Capodanno e terrorismo

La notte di Capodanno, a Milano, è scattato il più grave allarme mai verificatosi in Italia da quando l’Occidente è sotto attacco terrorismo.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno, un albergatore aveva chiamato le forze dell’ordine.

Abbiamo ricevuto una prenotazione sospetta: alcuni giorni fa, un signore, un marocchino, ha riservato presso la nostra struttura una stanza per tre persone – dal 29 dicembre al primo gennaio. Il cliente ha utilizzato un sito e ha pagato in anticipo – una bella somma, più di settecento euro – ma sino ad oggi qui non si è presentato nessuno. La stanza è attualmente vuota. E nell’Hotel di fronte al nostro, questa sera, ci sarà la più grande festa al chiuso di Milano e provincia: attendono circa cinquemila persone”. L’albergatore ha poi specificato le generalità della persona che aveva prenotato e pagato la stanza. Si trattava di un soggetto già censito e “segnalato” nelle banche dati internazionali, perché in passato aveva avuto un contatto informatico con un membro di una cellula terroristica che stava progettando un attentato in Francia.

Così, si è messa in moto una gigantesca operazione che ha coinvolto molte e diverse forze dell’ordine. Alcuni agenti si sono infiltrati in borghese alla festa, perquisendo e controllando con discrezione le generalità degli ospiti sospetti, mentre i tiratori scelti salivano sui tetti e mettevano in sicurezza il perimetro esterno all’edificio. Insomma, il 31 dicembre c’era qualcuno che vegliava sulle nostre vite – mentre noi ballavamo, mangiavamo e bevevamo come se non ci fosse un domani. In quelle ore, Milano era considerata ad altissimo rischio attentato. I reparti speciali festeggiavano la mezzanotte al loro “posto di combattimento”, pronti ad intervenire.

“Non c’è nulla di strano”, direte voi, questo è il lavoro che si sono scelti. A parte l’ovvia considerazione per cui il novanta per cento delle volte è il lavoro a scegliere il lavoratore, non il contrario, resta il fatto che questi individui sacrificano normalmente le feste – e spesso rischiano la vita – per un Paese che di certo non li ricopre d’oro e molto raramente ne celebra o ne riconosce il valore.

Almeno da vivi.

Per questo motivo, oggi io vorrei dedicare a loro la mia solidarietà, la mia gratitudine e la mia stima.

Con rispetto parlando.

Guida Pericolosa

Voglio raccontarvi una cosa che mi è accaduta circa tre anni fa, quando ero appena entrato sulla A24, alle 8.30 di mattina, per andare a Teramo. All’improvviso, la vettura che si trovava davanti a me sulla corsia di sorpasso ha iniziato a fare fumo. Il nero si è diffuso nell’aria come inchiostro di seppia nell’acqua. Non ho fatto in tempo a capire cosa stesse accadendo che qualcuno ha spento la luce, mi si è parata davanti una spessa coltre, impenetrabile e nera come il carbone. Non sapevo cosa fare. Ho rallentato. Ho messo le quattro frecce. Mi sono fermato. Ero dentro la nube nera. Ho pensato: se vado avanti rischio di colpire la macchina che si trovava davanti a me un attimo fa e che ora, probabilmente, sta andando a fuoco – o peggio ancora di investire il guidatore che magari è sceso e sta provando a fuggire. Se resto fermo rischio di essere colpito da una macchina che procede ad alta velocità sulla corsia di sorpasso e non fa in tempo a frenare. Mentre formulavo questi pensieri ho notato che il fumo stava iniziando ad entrare nell’abitacolo – era denso e minaccioso, in stile film horror. Ho capito allora di non avere altra scelta, mi sono fatto il segno della croce e ho ripreso la marcia -potete facilmente immaginare con quale stato d’animo. Per fortuna la strada era sgombra. L’automobilista che mi precedeva si era fermato nella corsia di emergenza, era sceso dalla macchina e stava controllando il motore.

Questo incidente mi ha fatto molto riflettere. Abbiamo tutti il vizio di pensare che ciò che facciamo o non facciamo sia esclusivamente un nostro problema e nessuno debba permettersi di metterci bocca. Ci nascondiamo dietro frasi del tipo: “a casa mia sono libero di fare quello che voglio”. Affermazioni come questa sono tremendamente superficiali: è vero che a casa tua sei libero di fare quello che vuoi TU, ma se non controlli periodicamente la TUA caldaia, rischi di far saltare in aria mezzo palazzo, incluso il MIO appartamento, in stile Fight Club. Se non fai controllare il motore della TUA macchia, IO rischio di morire con te sulla A24.

Il punto è che molto raramente le nostre azioni non hanno conseguenze per gli altri. La regola è che i destini degli esseri umani siano reciprocamente e inestricabilmente intrecciati. Pensateci. Se proprio non volete comportarvi responsabilmente per voi stessi, fatelo per tutti gli innocenti che potrebbero restare coinvolti a causa della vostra scriteriata mancanza di responsabilità.

Tenete sotto controllo il motore.
Fatevi periodicamente le analisi.
Andate da uno psicologo se avete il dubbio che qualcosa nella vostra mente non stia funzionando per il verso giusto.

Amare se stessi e prendersi cura di sé non è egoismo: è il modo migliore che abbiamo per rispettare e proteggere la vita delle persone che incrociamo sul nostro cammino.

