Se non sono felici

Mi capita sempre più spesso di ricevere studenti affranti dall’idea che tutti gli altri candidati ad un esame ascoltino la loro interrogazione, che ne valutino le capacità e che conoscano l’esito dell’esame.

Certo, gli esami erano pubblici anche prima del covid. Ma una cosa è parlare con il docente avendo alle spalle altri candidati più o meno in grado di captare qualcosa di quel colloquio, altra è parlare in un microfono che consentirà a tutti di sentire alla perfezione ogni singola parola.

I ragazzi provano vergogna. Si sentono esposti, nudi.

Per i nostri studenti l’esame è sempre più simile ad un giudizio divino, un momento critico fatto di confronti, di invidie, di ansie e conflitti mai risolti. Era così anche prima, certo. Ma adesso è diventato molto più difficile mandar giù un risultato negativo – quando il compagno antipatico o l’amica civetta, “che ha detto esattamente ciò che ho detto io”, “che non ha studiato NULLA”, prende invece un bel trenta.

Pianti; attacchi di rabbia; crisi di panico.
Come se ne esce?

Insegnando ai nostri ragazzi che l’esame non è il giudizio universale; che tra i banchi non c’è nessuna gara e non esiste competizione: lo studio non è un talent, non c’è televoto e non ne resterà solo uno.

Liberiamoli dall’ossessione della vittoria, dall’ansia della prestazione. Togliamo dalle loro spalle il peso delle nostre frustrazioni. Non obblighiamoli ad ingoiare quintali di aspettative e di sensi di colpa.

Lasciamoli liberi di crescere, di sognare e di vivere. Rispettiamo le loro scelte e i loro tempi. Tutto ciò di cui hanno bisogno, per fiorire, è di essere accettati per come sono.

Date retta al prof., non preoccupatevi se i vostri figli non sono “vincenti”, preoccupatevi se non sono felici.

È solo luce

Lui si chiama Hilarry Sedu e svolge la professione di avvocato nel foro di Napoli. Ieri, prima che iniziasse l’udienza, una giudice onorario gli ha chiesto di esibire come da prassi il tesserino da avvocato. Dopo di che, ha domandato davanti a tutti: “ma sei avvocato avvocato?”.

Avendo ricevuto una risposta affermativa ha insistito: ma sei laureato?”.

Sedu, sbigottito e umiliato, ha dovuto rispondere positivamente anche a questa domanda. A quel punto la giudice ha pensato bene di abbandonare l’aula per andare a chiedere lumi ad un magistrato togato.

Questo accade in Italia, nel 2021: in un tribunale la giudice onorario si stupisce nel vedere un avvocato nero e lo umilia pubblicamente, sottoponendolo a domande ed indagini francamente imbarazzanti, insinuando che sia un impostore.

Mala Tempora Currunt.

Esprimo la massima solidarietà all’avvocato Sedu e mi scuso a nome di tutti i giuristi italiani.

Il razzismo è una brutta malattia, fa male sapere che possa infettare anche le persone che hanno il delicatissimo compito di giudicare i cittadini.

Roma 4.2.2021

Il colore è solo luce

La vera storia di SanPa – tra luci ed ombre

Mi ricordo bene la stagione dell’eroina. Di ragazzi “sbandati”, per strada, se ne vedevano davvero tanti. Scheletrici, lo sguardo perso nel vuoto, vagavano come zombie per le città. Erano alla deriva, disposti a tutto per farsi. Quando ero bambino mi facevano paura. Al tempo stesso, catechizzato dalle infinite prediche degli adulti che mi circondavano, provavo una pena immensa per loro e per le loro famiglie.

A quei tempi la comunità di San Patrignano era considerata da molti una benedizione divina e Vincenzo Muccioli, suo carismatico fondatore, era, per larghissima parte dell’opinione pubblica, un vero eroe.

