Vittorio, Vittorio…

In alto, la foto di una tavolata di allegri commensali condivisa sul proprio profilo da Vittorio Sgarbi. Nell’immagine possiamo ammirare l’onorevole Sgarbi mentre brinda felicemente alla vita nel ristorante “da Giuseppi”, presumibilmente a Sutri, vantandosi di continuare a cenare, con i suoi tanti amici, “ben oltre la mezzanotte” – perché la legge, come è noto, vale solo per noi comuni mortali.

In basso, un’infermiera in attesa di entrare al Pronto Soccorso dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, stremata dopo un massacrante turno di otto ore in ambulanza.

Credo che poche altre immagini riassumano meglio lo spirito del tempo che stiamo vivendo: da una parte c’è chi gioca, provoca, istiga; dall’altra c’è chi lavora, si dispera, ha paura – e spesso rischia la vita.

Ringraziamo il più noto comico d’arte italiano per averci fornito l’immagine plastica dell’irresponsabilità guascona e ribelle con cui una parte di questo Paese sta affrontando la pandemia – facendosi beffe delle regole e della prudenza altrui.

Lo ringraziano, sentitamente, i medici, gli infermieri gli operatori socio sanitari e tutti i malati d’Italia.

Roma 29.10.2020

Mala Tempora Currunt

Cuccioli di Koala

Tante persone, in queste ore, condividono foto di Koala scampati ai devastanti incendi in Australia, dimostrando grande sensibilità ed empatia per gli animali. La cosa curiosa è che buona parte di queste persone non fa alcuna fatica ad odiare gli esseri umani, quando sono gli esseri umani a scappare da guerre, incendi, dittature e fame. Come dire: il Koala è così tenero… è assurdo vero? Mi fa venire in mente il vegano che, pochi giorni fa, esultava per la morte di un cacciatore.

Chiariamo bene, qui non si tratta di scegliere tra due forme di “pietas”, ma di evitare due odiose forme di fondamentalismo. Non dobbiamo scegliere tra l’amore per l’uomo e quello per il koala. Non ha senso mostrare compassione per uno solo dei due, come se l’altro fosse invece un semplice oggetto, una cosa priva di anima, di cui si può disporre a piacere.

Roma 10.1.2020

Quando provate compassione per l’animale, ricordatevi, per favore, dei cuccioli d’uomo.

La Nostra Insana Passione Per La Privacy

Atteniamoci ai dati di fatto: 1) le serie televisive più seguite degli ultimi anni – House of Cards, Breaking Bad e Dexter – raccontano la storia di un uomo che ha una doppia vita, insistendo sulle peripezie che il protagonista deve affrontare per tenere nascosti i suoi inconfessabili segreti a colleghi, parenti e amici; 2) su Facebook vengono continuamente diffuse bufale più o meno sensate e credibili circa il modo in cui dovremmo difendere i nostri dati personali dalla pervicace invadenza di Zuckerberg e dei suoi numerosissimi partner commerciali; 3) l’anno scorso tutti i siti europei sono stati costretti per legge ad avvisare i naviganti circa la presenza di cookies per la profilazione dei visitatori; 4) la Apple si è recentemente rifiutata di aiutare l’FBI – costringendo il Governo degli Stati Uniti d’America a chiedere aiuto agli hacker per sbloccare l’iPhone di un terrorista; 5) WhatsApp ha ancor più recentemente deciso di tranquillizzare i suoi utenti, informandoli del fatto che i messaggi che vengono scambiati tramite i suoi server sono perfettamente crittografati e che l’azienda non conserva una copia.

Insomma, non ci vuole un genio per capire che la privacy è il vero “tema caldo” di cui tutti parlano con estrema passione e interesse.

In base ad una recente statistica, sembra che nove internauti su dieci siano molto preoccupati per la tutela dei propri dati personali. Il decimo mente.

Tutto questo suggerisce alcune considerazioni di carattere pratico e filosofico.

1. “La mia vita è stata un’odissea”. Beati voi che avete tutte queste preoccupazioni, probabilmente vi sentite come i protagonisti di un film di 007. Avrete mille inconfessabili segreti da custodire e difendere… Per quanto mi riguarda, la bugia più grande che riesco a dire è: “non ho spicci” al venticinquesimo lavavetri che si arrampica sul cofano della macchina per sporcarmi di terra il parabrezza. Poi però mi pento e torno indietro per offrirgli un caffè. La mia vita è così tranquilla e prevedibile che nella vita precedente ero probabilmente me stesso.

