L’anello debole.

Per capire quanto vale il gruppo in cui lavori non considerare la bravura degli elementi migliori, tieni a mente le prestazioni dei peggiori.
Ricordati che la forza di una catena equivale a quella del suo anello più debole. In caso di stress, sarà il primo a saltare, impedendo a tutti gli altri di lavorare. Questa stessa regola vale per gli esseri umani: prova ad osservate in maniera distaccata gli errori che commetti quando sei molto stanco o stressato. Scoprirai così il volto del demone che ti sfida: l’anello debole che chiede di essere compreso e curato. Prima che comprometta, da solo, anni e anni di duro lavoro.

Si Gioca Come Si Vive. Riflessioni sugli Studi Universitari

Al bar, incontro  Alvaro Spacconi, detto Alvarone.

Spacconi ha una trentina di anni, è alto due metri e pesa circa 120 chili. Per vivere fa tante cose, ma la sua occupazione principale è quella di capotifoso. Attualmente è in sciopero, quindi mi capita spesso di incrociarlo al bar.

Ci sediamo allo stesso tavolino, io ordino un cappuccino, lui una birra.

Lanciati

Alvarone è un uomo schietto, cinico, dotato della classica ironia romana. Il suo unico difetto è che ogni cinque parole mi rifila una amichevole pacca sulla spalla. Il che significa che dopo mezz’ora di conversazione ho il braccio completamente fuori uso.

-Proffe, ahahah, come stai? – prima pacca – T’ho pensato tanto ieri: hai sentito che ha detto er sor Palloni?
-Chi?
-Er Ministro! Palloni!
-Ah, si ho sentito, ho sentito.
-A me me pare che c’ha ragione. Sti giovani d’oggi nun c’hanno voja de fa… nun c’hanno voja de lavorà… bastà che guardi come sta messa la curva, chè pe falli cantà, la domencia, ce vole la frusta… nun c’hanno er coreeee! – seconda pacca – Questi penseno a studìà, se penseno da esse tutti scienziati… La verità è che sti giovani d’oggi so’ come er sor Marino.
-In che senso?
Nun lo sanno nemmeno loro si so’ vivi o si so’ morti. Ahahaha – terza pacca.

-Guarda, a me le dichiarazioni del Ministro non sono piaciute per niente. Prima di tutto perché suppongono che i ragazzi si debbano iscrivere all’Università per trovare lavoro.
-E nun è vero?
-No, all’Università ti iscrivi se hai voglia di studiare. Sono due cose diverse.
-Nun ho capito.

-Se il problema fosse il mercato del lavoro, allora il Ministro avrebbe potuto semplicemente dire: fate come me, non prendetela la laurea, che tanto non serve a niente.
-A perché me stai a dì che er Ministro nun c’ha la laurea?
-No, è un perito agrario.
-Quindi c’ha ragione! Vor dì che poi diventà Ministro pure senza la Laurea!

-E certo che ha ragione, l’Italia è quel Paese dove per fare l’infermiere ci vuole una laurea, mentre per fare il Ministro della Sanità è sufficiente la quinta elementare.
-…
Però mi pare di capire che i posti da Ministro sono pochi.
-Ahahah, grande proffe – quarta pacca.

-Vabbè. Ma sti ragazzi nun potrebbero fa quarcosa de serio invece de venì a perde tempo all’Università. Perché nun fanno i muratori, gli idraulici, i pizzettari?
-A me questo discorso sta benissimo. Se un ragazzo ha voglia di lavorare è giusto che segua la propria vocazione e si metta da subito ad imparare un mestiere. I lavori onesti sono tutti dignitosi e tutti possono essere svolti con passione e professionalità. Ma il Ministro non ha detto non iscrivetevi all’Università – anche se forse l’ha pensato. Ha detto laureatevi in fretta dando esami a caso. Che è molto peggio.
-Aspè, qua te stai a sbaja te. A  me me pare de capì che er Ministro ha fatto un paragone tra l’Università e le prime esperienze sessuali.
-Non ti seguo.
Meglio presto e male che tardi e bene – Ahahah – quinta pacca.

-Carina questa. Ma dimmi una cosa: tu ti faresti operare da un medico che si è laureato presto e male o preferisti un chirurgo che si è specializzato tardi, ma con il massimo dei voti?
-Er chirurgo.
-E se dovesse capitarti di avere qualche incomprensione con gli agenti di PS, preferiresti che ti difendesse un avvocato che si è laureato male a 21 anni o uno che si è laureato a 28 con 110 e lode?
Er secondo, tutta la vita.

-Mi segui? Invitare i giovani a laurearsi presto e male è un atto criminale. Secondo me la cosa più importante che possiamo insegnare ai ragazzi è che tutto quello che fanno, e ripeto “tutto quello che fanno”, lo devono fare sempre con la massima consapevolezza. Non intendo dire che debbano prendere sempre il massimo dei voti: quello che conta non è il risultato, ma il percorso. Guidare la macchina, leggere un libro, bere un bicchier d’acqua, dobbiamo fare tutto con la massima cura, coscienza, consapevolezza. Perché questo è l’unico modo per dare valore al nostro tempo.
-Me sa che c’ha ragione, proffe – sesta pacca – m’hai ricordato er Bandito.
-Chi?
-Che fai? Me caschi sulle basi Prof?! Burdisso, il difensore della Roma di Ranieri.
-Ah… Burdisso, certo… che c’entra?

