Usque Ad Finem

La matematica è sempre stata la mia bestia nera, il disastro era intuibile sin dalle elementari, quando le prime esperienze con le divisioni mi procurarono un trauma paragonabile solo alla finale di coppa dei campioni persa dalla mia squadra del cuore. Ai rigori. Ma è alle medie che divenne chiara l’entità del cataclisma. Il mio rendimento era un pendolo che oscillava tra il “non ho mai visto un compito così brutto ” e “il ragazzo è intelligente (forse) ma di certo non si applica”. Deve essere per questo motivo che i miei genitori mi iscrissero al liceo scientifico. Ai tempi si ragionava così. Troppo vivace per fare il classico. Troppo classico per non fare un Liceo. Troppo borghese per fare l’artistico. Il risultato furono cinque anni di sangue sudore e lacrime. Alla fine, mi diplomai con 57/60 grazie a uno dei migliori temi di italiano della scuola ed all’orale di letteratura inglese – grazie anche a milioni di ore di ripetizioni di matematica. Totale: quando ho dovuto scegliere l’Università l’ho fatto ad una sola condizione, non doveva esserci la matematica. Niente, nulla, zero.

Venerdì, a quaranta e circa anni, ho sostenuto il mio primo esame di statistica, da matricola. Ho dovuto imparare ad applicare una quarantina di formule lunghe e piene di insidie, di quelle che solitamente si vedono nei film. Potete facilmente immaginare la faccia che ho fatto quando, sul manuale, ho letto per la prima volta frasi del tipo: “per ottenere il coefficiente inverso è sufficiente elevare al quadrato la media degli scarti dalla media di ciascuna variabile, ma solo dopo averne stimato il coefficiente di regressione”.

Fatto sta che venerdì ho fatto questo benedetto esame. Ora devo aspettare che lo correggano. Il risultato, già lo intuisco, non sarà un trenta e lode, ma ho dato veramente tutto quello che avevo, sono tornato comunque vincitore. Normalmente consigliamo ai ragazzi di studiare le materie in cui sono più “portati”. Alle volte mi domando se non stiamo sbagliando tutto. Perché vi assicuro che non sono mai “cresciuto” tanto come in questi mesi di studio pazzo e disperatissimo in cui mi sentivo impedito come quando ho dovuto imparare a camminare di nuovo – ma questo, magari, ve lo racconto un’altra volta.

Lasciate solo che vi dia solo un consiglio: affrontate le cose di cui avete più paura. Imparate a parlare in pubblico, a ballare o a nuotare, prenotate quella benedetta visita medica, dichiarate il vostro inconfessabile amore.

A renderci capaci di qualsiasi cosa non è la forza di cui disponiamo, ma l’intensità del nostro desiderio.

Quisque Faber

“Quisque Faber…”, diceva spesso mio nonno, con fare meditabondo. E nonna, sottovoce, aggiungeva “io non ci credo mica”. Da bambino pensavo che questo Quisque Faber fosse un personaggio famoso, un grande poeta, un cantante… crescendo, ho capito che la frase pronunciata da nonno era invece parte di un motto. Faber Est Suae Quisque Fortunae. Significa che ciascuno è artefice del proprio destino. “Io non ci credo mica”, aggiungeva nonna sottovoce. A Quisque Faber ho pensato quando ho conosciuto la storia di Manuel Bortuzzo, un bravo ragazzo, il giovane e promettente atleta che è stato gravemente ferito pochi giorni fa, durante un agguato infame, alla periferia di Roma. Manuel è stato raggiunto da un colpo da sparo che non era diretto a lui. Uno scambio di persona. Un errore. Un caso. Quella sera, non doveva nemmeno trovarsi lì. Stava andando al pub, ma gli avevano detto che c’era una rissa in corso, quindi, lui e la sua fidanzata avevano deciso di girare alla larga. Sono tornati sul posto dopo qualche ora, quando ormai la rissa era finita, per comprare le sigarette. Il caso… Il destino. Fatto sta che Manuel non potrà più camminare. La fidanzata, invece, è viva per “miracolo“. Alcune persone diranno che Dio ha voluto così, “io non ci credo mica”, direbbe nonna. Davvero non riesco a capire per quale motivo Dio dovrebbe desiderare che un ragazzo di diciannove finisca su una sedia a rotelle – con tutti i malfattori in buona salute che ci sono nel mondo. Troppo facile, nel bene e nel male, dare la responsabilità a Dio. Sono gli uomini che discutono, si insultano, bisticciano e poi sparano, accecati dal rancore.