2. “Il  mio computer mi spia”. Vorrei ribadire un semplice concetto: a giudicare da quello che si legge su Facebook, viviamo tutti una vita da sogno, fatta di grandi traguardi, citazioni poetiche, giudizi netti, idee chiare e vacanze mozzafiato. A giudicare da quello che si vede in giro, siamo fatti per il 90% di ansia, consumiamo più antidepressivi che pane e non riusciamo a decidere cosa comprare per pranzo senza aver prima consultato i parenti più stretti, l’intera cerchia degli amici, un rabbino e due cartomanti di scuole opposte. Per questo motivo, credo che al posto di chiedere il rispetto della privacy dovremmo promuovere una bella class action e pretendere che Facebook ci paghi i diritti d’autore. Come direbbe un grandissimo intellettuale del XXI secolo: “So’ soldi”.

3. “Benvenuti nel XXI secolo”. Il “rimedio” suggerito dalla legislazione europea sui cookies è una delle cose più stupide e inutili che abbia mai visto. Se ci pensate bene, il senso del famoso disclaimer a tutela della privacy è questo: consenti al sito che stai visitando di fare indagini commerciali sul tuo conto, oppure preferisci che internet regredisca allo stadio 56k? Quel messaggio non ha davvero nessun senso e salta fuori ovunque a sproposito – come Salvini. Se davvero vuoi tutelare la tua privacy, esci dai social, scordati il cellulare, dà fuoco al navigatore satellitare e non usare mai la carta di credito. Vedrai, gli Amish saranno entusiasti di avere un nuovo adepto. Alla fin fine, puoi tenerti anche la tua curatissima barba hipster.

Amish

4. “Telefoni e Mele”. Non è così facile capire “da che parte stanno i buoni”. Tendenzialmente saremmo portati a pensare che la sicurezza è molto più importante della privacy di un terrorista (morto). Ma la verità è che la posta in gioco è più elevata di quanto non potrebbe sembrare. Stiamo parlando di spionaggio industriale ed operazioni militari. Insomma, la chiave di un sistema crittografico altamente raffinato vale milioni di milioni di euro e potrebbe davvero cambiare il destino di intere nazioni. Peraltro, sembra che l’FBI si stia spingendo parecchio oltre il limite: adesso che hanno sbloccato l’Iphone, pretenderebbero anche di avere vite infinite a CandyCrush Saga.

5. “WhatsApp on WhatsApp?” Se l’intento era quello di tranquillizzare i vostri utenti allora avete fallito clamorosamente. Avreste dovuto scrivere qualcosa di comprensibile. Per l’Italiano medio l’espressione “un sistema crittografico end to end” risulta meno digeribile di un libro di Martin Heidegger sul senso originario della parola “senso”. Insomma, quando hanno letto quel messaggio, nove utenti su dieci hanno pensato: “Figo, adesso anche WhatsApp mi prende per il culo”.

Il decimo si è comportato come Samir.

Michele

Il Mio Decalogo.

La sig.ra Marcella S. da Quarto Oggiaro, Milano, mi scrive: “Gent.mo Professore, visto che lei è tanto bravo a criticare tutto quello che facciamo su Facebook, potrebbe dirci anche secondo lei cosa e come dovremmo scrivere?”. Certamente sig.ra S., di seguito, le propongo il mio infallibile decalogo per scrivere un post perfetto.

1) Scrivi frasi brevi e concise. Evita di condividere un post chilometrico, pieno di incidentali, costruito in maniera barocca, con tante di quelle parentesi che si aprono e si chiudono da non consentire ai tuoi lettori di intuire dove intendi andare a parare. A meno che tu non voglia coscientemente disorientare le persone che stanno leggendo, il che, diciamocelo chiaramente, potrebbe anche ritorcersi contro di te, perché se ti dilunghi eccessivamente, continuando a menare il can per l’aia, senza mai arrivare a un punto che sia uno, neanche per il gusto di prendere fiato – o peggio sputare per terra – costringi i tuoi contatti a rileggere molte volte prima che capiscano che, in fondo, non hai nulla da dire e ti spediscano a raccogliere ortiche assieme agli amici con cui scherzava il buon Battiato, in una vecchia canzone di tanti, tanti, anni fa. Soprattutto, evita le ripetizioni: scrivi frasi brevi e concise.

2) Parla di cose specifiche con specifica specificità. Siamo sempre pronti a giudicare ed etichettare tutto: è una mania. Sembra che ogni cosa, fatto, persona, nome, città o animale debba essere necessariamente catalogata e dunque inserita all’interno di un genere preconfezionato Distinguiti dalla massa: parla in maniera specifica di cose specifiche, perché ogni generalizzazione è falsa ed è sicuro indice di ignoranza. Soprattutto, le persone che generalizzano si lavano poco, sono sciocche e anche molto ingenue.

