Non può essere vero

La de-realizzazione è quella sensazione perturbante che ci assale quando accade qualcosa di inconcepibile.

È la sensazione di vivere in un film, un sogno o un incubo a occhi aperti – come se nella nostra mente ci fosse una vocina che sussurra “tutto questo non può essere vero. Vedrai che ora finisce. Adesso salta fuori qualcuno a mostrarti microfoni e telecamere”.

Non deve essere per forza di cose un evento negativo, deve trattarsi però di un accadimento imprevisto e soprattutto imprevedibile. Qualcosa che non faceva in alcun modo parte del nostro “orizzonte degli eventi”.

Non so come stiate voi, ma da quello che mi scrivono i miei lettori, la de-realizzazione, in questi giorni, sta colpendo molte persone. Quando si si siedono davanti al computer per lavorare; quando sono ordinatamente in fila per fare la spesa; quando vagano – a causa di motivi di urgenza o salute – per le strade deserte della propria città.

Una pandemia mondiale ha improvvisamente chiuso il mondo in casa, calando come una ghigliottina sulla fragile vita di tanti; sulle nostre passioni più profonde – (sport, natura, società); sulle abitudini e sui progetti.

La parte più razionale della nostra mente – e matura, e nevrotica – è comunque attaccata alla realtà. Lo sappiamo benissimo che non è un film, che la nottata è ancora lunga, che gli scienziati, i medici e i politici non sanno ancora bene cosa fare.

Lo sappiamo benissimo, ma.

La de-realizzazione, oggi, è per tante persone un meccanismo di difesa.

In questo momento è normale e sano che ci sia. Lasciamo stare questo pensierino bizzarro esattamente dove si trova. Piano piano, accetteremo la situazione al 100%. Per ora, teniamoci stretto il nostro tenero e infantile senso di irrealtà.

Ci aiuterà a fare i conti col futuro.

Pillole di counseling

Roma 3.4.2020

Io Resto A Casa E Leggo

IoRestoACasaELegggo

Venerdì 20 alle ore 19.00 sarò in diretta sulla pagina pubblica di Facebook [Due Minuti Di Lucidità] per un aperitivo condiviso con voi. Sarà un’ottima occasione per fare quattro chiacchiere, prendere un aperitivo e parlare dei libri che stiamo leggendo in questo periodo.

Prendete nota: dopodomani, venerdì 20, su Facebook , portate il vostro aperitivo e il vostro libro!

Roma 18.3.2020

Nunc Est Bibendum

[Ora è il momento di bere insieme]

Pandémie

Cara Christine, in questi giorni di grandi sacrifici – solitudine, paura e tensione sociale – noi italiani stiamo proteggendo anche voi.

Quando la casa del vicino va a fuoco, tu devi essere il primo a correre con un grosso secchio colmo d’acqua. Invece di cucinarti una bella omelette pensando che la cosa “non riguarda il quartiere”.

Devi essere il primo ad accorrere, fosse anche solo per un razionale e sano egoismo.

Italia 13.3.2020

Cara Christine, oggi cerca sul vocabolario la parola “pandemia” – pandémie.

Poi, cortesemente, dimettiti.

Oh Capitano, mio Capitano

Gennaro Arma, Comandante della nave da crociera Diamond Princess, è stato l’ultimo a scendere dal transatlantico, dopo essere rimasto bloccato per due settimane al largo della baia di Yokohama assieme a 3700 persone in quarantena – di cui 600 positivi e due vittime.

Il Comandante Arma si è comportato da perfetto Primo Cittadino divenendo il quotidiano punto di riferimento per la sua piccola città galleggiante; ha evitato che il panico dilagasse a bordo, mostrandosi disponibile con tutti, mantenendo la schiena dritta, il sangue freddo e il raziocino necessari per guidare la sua nave fuori da questa imprevedibile tempesta.

Caro Capitano, grazie per aver riscattato una grande tradizione dal fango in cui era stata gettata a seguito dell’inglorioso naufragio della Costa Concordia; grazie per Il cuore, il coraggio e la competenza; per essere stato esempio e regola da seguire.

I topi sono i primi ad abbandonare una nave che affonda.
L’ultimo è il Comandante.

Sant’Agnello (Napoli) A. D. 2020

Per Aspera Ad Astra
[Attraversando le difficoltà si arriva alle stelle]

Peste

In un video si vede una signora di Ischia, in piena crisi isterica, mentre aggredisce verbalmente i turisti del nord colpevoli di portare il virus al sud; in un altro, un ragazzo filippino viene picchiato in un supermercato da un cretino che lo scambia per cinese (untore); in questa foto vedete invece il povero Zhang, trentenne nato e cresciuto in Italia: gli hanno spaccato una bottiglia in testa in un bar di Cassola (Vicenza). Ovviamente, lo hanno picchiato perché ha la faccia cinese.

Quindi la quarantena, la zona rossa, i rimpatri e tutto il resto non ci stanno insegnando nulla. Anzi, siamo ogni giorno più razzisti, cattivi e stupidi del giorno prima.

Questa è la vera epidemia.

Avezzano 26.2.2020

Mala Tempora Currunt