Felloni.

La Polizia di Stato di Ragusa ha arrestato il capo di un gruppo di volontari dei Vigili del Fuoco che, durante il turno e con la complicità di altri quindici colleghi, appiccava incendi e simulava richieste di intervento al fine di partecipare alle successive operazioni di spegnimento e far percepire a tutto il gruppo l’indennità che lo Stato riconosce in caso di emergenze – circa 10 euro l’ora.
I Volontari dei Vigili del Fuoco appiccavano incendi. 
Non so come la vediate voi, ma secondo me il principale problema di questo Paese non è che arrivano troppi barconi, ma che non ne partono abbastanza. 
Felloni <3

La strada giusta.

Se state iniziando a pensare a quale corso di laurea iscrivervi, il mio consiglio è di prendere in esame la classifica degli Atenei italiani stilata annualmente dal Censis, di tenere in seria considerazione le statistiche occupazionali e di studiare con altrettanta attenzione le previsioni sullo sviluppo economico del nostro Paese.

Quando avrete raccolto dati a sufficienza, buttate tutto ed iscrivetevi alla Facoltà per la quale vi sentite più portati.

Studiate ciò che amate.
Inseguite i vostri sogni.

Non c’è altro ragionamento da fare.
Cialtroni

La Vespa Regina.

Bossetti è stato condannato all’ergastolo – anche in appello. Qualcuno dirà: viva la giustizia! Da un certo punto di vista lo dico anche io. Permettetemi però di sollevare qualche piccolo dubbio. A me pare che questo processo si regga interamente sui risultati di una complicatissima perizia. A parte ciò, non c’è lo straccio di una prova. Spero sia davvero il colpevole. Ma tendo a sospettare delle condanne senza arma del delitto, senza un solo testimone, senza un movente certo – ripeto “certo”. Perché fare ipotesi non costa nulla e siamo sempre in tempo. Nel caso di Yara, come nel caso di Chiara Poggi, è tutta una questione di frammenti di DNA… e di indizi… Lo sarebbe stato anche per Meredith, ma ci furono parecchie discussioni sul coltello trovato nella cucina di Sollecito. Soprattutto, in quel caso si ritenne “contaminata” la scena del delitto a causa di molti e maldestri errori investigativi. Insomma, alcune volte inquirenti e periti interpretano con certezza scientifica frammenti di DNA esposti per mesi alle intemperie, altre volte sembra che abbiano a che fare con i fantasmi, ignorano, contaminano o addirittura perdono le prove. Per questo motivo, io non riesco ad essere del tutto soddisfatto per l’esito del processo Bossetti. Spero davvero sia stato lui.

Perché la sicurezza di tutti noi non dipende solo dal fatto che in giro non ci siano criminali, ma anche dal fatto che nessuno possa essere condannato all’ergastolo senza prove.

Ps:  Il DNA è la prova regina solo se il tuo professore di Procedura Penale è Bruno Vespa: la Vespa Regina. Confessio Est Regina Probationum. Il resto è giornalismo.

Malintesi

Venerdì mattina ero a Roma, sulla metro A, con il mio amico Flavio. Mentre stavamo parlando, ho notato che Flavio gettava spesso lo sguardo alle mie spalle. A un certo punto mi fermo e gli chiedo: “che succede?”. “Niente, c’è un ragazzo dietro di te che ti guarda… e fa gli occhi dolci”. “Ti sbagli”. “No, no, ti assicuro che lo sta facendo da quando siamo entrati. Sei diventato un’icona gay!. “Non fare il cretino”. “Ahahahah già ti vedo sulle copertine dei giornali! Comunque anche la ragazza che sta con lui ti guarda”. “Certo, adesso mi guardano tutti”. “Magari seguono il blog e ti hanno riconosciuto”. “Improbabile”.

Chiusa la discussione, scendiamo dalla metro, facciamo quattro passi e entriamo nel McDonald’s di Piazza di Spagna. Quando sto per addentare il mio panino si avvicina un uomo sulla quarantina mi dà una forte pacca sulla spalla e mi dice “Sempre grande, eh, daje!”. Di riflesso rispondo “anche tu!”. Si allontana sorridendo. “Lo vedi, ormai ti riconoscono ovunque”. “Ma figurati, chissà per chi mi avrà preso“. “Veramente, anche i ragazzi del tavolo sulla destra ti guardano, ma non sembrano molto felici di vederti”. Li osservo per un secondo. Effettivamente, mi stanno guardando male. Penso: forse è qualcuno con cui ho discusso su Facebook, oppure qualcuno che ho bocciato sei volte all’esame… Per non saper né leggere né scrivere, decido di tenere lo sguardo fisso sul panino. Finiamo di mangiare. Appena usciti dal McDonald’s incrociamo un prete che ci abbaglia con un sorriso a trentadue denti e mi fa l’occhiolino. Siamo perplessi. La situazione inizia a farsi inquietante. Quando finalmente rientro in casa passo distrattamente davanti allo specchio e resto fulminato: le chiacchiere stanno a zero, la t-shirt della Roma la posso mettere solo quando vado allo stadio.

La verità è sempre pericolosa

Anni fa ero fidanzato con una ragazza parecchio intelligente e di una bellezza unica, ma totalmente, completamente e definitivamente incapace di guidare. Capitava raramente che prendesse la sua macchina, ma quando accadeva passavo letteralmente le pene dell’inferno. Considerato che non metteva la freccia, partiva in ritardo ai semafori ed oscillava paurosamente da una corsia all’altra perché era sempre incerta su quale fosse la giusta direzione da prendere, un automobilista su due le suonava, le faceva i fari o la insultava in qualche modo.

E lei, ogni santa volta attaccava con questa storia “fanno così perché sono una donna, se fossi stata un maschio non si sarebbero mai permessi!”. Fino a quando un giorno non ce l’ho fatta più e ho sbottato: “Perdindirindina, fanno così perché sei un PERICOLO PUBBLICO! Guidi peggio di un principiante ubriaco il primo giorno di scuola guida, il sessismo non c’entra nulla, fattene una ragione!” Ovviamente ne è nata una discussione infinita. Il punto è che uno dei peggiori effetti delle discriminazioni sociali è che le vittime finiscono per vederle ovunque. Considerato che la società è effettivamente razzista, classista e prevenuta, alcune persone rischiano di convincersi che nessuno le giudichi MAI per ciò che effettivamente fanno o non fanno.

Come diretta conseguenza, non tollerano le critiche e si convincono di avere sempre ragione. In questo modo, il pregiudizio realizza due danni: danneggia sia chi non ha colpe sia chi ne ha. Ad esempio, le tantissime donne che sanno guidare devono sopportare di essere giudicate “incapaci a prescindere”, mentre le poche che non sanno guidare hanno una comoda scusa per continuare a mettere la freccia a sinistra, prima di svoltare a destra.

Poi, se per il bene di tutti ti azzardi a dire la verità, ti ritrovi magicamente senza ragazza.

Cialtrone