LA SPIA

“Delazione” è il termine esatto. Sta a indicare la soffiata, il mormorio del codardo, la vigliaccata dell’infame. Con questa parola si usa indicare ciò che facevano certi italiani durante il fascismo, quando, in cambio di denaro o favori, indicavano al regime dove si trovassero gli ebrei – braccati, in fuga, nascosti per fuggire alle atroci torture e alla morte nei campi di concentramento.

“Delazione” è una parola orribile, non ha niente a che fare con la denuncia del cittadino democratico e civile che si reca a testa alta dall’autorità costituita e si prende le sue responsabilità. Il delatore resta nell’ombra, spesso non ha prove, smercia pettegolezzi, sussurri, sospetti.

C’è poco da stare allegri quando le città tornano ad essere popolate da delatori.

La loro presenza è un segnale, indica che la civiltà democratica è in declino, che le persone odiano, invidiano, diffamano il vicino di casa. E magari lo fanno solo per vendicarsi della discussione nell’ultima riunione di condominio, per il posto auto o il rumore della televisione.

Sappiamo bene chi dobbiamo ringraziare se siamo scesi a questo livello infimo.

Roma 24.1.2020

“Mi hanno detto che questa è una famiglia di criminali”

Un esercito di schiavi

Hanno scoperto che in un capannone di Torino centinaia di immigrati lavoravano in condizioni a dir poco disumane, dieci ore al giorno, senza riscaldamento, pochi minuti di pausa per mangiare, chiusi a chiave dal padrone senza una via di fuga in caso di incendio o altro incidente, ciascuno di loro otteneva diciotto euro – diciotto euro – se riusciva a confezionare almeno mille scatole di pennarelli in una giornata lavorativa.

L’analfarazzista dirà: “la colpa è dei buonisti che agevolano l’immigrazione clandestina, e poi l’imprenditore era cinese quindi tutto torna!” – mettendo così insieme in un’unica frase un numero impressionante di stupidaggini.

1. Noi non caldeggiamo nessun tipo di clandestinità, pensiamo semplicemente che se ci sono persone in pericolo di vita in mezzo al mare debbano essere salvate. Punto. Poi discutiamo di documenti, di ridistribuzione, di richieste di asilo ecc. La vostra soluzione è invece ignorare le richieste di aiuto, lasciare queste persone in mare fino a quando la barca non si ribalta e continuare a raccogliere corpi senza vita di bambini sulle nostre coste. Oppure (genialata) pensate bene di sequestrarli e usarli come merce di scambio per ricattare l’Europa.

2. La nostra idea è che se c’è una guerra nel mondo, se la gente muore di fame o vive in pessime e pericolose condizioni sanitarie, ha il sacrosanto diritto di migrare.

3. Se queste persone vengono sfruttate e trattate come bestie è proprio grazie alle vostre inique leggi e misure “sulla sicurezza” che hanno prodotto un numero impressionante di clandestini e quindi una massa di disperati.

4. “Eh ma l’imprenditore era cinese”. E allora? Padrone cinese non significa che gli investimenti, i soldi e il lavoro prodotto provenissero o finissero interamente in Cina. E poi l’imprenditore cinese per voi non è mai stato un “vero straniero” – ad esempio lo osannate allo stadio quando compra la vostra squadra del cuore.

Perché alla fin fine non esiste l’immigrato o lo straniero, esiste solo il povero e il disperato.

I ricchi, ovunque vadano, possono mettersi comodi: sono sempre a casa loro.

Torino 18.1.2020

Mala Tempora Currunt

– Restiamo umani

Cuccioli di Koala

Tante persone, in queste ore, condividono foto di Koala scampati ai devastanti incendi in Australia, dimostrando grande sensibilità ed empatia per gli animali. La cosa curiosa è che buona parte di queste persone non fa alcuna fatica ad odiare gli esseri umani, quando sono gli esseri umani a scappare da guerre, incendi, dittature e fame. Come dire: il Koala è così tenero… è assurdo vero? Mi fa venire in mente il vegano che, pochi giorni fa, esultava per la morte di un cacciatore.

