Filmati osceni

Vittoria (Ragusa) un disabile ha un malore e cade dalla sua carrozzina, in pieno centro cittadino. Dopo una penosa agonia, l’uomo muore – mentre un gruppo di curiosi si ammassa attorno al suo corpo.

Alcuni di questi girano un video e lo diffondono immediatamente sui social.

Un uomo di sessant’anni cade dalla sua carrozzina. Mentre muore, invece di chiamare i soccorsi – avvisati dai vigili che sono sopraggiunti a causa dell’assembramento – tu pensi ad usare il cellulare per girare un video e lo metti on line.

Questa è la vera oscenità: trasformare in spettacolo anche l’agonia di un essere umano, i suoi ultimi, disperati, secondi di vita. Quella persona aveva bisogno di conforto, di un gesto pietoso, di una parola amica; invece, è stata trattata come un’attrazione da baraccone.

Il disgusto infinto per notizie come questa mi convince sempre più che abbiamo bisogno di diffondere in tutti i modi consapevolezza e rispetto per gli altri, insegnando il valore della vita e della dignità altrui.

Un pensiero affettuoso per quel pover’uomo e un forte abbraccio ai suoi familiari.

Roma 21.11.2020

Mala Tempora Currunt

Un vulcano spento, un genio costretto a fermarsi

Quando è scoppiato il caso di Alberto Genovese – accusato di aver sequestrato, stuprato e seviziato una diciottenne nel corso di un party a base di droga e alcol – in tanti si sono domandati chi fosse l’indagato.

La maggior parte dei quotidiani nazionali si è limitata a definirlo “imprenditore digitale”, “fondatore di facile . it “

Invece il Sole24ore, per amore della precisione, gli ha dedicato un articolo in cui il giornalista, sin dalle prime righe, definiva Genovese “un vulcano di idee e progetti che, per il momento, è stato spento”.

Aggiungeva poi che l’imprenditore napoletano di nascita e milanese di adozione – dopo la laurea alla Bocconi – “non si è fermato un attimo”. E che ora, invece, sarebbe stato costretto a farlo.

Queste parole hanno giustamente sollevato un’ondata di indignazione che ha costretto l’autore a modificare l’incipit.

L’articolo, però, resta.

Resta il fatto che “quando il lockdown da pandemia sanitaria incombeva” sul nostro Paese (la notate anche voi l’enfasi?) Genovese è divenuto Presidente del Cda di una ulteriore e nuova società – eroe!

È una maniera corretta di fare giornalismo?

Dopo che l’autore è stato costretto a modificare l’incipit, l’articolo del sole24ore risulta comunque pleonastico e “ridondante”, suona, ancora oggi, come una difesa agiografica della quale nessuno sentiva veramente il bisogno.

Ci vuole equilibrio, va bene sottolineare che le indagini sono ancora in corso, ma teniamo sempre a mente chi è la presunta vittima, in questa storia, e chi, invece, il presunto carnefice.

Per evitare il giustizialismo basta avere l’accortezza di usare le parole giuste, non c’è bisogno di fare il tifo per l’indagato.

Roma 16.11.2020

Hanno spento il vulcano, l’hanno costretto a fermarsi

La colpa è della madre.

Mi hanno segnalato questo post che condivido con voi dopo aver oscurato il volto e il nome dell’autrice. La gogna non serve a nulla. Ci rende simili a loro. Alla fin fine, accanirsi contro la “signora” che scrive queste schifezze non serve ad altro che a fare il loro gioco, distogliendo l’attenzione dal vero problema.

Il vero problema è che molti italiani sono convinti che ci siano persone disposte a mettere in serio pericolo la propria vita, e quella dei propri bambini, per avere il wi/fi gratis in Italia.

Il vero problema è la storiella (la fake news) dei 35 euro al giorno, la tarantella dei porti chiusi, la retorica abominevole del “prima gli italiani” – buona solo per scatenare la guerra tra i poveri, a tutto vantaggio di sfruttatori e associazioni criminali.

Il vero problema è che siamo circondati da uno sconfinato oceano di egoismo, cattiveria e superificialità. Un fetido clima di odio e di intolleranza fomentato ad arte dai capopopolo della “destra”.

Contro questo genere di messaggi abbiamo una sola arma: diffondiamo cultura e consapevolezza.

Restiamo umani.

Roma 15.11.2020

Mala Tempora Currunt

La Benedizione

Sono figli di Dio e hanno diritto ad avere una famiglia. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo gli omosessuali godranno di una copertura legale”.

