Un bel respiro

Leggendo ciò che scriviamo su Facebook appare chiaro che la nostra maggiore passione è quella di trovare un colpevole da stigmatizzare. A fronte di ogni notizia, problema, cataclisma… la nostra principale preoccupazione è sempre la stessa. Siamo letteralmente ossessionati da questa domanda: chi ha sbagliato, di chi è la colpa? Forse tutto ciò dipende da un meccanismo antropologico “vittimario” molto ben analizzato e descritto nei libri del grande antropologo Renè Girardforse, dipende dal fatto che siamo cresciuti guardando telefilm come Perry Mason, Colombo e la Signora in Giallo…  

Ad ogni modo, ieri sera ho letto questa frase: chi incolpa sempre gli altri ha una lunga strada da fare, chi incolpa sempre se stesso è a metà del cammino, chi non incolpa nessuno è già arrivato.

Bella, vero?

Ci sono cose che semplicemente “accadono” – a prescindere da qualsiasi colpa, desiderio o responsabilità umana. Spendiamo un sacco di tempo e di energie a cercare un colpevole. Quando dovremmo più semplicemente fare un bel respiro, profondo.

E andare avanti.

Tutti I Miei Santi

La Mia Personale Classifica di Tutti i Santi.

10) Chi, dopo aver messo nel carrello un intero supermercato, ti fa passare avanti nella fila perché nota che tu hai preso solo una birra e un pacchetto di patatine.

9) Quelli che si ostinano a dire sempre “buongiorno”, “per favore” e “grazie”.

8) Persone che discutono solo di argomenti e temi dei quali sanno qualcosa.

7) Quelli che ancora comprano – e soprattutto leggono – i libri.

6) Chi ti guarda negli occhi quando brinda, saluta o ti stringe la mano.

5) Musicisti di strada che suonano meglio delle rock star; cuochi stellati che lavorano nelle osterie di periferia; infermieri che si occupano dei pazienti al posto – e meglio – dei primari.

4) Quelli che non hanno paura di chiedere “scusa”.

3) Chi fa volontariato – a pari merito con chi dona il sangue.

2) Chiunque si prenda cura di un bambino che non è suo figlio.

1) Persone che rischiano la vita per salvare la vita degli altri.

Premio della Critica: Quelli che condividono una password per Netflix, Sky Go o Premium Play.

Menzione d’Onore: Colleghi, parenti e amici che se ti vedono in difficoltà pensano a darti una mano prima ancora che tu chieda aiuto.

Premio Social: I miei, geniali, cialtroni .

Nuovi Pianeti

La classifica delle persone che dobbiamo inviare IMMEDIATAMENTE a colonizzare nuovi pianeti.

10) I “non ti fai mai vedere”, i “non chiami mai” e i “sei sempre connesso” – tutti insieme, così tra di loro si capiscono e fanno amicizia.
9) I “non sono razzista, ma” – ma stai certamente per dire qualcosa di oscenamente razzista.
8) Quelli che scrivono “avvocata”, “assessora” e “rettora” ma scappano a gambe levate dalla sala operatoria se sanno che il chirurgo è donna – la chirurga.
7) Gli “amici come prima” – certo, come prima di conoscerci.
6) I “buongiorno mondo” – così potranno finalmente scrivere: “buongiorno PIANETA TERRA!!!”
5) “Apericena”, “Aperipranzo” e soprattutto “AperiCristo“.
4) Quelli che si scandalizzano perché nella pubblicità del Buondì un asteroide colpisce LA MAMMA – ma siccome nella seconda parte uccide anche il padre, va tutto bene. Comunque Accorsi può continuare a prendere botte sui genitali in eterno nella pubblicità di SKY – perché quello è humor (nero) non è sessismo.
3) I “Quando ti laurei?”, i “quando ti sposi?” e i “quando fai un figlio?” – nella speranza che, tutti insieme, possano trovare una risposta alle grandi domande che li ASSILLANO.
2) Quelli che non hanno fatto il militare, evadono le tasse e votano solo se bisogna eliminare qualcuno dalla casa del GF, ma si permettono lo stesso di chiamare l’Italia “casa mia”. “Casa tua” lo sarà quando finalmente farai qualcosa per questo Paese, invece di passare la vita a condividere bufale sugli immigrati.
1) “la colpa è CHIARAMENTE della vittima, perché se l’è CERCATA”.