Chiariamo bene, qui non si tratta di scegliere tra due forme di “pietas”, ma di evitare due odiose forme di fondamentalismo. Non dobbiamo scegliere tra l’amore per l’uomo e quello per il koala. Non ha senso mostrare compassione per uno solo dei due, come se l’altro fosse invece un semplice oggetto, una cosa priva di anima, di cui si può disporre a piacere.

Roma 10.1.2020

Quando provate compassione per l’animale, ricordatevi, per favore, dei cuccioli d’uomo.

Come i lupi di mare

Per il prossimo anno vi auguro di essere determinati e forti, di andare fino in fondo a ogni sentiero, di muovervi verso i vostri obiettivi “in linea retta”, senza incontrare deviazioni, ostacoli o distrazioni.

Vi auguro di avere nei confronti della vostra vita lo stesso atteggiamento che i lupi di mare hanno nei confronti dell’oceano: rispetto, ma nessuna paura.

Vi auguro di trovare la forza per guardare in faccia la realtà e di non cercare mai riparo nelle confortevoli giustificazioni degli ipocriti.

Ma soprattutto, vi auguro di essere posseduti da un sogno visionario e ambizioso, un sogno nuovo di zecca, da rincorrere e difendere ogni giorno, con il cuore colmo di speranza e ardente passione.

Che voi possiate comprendere senza giudicare, crescere senza invecchiare, cambiare senza soffrire e, soprattutto, mangiare senza ingrassare.

Come disse un saggio: “La più grande rivoluzione avviene il giorno in cui iniziamo a nutrire i nostri sogni con la stessa energia che, normalmente, sprechiamo per le nostre paure”.

Buon 2020, amici miei.

Non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta.

Vittime e carnefici

Sappiamo poco o niente di cosa è accaduto pochi giorni fa a Corso Francia. Sappiamo che due ragazzine di sedici anni hanno perso la vita – pace all’anima loro. Sappiamo che un terzo, di qualche anno più grande, è finito sulle prime pagine di tutti i giornali che lo hanno immediatamente definito assassino – e drogato. Qualcuno sostiene che le ragazze stessero attraversando sulle strisce, qualcuno afferma invece che abbiamo scavalcato il guard rail per attraversare lontano da esse – oltre il semaforo.

La verità è che a Roma quella notte pioveva tanto e per strada si vedeva poco. La verità è che se ti metti alla guida “alterato” – fosse anche “solo” per una canna o mezzo bicchiere di vino di troppo – accetti il rischio di incorrere in gravissime conseguenze legali, perché qualsiasi cosa accada, anche se si dovesse trattare di qualcosa di imprevedibile o inevitabile, sarai sempre l’indifendibile assassino che ha scelto di guidare con i riflessi alterati da sostanze psicotrope.

Fatto sta che dopo l’incidente, si è scatenato un putiferio. Non solo perché sono venute a mancare due povere ragazze, ma anche e soprattutto perché il conducente è figlio di un famoso regista.

Si è scatenato un putiferio perché il solito politico mezzo uomo e mezzo sciacallo è piombato sulla vicenda per tuonare contro la sinistra che vuole la droga libera – dimenticandosi che in questi giorni stiamo parlando di “cannabis light” non di droga, e soprattutto tralasciando il piccolissimo dettaglio dell’alcol, contro il quale, chissà mai per quale motivo, certi politici di destra omettono sempre di portare avanti le loro crociate per la salvezza dei giovani.

Fatto sta che due adolescenti hanno perso la vita e la società civile ha reagito tirando fuori il peggio di sé: il sensazionalismo trash cui ci hanno abituato le trasmissioni televisive che conosciamo tutti; lo sciacallaggio politico e strumentale del solito macabro influencer; il giudizio netto e definitivo delle masse – prima ancora che fossero chiari tanti e importanti dettagli.

Quando mai come in questo caso sarebbe stato opportuno tacere, aspettare, abbassare i toni, per rispetto nei confronti di tutti.

Dimostrando così vera pietà, attenzione e cura per le vittime.

Roma A. D. 2019

Mala Tempora Currunt