Si conosoce solo ciò che si ama

Oggi è il primo giorno di scuola per tanti studenti. Domani, anche io inizierò il mio corso, per il quindicesimo anno. In questo momento mi piacerebbe ricordare ai colleghi – e prima di tutti a me stesso – una bella massima di Plutarco: gli studenti non sono contenitori da riempire, ma fuochi da accendere.

Mi piace molto questa frase – tanto di aver deciso di farle implicitamente eco nel titolo del mio primo romanzo -mi fa venire in mente un’altra perla, altrettanto saggia, di S. Agostino, “si conosce solo ciò che si ama”.

Questo è dunque il nostro compito: trasmettere la passione, la curiosità, l’amore per la cultura, fare in modo che quel fuoco resti vivo – o inizi a bruciare – e che accompagni la crescita dei ragazzi, la loro maturazione personale.

In-segnare significa, letteralmente, scrivere dentro il cuore e la mente di qualcuno, non è un compito facile: ci vuole perizia, precisione, attenzione… basta una frase sbagliata per mandare tutto e per sempre in frantumi.

Insomma, amici carissimi, ci attende un anno di duro lavoro, ma sappiamo bene che, per quanto possiamo lavorare sodo, con dedizione e amore, resteremo per sempre i primi allievi dei nostri studenti, i loro, più affezionati e nostalgici, debitori.

Non ho l’età

Ho quarant’anni e spicci, ma questo, per me, si sta rivelando l’anno delle prime volte: il primo esame nel corso di laurea che avrei sempre voluto studiare, la prima lezione del Master che avrei sempre voluto frequentare, il primo invito in RAI, la prima conferenza TED… oggi è arrivata anche la cosa a cui tenevo maggiormente, da sempre, il primo contratto editoriale, per un romanzo, con una delle più importanti case editrici italiane.
Ho lavorato a questo progetto per quasi quattro anni, prendendo un numero altissimo di porte in faccia, facendo sacrifici su sacrifici e commettendo un numero altrettanto elevato di errori.

Consentitemi quindi di darvi oggi un consiglio: qualsiasi cosa desideriate per la vostra vita professionale o privata, credete ferocemente nei vostri sogni e in voi stessi. Siate ottusamente impermeabili ai rifiuti e alle umiliazioni. Ardete nel fuoco sacro delle vostre passioni. Andate fino in fondo, sempre, senza perdere mai la speranza. Perché la verità è che non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta.

Grazie di cuore per esserci, amici, questa grande gioia la condivido con tutti voi.
❤️

[Repetita Iuvant]

PS: ieri ho presentato il mio primo romanzo – “Fuoco è tutto ciò che siamo” – presso il Mondadori BookStore di Ornella Gemini, ad Avezzano, è stata una bellissima serata, sono andato via con il cuore colmo di gratitudine per Ornella, che ha organizzato tutto alla perfezione, per l’Avv. Jacopo Angelini, che mi ha presentato con la consueta precisione, per le scrittrici Emma Pomilio e Roberta Di Pascasio, per i colleghi che insegnano nei licei di Avezzano, per i miei studenti della Facoltà di Giurisprudenza, per una coppia di coniugi che è venuta dalle Marche e una signora che è venuta da Roma. Più in generale, sono grato a tutte le persone che ieri mi hanno onorato della loro presenza.

La parte più bella di questo viaggio è aver ottenuto la vostra stima e la vostra amicizia. Farò il possibile per non deludervi mai.

Vi voglio bene.

Cialtroni
❤️

La lettera di Alice

L’altro giorno sono entrato in una libreria a due piani del centro di Roma (Termini) per controllare, in incognito, se avessero o meno il mio romanzo. Le novità della Sperling & Kupfer erano schierate all’entrata del negozio, in bella vista, ma “Fuoco è tutto ciò che siamo” non c’era. Ho chiesto allora aiuto a un commesso che, dopo aver controllato il computer, mi ha assicurato che avevano preso il libro; abbiamo quindi iniziato a girare per il negozio, cercando praticamente ovunque, per fortuna, dopo una decina di minuti abbiamo incrociato un altro ragazzo:

Commesso 1:”A Paoloooo, ma le novità della Sperling nun stanno davanti?”
Commesso 2: “Solo quelli famosi!

Abbiamo quindi ripreso a cercare e dopo altri dieci minuti di ricerche abbiamo trovato “Fuoco è tutto ciò che siamo”. All’ultimo ripiano di una libreria (il più basso).
Coperto da una pila di altri libri (in seconda fila).

Ho pensato tra me e me: è uscito una settimana fa, ho un blog molto seguito e sono di Roma… forse a qualcuno questo libro interessa… mannaggia a voi, poi vi lamentate che non vendete!

Così, per pietà del mio romanzo – e del ragazzo che mi aveva accompagnato in questa estenuante ricerca – ho comprato una copia e mi sono avviato alla cassa.

Quando ho chiesto di coprire il prezzo, il commesso ha aperto e richiuso il libro due volte per poi domandare stupito:

Ma che sei te l’autore?”
“Ehm, sì, sono io, volevo comprare una copia per mandarla a un mio amico”
“Ma che davvero? Direttore, Direttore! Emo fatto na figuraccia!”.