Bisogna essere davvero ottusi per commentare “ha detto una cosa ovvia”.
Ovvia non è – purtroppo – per milioni di persone nel mondo – cattolici e non.

Con queste parole Papa Francesco fa fare alla Chiesa un gigantesco passo in avanti, coraggioso, clamoroso e rivoluzionario:

  • prende le distanze dai tanti “cattolici” che da anni si nascondono dietro la tutela della famiglia per giustificare il proprio odio nei confronti degli omosessuali;
  • supera “a sinistra” moltissimi non credenti che osteggiano da sempre le unioni civili;
  • si aliena le simpatie dei tanti ipocriti che si ricordano di Dio solo quando devono sfruttare il Suo nome per andare in guerra contro qualcosa o qualcuno.

Quindi riconosciamo a Papa Francesco il grande merito di aver spinto ancora una volta la Chiesa verso l’accoglienza, la pace e l’amore.

Teramo 22.10.2020

Grazie di cuore, Francesco, sei la benedizione di cui avevamo bisogno.

❤️

La nostra più grande vergogna

Prima di essere assunto dall’Università insegnavo chitarra moderna in una scuola di musica. Ogni lunedì, alle 14.30, entravo in una stanzetta fredda e umida posta al secondo piano di un centro culturale alla periferia sud di Roma, uscivo alle 21.30 dopo aver fatto lezione a sette allievi, con le mani che mi tremavano letteralmente per la stanchezza. Il mercoledì, il giovedì o il venerdì notte andavo a suonare nei locali con il mio quartetto jazz.

Amavo, con tutto me stesso, la musica, ma temevo di non poterci costruire una vita sopra, quello che guadagnavo bastava a malapena a pagare l’affitto e mi aiutava a mantenere viva la speranza di vincere, un giorno, un concorso come ricercatore – se mai ce ne fosse stato uno, in qualsiasi città o università italiana.

Quando serviva, quando qualcuno si ricordava di me, abbandonavo i panni del musicista, indossavo giacca e cravatta e prendevo la macchina, il treno, l’aereo per andare ovunque in Italia ad ascoltare seminari, partecipare a convegni, fare esami come cultore della materia.

“Il lavoro è una cosa naturale”, cantavano i 99posse, “c’è l’affitto da pagare e tu vai a lavorare”. Ed è davvero così.

“Lì ti possono sfruttare, umiliare, sottopagare, cassaintegrate, ma non è che ti possono ammazzare, non è così che deve andare […] Eppure non si sa come, ogni giorno succede a tre persone”

Io, nel mio lavoro, non ho mai rischiato di morire, ho visto qualche brutto incidente sull’autostrada, questo sì, ho attraversato tempeste di neve e ho pattinato allegramente sull’acqua, ok, ma credo che sia molto diverso dal salire quotidianamente su un’impalcatura, scendere tutti i giorni in miniera o calarsi in cisterne colme di materiale tossico.

Io sono stato un fortunato e un privilegiato, ho avuto una famiglia alle spalle che mi ha permesso di studiare.

A queste cose ho pensato ieri, quando ho saputo di Stefano e Paolo, due operai morti a Roma, mentre lavoravano ad un cantiere in Via di Vigna Murata – a pochi passi dalla scuola di musica dove facevo le mie lezioni di chitarra.

Ho pensato alla strage silenziosa dei lavoratori. Ai padri di famiglia, ai ragazzi alle prime armi, agli operai esperti che precipitano dalle impalcature, vengono schiacciati dai macchinari, soffocano respirando miasmi ammorbanti. In Italia ne muoiono tre, tutti i giorni. E nessuno sembra essere in grado di fare assolutamente nulla.

Ogni tanto provo a scuotere la coscienza dei miei lettori, richiamando l’attenzione sul tema.

“La colpa è loro perché non sono prudenti!” – mi scrivono nei commenti – “la colpa è degli imprenditori perché risparmiano sulle protezioni!”, “la colpa è dello Stato che non controlla!”.

Io non lo so di chi sia la colpa. Davvero. Mi piacerebbe che abbandonassimo questo spirito inquisitorio e ci concentrassimo, per una benedetta volta, sulle soluzioni piuttosto che sui colpevoli. In un Paese civile, nel XXI secolo, il lavoro uccide tre persone ogni giorno. Se ci fosse un solo partito politico in grado di prendere per una benedetta volta sul serio questo problema avrebbe certamente il mio voto.

Nel mentre, vorrei solo mandare una carezza alle famiglie e agli amici delle vittime. Vorrei che la terra, per Paolo e Stefano, fosse lieve.

Roma 22.7.2020

Povera vita mia.