La festa

Quando il Monte dei Paschi di Siena si è trovato al centro esatto di una indagine che avrebbe potuto sconvolgere definitivamente il panorama politico e istituzionale di questo Paese, David Rossi, il responsabile della comunicazione della banca, fece sapere ai magistrati che avrebbe voluto collaborare. Pochi giorni dopo, quell’uomo è morto, si è suicidato gettandosi dal balcone del suo ufficio. Ricordo che rimasi molto colpito dalla vicenda, non tanto per il suicidio in sé – anche altri scandali simili, in Italia, ne hanno causati – ma per il ruolo ricoperto da David: mi domandai come mai “il primo a pagare” fosse proprio il responsabile della comunicazione. Nella mia ingenuità credevo che si trattasse di un ruolo marginale o comunque non dirigenziale.

Ad aprirmi gli occhi c’ha pensato la (non) intervista che le Iene hanno fatto all’ex Sindaco di Siena. Dal servizio, realizzato con i soliti metodi che caratterizzano le Iene, non si capisce se Piccini sapesse che stavano registrando e se volesse o meno rilasciare certe dichiarazioni. Quel che è certo è che a suo avviso 1) nessuno, a Siena, crede che Rossi si sia ucciso 2) Rossi aveva gestito 40 milioni di euro in cinque anni, perché, come responsabile della comunicazione si occupava anche delle sponsorizzazioni 3) Rossi sarebbe stato a conoscenza di alcuni “festini” a cui avrebbero partecipato esponenti di spicco della Magistratura e delle Istituzioni. Eccoli qui: i festini. Quando indaghi sugli scandali, quando scavi nella melma, alla base di ogni stortura di questo Paese trovi sempre questi maledetti festini. Intrecci inconfessabili tra i poteri (occulti) dello Stato. Cocaina. Escort e Trans.

Una persona che stimo e conosco da molti anni ha avuto un ruolo di spicco nella politica regionale del Lazio. Un giorno, discutendo di politica, mi ha detto: a parte il periodo della campagna elettorale, io ho sempre cenato a casa mia. Tutti i santi giorni, alle 21.30, ero a letto, a dormire. Perché la mattina dopo, alle 8.00 in punto, entravo in ufficio. Credo che alla fin fine tutto si riduca a questa distinzione elementare. Il problema principale, per la nostra democrazia, non è la presunta differenza tra rossi e neri, imprenditori e statali, laici e religiosi, ma la distinzione che passa tra quelli che la sera vanno alle feste e quelli che invece tornano a casa, cenano e vanno a dormire. Provo un certo sconforto ad ipotizzare quanta influenza abbiano sulle nostre vite i festini in cui si incontrano massoni, finanzieri, politici, mafiosi e persino magistrati mentre il resto del Paese dorme per presentarsi puntuale il giorno dopo al lavoro.

Ma la cosa che mi brucia più di tutte è che non ci invitate mai.

Bastardi.

La strada giusta.

Se state iniziando a pensare a quale corso di laurea iscrivervi, il mio consiglio è di prendere in esame la classifica degli Atenei italiani stilata annualmente dal Censis, di tenere in seria considerazione le statistiche occupazionali e di studiare con altrettanta attenzione le previsioni sullo sviluppo economico del nostro Paese.

Quando avrete raccolto dati a sufficienza, buttate tutto ed iscrivetevi alla Facoltà per la quale vi sentite più portati.

Studiate ciò che amate.
Inseguite i vostri sogni.

Non c’è altro ragionamento da fare.
Cialtroni

La Vespa Regina.

Bossetti è stato condannato all’ergastolo – anche in appello. Qualcuno dirà: viva la giustizia! Da un certo punto di vista lo dico anche io. Permettetemi però di sollevare qualche piccolo dubbio. A me pare che questo processo si regga interamente sui risultati di una complicatissima perizia. A parte ciò, non c’è lo straccio di una prova. Spero sia davvero il colpevole. Ma tendo a sospettare delle condanne senza arma del delitto, senza un solo testimone, senza un movente certo – ripeto “certo”. Perché fare ipotesi non costa nulla e siamo sempre in tempo. Nel caso di Yara, come nel caso di Chiara Poggi, è tutta una questione di frammenti di DNA… e di indizi… Lo sarebbe stato anche per Meredith, ma ci furono parecchie discussioni sul coltello trovato nella cucina di Sollecito. Soprattutto, in quel caso si ritenne “contaminata” la scena del delitto a causa di molti e maldestri errori investigativi. Insomma, alcune volte inquirenti e periti interpretano con certezza scientifica frammenti di DNA esposti per mesi alle intemperie, altre volte sembra che abbiano a che fare con i fantasmi, ignorano, contaminano o addirittura perdono le prove. Per questo motivo, io non riesco ad essere del tutto soddisfatto per l’esito del processo Bossetti. Spero davvero sia stato lui.