Appena arrivato, il Direttore mi ha chiesto di firmare qualche copia (a proposito, se vi interessa…), mi ha assicurato che avrebbero posizionato il romanzo dove avrebbe dovuto stare e che non aveva davvero idea di come fosse finito lì (io, invece, qualche idea me la sono fatta).

Quando stavo per uscire si è avvicinato nuovamente il commesso.

“Nun se preoccupi, è successo pure a Ammaniti, quello me diceva: lei nun sa chi sono io!”

A quel punto una gagliarda vecchietta ha captato qualcosa della conversazione ed è intervenuta battagliera, mostrandomi tutto il suo sdegno: “Mi scusi tanto, giovanotto, ma neanche io so chi sia lei, mi scusi tanto eh!

“Non si preoccupi, signora, non lo so neanche io, fatemi andare a casa per favore”.

Per fortuna, quando sono arrivato a casa, mi attendeva questa bellissima mail.

Gentile Prof. Saraceni,
Ho infranto la regola che mi sono imposta, secondo la quale non leggo romanzi di scrittori contemporanei, poiche’ essendo la vita troppo breve e il tempo per leggere troppo poco, non posso rischiare di morire senza aver letto prima i grandi capolavori della letteratura passata.
Tuttavia ho voluto interrompere la lettura de “I Buddenbrock” di Thomas Mann, un libro sul burnout che mi serve per la tesi e un saggio su Ludovico Ariosto, per leggere il suo romanzo.
Scelta decisamente azzeccata. “Fuoco e’ tutto cio’ che siamo” e’ un romanzo diverso. Originale. Stimolante. Intellettuale. Intimista.
L’ho letto tutto d’un fiato, facendo fatica a staccarmi.
Mi e’ piaciuto molto il riferimento a immagini musicali, cinematografiche, psicologiche, mai banali, mai scontate.
E’ un libro scritto con intelligenza, con raffinatezza e quella dose di ironia che non guasta.
Lei ha un’innata capacita’ di esprimersi con la scrittura. Lo fa da anni con il suo blog e ora con questo libro. Lei ha un dono Prof., mi prometta che continuera’ a deliziarci con le sue opere.
Io le prometto che le riservero’ un posto d’onore nella mia libreria, tra Dostoevskij e Dumas….

Grazie Prof e buone vacanze,

Alice Rovesti

La fantastica recensione di Alice, davvero inaspettata, mi ha consentito di fare pace con il mondo ed evitare di suicidarmi con un piatto di carbonara vegana.

Vorrei ringraziare di cuore Alice e tutti gli altri utenti che in questi giorni mi stanno scrivendo per raccontarmi cosa ne pensano di “Fuoco è tutto ciò che siamo”, siete la mia più grande forza e il mio maggiore orgoglio.

Andiamo avanti così, alla grande e soprattutto insieme.

Non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta

Fuoco è tutto ciò che siamo

“Trova ciò che ami e lascia che ti uccida”.

Questa frase di Bukowski mi è sempre piaciuta molto, credo che abbia un significato profondo, anche se, a suo modo, ambiguo. Si fa presto infatti a fraintendere, a pensare che il vecchio Charles stesse parlando dell’alcol, del sesso o delle droghe. Potrebbe sembrare un invito a perdere i freni inibitori, ad essere smodati, irresponsabili e folli sino alle più estreme conseguenze. Forse tanti giovani d’oggi la citano per questo motivo, chissà… io credo invece che il senso sia un altro e che non abbia davvero niente a che fare con la vita spericolata: il punto è che l’amore, qualsiasi forma di amore, impone un “decentramento” del sé. Amare significa infatti imparare a distogliere l’attenzione da se stessi, guardare altrove, smettere di preoccuparsi esclusivamente del proprio egoistico tornaconto. Badate bene, non intendo dire che amare significa diventare lo zerbino e lo schiavo di un’altra persona, ma che per amare dobbiamo rompere le catene, uscire dalla comoda gabbia che tutti ci costruiamo intorno, per andare verso il mondo, verso le cose, verso gli altri. In questo senso, quando trovi ciò che ami devi lasciare che ti uccida: l’amore è il il sicario dell’egoismo e dell”immaturità, lo spietato killer della convenienza personale.

Il 21 maggio uscirà in tutte le librerie il mio primo romanzoda oggi è disponibile in pre-order su Amazon, trovate il link qui sotto. Il libro narra di giovani studenti, di professori, di social network, di dipendenza, di musica, di amicizia, di cinema… ma sopra ogni altra cosa, è una storia d’amore nel senso che ho appena accennato e discusso. Si tratta del resoconto di un calore che arde nel profondo di ciascuno di noi. Spesso ne avvertiamo il crepitare durante l’adolescenza, quando siamo avvezzi alle passioni totalizzanti, ai sogni ambiziosi, alle imprese impossibili… Ma i più fortunati tra noi sanno che quel fuoco non morirà con il passare degli anni, resterà vivo, e tornerà anche parecchio utile, per illuminarne il cammino e riscaldarne le notti.

Perché bruciare è tutto ciò che facciamo.

E fuoco, amici miei, è tutto ciò che siamo.