Premio della critica
Scrivi “amen” e condividi.

Menzione d’onore
Se io avrei“.

Il nuovo reato di tortura

Come certamente saprete, da ieri il reato di tortura è finalmente entrato a far parte del nostro ordinamento giuridico. Da oggi sono quindi formalmente perseguibili tutti coloro i quali, in assenza di oggettive e comprovate cause di esclusione della punibilità, reiterano una delle seguenti espressioni ingiuriose e diffamatorie: “quando ti laurei?”, “quando ti sposi?”, “quando fai un figlio?”; inviano quotidiani inviti a giocare a farmville, candy crush et compagnia cantante, condividono dolosamente foto di spiagge caraibiche accompagnate da commenti del tenore di “ciao poveri”, “sole ne abbiamo?” e “lasciatemi qui”; occupano stabilmente la corsia di sorpasso senza superare mai i ventisette chilometri orari, scrivono “pultroppo”, “salciccia” e “se io avrei” o mettono il bacon nella carbonara.

La pena è aumentata di un terzo in caso di “università della strada”, “scrivi amen e condividi” e “insegna agli angeli a”.

Ergastolo senza passare dal via
per tutti coloro i quali, pur essendo stati esplicitamente diffidati, chiedono insistentemente “a cosa stai pensando?” dopo essersi carnalmente congiunti con la vittima.

Sono finiti i tempi belli.
Da oggi pagherete tutto.
Cialtroni

Il Maschilista Immaginario.

Si stanno lentamente assopendo le polemiche sulla morte della povera Tiziana Cantone, possiamo quindi tornare a ragionare con maggiore serenità su ciò che è accaduto. Riassumiamo brevemente i fatti: Tiziana Cantone si è suicidata perché è stata esposta ad un linciaggio mediatico a seguito della diffusione di alcuni video hard di cui era protagonista. La ragazza sapeva che stavano girando questi video ed ha successivamente deciso di inviarli a cinque suoi contatti tramite WhatsApp – lo ha fatto “per gioco”. In questi video si trovava in macchina con un amante; affermava spesso che il proprio fidanzato fosse un “cornuto” e chiedeva all’amante di confermare – facendo persino il nome e  il cognome del “cornuto”. Soprattutto, in uno di questi video diceva al suo amante: “ma che stai a fa il video? Bravo.” – questa frase è diventata virale, ispirando battute, gruppi su Facebook, sketch comici e finendo persino sulle t-shirt.

Una volta appresa la notizia del suicidio, la rete si è scatenata in una pletora di commenti più o meno sensati e giustificati. Molti utenti hanno scritto di vergognarsi per aver visto quel video, altri si sono vergognati di essere maschi, altri ancora si sono vergognati di avere un computer. Alcuni si sono spinti sino a scrivere frasi del tipo “io sono il branco”, pur non avendo avuto alcuna parte in questa triste vicenda – come dire: manie di protagonismo mascherate da sensi di colpa. A me, tutto ciò è sembrato sinceramente fuori luogo. Meglio: del tutto privo di senso. Proviamo a capirci.

