Una Serra Di Classe

Sulle pagine di La Repubblica, Michele Serra ci informa del fatto che certi episodi di bullismo riguardano soprattutto gli istituti professionali e i tecnici – non i licei. E questo perché “il livello di EDUCAZIONE, di padronanza dei GESTI e delle PAROLE, di RISPETTO delle REGOLE è direttamente proporzionale al CETO SOCIALE di provenienza”.

Che dire? Si tratta di una tesi volgare e razzista. Serra suppone chiaramente che ogni albero dia i suoi frutti e quindi (pre)giudica i ragazzi in base alla classe a cui appartengono i genitori. Basterebbe questo a far drizzare i capelli. Purtroppo questa prima sciocchezza si fonda su di un’altra e più pericolosa teoria: l’equiparazione esplicita tra rispetto delle regole e ceto sociale.

A me pare che la condotta letteralmente criminale di tanti e illustri professionisti dimostri chiaramente che essere ricchi non significa essere più educati, buoni o rispettosi degli altri. Dallo psichiatra che molesta le pazienti, al miliardario cocainomane che truffa abitualmente lo Stato – potremmo trovare facilmente moltissimi esempi.

Insomma, per quanto riguarda gli studenti, l’unica cosa direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza è il conto in banca dei genitori. Il resto sono solo farneticazioni tristi di chi ha chiaramente frainteso il concetto di lotta di classe.

Andiamo male piccoli (ex) compagni (ex) comunisti.

Molto. Molto male.

Lasciamoli liberi di essere se stessi.

Per quanto mi riguarda, la giornata delle lauree è un giorno di lavoro non meno faticoso e stressante di altri. I candidati devono essere attentamente ascoltati, interrogati e valutati. I voti devono essere discussi, spesso anche lungamente, con una commissione di colleghi che non sempre hanno le stesse idee, la stessa sensibilità culturale o lo stesso identico orientamento in tema di voti.

Eppure, la giornata delle lauree per me è anche una giornata gioiosa. Guardando il volto dei genitori, degli amici, dei parenti accorsi per sostenere e supportare il proprio candidato, partecipo volentieri della loro felicità, ne percepisco l’orgoglio e l’emozione. Mentre il candidato parla, sono tesi come corde di violino, attenti ad ogni singola parola, con gli occhi lucidi e lo sguardo fiero. Dopo, si lasciano andare ai festeggiamenti, con tanto di cori e coriandoli.

La giornata delle lauree celebra la maturazione, la fatica e l’impegno dei nostri studenti. Ha il sapore della speranza nel futuro.

A queste cose ho pensato ieri, quando letto che una studentessa della Università degli Studi di Napoli, il giorno delle lauree, è salita sul tetto dell’Ateneo e si è lanciata nel vuoto: aveva detto a parenti ed amici che quel giorno si sarebbe laureata, ma non aveva completato il ciclo di studi.

L’Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro.

Studiare significa seguire la propria intima vocazione.

Il percorso di studi pone lo studente davanti a se stesso.

Cerchiamo di spiegarlo bene ai nostri ragazzi. Liberiamoli una volta per tutte dall’ossessione della prestazione perfetta, della competizione infinita, della vittoria ad ogni costo.

Lasciamoli liberi di essere se stessi e di sbagliare.

Questo è il più bel dono che possono ricevere.
Il gesto d’amore che può letteralmente salvarne la vita.

Lezioni di Storia e Democrazia

“Con uno stile comunicativo efficace, semplice e accessibile a tutti, un docente universitario di Filosofia del Diritto racconta due episodi chiave della II Guerra Mondiale, rintracciando, in quelle tragedie, la fonte che porterà alla stesura della nostra Carta Costituzionale. Narrando due avvenimenti che ebbero come scenario la città di Roma e videro come protagonisti tanto l’esercito degli “alleati” americani quanto l’esercito degli invasori tedeschi, il Prof. Saraceni si propone di celebrare la genesi della Costituzione più bella del mondo, aiutando il pubblico a ri-scoprire le profonde e sacre radici della nostra giovane democrazia” (cit.)

Per info e biglietti:

https://www.teatrokopo.it/fuori-cartellone-2017-2018/360-il-sangue-della-costituzione.html

 

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Jessica, Falcone e Borsellino

Nel commentare i funerali di Jessica, i quotidiani nazionali hanno scritto che quella povera ragazza è stata “LASCIATA SOLA DALLO STATO”, l’hanno presentata come una vittima che “LO STATO NON HA DIFESO”.

Scusatemi se provo a riportare tutti con i piedi per terra, ma a me questi titoli sembrano leggermente fuori luogo perché lasciano ad intendere che la scomparsa di Jessica sia stata causata soprattutto dalle carenze dello Stato Ente, come apparato burocratico, non dalla mancanza di cura, di attenzione e di affetto delle persone che Jessica ha avuto la sfortuna di incontrare sul suo cammino.

Unitamente alla follia criminale di un vile assassino.

La cattiva retorica non è sinonimo di rispetto, è solo un modo per fare “sensazionalismo”, speculando brutalmente sulla tragica scomparsa di un altro essere umano.

Dal canto suo, Vittorio Feltri scrisse che la povera Pamela era solo “un’oca drogata fino al midollo” – testuali parole.

Tutto ciò rende benissimo l’idea di un Paese che non riesce mai a trovare la giusta misura, eternamente diviso e conteso tra bande di cialtroni armati solo della propria sguaiata ignoranza.

Ormai la verità non interessa più a nessuno.
Andiamo avanti a botte di demagogia.
E crisi di isteria collettiva.

Un bel respiro

Leggendo ciò che scriviamo su Facebook appare chiaro che la nostra maggiore passione è quella di trovare un colpevole da stigmatizzare. A fronte di ogni notizia, problema, cataclisma… la nostra principale preoccupazione è sempre la stessa. Siamo letteralmente ossessionati da questa domanda: chi ha sbagliato, di chi è la colpa? Forse tutto ciò dipende da un meccanismo antropologico “vittimario” molto ben analizzato e descritto nei libri del grande antropologo Renè Girardforse, dipende dal fatto che siamo cresciuti guardando telefilm come Perry Mason, Colombo e la Signora in Giallo…  

Ad ogni modo, ieri sera ho letto questa frase: chi incolpa sempre gli altri ha una lunga strada da fare, chi incolpa sempre se stesso è a metà del cammino, chi non incolpa nessuno è già arrivato.

Bella, vero?

Ci sono cose che semplicemente “accadono” – a prescindere da qualsiasi colpa, desiderio o responsabilità umana. Spendiamo un sacco di tempo e di energie a cercare un colpevole. Quando dovremmo più semplicemente fare un bel respiro, profondo.

E andare avanti.