La Casa Abusiva

CasaPound occupa abusivamente – da quindici anni – un intero palazzo. Sei piani. Sessanta vani. Al centro di Roma.

Quando, pochi giorni fa, si è finalmente presentata la Guardia di Finanza per procedere ad una ispezione dello stabile, i residenti le hanno consigliato di fare marcia indietro e di tornare un altro giorno – con motivazioni ancora tutte da accertare.

Il risultato è che gli agenti hanno effettivamente fatto dietrofront, lo Stato Italiano ha obbedito, ha chinato la testa ed ha accettato le condizioni degli occupanti, come se avessimo bisogno del loro permesso per ispezionare un bene di nostra proprietà.

Mentre il Ministro dell’Interno, che normalmente commenta in tempo reale ogni piccolo e grande caso di illegalità, è rimasto in silenzio, perché la sua attenzione selettiva gli impedisce di prendere in considerazione i crimini degli italiani.

Il discorso è molto semplice ed è sempre lo stesso: onestà, legalità, sicurezza, ma solo quando si tratta di prendersela coi più deboli.

Per dire.

Teramo A.D. 2018

Il fascismo non è un’opinione.
È un reato.

La Democrazia Negli Abissi.

La Corte d’Appello di Palermo ha stabilito che i famigliari delle 81 vittime della strage di Ustica hanno diritto ad essere risarciti con complessivi 17 milioni di euro. La vicenda risale alla notte del 27 giugno del 1980, quando un DC9 fu “misteriosamente” abbattuto mentre viaggiava da Bologna verso l’aeroporto palermitano di Punta Raisi. I giudici di Palermo hanno riconosciuto la responsabilità dello Stato italiano. Più esattamente, del Ministero della Difesa e del Ministero dei Trasporti. Perché, oltre a non garantire la sicurezza dei passeggeri, si adoperarono successivamente per depistare le indagini. Proprio così. Nero su bianco: si adoperarono per depistare le indagini.

Ustica, Gladio, la Stazione di Bologna, Il sequestro Moro… troppe volte lo Stato italiano – o parte di esso – ha avuto rapporti poco chiari con la mafia, con la massoneria, con i servizi segreti di altri Paesi. Troppe persone innocenti sono morte, sacrificate come pedine su di una gigantesca scacchiera fatta di inconfessabili connivenze criminali, deplorevoli affiliazioni mafiose e miserabili interessi politici. Ora lo Stato italiano dovrà pagare per le sue vittime innocenti. E siccome buona parte dei documenti “a nostra disposizione” sono ancora secretati, dopo trentasette anni, non solo non abbiamo diritto di sapere cosa è accaduto davvero quella maledetta notte, ma non sappiamo nemmeno a chi dovremmo mandare il conto.

A piazza Fontana, nella stazione di Bologna, nella scorta di Falcone o su quel volo avrebbe potuto esserci un nostro amico, un parente, ciascuno di noi. Fino a quando non sapremo tutta la verità, la pia illusione di vivere in una democrazia affonderà silenziosamente negli abissi. Come un aereo colmo di civili, abbattuto durante un misterioso combattimento tra velivoli non identificati, sui cieli italiani, il 27 giugno del 1980.

Ikea. Tra Democrazia e Populismo

Ikea dista meno di due chilometri da casa mia, posso andare e tornare a piedi. Di fatti capita che vada anche solo per fare una passeggiata e stare al fresco.  Ogni tanto mi lascio tentare dalle offerte del settore ristorazione, del tipo: primo, dessert e bibita a 1 euro e 98 centesimi, oppure: cappuccino e torta al cioccolato a 95 centesimi. Lo so, è una follia: il masochismo alimentare resta una delle cento psicosi con le quali continuo a combattere da anni. Il mio analista dice che lo faccio perché amo il pericolo – e di solito aggiunge che sarebbe più salutare fare un corso di sopravvivenza in Nepal. Mia madre,  sicuramente in maniera più incisiva, mi chiede se proprio non potevo drogarmi come tutti gli altri. Ad ogni modo, queste sono considerazioni di persone pavide. Non vado di certo da Ikea per mangiare. Io vado da Ikea per guardare i prodotti e la gente – come ha detto qualcuno “il più grande spettacolo al mondo”. Mi piace osservare i clienti: giovani coppie che stanno arredando la prima casa e litigano a morte per il colore del divano, mariti rassegnati e tristi che ciondolano dietro alle mogli come bambini che aspettano la fine della messa per andare a giocare a pallone, famigliole già formate, famigliole in corso di formazione… si respira anche tanta energia positiva: bambini e pupi urlanti, persone sudate che spingono, file chilometriche alle casse… Oggi sono andato a fare la solita passeggiata, quando, di fronte alla libreria BrExit una voce dietro di me ha detto:

