Nessuna vendetta

Quando ho letto che Pietro Genovese è stato condannato a otto anni di carcere per aver investito e ucciso Gaia e Camilla, ho immaginato orde assatanate di giuristi del web lamentarsi per la clemenza della Corte – senza avere la minima idea di cosa stabilisca il codice penale in caso di omicidio stradale o di cosa abbiano dichiarato periti e testimoni durante il processo.

Poi ho letto le dichiarazioni di Gabriella Saracino – madre di Gaia.

Sono felice per la sentenza, ma sinceramente dispiaciuta per Genovese”.

Questa frase non contiene alcuna contraddizione, anzi, possiede un elevatissimo valore civile, giuridico e morale.

La madre di Gaia prova un sentimento di soddisfazione che non ha niente a che fare con la sofferenza del condannato, ma riguarda, più esattamente, la necessità di dare un “senso” e un ordine al mondo.

Perché la Giustizia non è odio, rivalsa, vendetta.

Per assurdo, queste stesse parole avrebbe potuto pronunciarle anche la madre di Pietro: mi dispiace per mio figlio, ma sono felice per la sentenza.

Perché la Giustizia vola più in alto dei nostri interessi personali e rende un servizio a tutti, sempre e comunque.

Roma 21.12.2020

Fiat Iustitia Ne Pereat Mundus
[Sia Fatta Giustizia Per Salvare Il Mondo]

Complimenti per lo stomaco

Ieri sono morte quasi novecento persone.

“Quando torniamo in classe? Basta con la DAD!”

Siamo nel bel mezzo della seconda ondata e tutti sono sicuri che ne avremo una terza.

“Ma davvero quest’anno non posso sciare? Ma che vita è?”

Il vaccino non risolverà magicamente tutti i nostri problemi, tanti italiani dichiarano di non volersi vaccinare, e comunque non è ancora disponibile.

“Perché chi vive a Milano può cambiare quartiere mentre io che vivo a Colledellelagne non posso andare a trovare mio cugino che vive a Roccadipietra bassa?”

Il DPCM già ora prevede che sia possibile uscire dal proprio comune per andare a trovare un parente anziano che ha bisogno di cure. L’attuale divieto non ha niente a che fare con vecchi nonni o genitori malati che altrimenti sarebbero soli. Ma il problema principale dell’italiano durante la pandemia non è arginare in tutti i modi il contagio rendendo difficili gli assembramenti, il problema principale è “perché loro sì e io no”.

Avete ragione, avrebbero dovuto impedire anche di uscire dal proprio quartiere. Altro che comuni. Domandatevi come hanno fatto i cinesi a sconfiggere il virus.

“Esagerato!” “Terrorista!” “Professorone comunista e dittatore!”

Ieri sono morte quasi novecento persone.


E voi avete ancora voglia di festeggiare.

La parola “ipocrita”

Da ora in poi, quando cercherete la parola “ipocrita” sul vocabolario, troverete la foto di József Szájer, europarlamentare ungherese, dello stesso partito conservatore e bigotto di Orban, che venerdì sera è stato beccato dalla polizia di Bruxelles mentre si dava alla pazza gioia in un gay party con alcol, droga e altri 25 uomini.

In tempo di covid non è il caso di organizzare orge.

Non è il caso di dedicare la propria attività politica a negare i diritti degli omosessuali e poi passare il tempo libero a fare sesso con altri uomini.

Alla fin fine questi omofobi sono tutti uguali: non sono semplicemente ottusi, hanno anche tanta paura di riconoscere la propria natura.

E guarda caso sono tutti di destra.

La schiena dritta

Napoli – Alfonso Durante aveva settantacinque anni ed era un infermiere in pensione. Aveva deciso di tornare in servizio rispondendo all’appello di un sistema sanitario allo stremo a causa del covid. Quando i suoi parenti gli chiedevano chi gliel’avesse fatto fare, Alfonso rispondeva serafico: non lo faccio per l’ospedale, lo faccio per i pazienti.

Questa è la generazione che Toti definiva “improduttiva”, questi sono i vecchietti tutto sommato inutili per cui, secondo il consigliere comunale di Pavia, staremmo rovinando la vita di tanti giovani.

Gente che corre verso l’incendio per aiutare gli altri, invece di voltare le spalle e scappare a gambe levate.

Alfonso si è ammalato di covid ed è morto, da vero eroe.

Mentre tanti italiani fremono per la riapertura delle benedette piste da sci.

Un vulcano spento, un genio costretto a fermarsi

Quando è scoppiato il caso di Alberto Genovese – accusato di aver sequestrato, stuprato e seviziato una diciottenne nel corso di un party a base di droga e alcol – in tanti si sono domandati chi fosse l’indagato.

La maggior parte dei quotidiani nazionali si è limitata a definirlo “imprenditore digitale”, “fondatore di facile . it “

Invece il Sole24ore, per amore della precisione, gli ha dedicato un articolo in cui il giornalista, sin dalle prime righe, definiva Genovese “un vulcano di idee e progetti che, per il momento, è stato spento”.

Aggiungeva poi che l’imprenditore napoletano di nascita e milanese di adozione – dopo la laurea alla Bocconi – “non si è fermato un attimo”. E che ora, invece, sarebbe stato costretto a farlo.

Queste parole hanno giustamente sollevato un’ondata di indignazione che ha costretto l’autore a modificare l’incipit.

L’articolo, però, resta.

Resta il fatto che “quando il lockdown da pandemia sanitaria incombeva” sul nostro Paese (la notate anche voi l’enfasi?) Genovese è divenuto Presidente del Cda di una ulteriore e nuova società – eroe!

È una maniera corretta di fare giornalismo?

Dopo che l’autore è stato costretto a modificare l’incipit, l’articolo del sole24ore risulta comunque pleonastico e “ridondante”, suona, ancora oggi, come una difesa agiografica della quale nessuno sentiva veramente il bisogno.

Ci vuole equilibrio, va bene sottolineare che le indagini sono ancora in corso, ma teniamo sempre a mente chi è la presunta vittima, in questa storia, e chi, invece, il presunto carnefice.

Per evitare il giustizialismo basta avere l’accortezza di usare le parole giuste, non c’è bisogno di fare il tifo per l’indagato.

Roma 16.11.2020

Hanno spento il vulcano, l’hanno costretto a fermarsi