Lo scandalo

Roma – Fermata della metro “Valle Aurelia”, Cristopher Jean Pierre Moreno sta baciando il suo compagno quando un uomo che si trova sull’altra banchina inizia ad urlare “Fate schifo! Vergognatevi!”, poi attraversa i binari (!) per raggiungerli e picchiarli.

Pugni, calci, insulti e schiaffi.
Così, senza motivo.
Mentre Cristopher prova a difendersi e il suo compagno filma tutto con lo smartphone.

Questa vicenda è agghiacciante. Se mai ce ne fosse bisogno, dimostra, quanta strada c’è ancora da fare, in Italia, per tutelare la comunità LGBTQ da aggressioni, insulti e discriminazioni.

Approvare la legge Zan contro l’omofobia è opportuno e necessario.
Ma non è sufficiente. Dobbiamo lavorare sull’educazione, insegnare l’eguaglianza, la solidarietà e il rispetto.

È la violenza che deve dare scandalo, non l’amore.

Roma 23.3.2021

Mala Tempora Currunt

Roma #dueminutidilucidità #diritticivili #uguaglianza #nonviolenza #rispetto #malatemporacurrunt

Solidarietà e rispetto

Lui si chiama Riccardo Di Giuseppe, è un naturalista e divulgatore scientifico, da sempre in prima linea nelle battaglie a difesa dell’ambiente, gestisce “Il giardino dei nonni”, una piccola fattoria didattica a Maccarese (Roma).

Giovedì sera un gruppo di criminali ha assaltato questo piccolo Eden, lasciando dietro di sé un caos di sangue e piume. I ladri hanno divelto le recinzioni, hanno portato via le attrezzature e quasi tutti gli animali, uccidendone alcuni sul posto.

Commentando la vicenda, Riccardo ha assicurato che non ha nessuna intenzione di chiudere.

“Si riparte di sicuro. Nonostante il dolore della perdita, continuerò a far conoscere il bellissimo mondo della natura ai più piccoli”.

Vorrei dunque dare rilievo alla vicenda, offrendo la massima solidarietà a questo ragazzo. Ne ammiro lo spirito e gli ideali. La pervicace determinazione nel realizzare qualcosa di bello e di puro, a vantaggio di tutti.

Bravissimo, Riccardo.

Resistere resistere resistere. Indietro non si torna, se non per prendere la rincorsa

Roma 13.3.2021

Trenta e lode

Nessuna vendetta

Quando ho letto che Pietro Genovese è stato condannato a otto anni di carcere per aver investito e ucciso Gaia e Camilla, ho immaginato orde assatanate di giuristi del web lamentarsi per la clemenza della Corte – senza avere la minima idea di cosa stabilisca il codice penale in caso di omicidio stradale o di cosa abbiano dichiarato periti e testimoni durante il processo.

Poi ho letto le dichiarazioni di Gabriella Saracino – madre di Gaia.

Sono felice per la sentenza, ma sinceramente dispiaciuta per Genovese”.

Questa frase non contiene alcuna contraddizione, anzi, possiede un elevatissimo valore civile, giuridico e morale.

La madre di Gaia prova un sentimento di soddisfazione che non ha niente a che fare con la sofferenza del condannato, ma riguarda, più esattamente, la necessità di dare un “senso” e un ordine al mondo.

Perché la Giustizia non è odio, rivalsa, vendetta.

Per assurdo, queste stesse parole avrebbe potuto pronunciarle anche la madre di Pietro: mi dispiace per mio figlio, ma sono felice per la sentenza.

Perché la Giustizia vola più in alto dei nostri interessi personali e rende un servizio a tutti, sempre e comunque.

Roma 21.12.2020

Fiat Iustitia Ne Pereat Mundus
[Sia Fatta Giustizia Per Salvare Il Mondo]

Lo sguardo amico

Parigi – Michel Zecler è un cittadino maschio e nero di quarantuno anni di età, di professione fa il produttore musicale. Una sera, mentre sta camminando per strada, viene intercettato da una pattuaglia della polizia che nota qualcosa di gravemente sospetto: questo losco figuro non indossa la mascherina.

Zecler entra allora nel suo studio di registrazione per prenderne una, ma viene raggiunto da tre agenti che, convinti di essere al riparo da occhi indiscreti, iniziano a picchiarlo con grande sadismo ed inaudita violenza – gridando irripetibili frasi razziste.

Richiamati dai rumori, arrivano in soccorso di Zecler alcuni colleghi e musicisti. A quel punto un agente lancia un fumogeno dentro lo studio e la colluttazione si sposta in strada, dove l’uomo continua ad essere ferocemente picchiato dalle forze dell’ordine.

Alla fine i presunti criminali – quelli innocenti, senza la divisa – vengono portati tutti in commissariato: gli agenti mettono a verbale che Zecler li ha aggrediti, provando a sottrarre loro l’arma.

Ma c’è un ma.

Il sistema di telecamere a circuito chiuso dello studio di Zecler ha registrato tutto, compresi gli insulti razzisti. Mentre i vicini hanno filmato quanto accaduto in strada.

La Francia è stata quindi scossa da indignazione popolare e proteste e disordini – proprio mentre si apprestava ad approvare una legge per cui nessuno può diffondere immagini “malevole” di agenti in servizio.

Ecco cosa resta di questa storia – a parte il razzismo e la violenza dei “poliziotti” coinvolti – le benedette, sacrosante e mai abbastanza amate immagini.

Per strada, al parco, nei negozi, veniamo quotidianamente ripresi da centinaia di occhi indiscreti – tra telecamere di sorveglianza e telefonini.

Diminuisce la privacy, aumenta la sicurezza.

Per le persone oneste, con le garanzie di un Paese democratico e civile, il gioco vale senza ombra di dubbio la candela.

La schiena dritta

Napoli – Alfonso Durante aveva settantacinque anni ed era un infermiere in pensione. Aveva deciso di tornare in servizio rispondendo all’appello di un sistema sanitario allo stremo a causa del covid. Quando i suoi parenti gli chiedevano chi gliel’avesse fatto fare, Alfonso rispondeva serafico: non lo faccio per l’ospedale, lo faccio per i pazienti.

Questa è la generazione che Toti definiva “improduttiva”, questi sono i vecchietti tutto sommato inutili per cui, secondo il consigliere comunale di Pavia, staremmo rovinando la vita di tanti giovani.

Gente che corre verso l’incendio per aiutare gli altri, invece di voltare le spalle e scappare a gambe levate.

Alfonso si è ammalato di covid ed è morto, da vero eroe.

Mentre tanti italiani fremono per la riapertura delle benedette piste da sci.