Complimenti per lo stomaco

Ieri sono morte quasi novecento persone.

“Quando torniamo in classe? Basta con la DAD!”

Siamo nel bel mezzo della seconda ondata e tutti sono sicuri che ne avremo una terza.

“Ma davvero quest’anno non posso sciare? Ma che vita è?”

Il vaccino non risolverà magicamente tutti i nostri problemi, tanti italiani dichiarano di non volersi vaccinare, e comunque non è ancora disponibile.

“Perché chi vive a Milano può cambiare quartiere mentre io che vivo a Colledellelagne non posso andare a trovare mio cugino che vive a Roccadipietra bassa?”

Il DPCM già ora prevede che sia possibile uscire dal proprio comune per andare a trovare un parente anziano che ha bisogno di cure. L’attuale divieto non ha niente a che fare con vecchi nonni o genitori malati che altrimenti sarebbero soli. Ma il problema principale dell’italiano durante la pandemia non è arginare in tutti i modi il contagio rendendo difficili gli assembramenti, il problema principale è “perché loro sì e io no”.

Avete ragione, avrebbero dovuto impedire anche di uscire dal proprio quartiere. Altro che comuni. Domandatevi come hanno fatto i cinesi a sconfiggere il virus.

“Esagerato!” “Terrorista!” “Professorone comunista e dittatore!”

Ieri sono morte quasi novecento persone.


E voi avete ancora voglia di festeggiare.

La parola “ipocrita”

Da ora in poi, quando cercherete la parola “ipocrita” sul vocabolario, troverete la foto di József Szájer, europarlamentare ungherese, dello stesso partito conservatore e bigotto di Orban, che venerdì sera è stato beccato dalla polizia di Bruxelles mentre si dava alla pazza gioia in un gay party con alcol, droga e altri 25 uomini.

In tempo di covid non è il caso di organizzare orge.

Non è il caso di dedicare la propria attività politica a negare i diritti degli omosessuali e poi passare il tempo libero a fare sesso con altri uomini.

Alla fin fine questi omofobi sono tutti uguali: non sono semplicemente ottusi, hanno anche tanta paura di riconoscere la propria natura.

E guarda caso sono tutti di destra.

La schiena dritta

Napoli – Alfonso Durante aveva settantacinque anni ed era un infermiere in pensione. Aveva deciso di tornare in servizio rispondendo all’appello di un sistema sanitario allo stremo a causa del covid. Quando i suoi parenti gli chiedevano chi gliel’avesse fatto fare, Alfonso rispondeva serafico: non lo faccio per l’ospedale, lo faccio per i pazienti.

Questa è la generazione che Toti definiva “improduttiva”, questi sono i vecchietti tutto sommato inutili per cui, secondo il consigliere comunale di Pavia, staremmo rovinando la vita di tanti giovani.

Gente che corre verso l’incendio per aiutare gli altri, invece di voltare le spalle e scappare a gambe levate.

Alfonso si è ammalato di covid ed è morto, da vero eroe.

Mentre tanti italiani fremono per la riapertura delle benedette piste da sci.

Un vulcano spento, un genio costretto a fermarsi

Quando è scoppiato il caso di Alberto Genovese – accusato di aver sequestrato, stuprato e seviziato una diciottenne nel corso di un party a base di droga e alcol – in tanti si sono domandati chi fosse l’indagato.

La maggior parte dei quotidiani nazionali si è limitata a definirlo “imprenditore digitale”, “fondatore di facile . it “

Invece il Sole24ore, per amore della precisione, gli ha dedicato un articolo in cui il giornalista, sin dalle prime righe, definiva Genovese “un vulcano di idee e progetti che, per il momento, è stato spento”.

Aggiungeva poi che l’imprenditore napoletano di nascita e milanese di adozione – dopo la laurea alla Bocconi – “non si è fermato un attimo”. E che ora, invece, sarebbe stato costretto a farlo.

Queste parole hanno giustamente sollevato un’ondata di indignazione che ha costretto l’autore a modificare l’incipit.

L’articolo, però, resta.

Resta il fatto che “quando il lockdown da pandemia sanitaria incombeva” sul nostro Paese (la notate anche voi l’enfasi?) Genovese è divenuto Presidente del Cda di una ulteriore e nuova società – eroe!

È una maniera corretta di fare giornalismo?

Dopo che l’autore è stato costretto a modificare l’incipit, l’articolo del sole24ore risulta comunque pleonastico e “ridondante”, suona, ancora oggi, come una difesa agiografica della quale nessuno sentiva veramente il bisogno.

Ci vuole equilibrio, va bene sottolineare che le indagini sono ancora in corso, ma teniamo sempre a mente chi è la presunta vittima, in questa storia, e chi, invece, il presunto carnefice.

Per evitare il giustizialismo basta avere l’accortezza di usare le parole giuste, non c’è bisogno di fare il tifo per l’indagato.

Roma 16.11.2020

Hanno spento il vulcano, l’hanno costretto a fermarsi

Alfabeto

Carignano (Torino), Alberto Accastello, 40 anni, magazziniere, all’alba di lunedì ha sterminato la sua famiglia, uccidendo la moglie, due figli e il cane.

Poi, si è tolto la vita.

Alberto non accettava la separazione. La moglie lo accusava di pensare solo al lavoro. Lui, invece, sospettava che lei avesse un altro e temeva di perdere i bambini.

Questa è cronaca. La definizione del quadro familiare e del movente. In nessun modo è una giustificazione per ciò che ha fatto.

Evitiamo, per favore, di tirare fuori la storiella trita e ritrita del maschio alfa che vede la donna come proprietà e quindi non tollera di essere abbandonato. Questa interpretazione è di una superficialità impressionante – per questo motivo ha grande successo.

Il maschio alfa, se il suo rapporto è in crisi, immagina di entrare in un bar e trovare altre cento compagne che lo adorano come e più della sua attuale. Il pensiero che la moglie lo tradisca non lo sfiora neanche. Semmai, teme che lei scopra le sue “distrazioni”.

In casi come questo siamo invece di fronte al declino criminale di un uomo che ha basato tutta la sua vita sulla famiglia e sul rapporto con la moglie. Direi che si tratta di un maschio beta.

“Quindi ora la vittima è lui?!?!?”


Col cavolo. Lui è stato un criminale efferato e folle, se non si fosse ucciso si sarebbe ovviamente meritato l’ergastolo, speriamo in giudizio divino altrettanto severo. Qui non si cercano giustificazioni – tocca sempre ripeterlo -, si interpretano motivazioni.

Concludo, se state attraversando una crisi, chiedete aiuto. Abbiate il sacro coraggio di andare da un prete, da un amico, da uno psicologo (nella migliore delle ipotesi), da vostro nonno o dal cugino di terzo grado della zia e parlate, sfogatevi, chiedete consiglio.

Fatelo per voi e per le persone che vi stanno accanto.

Essere forti non significa essere invincibili, ma avere l’umiltà di riconoscere i propri limiti; rialzarsi quando si cade; rimettere umilmente insieme i pezzi di una vita andata in frantumi.

Roma 13.11.2020

Inspirare, espirare.
E andare avanti.

C’è vita dopo la fine di una storia, dopo la separazione e persino dopo il divorzio.