-Un giorno er mister stava a fa la ramanzina alla squadra. Je stava a dì che se dovevano da impegnà, che dovevano da sudare in allenamento. Quindi er Mister je dice: “ricordateve sempre che la domenica se gioca come ci si allena”. A quer punto er Bandito fa un passo avanti e, nello stupore di tutti je risponne: “sbagliato mister, si gioca come si vive”. Hai capito proffe? – settima pacca.

Inizio a non sentire più il mignolo. Devo trovare una via d’uscita.

-Adesso te la racconto io una storia.

Un professore universitario mette sulla cattedra un contenitore trasparente, e chiede alla classe se il contenitore sia pieno o vuoto. La classe risponde in coro che il contenitore è vuoto.
Allora il docente prende tre grossi sassi da sotto la cattedra, li mette nel contenitore e domanda:
– Adesso è vuoto o pieno?
I ragazzi rispondo in coro che il vaso è pieno.
– Sbagliato.
Il docente prende un sacchetto di ghiaia, lo versa nel contenitore e domanda:
– Ora? Il contenitore è pieno o vuoto?
Gli studenti iniziano ad intuire che si tratta di una domanda a trabocchetto, ma rispondono lo stesso: ora è pieno.
– Sbagliato.
Il docente tira fuori da sotto la cattedra un sacchetto di sabbia e la versa nel contenitore.
– Adesso?
-Finalmente pieno.
-Avete sbagliato di nuovo.

Il docente prende una bottiglia di birra, la stappa, la versa nel contenitore e dice: adesso è pieno.
Quindi domanda alla classe: cosa abbiamo imparato da questa storia?

Un ragazzo seduto al primo banco alza la mano: abbiamo imparato che non importa quante energie pensiamo di aver dedicato allo studio, ci sarà  sempre un piccolo spazio libero da riempire con il nostro impegno

– Sbagliato, abbiamo imparato come utilizzare il nostro tempo. Se avessi iniziato versando la sabbia non ci sarebbe stato più spazio per mettere altro. Questo significa che dovete pensare prima di tutto alle cose importanti della vostra vita, altrimenti le piccole cose occuperanno tutto lo spazio a vostra disposizione e vi sembrerà di non avere mai tempo a sufficienza.
La classe è parecchio impressionata.
Dopo qualche minuto di silenzio uno studente dell’ultimo banco alza la mano e chiede:

– Prof, e la birra?

Qualsiasi cosa decidiate di fare, c’è sempre tempo per una birra.

Alvarone sorride pacifico. Sta riflettendo. Il momento è prezioso e non va sprecato.

Quindi la prossima birra la offro io. Ora però fammi andare che è tardi.

La Festa di Confucio. Riflessioni semiserie sul mondo del lavoro.

La scorsa settimana ho fatto quattro passi con mia cugina Simona. Ogni tanto, Simona si ricorda del suo vetusto e saggio cugino e viene a trovarmi. L’idea che si trova alla base delle nostre chiacchierate è che io risponda alle mille domande che affollano la sua mente di giovane studentessa universitaria e la aiuti, attraverso molti ed eruditi riferimenti filosofici, a capire che direzione sta prendendo la sua vita.

La scorsa settimana ho fatto quattro passi con mia cugina Simona. Ogni tanto, Simona si ricorda del suo vetusto e saggio cugino e viene a trovarmi. L’idea che si trova alla base delle nostre chiacchierate è che io risponda alle mille domande che affollano la sua mente di giovane studentessa universitaria e la aiuti, attraverso molti ed eruditi riferimenti filosofici, a capire che direzione sta prendendo la sua vita.

In realtà, passiamo la metà del tempo a prenderci in giro e l’altra metà a litigare. Comunque sia, alla fine della passeggiata, sono sempre le sue domande ad aver chiarito i miei dubbi.

Fiori

1. Dal Giornalaio

Il vecchio esercente sta discutendo animatamente di politica con un cliente. Più precisamente, si lamenta perché hanno aumentato le tasse e conseguentemente diminuito la sua pensione. Io e Simona ascoltiamo pazientemente, compriamo i nostri settimanali ed usciamo.