Siamo piccoli, fragili e mortali. Esposti all’odio dei folli come a mille altri rovesci del destino.

Questo dovrebbe essere un buon motivo per dedicarci esclusivamente ad amare. Impegnare il tempo che abbiamo a disposizione per fare esclusivamente del bene.

La vita è davvero troppo corta per discutere.
Di noi, resterà solo l’amore che abbiamo donato.

Fatti e Misfatti

– Da oggi, il diploma della scuola di scrittura Holden di Torino, per lo Stato italiano, vale come la Laurea.

– Da oggi, il diploma del Centro Sperimentale di Cinematografia, per lo Stato italiano, vale come la Laurea.

– Questo Governo ha mandato un geometra ad occuparsi di lotta ai tumori presso l’IRCCS di Milano (18.000 pazienti ogni anno)

– Questo Governo ha scelto Lino Banfi per rappresentare l’Italia all’UNESCO (avete letto il curriculum degli altri?)

– Briatore ha affermato che non manderà il figlio all’Università, perché tanto è inutile, e il Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ha detto in TV che Briatore ha ragione perché “Le competenze al giorno d’oggi si possono acquisire in tanti modi”.

Uniamo i puntini: studiare, in questo Paese, non serve a nulla, chiunque può fare qualsiasi cosa, basta svegliarsi la mattina e cambiarsi la giacca (stile Salvini). Questo è il messaggio CRIMINALE che stanno inviando alle nuove generazioni. È l’unico modo che hanno per assicurarsi una buona base elettorale e quindi il potere.

Cialtroni ❤️

Resistere non è più un’opzione, è un dovere.

Diffondiamo cultura e consapevolezza.

Senza Scuse

15.326 miliardi di euro di PIL, la prima potenza commerciale al mondo per esportazioni di manufatti e servizi, 340ml di cittadini che usano la stessa moneta.

Tutto questo dà, come risultato, 26 Paesi che discutono per un mese su come accogliere 49 disperati.

Qualcuno abbia il coraggio di dire che salvare solo donne e bambini è un gesto gravemente sessista e discriminatorio.

Ci sono 49 esseri umani alla deriva.

Una nazione civile li accoglie tutti.
Senza se e senza ma.

La Divisa Indecorosa

Chiariamo definitivamente questa storia del Ministro e la divisa in tre semplici punti.

1. Il reato di Usurpazione di Titoli o Onori è stato depenalizzato nel 1999. Questo però non significa che chiunque possa indossare in pubblico la divisa dei carabinieri o l’abito talare. La condotta è ancora perfettamente ILLECITA.

Difatti, ai sensi dell’art. 498 del codice penale italiano “Chiunque […] ABUSIVAMENTE porta in pubblico la DIVISA o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario […] ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 154 euro a 929 euro”.

2. TUTTAVIA, la Cassazione ha chiarito che l’art. 498 tutela la PUBBLICA FEDE, per cui, per la configurazione dell’illecito, non è sufficiente che il soggetto agente porti la divisa, ma è NECESSARIO che, indossando quella divisa, intenda attribuirsi una qualifica che non gli compete.

3. Resta tuttavia il fatto che dal punto di vista MORALE e POLITICO è a dir poco SCANDALOSO che un Ministro indossi una divisa delle forze dell’ordine per FARE UN COMIZIO POLITICO – no, Renzi non l’ha mai fatto; no, il Ministro dell’Interno non è il capo delle forze armate e non ha nessun titolo per farlo.

Cialtroni
❤️

Roma A. D. 2019

La divisa appartiene alla Nazione.
Non può diventare il simbolo di un partito.