La festa

Quando il Monte dei Paschi di Siena si è trovato al centro esatto di una indagine che avrebbe potuto sconvolgere definitivamente il panorama politico e istituzionale di questo Paese, David Rossi, il responsabile della comunicazione della banca, fece sapere ai magistrati che avrebbe voluto collaborare. Pochi giorni dopo, quell’uomo è morto, si è suicidato gettandosi dal balcone del suo ufficio. Ricordo che rimasi molto colpito dalla vicenda, non tanto per il suicidio in sé – anche altri scandali simili, in Italia, ne hanno causati – ma per il ruolo ricoperto da David: mi domandai come mai “il primo a pagare” fosse proprio il responsabile della comunicazione. Nella mia ingenuità credevo che si trattasse di un ruolo marginale o comunque non dirigenziale.

Ad aprirmi gli occhi c’ha pensato la (non) intervista che le Iene hanno fatto all’ex Sindaco di Siena. Dal servizio, realizzato con i soliti metodi che caratterizzano le Iene, non si capisce se Piccini sapesse che stavano registrando e se volesse o meno rilasciare certe dichiarazioni. Quel che è certo è che a suo avviso 1) nessuno, a Siena, crede che Rossi si sia ucciso 2) Rossi aveva gestito 40 milioni di euro in cinque anni, perché, come responsabile della comunicazione si occupava anche delle sponsorizzazioni 3) Rossi sarebbe stato a conoscenza di alcuni “festini” a cui avrebbero partecipato esponenti di spicco della Magistratura e delle Istituzioni. Eccoli qui: i festini. Quando indaghi sugli scandali, quando scavi nella melma, alla base di ogni stortura di questo Paese trovi sempre questi maledetti festini. Intrecci inconfessabili tra i poteri (occulti) dello Stato. Cocaina. Escort e Trans.

Una persona che stimo e conosco da molti anni ha avuto un ruolo di spicco nella politica regionale del Lazio. Un giorno, discutendo di politica, mi ha detto: a parte il periodo della campagna elettorale, io ho sempre cenato a casa mia. Tutti i santi giorni, alle 21.30, ero a letto, a dormire. Perché la mattina dopo, alle 8.00 in punto, entravo in ufficio. Credo che alla fin fine tutto si riduca a questa distinzione elementare. Il problema principale, per la nostra democrazia, non è la presunta differenza tra rossi e neri, imprenditori e statali, laici e religiosi, ma la distinzione che passa tra quelli che la sera vanno alle feste e quelli che invece tornano a casa, cenano e vanno a dormire. Provo un certo sconforto ad ipotizzare quanta influenza abbiano sulle nostre vite i festini in cui si incontrano massoni, finanzieri, politici, mafiosi e persino magistrati mentre il resto del Paese dorme per presentarsi puntuale il giorno dopo al lavoro.

Ma la cosa che mi brucia più di tutte è che non ci invitate mai.

Bastardi.

Felloni.

La Polizia di Stato di Ragusa ha arrestato il capo di un gruppo di volontari dei Vigili del Fuoco che, durante il turno e con la complicità di altri quindici colleghi, appiccava incendi e simulava richieste di intervento al fine di partecipare alle successive operazioni di spegnimento e far percepire a tutto il gruppo l’indennità che lo Stato riconosce in caso di emergenze – circa 10 euro l’ora.
I Volontari dei Vigili del Fuoco appiccavano incendi. 
Non so come la vediate voi, ma secondo me il principale problema di questo Paese non è che arrivano troppi barconi, ma che non ne partono abbastanza. 
Felloni <3

Malintesi

Venerdì mattina ero a Roma, sulla metro A, con il mio amico Flavio. Mentre stavamo parlando, ho notato che Flavio gettava spesso lo sguardo alle mie spalle. A un certo punto mi fermo e gli chiedo: “che succede?”. “Niente, c’è un ragazzo dietro di te che ti guarda… e fa gli occhi dolci”. “Ti sbagli”. “No, no, ti assicuro che lo sta facendo da quando siamo entrati. Sei diventato un’icona gay!. “Non fare il cretino”. “Ahahahah già ti vedo sulle copertine dei giornali! Comunque anche la ragazza che sta con lui ti guarda”. “Certo, adesso mi guardano tutti”. “Magari seguono il blog e ti hanno riconosciuto”. “Improbabile”.

Chiusa la discussione, scendiamo dalla metro, facciamo quattro passi e entriamo nel McDonald’s di Piazza di Spagna. Quando sto per addentare il mio panino si avvicina un uomo sulla quarantina mi dà una forte pacca sulla spalla e mi dice “Sempre grande, eh, daje!”. Di riflesso rispondo “anche tu!”. Si allontana sorridendo. “Lo vedi, ormai ti riconoscono ovunque”. “Ma figurati, chissà per chi mi avrà preso“. “Veramente, anche i ragazzi del tavolo sulla destra ti guardano, ma non sembrano molto felici di vederti”. Li osservo per un secondo. Effettivamente, mi stanno guardando male. Penso: forse è qualcuno con cui ho discusso su Facebook, oppure qualcuno che ho bocciato sei volte all’esame… Per non saper né leggere né scrivere, decido di tenere lo sguardo fisso sul panino. Finiamo di mangiare. Appena usciti dal McDonald’s incrociamo un prete che ci abbaglia con un sorriso a trentadue denti e mi fa l’occhiolino. Siamo perplessi. La situazione inizia a farsi inquietante. Quando finalmente rientro in casa passo distrattamente davanti allo specchio e resto fulminato: le chiacchiere stanno a zero, la t-shirt della Roma la posso mettere solo quando vado allo stadio.