totalmente estraneo all’arroganza dei potenti.

Uno zio mi ha insegnato ad andare in bicicletta, uno mi ha fatto appassionare alla psicologia, un altro si confrontava con me, per ore, quando mi assillavano i dubbi esistenziali dell’adolescenza.

Ho conosciuto un professore di liceo che mi faceva venire voglia di conquistare il mondo, un sacerdote che mi ha aiutato nei momenti difficili, un Maestro che mi ha insegnato l’accademia.

Ho un amico che mi protegge dal cielo, uno che mi ricorda da dove vengo e uno che mi stima per ciò che sono e che faccio.

Oltre all’unico, vero e insostituibile padre, nella nostra vita, abbiamo la fortuna di incontrarne molti altri.

Rendiamo omaggio anche a loro.

Per fare un uomo, un solo padre non basta.

PS: Facebook mi ricorda che ho pubblicato questo post lo scorso anno, per celebrare San Giuseppe. Ho pensato che fosse il caso di riproporlo oggi. Il 70% dei morti per coronavirus sono maschi, molti di loro sono stati padri, ne sentiremo per sempre la mancanza.

Saranno per sempre con noi.

Io Resto A Casa E Leggo

IoRestoACasaELegggo

Venerdì 20 alle ore 19.00 sarò in diretta sulla pagina pubblica di Facebook [Due Minuti Di Lucidità] per un aperitivo condiviso con voi. Sarà un’ottima occasione per fare quattro chiacchiere, prendere un aperitivo e parlare dei libri che stiamo leggendo in questo periodo.

Prendete nota: dopodomani, venerdì 20, su Facebook , portate il vostro aperitivo e il vostro libro!

Roma 18.3.2020

Nunc Est Bibendum

[Ora è il momento di bere insieme]

La formula giusta per cambiare il mondo


Mahmoud Ghuniem Lufti ha 35 anni, in Libano ha una famiglia con 13 persone da mantenere, vive e lavora in Italia dal 2012. 

Sarebbe un infermiere, ma qui è un rider di Just Eat. 

Quando ha capito che in Italia ci sarebbe stato grande bisogno di mascherine, Mahmoud, – rider, immigrato di origini palestinesi, con tredici persone da sfamare “a casa sua” – ha comprato mille mascherine e le ha regalate alla Croce Rossa di Torino. 

Ha compiuto un gesto veramente esemplare, dimostrando quanto possa essere potente e bello il legame di solidarietà che unisce i popoli. Alla faccia di ogni forma di razzismo e di discriminazione.

Grazie per la bella lezione, Mahmoud, il mondo non si cambia con le belle parole, ma con l’esempio

Torino 27.2.2020

Omnia Vincit Amor

Peste

In un video si vede una signora di Ischia, in piena crisi isterica, mentre aggredisce verbalmente i turisti del nord colpevoli di portare il virus al sud; in un altro, un ragazzo filippino viene picchiato in un supermercato da un cretino che lo scambia per cinese (untore); in questa foto vedete invece il povero Zhang, trentenne nato e cresciuto in Italia: gli hanno spaccato una bottiglia in testa in un bar di Cassola (Vicenza). Ovviamente, lo hanno picchiato perché ha la faccia cinese.

Quindi la quarantena, la zona rossa, i rimpatri e tutto il resto non ci stanno insegnando nulla. Anzi, siamo ogni giorno più razzisti, cattivi e stupidi del giorno prima.

Questa è la vera epidemia.

Avezzano 26.2.2020

Mala Tempora Currunt

La giornata del ricordo

Lo scorso anno Giorgia Meloni volle ricordare i massacri delle foibe pubblicando una bella foto. Peccato che ritraesse un plotone italiano che fucila cinque civili sloveni.

Quest’anno invece ha scelto di onorare la memoria dei caduti facendosi tanti selfie sorridenti con il suo degno sodale Salvini (notizia verificata).

Errori nella comunicazione? Non proprio. Direi che si tratta di lapsus.

Il primo è davvero molto significativo. La foto in cui il plotone italiano fucila gli slavi ci ricorda alcune cose importanti: 1. Ad esempio che prima delle Foibe furono gli italiani a perseguitare e uccidere – mi riferisco agli slavi fucilati dal settembre del 1941 all’aprile del 1943 nel corso dei rastrellamenti e delle rappresaglie contro i partigiani. 2. Ad esempio che le foibe furono un tragico episodio della II guerra mondiale, una guerra in cui l’Italia scese in campo al fianco di Hitler, una guerra che i fascisti persero e che portò come conseguenza anche quei massacri e quelle persecuzioni.

Attenzione, questo non significa né giustificare né sminuire. Significa semplicemente dire la verità: se Mussolini non ci avesse trascinato in guerra assieme al suo amico Hitler non avremmo mai patito le foibe – assieme a tantissime altre disgrazie.

Veniamo quindi ai sorrisi con Salvini. Una certa destra sfrutta questa mesta giornata del ricordo per mere finalità di propaganda politica. La usano per dire che i comunisti erano cattivi come e quanto i fascisti. Per gettare discredito sui partigiani. Da qui, i grandi sorrisi “È il nostro momento! Ciao mamma, guarda come mi diverto!”.

La verità, cari amici fascioleghisti, è che comunque la vogliate raccontare e ricordare, anche la triste vicenda delle foibe resta una bella eredità del fascismo che la rese possibile creandone le imprescindibili condizioni storiche.

Insomma, c’è davvero poco da ridere.

Basovizza 10.2.2020

Fenomeni