Tutti I Miei Santi

La Mia Personale Classifica di Tutti i Santi.

10) Chi, dopo aver messo nel carrello un intero supermercato, ti fa passare avanti nella fila perché nota che tu hai preso solo una birra e un pacchetto di patatine.

9) Quelli che si ostinano a dire sempre “buongiorno”, “per favore” e “grazie”.

8) Persone che discutono solo di argomenti e temi dei quali sanno qualcosa.

7) Quelli che ancora comprano – e soprattutto leggono – i libri.

6) Chi ti guarda negli occhi quando brinda, saluta o ti stringe la mano.

5) Musicisti di strada che suonano meglio delle rock star; cuochi stellati che lavorano nelle osterie di periferia; infermieri che si occupano dei pazienti al posto – e meglio – dei primari.

4) Quelli che non hanno paura di chiedere “scusa”.

3) Chi fa volontariato – a pari merito con chi dona il sangue.

2) Chiunque si prenda cura di un bambino che non è suo figlio.

1) Persone che rischiano la vita per salvare la vita degli altri.

Premio della Critica: Quelli che condividono una password per Netflix, Sky Go o Premium Play.

Menzione d’Onore: Colleghi, parenti e amici che se ti vedono in difficoltà pensano a darti una mano prima ancora che tu chieda aiuto.

Premio Social: I miei, geniali, cialtroni .

Nuovi Pianeti

La classifica delle persone che dobbiamo inviare IMMEDIATAMENTE a colonizzare nuovi pianeti.

10) I “non ti fai mai vedere”, i “non chiami mai” e i “sei sempre connesso” – tutti insieme, così tra di loro si capiscono e fanno amicizia.
9) I “non sono razzista, ma” – ma stai certamente per dire qualcosa di oscenamente razzista.
8) Quelli che scrivono “avvocata”, “assessora” e “rettora” ma scappano a gambe levate dalla sala operatoria se sanno che il chirurgo è donna – la chirurga.
7) Gli “amici come prima” – certo, come prima di conoscerci.
6) I “buongiorno mondo” – così potranno finalmente scrivere: “buongiorno PIANETA TERRA!!!”
5) “Apericena”, “Aperipranzo” e soprattutto “AperiCristo“.
4) Quelli che si scandalizzano perché nella pubblicità del Buondì un asteroide colpisce LA MAMMA – ma siccome nella seconda parte uccide anche il padre, va tutto bene. Comunque Accorsi può continuare a prendere botte sui genitali in eterno nella pubblicità di SKY – perché quello è humor (nero) non è sessismo.
3) I “Quando ti laurei?”, i “quando ti sposi?” e i “quando fai un figlio?” – nella speranza che, tutti insieme, possano trovare una risposta alle grandi domande che li ASSILLANO.
2) Quelli che non hanno fatto il militare, evadono le tasse e votano solo se bisogna eliminare qualcuno dalla casa del GF, ma si permettono lo stesso di chiamare l’Italia “casa mia”. “Casa tua” lo sarà quando finalmente farai qualcosa per questo Paese, invece di passare la vita a condividere bufale sugli immigrati.
1) “la colpa è CHIARAMENTE della vittima, perché se l’è CERCATA”.

Premio della critica
Scrivi “amen” e condividi.

Menzione d’onore
Se io avrei“.

Il nuovo reato di tortura

Come certamente saprete, da ieri il reato di tortura è finalmente entrato a far parte del nostro ordinamento giuridico. Da oggi sono quindi formalmente perseguibili tutti coloro i quali, in assenza di oggettive e comprovate cause di esclusione della punibilità, reiterano una delle seguenti espressioni ingiuriose e diffamatorie: “quando ti laurei?”, “quando ti sposi?”, “quando fai un figlio?”; inviano quotidiani inviti a giocare a farmville, candy crush et compagnia cantante, condividono dolosamente foto di spiagge caraibiche accompagnate da commenti del tenore di “ciao poveri”, “sole ne abbiamo?” e “lasciatemi qui”; occupano stabilmente la corsia di sorpasso senza superare mai i ventisette chilometri orari, scrivono “pultroppo”, “salciccia” e “se io avrei” o mettono il bacon nella carbonara.

La pena è aumentata di un terzo in caso di “università della strada”, “scrivi amen e condividi” e “insegna agli angeli a”.

Ergastolo senza passare dal via
per tutti coloro i quali, pur essendo stati esplicitamente diffidati, chiedono insistentemente “a cosa stai pensando?” dopo essersi carnalmente congiunti con la vittima.

Sono finiti i tempi belli.
Da oggi pagherete tutto.
Cialtroni

La Classifica Delle Più Urgenti Riforme Del Codice Penale

Le dieci più urgenti riforme del codice penale italiano. 
10) Foglio di via immediatamente esecutivo per chi commenta un post dopo aver letto solo le prime due parole e averne compresa (forse) una.

