Meglio non fare paragoni

Durante l’omelia, il Vicario del Vescovo di Macerata – Don Andrea Leonesi -, ha chiesto retoricamente ai fedeli se fosse più grave un aborto o “un atto di pedofilia”, chiarendo che l’aborto è sicuramente il più grave tra gli scempi.

Ora, io mi domando e dico, Don Andrea, ma che bisogno aveva di fare questo paragone? Per quale motivo lei deve stabilire una classifica e prendere l’atto di pedofilia – che io chiamerei “stupro” – come pietra di paragone?

Mi riesce facile immaginare che tante donne si sentano costrette dalle circostanze ad abortire, che lo facciano con grande dolore, che per loro non sia esattamente una gita di piacere e che probabilmente ne resteranno segnate per tutta la vita. Provo quindi per loro la massima comprensione empatica e non mi sognerei neanche lontanante di giudicarne le azioni.

Per il pedofilo – o come preferisce dire lei “per l’atto di pedofilia “ – no. Il pedofilo mi fa semplicemente rabbia e schifo perché gode della sofferenza altrui, rovina la vita degli innocenti e, pur sapendo benissimo di essere malato, non si cura.

Trovo scandaloso che questi soggetti – la donna che interrompe la gravidanza e il pedofilo – vengano messi uno accanto all’altro nella stessa frase.

Lei dirà che la chiesa condanna le azioni, non i soggetti – partendo dal presupposto che siamo tutti peccatori.

Ma anche su questo piano non riuscirei a seguirla, perché non riesco a mettere l’aborto in cima a una così triste classifica, posso immaginare azioni peggiori, mi sfugge il senso del campionato.

Secondo me è proprio questo voler fare paragoni che è intrinsecamente sbagliato. Voglio dire: e allora la tortura? E la violenza sessuale su maggiorenni? E la guerra? Il terrorismo? Che senso ha fare una classifica del male? Perché abortire dovrebbe essere “più grave” che sganciare una bomba su un ospedale o su una scuola?

Sono sicuro che lei si sia espresso male e che se potesse, tornando indietro, non direbbe quelle stesse parole.

Mi dispiace molto quando la Chiesa offre questa immagine al mondo e spero sempre che Dio si decida, per una buona volta, ad ispirare tutti i suoi rappresentati in tema di comunicazione – campo nel quale “il nemico” è invece bravissimo, sin dai tempi della famosa mela.

Tanto si doveva.

Roma 4.11.2020

Mala Tempora Currunt

La Hit Parade della Costituzione

Ieri, alla Camera dei Deputati, l’onorevole Claudio Borghi (lega) ha sostenuto che il diritto al lavoro viene prima del diritto alla salute.

La prova sarebbe che il diritto al lavoro è sancito prima (art. 4) mentre il diritto alla salute è stabilito dall’art. 32. Inoltre, ha aggiunto Borghi, l’art. 1 stabilisce che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro.

Quindi, ad avviso di Borghi gli articoli costituzionali più importanti hanno un numero più basso, quelli meno importanti hanno un numero più alto.

La tesi è talmente ridicola che non varrebbe neanche la pena mettersi a discutere, considerate che l’ultimo articolo – quello che, in base alle sue idee dovrebbe essere il meno

La tesi è talmente ridicola che non varrebbe neanche la pena mettersi a discutere, considerate che l’ultimo articolo – quello che, in base alle sue idee dovrebbe essere il meno importante di tutti – stabilisce “solamente” che la forma repubblicana non è soggetta a revisione costituzionale – una bazzecola, in fondo è solo l’unica cosa che non si può cambiare senza fare una guerra civile.

Per capirci, se uno studente di giurisprudenza mi dicesse che il diritto alla libera espressione del pensiero (art. 21) è meno importante della tutela delle minoranze linguistiche (art. 6), perché “viene dopo”, lo caccerei dalla Facoltà talmente velocemente da farlo tornare indietro nel tempo.

Più interessante, invece, il riferimento all’articolo uno.

Secondo lui i costituenti avrebbero dovuto scrivere “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sulla sopravvivenza dei cittadini” – così facendo sarebbero passati per matti, ma avrebbero chiarito (a Borghi) che la vita è un bene di primaria e fondamentale importanza e che la sua tutela giustifica la momentanea e ragionevole compressione di ogni altro valore costituzionale.

