La verità ti fa male

È bello che al concerto del primo maggio qualcuno si occupi di politica, è bello che lo faccia un personaggio molto amato dai giovani e che le sue parole siano nette, chiare, inequivocabili.

Fedez ieri ha affermato tre cose che sono sotto gli occhi di tutti.

  1. La lega sta facendo ostruzionismo per bloccare un disegno di legge che gode di larghissimo consenso nel Parlamento e nel Paese.
  2. La lega vanta tra i suoi politici più di un omofobo – dal signore che avrebbe voluto mettere nel forno il figlio gay a quello che chiedeva ai gay di comportarsi “come persone normali”.
  3. Gli ultracattolici intransigenti di destra sono, nella migliore delle ipotesi, una massa di ipocriti in buona fede.

Scandalo.

La Rai, che aveva chiesto al cantante una copia del suo discorso, lo ha contattato prima del concerto per convincerlo a non essere così esplicito e diretto.

Queste cose non si possono dire.
Magari Salvini si offende.

Scopriamo quindi che la destra ama chiamare le cose “con il loro nome” solo quando deve rivendicare il diritto di insultare e discriminare altri esseri umani.

2.5.2021

Bravo Fedez.
Trenta e lode.

La schiena dritta

Napoli – Alfonso Durante aveva settantacinque anni ed era un infermiere in pensione. Aveva deciso di tornare in servizio rispondendo all’appello di un sistema sanitario allo stremo a causa del covid. Quando i suoi parenti gli chiedevano chi gliel’avesse fatto fare, Alfonso rispondeva serafico: non lo faccio per l’ospedale, lo faccio per i pazienti.

Questa è la generazione che Toti definiva “improduttiva”, questi sono i vecchietti tutto sommato inutili per cui, secondo il consigliere comunale di Pavia, staremmo rovinando la vita di tanti giovani.

Gente che corre verso l’incendio per aiutare gli altri, invece di voltare le spalle e scappare a gambe levate.

Alfonso si è ammalato di covid ed è morto, da vero eroe.

Mentre tanti italiani fremono per la riapertura delle benedette piste da sci.

Sex No Drugs and Rock ‘n’ Roll

Il fatto che una persona sia drogata, ubriaca o comunque incapace di intendere e di volere non ci autorizza a trattarla come un oggetto. Anzi, proprio in quei momenti dovremmo averne maggiore rispetto e cura. Quindi la ragazza di Torino, a mio avviso, non ha nessuna colpa per lo stupro. Lei, in questa storia, è la vittima, i colpevoli sono altri (rileggere più volte prima di commentare).

Punto.

E virgola.

Secondo molte persone dovremmo chiudere qui il discorso. Ma siccome a me di quello che pensano molte persone non me ne frega nulla e mi interessa invece usare questo spazio per diffondere messaggi in cui credo, io aggiungo: ragazzi, date retta al prof., non drogatevi.

Ci sarà il solito imbecille che dirà che è come consigliare alle donne di non indossare la minigonna; qualcuno scriverà che non gliene frega nulla dei miei consigli, qualcun altro dirà che la droga è un diritto.

Bene.

Io ribadisco: se accade qualcosa di brutto, la colpa è tutta del ladro, del violento o dello stupratore.

Ma voi vogliate comunque bene a voi stessi, abbiate cura della vostra integrità, non assumete droghe – tantomeno alle feste, tantomeno tra estranei.

Sono due messaggi importanti che non entrano in alcun modo in contraddizione: da una parte stabilire chiaramente la colpa e dall’altra raccomandare la prudenza.

Una società sana, matura e culturalmente consapevole riesce a tenere insieme questi concetti senza prendere fischi per fiaschi e gridare allo scandalo. Quindi noi non ce la faremo mai.

Roma 22.11.2020

Non offrite agli altri la possibilità di farvi del male.

La nostra unica salvezza

Uno degli effetti collaterali del covid è che ci sta mettendo gli uni contro gli altri: partite iva contro dipendenti, nord contro sud, giovani contro anziani. Il virus sta disintegrando la società, si insinua dentro crepe che esistono da sempre, alligna nei conflitti sociali irrisolti e li fa detonare alla massima potenza.

Abbiamo il dovere di resistere e restare uniti, perché il nemico è uno, è comune e trae grande vantaggio dalle invidie, dalle ripicche, dalle nostre infinite discussioni.

Anche per questo motivo il Governo deve provvedere urgentemente a mettere in sicurezza i redditi a rischio, deve aiutare i commercianti, i ristoratori, i lavoratori dello spettacolo e le famiglie in difficoltà.

Roma 28.10.2020

Non vedremo la fine della guerra se non riusciamo più a pronunciare la parola “noi”.

Photo: K. Delvecchio

La grande onda

C’erano le cabine telefoniche, i flipper e i juke box. Avevamo la televisione in bianco e nero; le fotografie, per essere scattate, richiedevano un motivo valido, i selfie si facevano quando c’era bisogno di mettere una foto sui documenti.La nostra avanguardia, modernista e rivoluzionaria, erano le merendine del mulino bianco con tanto di regalino in ogni confezione; la trasmissione televisiva “drive-in”; le caramelle che scoppiettavano in bocca facendo reazione con la saliva.

Gli adulti avevano sempre ragione, i professori erano adulti al quadrato, i parenti erano adulti al cubo. I nostri nonni, che avevano fatto la Guerra, pensavano che la coca cola e il rock and roll fossero opera del demonio, consideravano sciatti e volgari i jeans. Nelle strade c’erano le cinquecento, le vespe e i maggiolini.Ci sono rimasti nel cuore i mondiali del 1982: Bearzot, Zoff, Conti, Collovati, Cabrini, Tardelli, Rossi, Gentile, Scirea, Antognoni, Graziani… Il nostro Presidente era Sandro Pertini.

Abbiamo assistito alla strage di Ustica, al sequestro Moro, alla bomba di Bologna; abbiamo seguito con apprensione le vicende delle Brigate Rosse, del mostro di Firenze, dei nar e della uno bianca. Siamo stati testimoni della caduta del muro di Berlino; dell’incidente di Chernobyl; dell’ascesa e del declino del berlusconismo.

Quando guardo i giovani d’oggi mi rendo conto che non ci separano solo venti o trent’anni di storia, ma dimensioni plurime di universi paralleli. Se oggi ti senti triste, se sei scoraggiato, afflitto o privo di speranze, ricordati che arrivano le medicine, finiscono le guerre, cadono le dittature.

Tutto può cambiare, radicalmente, in un batter d’occhio.

Roma 26.10.2020

Forza e coraggio, amici miei.

L’unica cosa certa del futuro è che lo affronteremo, e andremo avanti.