Esemplare

“Non è importante capire chi è Vannacci, ma perché tanta gente lo appoggia. La vera questione è la cittadinanza. In Italia vige lo jus sanguinis, basta avere un bisavolo italiano per diventare italiani. Mentre non lo sono ragazzi nati e cresciuti qui. Per fortuna Egonu, Silla ed altre sono diventate italiane prima di compiere 18 anni, quando lo sono diventati i loro genitori: altrimenti non avrebbero potuto giocare in Nazionale”.

Julio Velasco è così. Non sbaglia una frase, un commento, una virgola. Non spreca una parola. Pochi giorni fa si è raccontato in una lunga intervista al Corriere in cui ha parlato letteralmente di tutto. Sempre con grande saggezza ed autenticità.

Ha raccontato di essere rimasto orfano di padre quando era ancora un bambino; della sua gioventù di rivoluzionario di sinistra, innamorato del Che; dell’arresto del fratello minore, incarcerato e torturato dai militari per un mese e mezzo.

Ha raccontato dei suoi amici uccisi dal regime e della sua fuga da La Plata a Buenos Aires, dove, per i primi tempi, riuscì a sopravvivere facendo le pulizie, lavando i vetri di una banca.

Ad oggi, Velasco è uno spettacolare mix di culture, di filosofia e di saggezza popolare.

Sembra che abbia sempre preso il meglio da tutto ciò che ha visto e fatto nella sua lunga carriera, sembra che abbia imparato qualcosa da ogni più piccola gioia o grande dolore

Ad impressionarmi di lui non sono tanto le vittorie (l’ultima, strepitosa, risale a pochi giorni fa) quanto la sua grande capacità di raccontare lo sport ed i suoi valori, dando l’idea di essere una persona seria, estremamente competente ed altrettanto leale.

Julio Velasco è un motivatore, un grande conoscitore dell’animo umano ed un campione.

Un uomo di sport raro ed esemplare.

Nel vero senso della parola.

Non disturbate il conducente

Ieri il Senato ha approvato il DL Sicurezza sul quale il Governo aveva posto la fiducia – piallando, così, non solo il dibattito parlamentare, ma ogni dissenso o scrupolo di coscienza interno alla maggioranza.

Perché il Parlanento è ormai un optional.

La libertà di coscienza è un vezzo borghese.

Insomma, il metodo adottato dalla maggioranza è stato coerente con un decreto fortemente incentrato sulla criminalizzazione del dissenso – soprattutto quando si tratta di grandi opere.

A parte ciò, per il governo è essenziale ampliare i poteri dei servizi segreti, boicottare la cannabis light ed evitare che gli extracomunitari possiedano un cellulare.

Il modello è chiaramente l’Ungheria di Orban.

L’ispirazione proviene dal nostro più inglorioso passato.

Occhio, come ama dire Bersani, “questi si stanno portando avanti col lavoro”.

5.6.2025

Oggi siamo tutti più sicuri?
Certamente.
Siamo sicuri di vivere in uno Stato di Polizia, ogni giorno meno libero e democratico.

L’Italia, La Capitale

Ieri, a Roma, c’erano 250mila persone provenienti da tutto il mondo per assistere alla messa di intronizzazione di Leone XIV. Tra queste, molti e importanti uomini politici.

A Roma, ieri, 68 mila persone hanno riempito lo Stadio Olimpico per assistere all’ultima partita da allenatore di Claudio Ranieri e accompagnare la squadra in un cammino trionfale verso l’Europa – dopo una prima parte di campionato da incubo, che l’aveva trascinata a pochi passi dalla zona retrocessione.

Ieri, 11 mila persone, a Roma, hanno assistito agli Internazionali di tennis.

Potete immaginare l’intensità dello stress test a cui è stata sottoposta la città, in termini di sicurezza e di organizzazione.

Totale: è andato tutto bene. Zero problemi, zero disagi, zero incidenti.

È una bella notizia per l’Italia – che fa bella figura – e per una Città la cui estensione urbana è paragonabile a poche altre capitali europee e che, anche per questo motivo, soffre di annosi e mai risolti problemi.

I nostri difetti sono ben noti – anche perché noi italiani non facciamo nulla per nasconderli.

Ma dobbiamo anche avere il coraggio e la buona fede di riconoscere quando facciamo bella figura.

Grazie Sindaco,
grazie Roma
❤️

19.5.2025

Dare a Cesare quel che è di Cesare.

PS: Tra tutte queste cose importanti che si sono svolte senza intoppi a Roma, mi piace menzionare anche il matrimonio di mio cugino Andrea – l’evento più temuto dalla Questura 😉 (Auguri agli sposi!) ❤️

I giovani (s)comodi

Crepet ha dichiarato che “dietro ai problemi di molti giovani c’è l’eredità. Hai la casa della nonna: la affitti e stai a posto”.

Una affermazione del genere disorienta, risulta molto difficile da commentare.


Non è facile capire se sia più alto il livello di qualunquismo o quello di astrazione dalla realtà sociale.

“Molti giovani”.

Quanti? Quali? In Italia?
Di cosa diavolo stiamo parlando?

Parliamo della generazione che fatica a trovare lavoro pur avendo tre lauree e due master. Di quelli che sono costretti ad emigrare. Di quelli che consegnano pizze e vendono hamburger per due spicci.

Parliamo della generazione che fa stage e tirocini mai retribuiti.

Di quelli che non avranno mai una pensione, che dovranno porre rimedio ai disastri ambientali causati da chi li ha preceduti, di quelli che sono nati con un ingente debito pubblico sulle spalle.

Salta fuori Crepet e torna a cantare la sua canzone preferita: i giovani stanno male perché la loro vita è troppo comoda!

Come se lui invece avesse fatto la Seconda guerra mondiale, come se non fosse cresciuto in un’epoca di grande pace, sviluppo economico e prosperità.

I numeri parlano: le statistiche, i dati sul potere d’acquisto, sulle pensioni e sugli stipendi.

Negli anni ‘70, la laurea era il biglietto di ingresso nel mondo del lavoro, oggi, è solo l’inizio di un percorso lungo e tortuoso, fatto di sacrifici e sfruttamento.

“I giovani d’oggi” che vivono comodi sono forse i figli dei (sempre meno) ricchi e benestanti.

Tutti gli altri fanno una fatica bestiale.

E devono anche sopportare le ramanzine di Crepet.

13.4.2025

Affitta la casa di nonna.
E vai a dormire sotto i ponti.

Le etnie e le sensibilità

Alcune etnie non hanno la nostra stessa sensibilità verso le donne, ha dichiarato il ministro della giustizia.

La nostra stessa sensibilità.

In Italia, il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto meno di un secolo fa.

Meno di un secolo fa, le donne italiane erano cittadine di serie b, recluse in casa e discriminate in ogni ambito, svilite dal machismo tossico di un regime dittatoriale che trovava il suo maggiore feticcio nella forza e nella violenza virile.

Oggi la nostra grande sensibilità è quella del branco di Caivano o di quello di Palermo?

È quella che ha portato alla scomparsa di Chiara, o quella che ha causato la morte di Yara?

Di cosa diavolo stiamo parlando?

La violenza fa parte dell’animo umano. Si manifesta ovunque in mille forme diverse.

La Costituzione insegna che la responsabilità penale è personale – non della famiglia, non del gruppo sociale, non dell’etnia.

Ciascuno risponde di sé, per ciò che fa o non fa.

Ed è gravissimo che io oggi debba essere costretto a ricordare una cosa tanto importante e al tempo stesso basilare.

4.4.2025

La nostra grande sensibilità