Insomma, diamo il benvenuto a Borghi nel club dei docenti universitari di Giurisprudenza, tornerà sicuramente utile quando dovremo spiegare ai nostri studenti cosa NON dice la Costituzione.

Roma 3.11.2020

Mala Tempora Currunt

Vittorio, Vittorio…

In alto, la foto di una tavolata di allegri commensali condivisa sul proprio profilo da Vittorio Sgarbi. Nell’immagine possiamo ammirare l’onorevole Sgarbi mentre brinda felicemente alla vita nel ristorante “da Giuseppi”, presumibilmente a Sutri, vantandosi di continuare a cenare, con i suoi tanti amici, “ben oltre la mezzanotte” – perché la legge, come è noto, vale solo per noi comuni mortali.

In basso, un’infermiera in attesa di entrare al Pronto Soccorso dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, stremata dopo un massacrante turno di otto ore in ambulanza.

Credo che poche altre immagini riassumano meglio lo spirito del tempo che stiamo vivendo: da una parte c’è chi gioca, provoca, istiga; dall’altra c’è chi lavora, si dispera, ha paura – e spesso rischia la vita.

Ringraziamo il più noto comico d’arte italiano per averci fornito l’immagine plastica dell’irresponsabilità guascona e ribelle con cui una parte di questo Paese sta affrontando la pandemia – facendosi beffe delle regole e della prudenza altrui.

Lo ringraziano, sentitamente, i medici, gli infermieri gli operatori socio sanitari e tutti i malati d’Italia.

Roma 29.10.2020

Mala Tempora Currunt

La nostra unica salvezza

Uno degli effetti collaterali del covid è che ci sta mettendo gli uni contro gli altri: partite iva contro dipendenti, nord contro sud, giovani contro anziani. Il virus sta disintegrando la società, si insinua dentro crepe che esistono da sempre, alligna nei conflitti sociali irrisolti e li fa detonare alla massima potenza.

Abbiamo il dovere di resistere e restare uniti, perché il nemico è uno, è comune e trae grande vantaggio dalle invidie, dalle ripicche, dalle nostre infinite discussioni.

Anche per questo motivo il Governo deve provvedere urgentemente a mettere in sicurezza i redditi a rischio, deve aiutare i commercianti, i ristoratori, i lavoratori dello spettacolo e le famiglie in difficoltà.

Roma 28.10.2020

Non vedremo la fine della guerra se non riusciamo più a pronunciare la parola “noi”.

Photo: K. Delvecchio

IL PAESE SI LAMENTA

Chiudi le discoteche – “Maledetti bastardi, ci tolgono la libertà!”; “Hanno mandato gli infetti nei locali di destra”; “Il virus è mutato, ormai non ha più carica virale”.

Obbligo di mascherina all’aperto – “Non è una mascherina è una museruola!”; “Maledetti bastardi, ci tolgono la libertà!”; “Se cammini solo in un campo di grano la mascherina è inutile”.

Chiudono le scuole – “Ma stiamo scherzando?! La scuola è il posto più sicuro al mondo!”; “È un diritto costituzionaaaaleeee!”; “Maledetti bastardi, ci tolgono la libertà!”

Raccomandano di non organizzare feste – “A casa mia faccio il c**o che voglio”; “Conte deve tornare a dare via il cuo” (Vittorio Sgarbi); “Dittatura sanitaria!”; “Comunisti! Ladri! Uccidete il Paese!”.

Coprifuoco – “Basta, tutti in piazza! Rivoluzione!”; “Bruciamo i cassonetti, danneggiamo le auto della polizia e picchiamo i giornalisti, così fermeremo l’epidemia e daremo un futuro migliore ai nostri figli!”.

Oggi abbiamo circa ventimila nuovi contagi al giorno e la gente inizia a morire in macchina, davanti agli ospedali, in attesa di essere visitata/ricoverata (ieri, ad Avezzano).

“È colpa del Governo perché non ha fatto abbastanza”.

Sapete che nuova c’è? Vestitevi da bonzi e andate a raccogliere ortiche assieme ai gesuiti euclidei di cui cantava Battiato.

Sono mesi che ci fracassate l’anima con le vostre lamentele isteriche per ogni singolo, minimo, tentativo di arginare l’epidemia.

Adesso è colpa del Governo?

Assolutamente, perché non ha ancora usato l’esercito.

Roma 25.10.2020

Mala Tempora Currunt