– Hai capito Simò? Lui si lamenta perché gli hanno diminuito la pensione! A parte che lavora… ma poi dico: ti lamenti? Al posto di essere felice perché hai una pensione… io verso i contributi da almeno quindici anni e non so se ce l’avrò mai, una pensione.
-Beato te.
-…
-Io non so se avrò mai un lavoro.
-Che c’entra? Studiare è già un lavoro, no?
-Affatto, lavoro è quando ti pagano.
-E “rigore è quando arbitro fischia”. Lavoro è quando sudi, ti impegni e fai qualcosa al massimo delle tue possibilità…
-Quindi tu sei stato recentemente assunto da Facebook?
-Ti ho mai detto che sei diventata una signorina acida?
-Dai, seriamente, pensi che io troverò mai un lavoro?
-Ma tesorinomio… certo che lo troverai!
-…
-Solo che dovrai emigrare.
-Cretino.

2. La Festa dei ladroni

Ci incamminiamo verso un centro commerciale che si trova a quindici minuti da casa mia. Accanto al centro commerciale c’è un Mac Donald’s. Accanto al Mac Donald’s, c’è Ikea. Poi dicono che le periferie sono trascurate. Se avessero aperto anche un multisala, avremmo tutto quello che serve per dichiarare l’indipendenza dal Comune di Roma e vivere felici in fiera ed italica autarchia. Raccolgo l’invito di Simona e provo ad essere serio.

 – La situazione è questa: il Paese è letteralmente spaccato, da sempre. La vera divisione non è tra ricchi e poveri, belli e brutti, maschi e femmine o giovani e vecchi. La summa divisio è tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti. I primi accusano i secondi di non lavorare, soprattutto se statali, i secondi accusano i primi di non pagare le tasse, soprattutto se imprenditori.
-E tu da che parte stai?
-Dalla parte di entrambi. Perché, a loro modo, hanno ragione entrambi. I lavoratori dipendenti non lavorano quasi mai al massimo delle proprie possibilità – per usare un eufemismo. E questo significa che rubano. I lavoratori autonomi hanno il vizio dell’evasione fiscale. E questo significa che rubano.
-Quindi la festa dei lavoratori sarebbe, in realtà, la festa dei ladroni?
-No. No. Per carità.
-…
-Casomai è la festa del Concertone di Piazza San Giovanni.
-Se non la smetti di fare battute torno a casa a piedi.
-Va bene, va bene. Keep calm. Secondo te perché imprenditori e dipendenti rubano?
-Perché sono ladri?
-Perché lo Stato mette queste persone nelle condizioni di poterlo o, peggio ancora, di doverlo fare. Hai presente quanto è alta la pressione fiscale nel nostro Paese? Se gli imprenditori pagassero le tasse, fallirebbero prima ancora di aprire. Il sistema politico vuole che questa gente viva nell’illegalità. Solo così possono essere ricattati.
-E gli statali?
-Punto primo: gli statali non vengono pagati. Uno statale guadagna la metà della metà della metà di quanto guadagnerebbe chiunque svolgesse le sue stesse identiche mansioni nel privato. Punto secondo: gli statali sono costretti a lavorare dentro strutture fatiscenti, nel rispetto di milioni di regole assurde, combattendo con pochi ma molto pericolosi colleghi scansafatiche che non possono, non vogliono o non sanno fare nulla. Indovina chi ha fatto costruire le strutture fatiscenti, ha creato le regole assurde ed ha fatto assumere gli scansafatiche?
-Insomma, tu giustifichi entrambi.
-Assolutamente no. Io ho solo individuato una causa. Ricordati sempre: “due torti non fanno una ragione”.
-Aspetta che questa me la segno, di chi è? Jovanotti?
-Confucio.

3. Al bar.

Entriamo nel centro commerciale. Al solito bar, io prendo un caffè, Simona prende un caffè macchiato freddo con latte scremato in un bicchierino di vetro. La sua non è un’ordinazione, è un algoritmo evolutivo.

– Insomma secondo te cosa bisognerebbe fare?
-Abbassare drasticamente le tasse, stabilire pene severe per gli evasori e far rispettare la legge. Pagare meno, pagare tutti.
-E con gli statali?
-Alzare gli stipendi, migliorare le strutture, semplificare la burocrazia e licenziare senza pietà chi non può, non vuole o non sa fare il proprio lavoro.
-Bello…. C’è posto anche per gli unicorni in questa tua visione politica?
-Non c’è niente di peggio che una giovane renziana che non sa sognare.
-Sognare? Ma di che parli? Non hai capito che c’è la crisi?
-Adesso sei tu che scherzi. I tempi facili non sono mai esistiti. In passato, i giovani dovevano fare i conti con altri ed altrettanto gravi problemi. Voglio dire: tuo padre è nato durante la guerra; prima della guerra c’è stata la dittatura, dopo la guerra c’è stato il terrorismo. Non sto dicendo che la situazione sia facile, sto dicendo che le sfide non ti devono spaventare. Ricordati sempre quello che diceva il Comandante Ernesto Guevara: “le battaglie non si perdono, si vincono. Sempre”.
-Il Comandante non tifava per l’Inter.
-…
-…
-Soprattutto, ti raccomando una cosa: non assecondare mai la legge generale che vuole che ciascuno si venda ad un prezzo inferiore di quello che vale.
-Aspetta… aspetta… anche questa è una citazione! Hegel?
-Jovanotti.