Due pesi, mille scuse

Le ragazze americane se la sono andata a cercare, perché avevano la minigonna ed erano ubriache, Cucchi se lo meritava perché era un drogato – e spacciava, mentre Aldovrandi era antipatico, si vestiva male e probabilmente scalciava.

Passate la vita a giustificare assassini e criminali della peggior specie e poi i buonisti saremmo noi, che non facciamo distinzioni per il colore della pelle e non gettiamo fango sulla vittima, ma vorremmo semplicemente che i criminali fossero giudicati – tutti – e scontassero la propria cattiveria con la galera, pagando il proprio debito “secondo giustizia”, fino all’ultima ora dell’ultimo giorno di carcere.

Perché la verità è che della sofferenza della vittima, della responsabilità del criminale e della sicurezza del Paese a voi non frega assolutamente nulla.

Cercate solo un pretesto per sfogare il vostro squallido e nauseante razzismo.

Integerrimi paladini della legalità, oggi, vigliacchi e comprensivi difensori di violenti, assassini e stupratori, domani.

Maledetti cialtroni, sempre.

Roma A.D. 2018

Il fascismo non è un’opinione.
È un crimine.

Undici Cammelli, Una Sola Fiction.

Ora che il padre era morto, i tre figli avrebbero finalmente avuto diritto a dividere tra loro l’eredità: undici cammelli.
Decisero che ne avrebbero discusso la domenica mattina, al mercato, di fronte a sette testimoni scelti tra i più autorevoli ed anziani abitanti del villaggio. Nel pieno rispetto della tradizione.
A prendere la parola fu Davide, il primogenito.
“Cari fratelli, la legge del nostro Paese prevede che al primogenito spetti la metà esatta dell’eredità. Avrei diritto quindi a cinque cammelli e mezzo. Considerato che io sono il primogenito e dunque il più importante, la mia proposta è questa: lasciate che io prenda sei cammelli e dividete tra voi ciò che resta”.
A quel punto, Giobbe rispose:
“La legge del nostro Paese prevede che a me spetti un quarto dell’eredità. Ma un quarto di undici è pari a due virgola settantacinque. Sono sempre stato troppo piccolo per ricevere onori e troppo grande per essere coccolato. Per questo motivo, vi pregherei di risarcirmi arrotondando in eccesso ciò che mi spetta. E dividere tra voi ciò che resta”.
Infine, Giuseppe disse:
“La legge del nostro Paese prevede che a me spetti un sesto dell’eredità. Dunque, un sesto di undici. Considerato che mi spetterebbe un cammello virgola otto e che voi avete già avuto molto dalla vita, vi pregherei di non applicare alla lettera la norma: datemi dunque due cammelli, e dividete tra voi ciò che resta”
La situazione era chiara, ciascuno avrebbe voluto ottenere qualcosa in più, ciascuno aveva le sue valide motivazioni e nessuno intendeva cedere.

I tre fratelli iniziarono quindi a discutere ed andarono avanti per undici settimane, fino a quando, nel villaggio, non arrivò un giudice.

Village

Il giudice si chiamava Saul ed arrivò a Samarcanda in groppa al suo unico cammello.
Nessuno sapeva da dove provenisse né dove fosse diretto.
Ma tutti conoscevano bene la sua fama di esperto cultore della legge e raffinato conoscitore del cuore degli uomini.
Per questo motivo, Saul fu accolto con estrema cura.
Alla fine di un lauto banchetto organizzato in suo onore, il capo del villaggio si avvicinò al giudice e raccontò la storia dei tre fratelli.
Dopo aver brevemente riflettuto, Saul disse che avrebbe risolto la controversia.
Aggiunse che nessuno si sarebbe lamentato della sua decisione.

Il giorno seguente ordinò che fossero condotti presso di lui i tre fratelli, gli undici cammelli ed i sette testimoni.
L’intero villaggio accorse per ascoltare la sentenza.
Saul pronunciò le formule di rito.

Poi, disse:

“Cari amici, mi avete accolto in questo villaggio con molti onori ed amicizia. Ho quindi deciso che metterò a disposizione di questi fratelli il mio unico cammello. Adesso, il loro asse ereditario ammonta a dodici splendidi esemplari. Facciamo dunque i conti: al primogenito spetta la metà dell’eredità, avrà quindi diritto a ben sei cammelli. Al secondogenito spetta un quarto, avrà quindi diritto a tre cammelli. Infine, a Giuseppe spetta un sesto dell’eredità, avrà quindi diritto a due cammelli. Questa è la mia sentenza, nel nome di Dio, giustizia è fatta.”

I tre fratelli non credevano alle proprie orecchie.
Si affrettarono quindi a prendere ciò che spettava loro.
Ma sei più tre più due fa undici.
Nello stupore generale, Saul risalì sul unico cammello.
E si rimise in viaggio.

Questa antica storiella araba, che ho trascritto a parole mie, è davvero interessante e ci consente di riflettere su molte e delicate questioni.

La prima è sicuramente l’idea che un giudice non può limitarsi ad applicare la legge, altrimenti la giustizia si trasforma in qualcosa di freddo e matematico. Al contrario, il giudice deve saper interpretare la legge, ovvero, mettere in gioco la propria cultura, le proprie idee, la propria personalità. Insomma, il giudice deve necessariamente mettere in gioco il proprio cammello, “regalando” alle parti qualcosa di molto personale. Altrimenti, verrebbe meno al proprio compito. Alla propria missione.

La seconda è che il giudice è uno straniero. Questo ne garantisce l’imparziale oggettività. Paradossalmente, l’unica persona in grado di comprendere e risolvere il problema più spinoso del villaggio non appartiene al villaggio.

L’ultima è che questo racconto ci può aiutare a comprendere cosa sia una fictio juris: un antico procedimento logico in base al quale i giuristi suppongono come vero qualcosa di non vero, pur di colmare una lacuna e risolvere una controversia.

In questi giorni, ho corretto i compiti di informatica giuridica dei miei studenti. Sono rimasto mediamente soddisfatto e ho potuto accordare molti bei voti. Purtroppo, sono anche stato costretto a leggere che molti anni fa la magistratura condannava le frodi informatiche sulla base dell’art.640 del codice penale (truffa) “COME SE FOSSE UNA FICTION”.

Cosa volete che vi dica?
In momenti come questi rimpiango di non aver fatto il musicista.

Il nuovo anno è appena iniziato e già andiamo male ragazzi.
Molto.
Molto male
.