Temo i Greci, anche quando portano doni. L’ho imparato giocando a scacchi con mio padre. Significa che devi fare attenzione quando il tuo avversario lascia indifeso un pezzo. Potrebbe non essersi accorto che era sotto attacco, oppure, potrebbe aver progettato una trappola. Ad esempio, papà era molto geloso del suo esercito: dietro una pedina sguarnita, un alfiere privo di difese, un cavallo isolato, si nascondeva spesso un contrattacco.
Fulmineo, implacabile, letale.
Temo i Greci, anche quando portano doni, afferma Laocoonte nell’Eneide di Virgilio, mettendoci in guardia sul valore ambiguo del dono. Il regalo è un mezzo potente per condizionare la condotta di chi lo riceve. Supera subdolamente le mura di cinta, aggira le difese.
Ecco perché tutte le aziende sfruttano “i premi” per vincolare i consumatori. Pensate a quante volte, per strada, qualcuno ha provato a “regalarvi” una penna, una cartolina o un fiore, per poi chiedere in cambio qualcosa. Oppure, alle banalissime raccolte punti che facciamo per ricevere “i premi” che abbiamo già pagato (in)consapevolmente con la nostra spesa.
Pensate ai social network.
Il primissimo slogan di Facebook era: è gratis e lo sarà per sempre. Tutte le altre piattaforme, hanno poi replicato lo stesso schema, offrendoci un servizio “gratuito”. Il risultato è che, con il passare del tempo, ne siamo diventati dipendenti – in più di un senso.
Temo i Greci anche quando portano doni.
A questo motto ho pensato domenica sera, guardando l’Odissea di Nolan. Mi è tornata in mente la grande ammirazione che, da bambino, nutrivo per Ulisse e per i suoi stratagemmi, incontrati per la prima volta, nei racconti di mio padre.
Molto prima di studiare l’antropologia di Mauss, la filosofia di Derrida e la psicologia di Cialdini, Ulisse mi ha insegnato il valore potente del dono, la sua carica subdola e vincolante.
Un tema sul quale riflettere per capire la natura umana.
Imparare a difendersi, a vivere con meno.
28.7.2026
Tenere alta la guardia.
Saper dire di no.


