Cronaca Nera

Ultimi sette giorni

In Brianza, durante una partita di calcio tra bambini, una “signora” urla “n*gr* di m*rda” a un ragazzino di dieci anni.

A Verona, Balotelli fa sospendere la partita perché alcuni “tifosi” avversari lo stanno paragonando a una scimmia, il giorno dopo un capo ultrà dichiara che l’attaccante del Brescia, pur avendo la cittadinanza, non sarà mai un vero italiano, mentre Salvini accusa lo stesso Balotelli di voler fare il fenomeno.

Ad Alessandria, su un bus, una “signora” dice “tu qui non ti siedi” a una bambina africana di sette anni, impedendole di prendere posto accanto a lei. Interviene veementemente un’altra donna e aiuta la bambina a sedersi, nel disinteresse generale.

A Roma una libreria antifascista viene bruciata – due volte.

Da ieri l’onorevole Senatrice Liliana Segre è costretta a vivere sotto scorta.

Questa, nei libri di storia, si chiama “escalation”.

La cosa che mi preoccupa maggiormente è che hanno iniziato a prendersela con bambini e anziani. Vigliacchi fino al midollo, partono dai più deboli.

Come hanno sempre fatto.

Teramo A.D. 2019

Ciascuno faccia la sua parte.

Dove e come può.

Perché si avvicinano tempi difficili.

Tre Joker

La mia recensione – no spoiler

In questo capolavoro ci sono, a mio avviso, almeno tre messaggi su cui vale la pena riflettere.

1. Il L’idea che la malattia mentale sia (anche) un problema di relazione tra il singolo e l’ambiente in cui vive. Ovvero: il malato mentale non è malato “da solo”, ma è malato perché è inserito all’interno di un contesto che acuisce – o addirittura causa – il disturbo. La mente è relazionale. Il disagio psichico è interpersonale. Anche per questo motivo, il più importante manuale diagnostico dei disturbi mentali include – dal 2013 – vasti riferimenti alle diversità culturali. Come si suol dire: “io… mah, anche voi però… boh”

2. La differenza tra comprendere e giustificare. Il film ha sollevato infinite polemiche perché a qualcuno è sembrato una giustificazione della violenza criminale. Ogni volta che ci chiediamo perché un criminale abbia o non abbia agito in un certo modo, puntualmente, arrivano orde di invasati a rimproverarci di volerlo giustificare, ma le cose non stanno affatto così: se voglio capire come ho fatto a prendere l’influenza sto ricostruendo un’eziologia, non sto affermando che l’influenza non debba essere curata o – peggio ancora – che sia un bene. Provo a capire come vi salti in mente di mettere la panna nella carbonara ma questo non significa che non vi meritiate l’ergastolo ostativo solo per averlo pensato.

3. Senza padre non si vive. Il protagonista è alla ricerca del padre che non ha mai avuto. Come aveva capito benissimo Freud, abbiamo tutti bisogno di una figura paterna con la quale identificarci. Come aveva capito benissimo Brad Pitt – Fight Club -, la nostra generazione ha visto i padri fuggire – ritirarsi nel proprio mondo o scappare con altre donne. I padri hanno abdicato alla propria funzione educativa, hanno perso autorevolezza, sono entrati in profonda crisi – in crisi, più in generale, è entrato il maschile. Ma senza padre non si vive.

Questa assenza lacerante ferisce nel profondo la psiche, costringendo il bambino a rincorrere per tutta la vita un fantasma. A forza di correre manca il fiato. Qualcosa si spezza.

Il film propone questi e altri temi in maniera molto forte, con uno stile cupo – allucinato – che ipnotizza lo spettatore dalla prima a l’ultima scena, favorendone l’empatia col protagonista, la riflessione e in una certa misura la catarsi.

Voto: 30 e lode

Un lungometraggio scritto, girato e recitato come pochi. Uno di quei film che fanno bene al cinema

IUS CULTURAE

Propongo di togliere la cittadinanza italiana a chi legge meno di tre libri ogni anno, a chi evade le tasse, a chi guida sotto l’effetto di alcol o stupefacenti, a chi picchia, maltratta o violenta le donne.

