Il Decreto (In)Sicurezza

Oggi arriva in Consiglio dei Ministri il tanto atteso “Decreto Sicurezza” grazie al quale sarà definitivamente abolita la protezione umanitaria – un permesso di soggiorno di due anni riservato agli stranieri che provengono da Paesi in guerra o nei quali rischiano di essere perseguitati/torturati.

Una volta eliminata la protezione umanitaria, vivremo finalmente in un Paese più sicuro, dove i ponti non crollano, i terremoti non cancellano intere città, gli adolescenti non si drogano/suicidano e, soprattutto, i politici non rubano 49 milioni di euro comodamente rimborsabili in 80 anni di rate “a tasso fisso”.

“Buonista! Piddino! Benaltrista!”

Eh no, amici analfarazzisti, qui non si tratta di benaltrismo, ma di avere in mente una precisa scala gerarchica fatta di priorità e di valori: se il Governo vuole veramente migliorare la sicurezza del Paese, può scegliere tra centinaia di problemi seri da affrontare e risolvere con urgenza.

Invece di supporre che l’immigrato rappresenti – sic et simpliciter – una minaccia per la sicurezza del Paese, ancor prima di esser stato non dico condannato, ma nemmeno denunciato per aver commesso un delitto – come se gli stranieri fossero, per definizione, tutti delinquenti.

La verità è che gli immigrati sono la vostra arma di distrazione di massa preferita.

Cialtroni

Roma A. D. 2018

Restiamo umani.

Il Codice Salvini. Come e Cosa Comunica Il Leader della Lega Nord.

Come tutti voi, in questi ultimi mesi ho avuto la fortuna di ascoltare molte volte Matteo Salvini discutere nei talk show televisivi e radiofonici. Vi confesso di averlo ascoltato con curiosità – inizialmente – e con una certa fisiologica nausea – dopo il centoventicinquesimo dibattito. L’idea che mi sono fatto è che il Leader della Lega sia bravo a comunicare, ma forse non rispetta eccessivamente il suo pubblico. Oppure, ha semplicemente deciso di puntare tutto su quattro argomentazioni – ripetute all’infinito e condite da una serie più o meno marcata di smorfie fatte di occhi sbarrati e mimica bambinesca.

Eppure, Salvini sta riscuotendo un enorme successo – almeno di audience televisivo. Proviamo a capire insieme perché.

– Il look.

Il ragazzo della porta accanto.
Il leader della Lega indossa una bella felpa sportiva con su scritto MILANO, oppure ROMA, oppure GENOVA. Non si è mai capito cosa intenda comunicare. Di certo, esprime la sua appartenenza e la sua solidarietà ad un territorio, si mostra italiano, fa vedere che conosce il nome delle principali città del nostro Paese – ed anche che è in grado di cambiarsi la felpa. Qualcuno è pronto a giurare che sulla canottiera si sia fatto ricamare i giorni della settimana, mentre sui calzini ci sarebbero scritti i mesi dell’anno.

Ad ogni modo, se non indossa la felpa con i nomi delle città, Salvini indossa una bella t-shirt con l’immagine di una ruspa. Sul significato della ruspa ci sarebbe molto da dire, ma la cosa bella è la t-shirt. Salvini indossa una t-shirt, capite? Non è un politico che appartiene alla vecchia classe dirigente di questo Paese. Nessun vitalizio, nessuno stipendio esagerato, nessuna collusione con i poteri forti, nessuna affiliazione alla casta. Per carità, Salvini è uno di noi, un ragazzo del nord come tanti che stava giocando a pallone con i suoi amichetti quando qualcuno l’ha improvvisamente chiamato per fare un’intervista in televisione…

L’unica cosa che veramente non si può vedere sono i baffi che, nel centro, vengono molto probabilmente tosati con la falciatrice.

A parte questo piccolo particolare, il look di Salvini è geniale e merita un bel nove.

Il linguaggio.

1) “Se Renzi vuole, siamo pronti a parlarne anche domani”.
Salvini tende la mano al Governo. Non fa opposizione distruttiva, ma, in maniera molto matura e responsabile, offre al Premier un incontro per sedersi ad un tavolo e risolvere, tutti insieme, il problema dell’immigrazione. Implicitamente, questa frase comunica due cose: 1) Salvini sa cosa fare 2) Senza parlare con la Lega il problema non si risolve.  Ovviamente, Salvini sa benissimo che si tratta di una semplice provocazione alla quale non seguirà mai nessun incontro. Se il PD accettasse, sarebbe un’ammissione di fallimento. Sopratutto, mi domando quale consiglio potrebbe riceverne. Ho motivo di temere che Salvini, una volta sedutosi a quel tavolo, riprenderebbe ad enunciare i suoi argomenti preferiti. Il primo sarebbe: “se Renzi vuole, siamo pronti a parlarne anche domani”.