D. – “Bella Professò!”
G. – “Come, scusi?”
D. – “Sei te vero? Daje che sei te… annamo male… la pizza ar formaggio…”
G. – “La cosa? Ah, si, certo, mi hai beccato. Piacere.”
D. – “Lo sapevo! Florianaaaa Floooriaaaaaana viè un po’ a vede che è come te dicevo io. O vedi? O vedi chi è?”

Floriana arriva di corsa, tutta trafelata nel suo vestito macedonia. Se possibile, è più imbarazzata di me dalle urla selvagge del marito. Si passa una mano nervosa tra i suoi copiosi ricci rossi.

F. “Ma che te urli! Ma che figura me fai fa’?”
D. “Professò, io so’ Daniele e lei è mi moje Floriana”.  Daniele propende il braccio destro verso di me. Il sorriso sincero, la manona aperta e tesa a raggiera, come se dovesse parare un rigore. La moglie si limita ad abbassare lo sguardo e sorridere.

D. “Aho mi moglie nun ce voleva crede! Allora Professò?” – pacca sulla spalla –  “Sei un grande eh, te seguimo sempre! L’ultima cosa che hai scritto sul referendum c’ha fatto letteralmente sdrajà. Pure al lavoro: se semo ca-ppo-tta-ti! Sentì un po’, ma perché nun se famo quattro chiacchiere  io e te, mentre lei sceje e’ ssedie?”
G. “Mah veramente, non saprei… avrei un articolo da correggere…”
D. “Daje Professò, che je fa? Se pijamo na cosa ar bar… oggi ce sta la crostata di more”.

Dopo circa trenta secondi siamo seduti ad un tavolino del bar. Daniele si limita al caffè, io prendo anche tre fette di torta. Come dico sempre: non ho nessuna intenzione di vivere da malato per morire da sano.

D. Allora… dicevamo, sta cosa del referendum… ma te sei proprio sicuro che è meglio in Inghilterra?
G. In che senso?
D. Nel senso che quelli se stanno già a magnà le mano. Oggi c’era scritto sul giornale che stanno a fa’ na petizione per torna’ a vota’.
G. Si, ho letto. Io però non mi riferivo all’esito della votazione. Vedi, non è così ovvio che uscire dall’Unione Europea sia un cattivo affare. Non è ovvio che sia una cosa buona. L’unica cosa certa, in questo momento, è l’incertezza.
D. Come er mercato della magica Roma… qua nun se capisce niente, chi compramo… chi vendemo…

G. Appunto, credo che gli esiti potremo forse valutarli tra qualche tempo. Io mi riferivo alla forma del quesito referendario.
D. Vabbè, ma a parte sta forma, nun te sembra strano che quelli facciano votà i cittadini su una cosa così seria e complicata? Io, in questi giorni, ho sentito Floris, Servegingi, Saviano, insomma tutta gente de un certo calibro… dicheno che c’è un problema de populismo. Nun sarà che c’hanno ragione?
G. Non saprei, perché dovrebbero avere ragione?
D. Ma perché la gente sono ignoranti! Guarda al limite me ce metto pure io. Ma che ne sappiamo noilagente se è meglio stare dentro o fuori l’Unione Europea. So’ questioni di bilancio, de politica internazionale, insomma, cose  grosse professò! So’ cose complicateeee….
G. Invece il divorzio era una cosa semplice? L’aborto era una cosa semplice? La sperimentazione sugli embrioni e la fecondazione assistita?

