Uno spazio alla volta

Ieri sono tornato in Facoltà per svolgere esami “in presenza” – dopo mille anni e un secolo di dad.

Finalmente ho potuto dialogare con i miei studenti, senza dover fare i conti con problemi di connessione, microfoni bislacchi e tentativi di sabotaggio.

L’esame è tornato ad essere un colloquio pubblico ma riservato, abbiamo recuperato il nostro piccolo spazio di intimità in cui occhi che diventano umidi, volti che arrossiscono, errori o gaffe di ogni genere restano un segreto tra esaminatore e esaminando.

Abbiamo recuperato il nostro piccolo spazio di intimità in cui nessuno può registrare la prova di un altro studente e diffonderne il video in 4k su tutti i social – rendendolo oggetto di imperituri sberleffi, sagaci parodie e mitici meme.

Insomma, siamo finalmente tornati a casa.

Se continuiamo così, con prudenza, nel rispetto della comunità e dei più fragili, davvero andrà tutto bene. Non torneremo più soli come le penne lisce sugli scaffali dei supermercati (vi sblocco un ricordo). Non ci saranno altri concerti da balcone. Non avremo più bisogno di infermieri martiri.

Difendiamo le preziose conquiste di questi giorni e, per il bene di tutti, andiamo avanti con vaccini e green pass.

7.9.2021

L’Istruzione riprende “in presenza”.

Riprendiamoci la nostra vita, uno spazio alla volta.

Restare nei bordi

I no-vax paragonano il green pass alle discriminazioni nazi-fasciste nei confronti degli ebrei.

Oltre ad essere parecchio offensivo, questo parallelismo dimostra che non hanno compreso davvero nulla della situazione che stiamo vivendo.

Gli ebrei, gli omosessuali, le persone con disabilità e i rom furono infatti discriminati, torturarti e uccisi, semplicemente perché esistevano.

Ai non vaccinati chiediamo invece l’immenso sacrificio di non andare ai concerti o in discoteca, evitando assembramenti – lo facciamo per combattere il dilagare di una pandemia.

1) Chi possiede il green pass ha minori possibilità di contrarre il virus e dunque di trasmetterlo (basterebbe questo dato statistico a giustificare un trattamento differenziato); 2) Nel raro caso in cui un vaccinato contragga il virus ha possibilità minime di finire in terapia intensiva – e dunque di affollare gli ospedali, arrecando un danno all’intera comunità 3) pur essendo infettato e infettivo, il vaccinato evita che il virus replichi, impedendo la genesi di varianti più pericolose e aggressive.

Questi tre motivi giustificano un trattamento differenziato in ragione di ciò che le persone decidono di fare o non fare per tutelare se stesse e la comunità in cui vivono.

Cari no-vax, più facile di così ci sono solo i disegnini da colorare, cercate almeno di restare nei bordi 😉

21.7.2021

Il green pass non implica un privilegio per pochi, ma un beneficio per tutti.