Non c’è tempo per odiare

Michela Cacciari aveva 16 anni il 6 dicembre del 1990, quando un aereo militare cadde sulla sua scuola, succursale dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, causando la morte di dodici ragazzi e ferendone altri 88 – molti dei quali, ancora oggi, portano sul corpo i segni delle fiamme.

Lei fu l’unica ad uscirne completamente illesa. Si salvò grazie al suo professore di Inglese, Andrew Bonafide, che avendo fatto delle esercitazioni in America, seppe comportarsi nel modo corretto, impedendole di lanciarsi dalla finestra, come fecero invece molti suoi compagni.

Michela perse in quella tragedia Elisabetta, la sua migliore amica. Pochi giorni fa è tornata al Salvemini per raccontare agli studenti una pagina di storia che l’ha vista protagonista, tenendo vivo il ricordo di Elisabetta e di tutti gli altri ragazzi che hanno perso la vita a causa dell’incidente.

“Ho vissuto con un macigno sul cuore per anni” – ha detto – “a causa del senso di colpa di essere sopravvissuta e di essere l’unica illesa”.

Cara Michela, ci tengo ad inviarti un forte abbraccio.

La tua testimonianza può aiutare molto gli studenti a capire quanto è importante e preziosa e fragile la vita. Insegna loro che non vale la pena buttare il tempo in discussioni e odio, perché domani è solo un’ipotesi ed è davvero perso tutto il tempo che non si spende amando.

10.12.2021

Di noi resterà solo l’amore che abbiamo donato.

I motivi sbagliati

Nel nostro Paese un numero sempre maggiore di matrimoni si conclude con un divorzio.

Prima di dare la colpa alla scristianizzazione della società, al dilagare dell’omosessualità, alle trasmissioni televisive o ai social network, ricordiamoci che troppe persone si sposano per paura di restare sole e poi fanno un figlio per colmare il silenzio.

Sperano di riuscire, in tal modo, a dare un valore ad una vita altrimenti priva di senso e di soddisfazioni.

L’unico motivo valido per sposarsi e mettere su famiglia è l’amore – vero, profondo, consapevole. Se manca questo, è meglio imparare a stare bene da soli che aggiungere altro dolore e confusione al mondo.

Perché non esiste nulla di più dannoso che fare le cose giuste per i motivi sbagliati.

Roma 23.11.2021

Omnia Vincit Amor
[Repetita Iuvant]

La differenza

Dirò una cosa impopolare, quindi so già che un sacco di persone si offenderanno, non saranno d’accordo e si dissoceranno in tutti i modi. Diranno che è colpa mia e di quelli come me se la sinistra perde e perderà sempre. So già come andrà a finire ma devo proprio farlo, lasciate che dica questa cosa, e poi mi prenderò tutte le responsabilità del caso. Ci sono abituato, la verità è sempre scomoda e rivoluzionaria.

Allora, la differenza tra la gente normale e gli elettori di destra non è politica, è umana.

Cosa avrei da spartire io con una persona che pensa di risolvere tutti i problemi del Paese gridando “genitore uno genitore due!” dal palco di un comizio? Cosa avrei da spartire con chi urla “prima gli italiani!1!!!”, con chi indossa giacche delle forze dell’ordine a casaccio e sicuramente mette anche la panna nella carbonara?

Cosa avrei da spartire con gli “ex terroni” che votano lega dopo essere stati insultati per anni, con chi bacia il rosario e ride quando affondano i barconi, con chi sta sempre dalla parte dell’assassino perché il ladro fa schifo – a meno che non abbia rubato 49mln di euro?

Cosa mi unisce a chi alza il braccio destro in segno di saluto, si reca ogni anno in pellegrinaggio alla cripta del duce per onorarne memoria, usa il cristianesimo come pretesto per discriminare e odiare chiunque non abbia le sue stesse idee?

Niente.
Non abbiamo niente in comune.
Niente da condividere.
Niente da dirci.

Siamo come il giorno e la notte, i libri di Eco e quelli di Barbara d’Urso, le trasmissioni di Angela e il GF, chi compra i quotidiani e chi legge solo i social network, Guccini e Sfera Ebbasta.

Non si può dire!
Radical chic!
Professorone!

Mi dispiace amici, ma le cose stanno proprio così. Rivendico la mia totale estraneità al vostro circo di capre ammaestrate. Prendo le distanze. Dichiaro pubblicamente che apparteniamo a razze diverse, non c’è alcuna possibilità di dialogo con chi, a fronte di qualsiasi ragionamento politico, sa scrivere solo “maaaalox”, “rozicate”, “pidioti”.

Andate per la vostra strada, un giorno forse troveremo anche il modo di dialogare, ma per ora non c’è alcun confronto possibile.

14.6.2021

Io ascolto ancora De André, voi tenetevi pure la trap.

Tempus Fugit – Prima Lezione di Time Management

Una delle frasi che mi sento ripetere più spesso è “dove lo trovi il tempo per fare tutte le cose che fai?”. Questa domanda, apparentemente banale, contiene in sé un indizio importante del rapporto (sbagliato) che molte persone hanno con il tempo: perché il tempo non si trova, si crea.

