La guerra e le scuse

Abbiamo superato la soglia dei 100.000 morti per covid. Un numero impressionante di decessi, certamente paragonabile ad una guerra, superiore a quello della campagna di Russia.

Se ripenso a cosa è accaduto negli ultimi dodici mesi, mi ricordo il video di Massimo Mallegni, un senatore di Forza Italia, che il 27 febbraio 2020, da solo nello scompartimento di un treno, urlava “torniamo a vivere!”, raccomandando ai cittadini di non farsi “fot**re da questa psicosi!” ed accusando il governo di essere “folle”; Matteo Salvini che sbraitava “riaprire tutto!” – a giorni alterni; Alberto Zangrillo che ci rassicurava sul fatto che il virus fosse “clinicamente scomparso”; Flavio Briatore e Daniela Santanchè, ospiti fissi di Giletti, che si stracciavano le vesti per far riaprire le discoteche; Sgarbi che organizzava convegni in Senato per sostenere che “l’emergenza non esiste” e aderiva alla manifestazione “no mask” organizzata dal popolo delle mamme, salvo poi minacciarmi di querela per aver scritto che avrebbe partecipato (“Aderisco, ma non vado!”… quando si dice: la coerenza…); Montesano, Boldi ed un infinita serie di ex (comici, artisti, modelle e cantanti) pronti a gridare al complotto.

Tutto questo solo per mettere in imbarazzo il governo.

Oggi da queste persone ci aspetteremmo come minimo delle scuse.

Perché mentre loro giocavano a fare politica e business sulla pelle degli italiani, la gente non ha mai smesso di morire.

Roma 9.3.2021

Mala Tempora Currunt

Infografica: La Repubblica

Se non sono felici

Mi capita sempre più spesso di ricevere studenti affranti dall’idea che tutti gli altri candidati ad un esame ascoltino la loro interrogazione, che ne valutino le capacità e che conoscano l’esito dell’esame.

Certo, gli esami erano pubblici anche prima del covid. Ma una cosa è parlare con il docente avendo alle spalle altri candidati più o meno in grado di captare qualcosa di quel colloquio, altra è parlare in un microfono che consentirà a tutti di sentire alla perfezione ogni singola parola.

I ragazzi provano vergogna. Si sentono esposti, nudi.

Per i nostri studenti l’esame è sempre più simile ad un giudizio divino, un momento critico fatto di confronti, di invidie, di ansie e conflitti mai risolti. Era così anche prima, certo. Ma adesso è diventato molto più difficile mandar giù un risultato negativo – quando il compagno antipatico o l’amica civetta, “che ha detto esattamente ciò che ho detto io”, “che non ha studiato NULLA”, prende invece un bel trenta.

Pianti; attacchi di rabbia; crisi di panico.
Come se ne esce?

Insegnando ai nostri ragazzi che l’esame non è il giudizio universale; che tra i banchi non c’è nessuna gara e non esiste competizione: lo studio non è un talent, non c’è televoto e non ne resterà solo uno.

Liberiamoli dall’ossessione della vittoria, dall’ansia della prestazione. Togliamo dalle loro spalle il peso delle nostre frustrazioni. Non obblighiamoli ad ingoiare quintali di aspettative e di sensi di colpa.

Lasciamoli liberi di crescere, di sognare e di vivere. Rispettiamo le loro scelte e i loro tempi. Tutto ciò di cui hanno bisogno, per fiorire, è di essere accettati per come sono.

Date retta al prof., non preoccupatevi se i vostri figli non sono “vincenti”, preoccupatevi se non sono felici.

Meloni spera in Trump – la classifica degli auspici impossibili

Dopo l’illuminante commento dell’onorevole Meloni – “spero che le violenze cessino presto come richiesto dal Presidente Trump” – vi propongo la mia classifica degli auspici impossibili.

  1. Mi auguro che la televisione non trasmetta più programmi trash, come chiesto anche da Barbara D’Urso.
  2. Assieme a Le Iene vorrei tanto un giornalismo meno spettacolare e più deontologicamente corretto.
  3. Immagino un futuro in cui i politici non siano soprattutto influencer, come ha dichiarato ieri Salvini.
  4. Vorrei tanto che nessuno aspettasse il mio voto per confermare o ribaltare il risultato finale, come ci ha insegnato Borghese.
  5. Auspico una televisione meno arrogante, volgare e urlata, come ha chiesto anche Sgarbi.
  6. Spero in un mondo di pruriginosa castità, come ha chiesto Rocco Siffredi.
  7. Vorrei tanto che le persone passassero meno tempo sui Instagram come ha scritto Chiara Ferragni.

Podio

  1. Auspico che la gente smetta di mangiare junk food, come disse anche McDonald’s
  2. Sarebbe bello se gli anziani la smettessero di “fidanzarsi” con ragazze che hanno circa sessant’anni meno di loro, come ha affermato più volte Silvio Berlusconi.
  3. Mi auguro che i politici la smettano di rigirare continuamente la frittata, nell’illusione di avere a che fare con dei cretini, come suggerisce Giorgia Meloni.