1. “Imprudente” non significa “colpevole”.
Siamo di fronte alla tragica morte di una giovane donna che merita tutta la nostra solidarietà e il nostro rispetto. Ovviamente, nessuno deve pensare o scrivere “se l’è cercata“. Questo, però, non deve esimerci dal dire la verità. Perché non si può ottenere nulla di buono  raccontando frottole. Dobbiamo quindi aggiungere a quanto è stato scritto e detto due cose: la prima è che quella povera ragazza è stata obiettivamente ingenua e imprudente. Lo so che non volete sentirlo dire. Mi dispiace, ma “imprudente” non è il contrario di “vittima”. Cerchiamo di capirlo. Non possiamo bloccare il cervello davanti alla parola “vittima” e evitare di formulare ogni ragionamento ulteriore. “Imprudente” non significa che la colpa è stata sua – ci mancherebbe – significa che si è messa da sola in una condizione di rischio e pericolo. Il primo dato di fatto è che girare un video hard è rischioso. Il secondo dato di fatto è che mettere su un social network (perché whatssapp è un social network) quel video è ancor più rischioso. Questi sono discorsi non confutabili che non hanno nulla a che vedere con la libertà sessuale della donna, ma riguardano tutti: maschi, femmine, vecchi, bambini, umani e animali. Se ci tieni alla tua reputazione, evita di divulgare immagini porno. Abbiamo il dovere di scriverlo, per educare tutti – soprattutto i giovani – ad un corretto uso delle nuove tecnologie. Abbiamo il dovere di scriverlo per rispetto di altre donne che sono state filmate mentre venivano violentate e che potrebbero non essere troppo felici di vedersi accomunare al caso di Tiziana – questo, mi pare, è sfuggito a molti giornalisti, incluso Enrico Mentana.

2) Ma quale maschilismo d’Egitto!
Qui non c’entra nulla il fatto che il maschio italiano non accetta la libertà sessuale della donna. Lo so, anche questo non volete leggerlo. Perdonatemi.  Moltissimi hanno scritto una simile sciocchezza e pare che mentre scrivevano siano anche riusciti a restare seri – come avranno fatto? La rete ha vilipeso e perseguitato quella povera ragazza perché affermava di essere fidanzata e chiedeva al suo amante di confermare che il fidanzato fosse un cornuto. L’atto sessuale non c’entra nulla. Avete mai fatto un giro su internet? Vi risulta che i maschi insultino le donne che si mettono in mostra?

Facciamo un semplice esperimento mentale: se un maschio avesse fatto la stessa cosa, come avrebbero reagito le femministe, le madri, le figlie, le amanti, le nonne e le fidanzate d’Italia? Non l’avrebbero forse insultato e vilipeso per aver tradito la fidanzata? Quest’ultimo è l’esperimento fondamentale per comprendere se siamo di fronte ad un gesto discriminatorio o sessista. Prima di gridare allo scandalo, domandiamoci sempre: se questa cosa l’avesse fatta un maschio, una femmina, giovane o vecchio, etero o omosessuale, come avrebbe reagito la gente?

3. Conclusioni
In questo caso siamo quindi di fronte ad una vittima – la povera Tiziana – che è stata ingiustamente perseguitata e vessata. Dobbiamo sanzionare la condotta di chi ha diffuso quei video. Dobbiamo condannare la ottusa violenza verbale della rete. Ciò che ho scritto non giustifica in alcun modo nessuno dei protagonisti – mi sembra anche sciocco ripeterlo, ma è meglio andare sul sicuro.

Detto questo, lasciatemi contestare la fantasiosa ricostruzione diffusa dagli opinionisti di ogni genere e categoria. Se i colpevoli avessero diffuso solo il video, senza audio, non sarebbe accaduto niente di “strano”. Senza la battuta “ma che stai a girà il video?”, non sarebbe mai diventato virale, sarebbe stato solo un altro video di porno amatoriale; senza gli insulti al fidanzato, quella ragazza avrebbe avuto una bella schiera di fan – altro che cyberbullismo.

Insomma, il  voyeuristico “bigottismo” del maschio italiano – su cui ha insistito, tra gli altri, Roberto Saviano – c’entra pochissimo con quanto è accaduto. Raccontare favole non è un bel modo per difendere i diritti delle donne, soprattutto, non è il modo corretto di rispettare la dignità delle vittime.