3) Sii gentile. Possibile che dobbiamo utilizzare Facebook come se fosse un orribile “sfogatoio”?   “Se te incontro pe’ strada, te stacco le braccia e te ce pijo a schiaffi”;  “Me te metto in tasca e te meno quanno c’ho tempo”; “Fa conto che er nome tuo all’anagrafe l’hanno segnato a matita”. Vi siete mai domandati quanto siete inutilmente aggressivi in una ipotetica scala che va da zero a Vittorio Sgarbi? Questo “luogo” ci offre la possibilità di entrare in contatto con tante persone, comunicare e condividere i nostri pensieri. Perché dovremmo sprecare una simile opportunità insultando gli altri? Mi rivolgo soprattutto a te fascio-comunista, catto-laico e carnivoro-vegano, sempre pronto a sfidarmi a duello per ogni sciocchezza, spero che ti blocchino l’account e che, mentre sei offline, ti brucino la fattoria di Farmville. Scherzi a parte, deponiamo le armi. E scambiamoci un segno “mi piace” (cit.).

4) Sii modesto. Diciamocelo chiaramente, “chi si loda si sbroda”. Non è bello leggere continuamente post in cui i nostri “amici” ci sbattono in faccia di aver ottenuto una promozione sul lavoro, di aver conseguito un Dottorato a Harvard, o, peggio ancora, la ricevuta della scommessa vinta domenica scorsa. Ci vuole un po’ di decenza, ragazzi. Est modus in rebus. Non sono diventato uno dei blogger più seguiti in Italia pubblicando ogni settimana le statistiche di wordpress.

5) Sii sempre esplicito e diretto. Se devi scrivere qualcosa, per favore, scrivila. Non ha senso sottintendere e minacciare gli altri utenti con linguaggio discutibilmente mafioso. Basta, per favore. Non abbiamo nè il tempo nè la voglia di seguire le tue complicatissime elucubrazioni mentali. Che poi, gira che ti rigira, sono sempre i soliti a pubblicare questo tipo di post. Gente che quando ti incontra per strada ti saluta sorridendo, ma appena volti le spalle sparla di te con il giornalaio. E sappiamo tutti di chi sto parlando.

6) Cura il tuo linguaggio. Non usare slogan pubblicitari o formule gergali di moda. Possibile che tu non abbia un modo personale di esprimerti? Possibile che ti siano entrati in tal modo nel cervello che non riesci più a formulare neanche un piccolo, miserrimo, pensierino per conto tuo? Facebook ti domanda a cosa stai pensando, non quale pubblicità hai visto ieri sera. La nostra lingua è la cosa più intima che abbiamo, è la nostra personalità. E poi boh, chi parla male, pensa e vive male. Per tutto il resto, c’è mastercard. Ma anche no. Applausi.

7) Non diffondere bufale e notizie inventate. Fa attenzione a controllare la veridicità di ciò che scrivi. Due mesi fa il nostro governo ha rischiato un clamoroso incidente nucleare con la Bulgaria perché una ragazza di Vercelli aveva condiviso su Facebook una notizia completamente inventata. Come questa.

8) Condividi pensieri che abbiano un minimo di interesse. Non intasare le bacheche altrui aggiornando continuamente le persone sulla tua – banalissima – vita privata. L’ultima volta che Facebook è stato offline sono caduto nel più profondo sconforto, ho pensato: “magari in questo preciso momento qualcuno dei miei contatti si sta preparando un caffè. Ma io non lo saprò mai”. Scherzi a parte, siamo certi che tu abbia una vita fuori di Facebook, ma forse hai dimenticato la password (cit.). Ora vi saluto, ogni domenica, dopo aver pubblicato il mio post, vado a prendermi un cappuccino al solito bar.

9) “Accade spesso che li omini, procurando di voler apparir istruiti, siano usi citar frasi a di trattati et libercoli che, in veritate, non ebbero mai modo di comperare o leggere. In tal modo,  si mostran tristemente ignoranti et vanesi, facendo una pessima figura sul faccia-librum”. N. Machiavelli. O forse era Petrarca. Ps: controlla le citazioni.

10) Non pretendere mai di insegnare agli altri cosa e come dovrebbero scrivere. Internet è bello perché ciascuno può dire e fare quello che gli pare senza curarsi minimamente di quello che fanno gli altri. Come nel Partito Democratico, ma con meno conflitti.