Perché la sicurezza di tutti noi non dipende solo dal fatto che in giro non ci siano criminali, ma anche dal fatto che nessuno possa essere condannato all’ergastolo senza prove.

Ps:  Il DNA è la prova regina solo se il tuo professore di Procedura Penale è Bruno Vespa: la Vespa Regina. Confessio Est Regina Probationum. Il resto è giornalismo.

Malintesi

Venerdì mattina ero a Roma, sulla metro A, con il mio amico Flavio. Mentre stavamo parlando, ho notato che Flavio gettava spesso lo sguardo alle mie spalle. A un certo punto mi fermo e gli chiedo: “che succede?”. “Niente, c’è un ragazzo dietro di te che ti guarda… e fa gli occhi dolci”. “Ti sbagli”. “No, no, ti assicuro che lo sta facendo da quando siamo entrati. Sei diventato un’icona gay!. “Non fare il cretino”. “Ahahahah già ti vedo sulle copertine dei giornali! Comunque anche la ragazza che sta con lui ti guarda”. “Certo, adesso mi guardano tutti”. “Magari seguono il blog e ti hanno riconosciuto”. “Improbabile”.

Chiusa la discussione, scendiamo dalla metro, facciamo quattro passi e entriamo nel McDonald’s di Piazza di Spagna. Quando sto per addentare il mio panino si avvicina un uomo sulla quarantina mi dà una forte pacca sulla spalla e mi dice “Sempre grande, eh, daje!”. Di riflesso rispondo “anche tu!”. Si allontana sorridendo. “Lo vedi, ormai ti riconoscono ovunque”. “Ma figurati, chissà per chi mi avrà preso“. “Veramente, anche i ragazzi del tavolo sulla destra ti guardano, ma non sembrano molto felici di vederti”. Li osservo per un secondo. Effettivamente, mi stanno guardando male. Penso: forse è qualcuno con cui ho discusso su Facebook, oppure qualcuno che ho bocciato sei volte all’esame… Per non saper né leggere né scrivere, decido di tenere lo sguardo fisso sul panino. Finiamo di mangiare. Appena usciti dal McDonald’s incrociamo un prete che ci abbaglia con un sorriso a trentadue denti e mi fa l’occhiolino. Siamo perplessi. La situazione inizia a farsi inquietante. Quando finalmente rientro in casa passo distrattamente davanti allo specchio e resto fulminato: le chiacchiere stanno a zero, la t-shirt della Roma la posso mettere solo quando vado allo stadio.

Il nuovo reato di tortura

Come certamente saprete, da ieri il reato di tortura è finalmente entrato a far parte del nostro ordinamento giuridico. Da oggi sono quindi formalmente perseguibili tutti coloro i quali, in assenza di oggettive e comprovate cause di esclusione della punibilità, reiterano una delle seguenti espressioni ingiuriose e diffamatorie: “quando ti laurei?”, “quando ti sposi?”, “quando fai un figlio?”; inviano quotidiani inviti a giocare a farmville, candy crush et compagnia cantante, condividono dolosamente foto di spiagge caraibiche accompagnate da commenti del tenore di “ciao poveri”, “sole ne abbiamo?” e “lasciatemi qui”; occupano stabilmente la corsia di sorpasso senza superare mai i ventisette chilometri orari, scrivono “pultroppo”, “salciccia” e “se io avrei” o mettono il bacon nella carbonara.

La pena è aumentata di un terzo in caso di “università della strada”, “scrivi amen e condividi” e “insegna agli angeli a”.

Ergastolo senza passare dal via
per tutti coloro i quali, pur essendo stati esplicitamente diffidati, chiedono insistentemente “a cosa stai pensando?” dopo essersi carnalmente congiunti con la vittima.

Sono finiti i tempi belli.
Da oggi pagherete tutto.
Cialtroni