Tempus Fugit – Prima Lezione di Time Management

Una delle frasi che mi sento ripetere più spesso è “dove lo trovi il tempo per fare tutte le cose che fai?”. Questa domanda, apparentemente banale, contiene in sé un indizio importante del rapporto (sbagliato) che molte persone hanno con il tempo: perché il tempo non si trova, si crea.

Nessuno andrebbe da una persona molto muscolosa a chiedere: dove li hai trovati tutti questi muscoli? Nessuno domanderebbe ad uno scienziato: dove le ha trovate tutte queste lauree? Eppure tutti pensano che il tempo cresca sotto gli alberi come i funghi.

La verità è che il tempo non si trova, si crea (repetita iuvant). Con fantasia, determinazione, coraggio.

Non te lo spiegano a scuola, nessuno ti dice come fare, ma tutti, prima o poi, devono imparare come creare e difendere il proprio tempo.

Questo sarà l’argomento della lezione che terrò sabato dodici dicembre sul tema del time management – si tratta di un evento a pagamento, trovate le informazioni sulla mia pagina pubblica di Facebook, a questo link ————-> https://fb.me/e/3bKKfoKAx

Roma 3.12.2020

Tempus Fugit

Sposarsi o Diventare Adulti

Nel nostro Paese un numero sempre maggiore di matrimoni si conclude con un divorzio.

Prima di dare la colpa alla scristianizzazione della società, al “dilagare dell’omosessualità”, alle trasmissioni televisive o ai social network, ricordiamoci che troppe persone si sposano per paura di restare sole e poi fanno un figlio per colmare il silenzio.

Sperano di riuscire, in tal modo, a dare un valore ad una vita altrimenti arida di senso e di soddisfazioni.

L’unico motivo valido per sposarsi e mettere su famiglia è l’amore – vero, profondo, consapevole. Se manca questo, è meglio imparare a stare bene da soli che aggiungere altro dolore e confusione al mondo.

Perché non esiste nulla di più dannoso che fare le cose giuste per i motivi sbagliati.

Roma 23.11.2020

Omnia Vincit Amor
[Repetita Iuvant]

Alfabeto

Carignano (Torino), Alberto Accastello, 40 anni, magazziniere, all’alba di lunedì ha sterminato la sua famiglia, uccidendo la moglie, due figli e il cane.

Poi, si è tolto la vita.

Alberto non accettava la separazione. La moglie lo accusava di pensare solo al lavoro. Lui, invece, sospettava che lei avesse un altro e temeva di perdere i bambini.

Questa è cronaca. La definizione del quadro familiare e del movente. In nessun modo è una giustificazione per ciò che ha fatto.

Evitiamo, per favore, di tirare fuori la storiella trita e ritrita del maschio alfa che vede la donna come proprietà e quindi non tollera di essere abbandonato. Questa interpretazione è di una superficialità impressionante – per questo motivo ha grande successo.

Il maschio alfa, se il suo rapporto è in crisi, immagina di entrare in un bar e trovare altre cento compagne che lo adorano come e più della sua attuale. Il pensiero che la moglie lo tradisca non lo sfiora neanche. Semmai, teme che lei scopra le sue “distrazioni”.

In casi come questo siamo invece di fronte al declino criminale di un uomo che ha basato tutta la sua vita sulla famiglia e sul rapporto con la moglie. Direi che si tratta di un maschio beta.

“Quindi ora la vittima è lui?!?!?”


Col cavolo. Lui è stato un criminale efferato e folle, se non si fosse ucciso si sarebbe ovviamente meritato l’ergastolo, speriamo in giudizio divino altrettanto severo. Qui non si cercano giustificazioni – tocca sempre ripeterlo -, si interpretano motivazioni.

Concludo, se state attraversando una crisi, chiedete aiuto. Abbiate il sacro coraggio di andare da un prete, da un amico, da uno psicologo (nella migliore delle ipotesi), da vostro nonno o dal cugino di terzo grado della zia e parlate, sfogatevi, chiedete consiglio.

Fatelo per voi e per le persone che vi stanno accanto.

Essere forti non significa essere invincibili, ma avere l’umiltà di riconoscere i propri limiti; rialzarsi quando si cade; rimettere umilmente insieme i pezzi di una vita andata in frantumi.

Roma 13.11.2020

Inspirare, espirare.
E andare avanti.

C’è vita dopo la fine di una storia, dopo la separazione e persino dopo il divorzio.

Non può essere vero

La de-realizzazione è quella sensazione perturbante che ci assale quando accade qualcosa di inconcepibile.

È la sensazione di vivere in un film, un sogno o un incubo a occhi aperti – come se nella nostra mente ci fosse una vocina che sussurra “tutto questo non può essere vero. Vedrai che ora finisce. Adesso salta fuori qualcuno a mostrarti microfoni e telecamere”.

Non deve essere per forza di cose un evento negativo, deve trattarsi però di un accadimento imprevisto e soprattutto imprevedibile. Qualcosa che non faceva in alcun modo parte del nostro “orizzonte degli eventi”.

Non so come stiate voi, ma da quello che mi scrivono i miei lettori, la de-realizzazione, in questi giorni, sta colpendo molte persone. Quando si si siedono davanti al computer per lavorare; quando sono ordinatamente in fila per fare la spesa; quando vagano – a causa di motivi di urgenza o salute – per le strade deserte della propria città.

Una pandemia mondiale ha improvvisamente chiuso il mondo in casa, calando come una ghigliottina sulla fragile vita di tanti; sulle nostre passioni più profonde – (sport, natura, società); sulle abitudini e sui progetti.

La parte più razionale della nostra mente – e matura, e nevrotica – è comunque attaccata alla realtà. Lo sappiamo benissimo che non è un film, che la nottata è ancora lunga, che gli scienziati, i medici e i politici non sanno ancora bene cosa fare.

Lo sappiamo benissimo, ma.

La de-realizzazione, oggi, è per tante persone un meccanismo di difesa.

In questo momento è normale e sano che ci sia. Lasciamo stare questo pensierino bizzarro esattamente dove si trova. Piano piano, accetteremo la situazione al 100%. Per ora, teniamoci stretto il nostro tenero e infantile senso di irrealtà.

Ci aiuterà a fare i conti col futuro.

Pillole di counseling

Roma 3.4.2020