La Rivolta dei Piccoli Hater

0) Premessa
Qualche giorno fa ho scritto un post contro una nuova bufala sulla privacy che stava iniziando a circolare su Facebook. L’ho fatto perché molti utenti mi hanno sollecitato, ed anche, perché da docente di informatica giuridica credevo di poter contribuire in tal modo alla diffusione della verità – che, diciamocelo pure, è sempre una bella cosa. Tenete presente che circa un anno fa, quando mi sono occupato per la prima volta di questo tema, moltissime persone si domandavano se quel post fosse o meno efficace per tutelare la propria privacy. Al punto che La Repubblica scrisse alla Direzione di Facebook per avere notizie certe e successivamente pubblicò una smentita ufficiale. Tutto ciò premesso e considerato, alcuni utenti hanno sentito il bisogno di venire sul mio profilo a giustificarsi. Nella migliore delle ipotesi, si sono limitati commentare con frasi del tipo: “io non ho mai fatto una foto con il telefono che mi ha regalato l’amante!”; oppure, con l’altrettanto geniale: “io ho letto tutti i libri che cito!”. Nella peggiore hanno creduto di essere in diritto di insultarmi personalmente. Per questo motivo, ho pensato che fosse giusto dedicare il mio consueto articolo domenicale ai miei piccoli hater.

Nella convinzione che una sola risposta non sarebbe bastata, ne ho elaborate sette.

1) Religiosa I (Ecumenica)
La prima metà del post – la parte che vi ha fatto molto indignare – era volutamente eccessiva, iperbolica e sardonica, ma soprattutto, era strumentale: serviva per arrivare alla conclusione. Vi confesso che a me tutto questo sembrava evidente  – almeno quanto il fatto che il post sulla privacy fosse una colossale bufala. Quindi, considerato che oggi è il giorno del Signore, vi propongo di deporre definitivamente le armi e scambiarci un segno di pace. Abbracciamoci fraternamente e torniamo ciascuno sulla propria strada, nella convinzione che il confronto è sempre un ottimo modo per crescere ed arricchirsi reciprocamente. Che ne dite? Pace fatta? Benissimo. Adesso potete tornare sul vostro profilo a fare finta di essere le persone che non siete.

134H

2)  Logica
Andiamo al succo: cosa mi rimproverate?  Di aver espresso un giudizio negativo sugli utenti di Facebook, dimenticando che “tutti sono liberi di scrivere ciò che vogliono”. Spiegatemi una cosa: perché questa regola dovrebbe valere per tutti tranne che per me?

3) Giuridica
La libertà di espressione del pensiero è una cosa seria. Si fa presto ad affermare di esserne convinti paladini quando non ci sentiamo in alcun modo chiamati in causa. Qualche tempo fa eravate tutti Charlie, poi siete diventati tutti Erri, ma guai a toccare il profilo Facebook altrui, perché il sentimento religioso ed il rispetto della legalità valgono molto meno delle vostre bufale virali. Alla fin fine, pochissimi di noi possono dire di essere veramente Charlie. La maggior parte assomiglia di più a Snoopy.

4) Medica
Guarda caso, i piccoli hater hanno tutti il vizio di scrivere almeno ottantacinque commenti, provando a sollevare le masse ed alimentare uno shit storm nei miei confronti. Insomma, si sentono offesi per ciò che ho scritto ed in dovere di intervenire nel dibattito; nella convinzione che il mondo giri tutto intorno a loro. A tal riguardo, consiglierei una visita specialistica. Potrebbe essere labirintite.

5) Religiosa II 
Quando Dio stava distribuendo l’ironia voi eravate in fila per il bagno.
Ma sul vostro profilo avete scritto che eravate in fila per la sincerità.

6) Filosofica
Riferendomi alla più gran parte degli utenti di questo social network, ho solo ripreso il pensiero di uno dei più interessanti filosofi contemporanei – attualmente docente presso la prestigiosa Università di Heidelberg – che ha spesso e molto chiaramente criticato la falsità dilagante su Facebook. Mi rendo perfettamente conto del fatto che anche io scrivo su Facebook e dunque la stessa accusa di falsità potrebbe essere rivolta nei miei confronti. Ma sapete qual è la cosa più bella? Non faccio nessuna fatica ad ammetterlo. Chi più chi meno, tutti utilizziamo il nostro profilo come una vetrina. La differenza tra me e voi non è la sincerità, ma l’(auto)ironia. Io indosso il vestito elegante dell’intelligenza, mentre voi andate in giro con i jeans a sigaretta.

7) Conclusiva
Insomma, sono assolutamente convinto che ci siano tantissime persone che citano solo frasi di autori che conoscono, non divulgano bufale, non hanno l’amante e non fanno finta di essere sempre felici.

Solo che nessuna di queste persone ha un profilo su Facebook.

Ps: Se Dio vuole, domenica prossima torniamo a parlare di cose serie ;)