Oggi la docu-serie in onda su Netflix racconta anche il lato oscuro della comunità: le catene, i pestaggi, i suicidi e l’omicidio di Roberto Maranzano. Intervistando alcuni e rilevanti ex ospiti, il documentario mette in luce gli aspetti meno noti – e certamente meno condivisibili – del “metodo terapeutico” che utilizzava Muccioli.

Ho trovato di cattivo gusto il finale, che evito qui di citare, per il modo in cui insinua e ammicca, alludendo ad un tema parecchio delicato che avrebbe meritato altri tempi e una ben più ponderata trattazione.

Per il resto, credo che SANPA sia un ottimo resoconto di uno spaccato importante della nostra storia. Perché non si schiera apertamente con i difensori né con gli accusatori di Muccioli – dando diritto di parola anche a chi, come Red Ronnie, ha sempre difeso, in tutto e per tutto, la Comunità.

Resta la certezza che San Patrignano, in quegli anni, abbia letteralmente salvato la vita a migliaia di ragazzi, strappandoli dall’inferno della tossicodipendenza, mista alla convinzione che in quel campo siano stati fatti moltissimi passi avanti e dunque oggi abbiamo la assoluta certezza che le tossicodipendenze si possano curare senza necessariamente sconfinare nell’autoritarismo cameratesco che tanti danni ha fatto nella comunità di più grande e famosa d’Italia.

La schiena dritta

Napoli – Alfonso Durante aveva settantacinque anni ed era un infermiere in pensione. Aveva deciso di tornare in servizio rispondendo all’appello di un sistema sanitario allo stremo a causa del covid. Quando i suoi parenti gli chiedevano chi gliel’avesse fatto fare, Alfonso rispondeva serafico: non lo faccio per l’ospedale, lo faccio per i pazienti.

Questa è la generazione che Toti definiva “improduttiva”, questi sono i vecchietti tutto sommato inutili per cui, secondo il consigliere comunale di Pavia, staremmo rovinando la vita di tanti giovani.

Gente che corre verso l’incendio per aiutare gli altri, invece di voltare le spalle e scappare a gambe levate.

Alfonso si è ammalato di covid ed è morto, da vero eroe.

Mentre tanti italiani fremono per la riapertura delle benedette piste da sci.

Fatelo per i vostri bambini

Ardenno, tremila abitanti alle porte di Sondrio, poco dopo pranzo una donna di 46 anni mette a letto i figli di otto e sei anni per un riposino pomeridiano, poi si reca in cucina, sbarra le finestre e taglia il tubo del gas.

I bambini si svegliano, trovano la madre a terra, si coprono il naso con la t-shirt e corrono fuori.

Chiedono aiuto al vicino di casa che riesce a salvare la madre – trascinandola all’esterno dell’abitazione – e ad evitare una strage, aprendo le finestre e staccando l’interruttore della corrente.

Quando la donna ha ripreso conoscenza ha provato ad allontanarsi senza dire una parola ai figli che la guardavano impietriti.

Poi, sono arrivati i carabinieri.

I fratellini sono stati accolti da una struttura protetta. La donna è stata raggiunta da un’ordinanza cautelare per tentato omicidio aggravato e strage.

Che brutto mondo, poveri bambini.

Speriamo che trovino amore e pace, per quanto possibile, dopo un’esperienza del genere.

Ricordatevi sempre che, come genitori, avete il dovere di preoccuparvi della vostra salute, fisica e mentale – soprattutto se state attraversando una crisi coniugale o, come in questo caso, dopo un divorzio. Ne rispondete a voi stessi, come tutti, ed anche agli innocenti che hanno la fortuna o sfortuna di dipendere dai vostri sentimenti, dalle vostre scelte, dalle vostre crisi.

Il consiglio è più che mai necessario: la mente può ammalarsi come qualsiasi altro organo del corpo umano, se sentite uno scricchiolio, parlatene con uno psicologo, abbiate cura di voi, se non vi amate abbastanza, fatelo per i vostri bambini.