2) “Prima gli italiani”.
Questa è una delle sue frasi preferite, il cuore del codice Salvini, una frase che parla alla pancia del Paese. Qualche anno fa, la Lega usava il diverso slogan “Prima il Nord”, ma, si sa, l’amico di oggi diventa facilmente il nemico di domani, e viceversa. Ad ogni modo, si tratta di un argomento fallace e pericoloso, perché sottende l’idea che ci sia una concorrenza tra  gli italiani  e gli immigrati – regolari o meno che siano.

Ancor di più, sottende l’idea che se gli italiani sono ogni anno più poveri e tartassati, la colpa è dei flussi migratori. “Signora mia, se non ci dovessimo occupare di questi immigrati (“clandestini”)… se non avessimo questi problemi da risolvere…”. Caro Salvini, se non ci fossero questi immigrati la situazione sarebbe altrettanto grave e preoccupante come è oggi.

La povertà del mio Paese dipende dal fatto che per decenni siamo stati governati da una classe dirigente buffonesca e corrotta che ha mangiato e speculato su tutto. L’attuale povertà del mio Paese dipende dalla palese incompetenza di legioni di politici che non sono neanche stati votati, ma sono assisi in Parlamento grazie ad accordi di partito che molto raramente sono stati siglati alla luce del sole – e non è una metafora. Dipende dalla diffusa evasione fiscale, dalla mafia, dalla burocrazia, da una atavica mancanza di infrastrutture…

Il problema immigrazione è un problema grave – epocale – ma non venitemi a raccontare che se non ci fosse questa emergenza le cose andrebbero meglio, che se non ci fossero i barconi salterebbero magicamente fuori i soldi per gli esodati o per i pensionati, perché non è carino raccontare barzellette sulla pelle di centinaia di bambini annegati.

3) “Abbiamo già tanti problemi, non abbiamo bisogno anche di loro”.
Ecco, questo è scientificamente errato. I dati demografici ed economici dimostrano chiaramente che noi abbiamo effettivamente bisogno di loro. Abbiamo bisogno di manodopera a basso costo che faccia lavori che gli italiani non vogliono più fare. Ancor di più, gli immigrati portano in Italia i bambini che gli italiani non fanno più. Per tanti e complicati motivi, abbiamo smesso di sposarci e procreare. Se il destino dell’Italia fosse lasciato agli italiani, questo Paese diventerebbe un deserto nel giro di venti anni.

Dal canto mio, ritengo che migrare sia un diritto umano. Credo che la terra non appartenga a nessuno e propenderei per un’accoglienza indiscriminata di chiunque sia stato costretto a fuggire dal suo Paese – a prescindere dai motivi che l’abbiano spinto ad intraprendere questo pericoloso viaggio.

Il senso comune di un Paese che si ricorda di essere cristiano solo a Natale mi risponde che ci sono dei limiti. Non possiamo pensare di travasare un intero continente in Italia. A parte il fatto che questo pericolo non si pone, perché la stragrande maggioranza dei migranti non ha nessuna intenzione di restare in Italia, lo stesso Salvini ha iniziato a fare alcune distinzioni, visto che ad oggi la sua più importante proposta è di…

4) “Identificare celermente i profughi di guerra e mandare tutti gli altri a casa”.
Questa sarebbe la ricetta della Lega. Complimenti. Si tratta di un piano per risolvere la situazione? No. E’ come dire che la “ricetta” della Lega per le pensioni è: “pagare tutti quelli che hanno lavorato”, oppure, dire che il piano sicurezza della Lega è “i criminali stiano in galera”. Non è una ricetta e neanche un progetto, ma, più semplicemente, una pura dichiarazione di intenti. Populismo.

Salvini dice qualcosa di molto semplice che tante persone troverebbero ragionevole senza spiegare in nessun modo come intende ottenere questo risultato e per quale motivo sino ad oggi non ci siamo riusciti. Insomma, demagogia allo stato puro.

Conclusioni
Il Leader della Lega sa recitare. Strabuzza gli occhi, si copre il viso, si indigna. Ha imparato benissimo le sue battute ed è sempre rispettoso del ruolo televisivo e mediatico che gli hanno cucito addosso. Complimenti dunque agli autori del codice Salvini.

Tuttavia, non posso non censurarne la scelte contenutistiche: soffiare sul fuoco, fomentare una guerra tra poveri, sfruttare i casi di cronaca nera per trarne un vantaggio politico… Ieri sera, su la7, Cacciari diceva che tutto questo è ovvio, che la politica funziona così, non c’è motivo di scandalizzarsi.

Se permettete, a me fa ancora ribrezzo.
Restiamo umani, è questo l’unico confine che vale la pena difendere.