Nessuno andrebbe da una persona molto muscolosa a chiedere: dove li hai trovati tutti questi muscoli? Nessuno domanderebbe ad uno scienziato: dove le ha trovate tutte queste lauree? Eppure tutti pensano che il tempo cresca sotto gli alberi come i funghi.

La verità è che il tempo non si trova, si crea (repetita iuvant). Con fantasia, determinazione, coraggio.

Non te lo spiegano a scuola, nessuno ti dice come fare, ma tutti, prima o poi, devono imparare come creare e difendere il proprio tempo.

Questo sarà l’argomento della lezione che terrò sabato dodici dicembre sul tema del time management – si tratta di un evento a pagamento, trovate le informazioni sulla mia pagina pubblica di Facebook, a questo link ————-> https://fb.me/e/3bKKfoKAx

Roma 3.12.2020

Tempus Fugit

Dodici mesi di Fuoco


“Caro Professore,
le scrivo perché ho da poco terminato di leggere il suo libro e mi farebbe piacere che sapesse quanto lo abbia apprezzato
. Sono stato tentato diverse volte di comprarlo, probabilmente per la stima che sento per lei pur non conoscendola, per la sagacia dei suoi post che ormai seguo voracemente e consiglio caldamente, o per la sua capacità di esternare i miei pensieri meglio di quanto riuscirei, in tutta onestà, a fare io stesso. 

Poi, per pigrizia o per quella mia naturale tendenza a rimandare a domani quello che potrei fare oggi, non l’ho mai fatto. Ho rotto gli indugi grazie a questa quarantena, che evidentemente anche qualche risvolto positivo ce l’ha, e l’ho acquistato. Per la fretta che mi era venuta tutta d’un tratto, ho rinunciato alla idea di annusarne le pagine nuove e mi sono “accontentato” della versione digitale.

Devo dire che è stata una delle letture più piacevoli degli ultimi anni, il libro è finito in poche ore. Per correttezza devo anche ammettere che pur riconoscendo in lei la voce narrante, nella mia testa si è sempre palesata l’immagine del professore della casa di carta, troppe serie tv ultimamente, altro risvolto di questa quarantena ma va bè. 

La narrazione è piacevole e la storia affascinante ma non è di questo che voglio parlare. La cosa che veramente mi ha toccato è che leggendo una pagina dopo l’altra sono stato catapultato a ormai quindici anni fa, quando scorrazzavo per i corridoi del liceo scientifico tecnologico senza programmi che andassero al di là del pomeriggio. 

Volente o nolente sono stato riportato davanti a considerazioni fatte e rifatte negli anni successivi al diploma, all’odio profondo che ho avuto per quell’istituto e all’odio profondo che ho per me per non averlo sfruttato a dovere. 


Ho odiato la scuola con tutto me stesso. I primi due anni no, lì con l’intelligenza di cui disponevo ho vissuto di rendita, poi quando è stata l’ora di applicarsi seriamente i miei professori di liceo, che vedevo stanchi e aridi, mi sembravano pietre interessate solo ad affondarmi. Da anticonformista ribelle qual ero optai per l’anarchia e ne pagai le conseguenze. Mi leccai le ferite e con scarso entusiasmo finii il percorso verso quella maturità che a casa mia è sempre stata considerata “il minimo indispensabile”. 

Conservo tuttora un pessimo ricordo di quegli anni e seppur sia consapevole che la colpa di tutto ciò sia solo mia, unico artefice del mio destino, non posso celare un amaro rimpianto per ciò che credo avrei potuto fare o essere, se qualcuno avesse saputo accendere il fuoco che avevo dentro. Sono felice e soddisfatto della vita che ho avuto finora ma penso che qual capitolo sarebbe potuto essere molto più bello.

In realtà credo di averle scritto soprattutto per questo, perché mi sarebbe davvero piaciuto incontrare un professore come lei in quegli anni. Avrei dovuto essere tra i fortunati ad averlo di ruolo però, perché orgoglioso e testardo come ero non mi sarei presentato mai davanti a un consulente! Lol 


Scherzi a parte, la prego di continuare ad essere ciò che è per gli studenti che incontrerà sulla sua strada, hanno bisogno di qualcuno come lei più di quanto lei magari non immagini. 

Vorrei concludere con qualche citazione ad effetto ma al momento non me ne viene in mente nessuna appropriata e la cena non si prepara da sola quindi, la congedo semplicemente con un Grazie!

Ad maiora Professore

Con stima ed affetto
F.”

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“Fuoco” è uscito esattamente un anno fa; da poco Amazon ha deciso di includerlo nel suo catalogo “unlimited” (ancora non ho capito se si tratta di una cosa bella o di una cosa brutta… da un lato, non mi fa impazzire l’idea che venga letto in digitale… dall’altro, penso che se viene incluso in questo catalogo è perché forse a qualcuno, il romanzo, interessa).

Detto questo, vorrei ringraziare di cuore F. e tutti voi “fedeli lettori” per le bellissime recensioni e le foto e i messaggi di stima che mi avete inviato in questo anno.

Sarò retorico, ma la verità è che tutto ciò che faccio di buono lo faccio “per” e “grazie a” voi.

Ad ogni modo, siamo solo all’inizio ;)

Roma 22.5.2020

Gradatim Ferociter

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