9) Sei mesi di scuola serale per chi diffonde consapevolmente le parole “buongiornissimo”, “apericena” e “kaffè!!!!”

8) Interdizione perpetua dai social network per chi chiede un amen per disabili e malati, per chi sa che nessuno leggerà fino in fondo e per chi copia e incolla – ma non condivide.

7) Revoca della licenza media per chi si salva da un infarto tossendo, per chi protegge la propria privacy fidandosi del Trattato di Roma e per chi l’ha sentito su CANALE 13.

6) Obbligo di giustificazione – e di presentarsi accompagnati dai genitori – per chi va a caccia di balene farlocche abboccando ai servizi di “le Iene”.

5) Sei mesi di pasta scotta per i possessori di Smart che illudono il comune cittadino parcheggiando alla “ti sarebbe piaciuto che qui ci fosse stato un posto libero per te, vero?”.

4) Amputazione del pollice destro per reiterato abuso di “SEMPLICEMENTE NOI”, “ne abbiamo” e “può solo accompagnare”.

3) Fustigazione – e dodici giorni di gogna in pubblica piazza – per chi abitualmente – e senza valida giustificazione – visualizza, ma non risponde, invia trentasei messaggi di una parola e mezzo ciascuno o registra messaggi vocali mettendo la mano sul microfono (cosiddetto “uso improprio di WhatsApp”).

2) Interdizione dai pubblici uffici per chi assiste abitualmente a spettacoli di chiara perversione e degrado morale: Uomini e Donne, Dalla Vostra Parte, BARBARA D’URSO.

1) Deportazione coatta in Siberia per i “sono ignorante in materia, ma”. Ma niente. Se non sai una cosa stai zitto, e studia.
Centodiciotto mesi di lavori forzati ad Alcatraz per i persecutori di “perzone falze” che minacciano pulizia contatti. O peggio ancora di chiudere il profilo.

Trattamento Psichiatrico Coatto: “Saluda. Andonio”.

Quello Che Non Vi Ho Ancora Detto.

La scorsa settimana ho dedicato un breve articolo al dibattito televisivo tra Renzi e Zagrebelsky. La mia analisi era incentrata sullo stile comunicativo adottato dal Presidente del Consiglio,  per questo motivo, alcuni lettori mi hanno chiesto di approfondire il discorso e di dedicare qualche pensiero anche al Professore.  Ecco, dunque, il seguito del precedente articolo. Oggi vi racconto come ha comunicato uno dei più autorevoli sostenitori del No.

Incipit.
Zagrebelsky inizia pungolando Renzi sul fatto che al dibattito non partecipi il Ministro Boschi. Con un sorrisetto ironico, chiede a Mentana se può aiutarlo a incontrare il Ministro per le Riforme. Gli brillano gli occhi. Dopo questa battuta, chiaramente preparata e altrettanto chiaramente perdente – considerato il clima che si respira in questo momento  in Italia -, rimprovera a Renzi le vecchie dichiarazioni sui parrucconi e sui gufi. Seconda battuta – anche questa preparata. Fine delle battute. Da qui in poi Zagrebelsky assumerà l’atteggiamento serio, pacato e limpido del docente universitario. Sarà chiarissimo, lineare, cristallino. Ma parlerà come se fosse in aula, come se stesse spiegando come stanno oggettivamente le cose ad un suo alunno – neanche troppo dotato. Lascerà cadere le sue affermazioni dall’alto, con il freddo distacco di un medico che analizza il corpo di un defunto e, mentre lavora, prende appunti sul suo registratore vocale.

Immagini sbagliate e altri momenti di debolezza
Verso la fine del dibattito, Zagrebelsky legge il IV comma dell’art. 117.  Mentre declama il testo della riforma, chino sul libro, con due occhialoni spessi spessi e la pelata  a favore di camera, tira fuori un fazzoletto dalla tasca e si asciuga il naso… Inforca di nuovo gli occhiali per leggere l’art.70. Dal punto di vista mediatico, questa scena è un vero e proprio suicidio. Inoltre, il Professore appare debole e spaesato in almeno altre due occasioni. La prima è quando Renzi rimprovera a Zagrebelsky di essere incoerente, citando un vecchio articolo de La Repubblica e poi chiedendo al Professore cosa avesse votato quando D’Alema propose la sua riforma costituzionale. In entrambi i casi Zagrebelsky non fa una bella figura. Tentenna, balbetta, inizia affermando di non ricordare bene – salvo poi ammettere di ricordare l’intervista citata da Renzi e affermare “probabilmente ho votato no” alla riforma D’Alema. Infine, quando affronta il tema delle elezioni del capo dello Stato, Zagrebelsky sembra in difficoltà nel ricordare i numeri esatti, poi, chiama Renzi “Sig. Presidente della Repubblica”. Un disastro.