Roma 8.1.2021

Castigo Ridendo Mores
❤️

Il futuro che ci appartiene

Abbiamo indossato mascherine sul gomito, sul polso, sul ginocchio, le abbiano appese ad un solo orecchio o allo specchietto retrovisore. Abbiamo cucinato, festeggiato, cantato su balconi e terrazze condominiali.

Abbiamo saccheggiato supermercati traumatizzando per sempre le penne lisce – divenute icona nazionale della solitudine e del disprezzo; ci siamo fatti il bagno nell’amuchina; abbiamo fatto scorte di lievito sufficienti per aprire una panetteria. Abbiamo negato che esistesse, che fosse pericoloso, che fosse letale. Non ce n’è coviddì!

Abbiamo creduto che fosse un’invenzione del Governo italiano corrotto dalla lobby dei toner, che fosse un’invenzione dei Governi mondiali corrotti dalla lobby del 5g, che fosse un’invenzione di Enrico Mentana in astinenza da maratona elettorale.

Abbiamo sperato che fosse “clinicamente scomparso” invece era solo sceso momentaneamente dal palco come Bugo – che succede?

Abbiamo condiviso su facebook l’autocertificazione per evitare le multe, quella per evitare che i nostri figli fossero prelevati da scuola e ricoverati al primo starnuto, quella per scongiurare una vaccinazione coatta.

Abbiamo ballato schiacciati come sardine nelle discoteche estive – per colpa di Conte -; ci siamo ammassati nelle vie dello shopping – per colpa di Conte; abbiamo partecipato alle proteste di piazza e ai comizi per le regionali – per colpa di Conte… “ah no, se Salvini e Giorgia facevano il bagno di folla non posso dire che è stata colpa di Conte?” (semi cit.)

Ci siamo indignati perché la Germania ha comprato milioni di dosi più di noi. Ci siamo indignati perché il vaccino è inutile.


Ci siamo indignati perché ci siamo indignati.

Abbiamo dato la colpa alla vittima – una nostra fondamentale consuetudine, tradizione e certezza, anche in un anno tanto strano e diverso.

Abbiamo salutato Kobe Bryant, Ezio Bosso, Ennio Morricone, Carlos Ruiz Zafón,Luis Sepúlveda, Van Halen, Quino, Gigi Proietti, Diego Armando Maradona e Paolo Rossi.

Adesso, caro 2020, la giostra è finita: faremo tutti il vaccino.

Il virus non scomparirà come per incanto, ma con il passare dei mesi sarà sempre meno presente nella nostra vita.

Ci riprenderemo il mondo.
Un passo alla volta.

Roma 30.12.2020

Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai.

La biblioteca che brucia

La signora Denise aveva un tumore ed era malata di cuore, quando arrivò al pronto soccorso del Saint Louis di Parigi la diagnosi fu drammatica: aveva contratto il covid e avrebbe dovuto essere urgentemente trasferita in terapia intensiva.Ma era rimasto un solo posto libero.Mentre il personale dell’ospedale iniziava a riflettere, a discutere, a preoccuparsi su quali criteri utilizzare e su come eventualmente comunicare a Denise e ai suoi parenti la scelta effettuata, questa anziana donna ha tolto tutti dall’impaccio, chiedendo esplicitamente di lasciare il suo posto a “qualcuno più giovane.

.Il figlio, interpellato dai medici, rispose: “curatela”. “Ma come vuole lei”

Così l’unico posto libero è stato assegnato ad un malato di meningite in preda a convulsioni che riuscirà in questo modo a salvarsi, mentre Denise è stata curata dai medici fuori dalla terapia intensiva ed è venuta a mancare, come era prevedibile, dopo pochi giorni.Questi sono gli anziani “inutili”, le persone “non più produttive”, quelli per cui “stiamo rovinando la vita di tanti giovani”.

Solo pochi giorni fa, commentando la scomparsa della partigiana Lidia Menapace, su questa stessa pagina, qualcuno scrisse che era grottesco dire “è morta di covid” (anche se era stata ricoverata esattamente per questo) visto che Lidia aveva superato i novant’anni. Eh già, perché se una persona è anziana è irrilevante come e per quale motivo venga a mancare, deve uscire di scena in silenzio, prima possibile, deve togliere il disturbo per non rovinare “ai giovani” la settimana bianca, il cenone di capodanno, l’ammucchiata in discoteca.

Questa gente ci ha dato la vita, ha costruito il Paese nel quale viviamo, ha speso lacrime, sudore e sangue nella costruzione e nella tutela della democrazia che oggi consente a un branco di incoscienti di dimostrare tutta la loro arrogante ingratitudine.Donando una possibilità di salvezza al malato di meningite, Denise ha dimostrato ancora una volta che da una persona anziana non smettiamo mai di imparare, che la fecondità non cessa di certo con la menopausa, che esistono mille e infiniti modi di essere madre.

Un antico detto africano recita: un anziano che muore è una biblioteca che va a fuoco. Teniamolo sempre in mente.

Avere cura di loro significa avere cura di noi.