D. Vabbè che c’entra… quella è morale, è più facile: ciascuno decide come je pare basta che nun dà fastidio a l’altri…
G. Quella non è morale. Quello è il libero mercato.
D. In che senso er mercato?
G. Niente, non ti preoccupare. Volevo dire che la riflessone (bio)etica può essere anche più complicata e spinosa di quella economica, ci sono intere biblioteche da studiare… Comunque, mettiamo da parte l’etica: e le trivellazioni? L’acqua pubblica? Come mai su quelle cose si può votare?

D. E infatti ti dico che secondo molti di questi insigni studiosi non si dovrebbe votare neanche in quei casi. Mi dispiace professò, però secondo me c’hanno ragione: la gente sono tutte capre.
G. Però la gente possono votare alle elezioni politiche…
D. Eccerto, tojice pure quelle…

G. Quindi è normale che la gente decida quali forze politiche avranno in mano il Governo del Paese,  è normale che scelga il Sindaco, mentre non può decidere se è meglio stare dentro o fuori l’Unione Europea?
D. Nullo so più professò, me stai a fa’ venì un mar de testa… Aspetta aspetta… – si gira e rigira di scatto – sbrigate che sta a tornà Floriana… so’ sicuro che come arrivamo a casa me interroga. Damme na mano…. insomma te come la vedi tutta sta storia…se dovessi dillo facile come quando scrivi su feisbuk?

G. La democrazia è na bella cosa. Ma solo si votamo come dicheno loro.

Perché Renzi NoN è Mai Stato Votato

Sabato mattina, ore 8.25, sono a Roma, nel mio quartiere. Entro nel solito bar per prendere il solito cappuccino e fare la solita passeggiata – sono un tipo abitudinario. Mentre faccio colazione senza dare fastidio a una mosca, capto una pericolosissima “frase di apertura” che proviene dal tavolino accanto al mio. La frase di apertura è una frase buttata lì a caso da qualcuno con noncuranza, come se fosse una cosa ovvia, scontata (in periodo di saldi) e soprattutto, universalmente condivisibile… gli avventori poco esperti ne trascurano le conseguenze, ma chi ha una certa esperienza di bar fiuta immediatamente il pericolo.

La frase è: “che poi Renzi non è mai stato votato…”.

A pronunciarla è stato un giovanotto sulla ventina, impegnato a fare colazione con una biondina che avrà più o meno la sua età. Noto questi dettagli con la coda dell’occhio, mentre il mio sesto senso inizia a vibrare.

Incrocio lo sguardo allarmato del gestore: lui sa che io so. A questo punto, abbiamo tre possibilità 1) alzare al massimo il volume della radio 2) distogliere l’attenzione dei presenti pronunciando ad alta voce una domanda che non ha niente a che fare con il tema della frase di apertura – del tipo: “sarà vero che nelle arance c’è la vitamina c?” 3) infilare di corsa l’uscita gridando: “a fuoco! A fuoco!”.

Purtroppo, è già troppo tardi.
-Mi scusi se mi intrometto, giovanotto, ma nessun Presidente del Consiglio è mai stato votato.

Nel locale cala improvvisamente il gelo.

A parlare è stato Giovanni Margottini, detto il Ragionere. Uno dei più assidui, antichi e stimati avventori del bar. Margottini è un pensionato che passa buona parte delle sue giornate leggendo il suo giornale al suo tavolino nel suo bar. Ex sessantottino, ex dipendente statale, ex comunista, ex pds, ora fervente sostenitore del Governo Renzi. Si vocifera che nel portafoglio, accanto alla foto dei nipotini, conservi gelosamente un santino della Boschi che illumina a giorno questa valle di lacrime sgranando i preziosissimi occhioni azzurri.

– Come scusi?

Il ragazzetto è rimasto a bocca aperta. Evidentemente non è del quartiere. Deve essere “uno di fuori” che ha pensato bene di passare il sabato mattina con la fidanzatina all’Ikea.