Propongo di togliere la cittadinanza a chi truffa gli anziani, a chi ride felice quando affonda un barcone, a chi si frega le mani dopo un terremoto pensando ai soldi che farà con i lavori per la ricostruzione.

Non sono italiani gli omofobi, quelli che picchiano i figli, quelli che fanno turismo sessuale. Non sono italiani i mafiosi, i camorristi, i massoni “deviati” e tutti quelli che appartengono ad associazioni di furbi e furbetti che si organizzano per vivere alle spalle delle persone perbene.

Propongo di togliere la cittadinanza a chi raccomanda un parente, ai falsi invalidi, a chi deturpa il paesaggio costruendo case abusive, a chi approfitta della disperazione dei malati per vendere cure “magiche e miracolose” che non hanno mai ottenuto conferme scientifiche.

Togliamo la cittadinanza a chi salta sempre sul carro del vincitore, agli opportunisti, agli ipocriti e ai ruffiani di ogni ordine e specie.

Resteremmo in pochi, vero?

In cosa risiede, allora, la nostra presunta superiorità culturale, la nostra più elevata civiltà rispetto agli altri popoli?

Teramo A. D. 2019

Noi non abbiamo bisogno di difenderci, abbiamo bisogno di crescere.

Non si affitta ai meridionali

La cronaca di queste ultime ore riporta il caso di Deborah, ragazza pugliese, cui una signora milanese si rifiuta di affittare casa – adducendo, come giustificazione, di essere “razzista” e “salviniana”.

Fermo restando che nessuno può obbligare il proprietario ad affittare casa ad un soggetto non gradito, questo rifiuto non può assumere la forma di una discriminazione e dunque di un insulto. Per essere chiari, il proprietario non può dichiarare candidamente: non affitto ai meridionali perché – come i rom e gli extracomunitari – “sono tutti uguali e io sono razzista”.

Questo genere di rifiuto, che si sostanzia in una offesa e in una discriminazione, è giuridicamente scorretto e può quindi determinare diverse e significative conseguenze.

Detto questo, ringraziamo la signora di Milano per il suo sguaiato analfarazzismo da “orgogliosa leghista della prima ora” – come dice lei – perché ci consente di ricordare a tutti quanto siano oggettivamente odiosi certi partiti politici e i loro insulsi elettori.

Roma A. D. 2019

Restiamo umani

Chi troppo vuole

Ieri Matteo Salvini provava a farsi coraggio, tirando su i suoi sostenitori: è assurdo che vada al governo chi ha perso tutte le elezioni; prima o poi andremo a votare e allora vinceremo noi! Si tratta di due argomenti parecchio risibili.

1. Quando Salvini dice che il pd ha “perso” tutte le elezioni si riferisce alle ultime amministrative ed europee. A parte il fatto che il pd, alle europee, ha ottenuto più voti del suo ex partner di governo (m5s), le uniche elezioni che contano, in questo ambito, sono le elezioni politiche del 2018. Nel 2018, il pd è risultato essere il secondo partito più votato dagli italiani. Oggi, ha trovato un accordo con m5s per governare il Paese. Non ci vedo davvero nulla di scandaloso. Mi pare una cosa logica, legittima e corretta.

2. I sondaggi già danno Salvini e la lega in calo. Perché la verità che tutti sappiamo è che l’ex ministro dell’interno ha tratto grande giovamento personale dall’esperienza di governo, piegando la delicata direzione di un ministero cruciale alle sue squallide esigenze di propaganda elettorale. Ma le cose cambiano in fretta. Perdi potere, perdi sostenitori. Si tratta di una equazione facile facile. Nei prossimi mesi inizierà una lenta emorragia di consensi che ripoterà lui e la lega con i piedi per terra. Mentre altri si avvantaggeranno della posizione e del potere incautamente lasciato libero da mr. “pieni poteri”.

Caro Matteo, volevi urgentemente sfiduciare il governo, il governo ha sfiduciato te. Davvero una brutta sconfitta, non c’è che dire. Ma queste cose capitano, quando ti illudi di essere onnipotente.

Roma A. D. 2019

Sic Transit Gloria Mundi

Bacioni