Temi  e termini ricorrenti.
Zagrebelsky insiste molto sulla “mancata rottamazione”. Non si capisce davvero cosa c’entri il concetto di “rottamazione”. Il tema è chiaramente politico, suona stonato e fuori luogo. Per questo motivo, Renzi ripete spesso che il Refefendum non è su di lui. Zagrebelsky: “ma certo che non è su di lei”,  Renzi: “e allora non parli di me!” . E poi ancora, la paura di una possibile deriva autoritaria – per il futuro, non immediatamente; il fatto che in democrazia non si vince, né si può usare la parola “capo;”  cinque anni per un solo Governo sono troppi, “oggi con cinque anni si può rovinare il Paese!”; il concetto di corpo e di vestito – non si può mettere un bel vestito su di un corpo deforme – e la critica ai nuovi senatori, perché saranno gravati di un secondo munus – oltre a quello di Sindaci o di Consiglieri Regionali. Zagrebelsky sottolinea a più riprese la parola munus. Un termine tecnico. In latino.

Domande.
Una cosa che mi incuriosisce di più in questo dibattito è la quantità di domande dirette che gli interlocutori si rivolgono reciprocamente. Non capita spesso. Anzi, direi che non capita mai. Di solito è il conduttore a porre il tema e gli intervistati – o i contendenti – a rispondere. In particolare, Zagrebelsky fa moltissime domande a Renzi, solo alcuni esempi: Lei conosce bene la legge della continenza? Lo Statuto delle minoranze sarà approvato dalla Camera eletta col premio di maggioranza, le sembra una garanzia questa? Mi sta ad ascoltare sig. Presidente? Perché mi guarda così? Quanti Governi sono cambiati in 70 anni? Perché Forza Italia ora ha cambiato opinione su di Lei?  Non sono chiaro? Secondo lei sono più importanti le forme o è più importante la sostanza politica?  Le pare che le due Camere facciano la stessa cosa?…  Ad un certo momento, il Professore punta tutto su questa domanda: “Se lei fa una legge sul trasporto marittimo da un lato all’altro del Lago Maggiore, che materia è?”  Renzi evita di rispondere.  Chiaramente rischia troppo, allora sta zitto. Quando pronuncia questa domanda, Zagrebelsky assume il massimo del suo atteggiamento professorale, sembra davvero che stia esaminando Renzi. Le sguardo maligno, i gomiti puntati sulla scrivania, le mani incrociate sul petto. So bene cosa sta facendo: questa è la domanda che rivolgiamo agli studenti che non vogliono accettare di essere stati bocciati. La domanda che serve a chiarire alla persona che stai esaminando che non è preparata come pensava. Renzi prova a svicolare sul numero di autorità portuali che abbiamo in Italia, ma Zagrebelsky lo riprende sottolineando che stava dicendo una cosa diversa, ovvero che intendeva spiegare come non si possa affrontare un tema come se fosse una materia.

Conclusioni.
Zagrebelsky non è stato preparato correttamente per affrontare questo dibattito. Oppure è stato preparato male. Mi rendo conto che il compito era tra i più difficili. Se avesse adottato uno stile comunicativo scientifico, avrebbe inesorabilmente perso audience e presa sul pubblico. Se avesse adottato uno stile comunicativo politico, si sarebbe ritrovato a parlare una lingua che non gli appartiene e che non conosce. A fronte di questa alternativa, è rimasto nella posizione peggiore: a metà strada. Mentre l’altro enunciava i vantaggi di avere meno politici, di abolire il CNEL e di far risparmiare qualcosa allo Stato, Zagrebelsky insisteva sul fatto che una materia non è un tema, sulla differenza tra “maggioranza dei presenti” e “maggioranza dei componenti”; sul fatto che in democrazia non si possa usare l’espressione “vincere le elezioni” – per non parlare del doppio munus dei nuovi senatori. La massima distanza tra i contendenti l’abbiamo misurata nell’appello finale. Nel momento più importante del dibattito, Zagrebelsky ha affermato: “La riforma non funzionerà: o il senato non conterà nulla o, se conterà qualche cosa, creerà molte più difficoltà di quanto non sia oggi […] Se verrà respinta, chi ha detto che non si possa fare qualcosa di più semplice?”. Proprio così. Renzi ha parlato di “superare la nostalgia e andare incontro al futuro per evitare che l’Italia diventi un museo”, Zagrebelsky ha affermato: “Chi ha detto che non si possa fare qualcosa di più semplice?”. Una bellissima immagine che sicuramente resterà impressa nella mente degli italiani. Convincendo tutti a votare “sì”.