Silvia e l’odio della rete

Silvia è tornata libera ieri, dopo un anno e mezzo di prigionia. La parte sana di questo Paese ha festeggiato l’evento con profonda gioia e spontanea commozione. La parte malata non ha invece perso occasione per riversare su Silvia tutto il suo odio represso, la sua cattiveria, la sua intima e bruciante frustrazione.

Amici miei, è inutile riprendere e commentare una ad una le strabilianti e vergognose sciocchezze che certi topi da tastiera hanno potuto scrivere su Silvia, il discorso è molto semplice e si riduce alla cosa che amano di più certi italiani, in assoluto.

Si chiama “colpevolizzare la vittima”.

Riguarda la donna che viene violentata ed uccisa “per amore” (notare le virgolette); la/il volontaria/o che viene rapito o ucciso in un Paese straniero; il piccolo delinquente massacrato tra le mura silenziose di una questura – o ucciso in carcere.

Cerchiamo di capirlo una volta per tutte: la vittima non è mai colpevole; la vita, la dignità e l’incolumità di un’altra persona meritano di essere tutelate sempre, non ci sono “ma” o “però” che tengano.

Se riuscite a vedere qualcosa di marcio anche nella libertà di Silvia vuol dire che il marcio l’avete dentro, negli occhi. Ed io, sinceramente, provo parecchia pena per voi.

Roma 10.5.2020

Bentornata a casa, Silvia.
Non c’è altro da aggiungere.

Un ottimo lavoro

Avete presente gli svedesi, quelli che fino a ieri hanno tenuto tutto aperto, sostenendo che chiudere negozi, scuole
o attività imprenditoriali non sarebbe servito a nulla?

Proprio loro.

Ora si stanno preparando al lockdown.

Perché anche gli svedesi, come gli americani e gli inglesi, hanno inizialmente negando la gravità della situazione, pensando che fosse una semplice influenza o tutto al più un problema altrui, per poi ritrovarsi – come tutti gli altri – con una difficilissima urgenza sanitaria da combattere, copiando le stesse identiche misure adottate dall’Italia.

“Eh ma anche noi ci siamo arrivati tardi… eh ma ne abbiamo commessi di errori”.

Indubbiamente, ma noi siamo stati i primi in occidente a dover affrontare questo mostro, la prima democrazia al mondo.

Noi non avevamo esempi, dati o protocolli da seguire che non fossero quelli cinesi – non sempre trasparenti o attuabili in un Paese democratico.

La verità è che questo Governo ha affrontato la tempesta perfetta. Secondo me ha lavorato più che bene, in condizioni di inaudita emergenza.

La gigantesca manovra a sostegno dell’economia annunciata ieri – 400 miliardi di euro di liquidità! -, è stata, a mio avviso, la ciliegina sulla torta.

Roma 7.4.2020

Ottimo lavoro, Presidente, adesso: avanti tutta.

Una festa importante

Mio nonno era romano e romanista. Antifascista. Metteva la brillantina sui capelli, teneva la camicia sbottonata sul petto villoso e sapeva disegnare con la mano ferma e leggera, da grande artista. Come tanti, era rimasto schiavo del lavoro di suo padre: l’avevano fatto entrare “a bottega” da piccolo, ne era uscito poco prima di morire.

Mio nonno era abruzzese, forte e gentile, aveva la schiena dritta e la mente limpida come il cielo di primavera. Da bambino, aveva abbandonato la famiglia per andare a studiare con lo “zio prete”. Poi, un passo alla volta, era diventato l’intellettuale da tutti conosciuto e stimato, l’autorità indiscussa, la sentenza di cassazione. Gentile con le persone umili, totalmente estraneo all’arroganza dei potenti.

Uno zio mi ha insegnato ad andare in bicicletta, uno mi ha fatto appassionare alla psicologia, un altro si confrontava con me, per ore, quando mi assillavano i dubbi esistenziali dell’adolescenza.

Ho conosciuto un professore di liceo che mi faceva venire voglia di conquistare il mondo, un sacerdote che mi ha aiutato nei momenti difficili, un Maestro che mi ha insegnato l’accademia.

Ho un amico che mi protegge dal cielo, uno che mi ricorda da dove vengo e uno che mi stima per ciò che sono e che faccio.

Oltre all’unico, vero e insostituibile padre, nella nostra vita, abbiamo la fortuna di incontrarne molti altri.

Rendiamo omaggio anche a loro.

Per fare un uomo, un solo padre non basta.

PS: Facebook mi ricorda che ho pubblicato questo post lo scorso anno, per celebrare San Giuseppe. Ho pensato che fosse il caso di riproporlo oggi. Il 70% dei morti per coronavirus sono maschi, molti di loro sono stati padri, ne sentiremo per sempre la mancanza.

Saranno per sempre con noi.

Io Resto A Casa E Leggo

IoRestoACasaELegggo

Venerdì 20 alle ore 19.00 sarò in diretta sulla pagina pubblica di Facebook [Due Minuti Di Lucidità] per un aperitivo condiviso con voi. Sarà un’ottima occasione per fare quattro chiacchiere, prendere un aperitivo e parlare dei libri che stiamo leggendo in questo periodo.

Prendete nota: dopodomani, venerdì 20, su Facebook , portate il vostro aperitivo e il vostro libro!

Roma 18.3.2020

Nunc Est Bibendum

[Ora è il momento di bere insieme]

La formula giusta per cambiare il mondo


Mahmoud Ghuniem Lufti ha 35 anni, in Libano ha una famiglia con 13 persone da mantenere, vive e lavora in Italia dal 2012. 

Sarebbe un infermiere, ma qui è un rider di Just Eat. 

Quando ha capito che in Italia ci sarebbe stato grande bisogno di mascherine, Mahmoud, – rider, immigrato di origini palestinesi, con tredici persone da sfamare “a casa sua” – ha comprato mille mascherine e le ha regalate alla Croce Rossa di Torino. 

Ha compiuto un gesto veramente esemplare, dimostrando quanto possa essere potente e bello il legame di solidarietà che unisce i popoli. Alla faccia di ogni forma di razzismo e di discriminazione.

Grazie per la bella lezione, Mahmoud, il mondo non si cambia con le belle parole, ma con l’esempio

Torino 27.2.2020

Omnia Vincit Amor