– Ma sì, giovanotto, non ho potuto fare a meno di ascoltare… come diceva quello: mi consenta – il ragioniere abbassa il giornale e lo guarda in tralice, da sotto gli occhiali. Veda, siamo in Italia. Il nostro sistema elettorale non prevede che il Presidente del Consiglio venga eletto – sorride sornione, ammiccando alla biondina, che lo guarda perplessa.
Il ragazzo si innervosisce: “A perché vuole dire che noi non avevamo votato a Berlusconi?”

Lentamente, mi alzo, sguardo basso, nella tasca tengo stretti i soldi. Alla cassa c’è la madre del gestore. La saluto con un sorrisetto di intesa. Sono certo che lei capirà e non mi tirerà dentro questa discussione.

“Proffe! Te che dichi? Chi c’ha ragione?”

Ecco.

Vediamo se riesco a cavarmela in maniera diplomatica.
“Buongiorno Ragioniere” – sorrido.“Ciao Prof.” – mi saluta con un cenno del capo,  ma, a giudicare dall’espressione, non deve essere per niente contento che sia stato chiamato in causa.

Il ragazzetto ha incrociato le braccia sul petto, assumendo un comprensibile atteggiamento di chiusura e di sfida. La biondina lo cinge con un braccio alla vita, forse per trasmettergli sicurezza, come a dire: “stai calmo”.

-Cosa volete che vi dica? Avete ragione entrambi.

-Ah! Mi meraviglio di te, che insegni pure diritto…

-Scusi, ma come facciamo ad avere ragione entrambi?

-Che ce stava nel cappuccino prof? In base a ciò che dice la nostra Carta Costituzionale il popolo vota i suoi rappresentati in Parlamento… mica vota il Presidente del Consiglio.

-Grazie Margottini, credo di sapere come funziona.

– E allora!? De che stamo a parlà?

-Il discorso è un pochino più complesso. Quando diciamo che Renzi non è stato votato intendiamo esprimere una critica politica, non un giudizio giuridico.

-In che senso?

-Nel senso che quando abbiamo votato non avevamo idea del fatto che ci saremmo ritrovati con un Governo Renzi. La scorsa campagna elettorale l’ha fatta Bersani, davanti alle televisioni, sui giornali, il leader era chiaramente Bersani, gli italiani che hanno votato Pd l’hanno fatto sperando in un Governo Bersani.  Alle Primarie gli elettori del Pd votarono Bersani. Ma dopo aver votato “la faccia, le idee e le parole di Bersani”, ci siamo ritrovati con un Governo Letta che è stato sostituito – a seguito di una stranissima crisi lampo – da un Governo Renzi. Mi segui Margottini? Siamo di fronte ad un difetto di legittimazione politica.

– E io che ho detto?!  – interviene raggiante il ragazzetto – Nessuno ha votato Renzi, questo è un Governo illegittimo frutto di un colpo di Stato sionista!

– Frena, non c’è stato nessun colpo di Stato, nessun difetto di legittimità formale – e ci mancherebbe altro.

– E le europee allora?  – interviene nuovamente il ragioniere – nun te scordà che Renzi ha stravinto le europee.

Scusa Margottini ma le Europee non c’entrano proprio nulla con le elezioni politiche. 1) cambia l’elettorato – parliamo di sette/otto milioni di voti di differenza 2) non si presentano le stesse alleanze e/o gli stessi partiti 3) alle europee Renzi ci è arrivato dopo essere già stato nominato Presidente del Consiglio – un vantaggio da niente…

Il ragioniere mi guarda perplesso, muove la bocca come per dire qualcosa,  ma non dice nulla, si limita a fare una smorfia, poi, chiaramente contrariato, torna a nascondersi dietro il suo giornale. La biondina sussurra qualcosa all’orecchio del fidanzato che dice: “vabbè va, famme sta zitto va… ce vorrebbe Lui ce vorrebbe… quanto devo?”

Finale: mi odiano entrambi.
Posso essere certo di aver detto la verità.