Lasciate in pace le opere d’arte

Da quando scrivo su questo blog sono politicamente ed esplicitamente schierato. Tendenzialmente, mi ritrovo spesso a sinistra della sinistra, ma questa storia di vandalizzare le statue, ve lo giuro, proprio non riesco a capirla. A cosa serve? Cosa significa?

Trovo che sia un gesto incivile. Di solito sono gli “altri” a lasciare le loro orribili svastiche sui monumenti che ricordano la resistenza. Quando lo fanno, dimostrano di essere incivili, antidemocratici e ignoranti. Quando lo facciamo “noi” dimostriamo di essere esattamente come loro.

Non vi sta bene che Montanelli abbia quel monumento? Ok. Possiamo anche essere d’accordo, il punto non è questo (rileggere sei volte prima di commentare). Se non volete quella statua, allora fate una petizione; protestate con il Comune; attivate i vostri politici di riferimento, chiedete a loro di fare qualcosa.

Si chiama civiltà, rispetto, democrazia.

Imbrattare i beni comuni non può essere in alcun modo considerata una battaglia per i diritti civili – magari fosse così facile.

State semplicemente sporcando la città.

Roma 14.6.2020

La rivoluzione degli ignoranti.

No Justice No Peace

“È successo a brother Rodney King, colpevole del crimine di esser nato nero nella buia capitale dell’impero del denaro. Colpo su colpo, battuto come un polpo, legato, incaprettato e trascinato per lo scalpo”.

Così cantava Frankie Hi Nrg nel 1993, commentando il brutale pestaggio di un tassista afroamericano da parte della polizia di Los Angeles avvenuto nel 1991.

Sono passati tanti anni, l’America si trova nuovamente di fronte questo fantasma. Pochi giorni fa la polizia di Minneapolis ha brutalmente fermato, picchiato e soffocato George Floyd.

L’uomo, incastrato con la testa sotto il ginocchio di un agente, ha chiesto aiuto urlando che non riusciva a respirare, ma questo non è stato sufficiente per salvargli la vita.

L’agente che lo teneva schiacciato al suolo si chiama Derek Chauvin. Sui social network circolano foto che lo ritraggono con il cappellino “make whites great again” – facciamo tornare i bianchi all’età dell’oro – oppure sul palco accanto al Presidente Trump in uno dei suoi comizi. Ma la veridicità di questi scatti resta ancora tutta da provare.

Il dato di fatto è che i quattro agenti sono stati licenziati dopo la diffusione di un video che smentiva clamorosamente la loro ricostruzione dei fatti, mostrandone chiaramente la crudeltà e la violenza.

Il razzismo è un mostro difficile da combattere, getta le sue radici nel profondo inconscio di una società e le intreccia con mille altre frustrazioni: per questo motivo, è fondamentale che le forze dell’ordine agiscano nel rispetto della legge, che restino sempre pulite e al di sopra di ogni sospetto.

Altrimenti non c’è alcun modo di evitare il dilagare della violenza.

Roma 27.5.2020

No Justice No Peace

Peste

In un video si vede una signora di Ischia, in piena crisi isterica, mentre aggredisce verbalmente i turisti del nord colpevoli di portare il virus al sud; in un altro, un ragazzo filippino viene picchiato in un supermercato da un cretino che lo scambia per cinese (untore); in questa foto vedete invece il povero Zhang, trentenne nato e cresciuto in Italia: gli hanno spaccato una bottiglia in testa in un bar di Cassola (Vicenza). Ovviamente, lo hanno picchiato perché ha la faccia cinese.

Quindi la quarantena, la zona rossa, i rimpatri e tutto il resto non ci stanno insegnando nulla. Anzi, siamo ogni giorno più razzisti, cattivi e stupidi del giorno prima.

Questa è la vera epidemia.

Avezzano 26.2.2020

Mala Tempora Currunt

La ricetta sbagliata

Demetrio Elida è un trentenne di origini filippine che vive da anni a Cagliari, dove lavora come cameriere in un ristorante. Ha una compagna e due figli; tutti ne parlano come di una persona gentile ed educata che non ha mai creato alcun tipo di problema a nessuno.

Ieri è stato aggredito da tre persone e ferocemente picchiato: l’hanno scambiato per cinese e dunque accusato di diffondere il virus.

Questo è il livello cui siamo arrivati in Italia; la dimensione del fenomeno.

“Eh ma qui il razzismo non c’entra, avevano SOLO paura del virus!”

Troppo facile, amico mio. Provo a spiegartelo in versione “master chef”.

Gli ingredienti della ricetta sono: violenza; paura di chi è o appare diverso; discriminazione razziale mista a grandissima ignoranza. Puoi dare al piatto il nome che preferisci: fascismo, populismo, analfaleghismo…. per quanto mi riguarda, non fa molta differenza.

L’unica cosa certa è che viviamo in tempi difficili.

A noi è toccato il compito di organizzare la resistenza, prima che questo Paese vada in malora

Roma 9.2.2020

Una mattina, mi son svegliato.

LA SPIA

“Delazione” è il termine esatto. Sta a indicare la soffiata, il mormorio del codardo, la vigliaccata dell’infame. Con questa parola si usa indicare ciò che facevano certi italiani durante il fascismo, quando, in cambio di denaro o favori, indicavano al regime dove si trovassero gli ebrei – braccati, in fuga, nascosti per fuggire alle atroci torture e alla morte nei campi di concentramento.

“Delazione” è una parola orribile, non ha niente a che fare con la denuncia del cittadino democratico e civile che si reca a testa alta dall’autorità costituita e si prende le sue responsabilità. Il delatore resta nell’ombra, spesso non ha prove, smercia pettegolezzi, sussurri, sospetti.

C’è poco da stare allegri quando le città tornano ad essere popolate da delatori.

La loro presenza è un segnale, indica che la civiltà democratica è in declino, che le persone odiano, invidiano, diffamano il vicino di casa. E magari lo fanno solo per vendicarsi della discussione nell’ultima riunione di condominio, per il posto auto o il rumore della televisione.

Sappiamo bene chi dobbiamo ringraziare se siamo scesi a questo livello infimo.

Roma 24.1.2020

“Mi hanno detto che questa è una famiglia di criminali”