Ma quale bolla d’Egitto!

Circa 13 anni fa, Eli Parisier coniò il termine “filter bubble” per fare riferimento all’ambiente di relazioni virtuali che ogni utente costruisce sul web attraverso le sue reazioni, ricerche, preferenze.

In base a questa teoria, gli algoritmi di profilazione chiuderebbero ogni utente in una sorta di bolla, un ambiente scarsamente permeabile dalle novità e altamente autoreferenziale.

Per questo motivo, i social network favorirebbero la radicalizzazione del pensiero e ostacolerebbero la discussione tra persone che hanno idee diverse.

Nulla di più ingenuo.

I social network guadagnano in base al tempo medio che ciascun utente spende sulla piattaforma – time spent on platform.

La verità è che i social network hanno tutto l’interesse a sollecitare un ambiente altamente conflittuale nel quale gli utenti discutono per ore (giorni) commentando un contenuto e restano così “agganciati” alla piattaforma.

Perché nulla fa aumentare l’engagement (il coinvolgimento) degli utenti quanto le discussioni.

La mia impressione è che Facebook, negli ultimi tempi, stia superando il livello di guardia. Così si spiega la crescente frustrazione, la noia e la conseguente fuga di molti utenti verso lidi più costruttivi di questo.

Insomma, Facebook ci contrappone, guadagnando sulla nostra aggressività e violenza verbale: la piattaforma sa benissimo quando e come far apparire sulla tua home un post che ti farà infuriare. Se non l’hai mai notato fino ad ora, facci caso.

E seguimi su Instagram ;)

Il Paese degli irresponsabili

Una cosa che non mi piace di questo Paese è il vittimismo sempre più radicato e diffuso. Sta diventando lo sport nazionale.

Chiunque venga criticato, in qualsiasi modo venga criticato, da chiunque venga criticato, si mette a piagnucolare, gioca a fare la vittima e per l’opinione pubblica passa automaticamente dalla parte della ragione.

Ma se hai un ruolo, se hai potere, visibilità ed incarichi, devi essere pronto ad accettare anche i fischi. Devi accettare le critiche espresse senza volgarità, odio e cattiveria.

Mi rifiuto di pensare che l’unico modo per dibattere pubblicamente di qualcosa sia ormai quello di tessere lodi sperticate di tutto e tutti (così nessuno si lamenta).

Un Paese di ebeti che sorridono e battono le mani.

Questo non è un dibattito pubblico civile, è la fine del dibattito pubblico, Il più becero populismo travestito da antidoto al populismo.

La faccia “petalosa” della decadenza.

Sgarbi quotidiani

Sgarbi ha affermato in un’intervista che Chiara Ferragni è una “vecchia befana”. Con grande signorilità, l’ha chiamata “Merdagni”; ha accusato Fedez di essere un “mezzo marito” – forse per l’altezza? -, un “rinc****nito” al fianco del quale, lei “vende cose per scemi”.

No, non è un gioco e non fa ridere.
No, non sarebbe meglio se non ne parlassimo.
No, non stiamo facendo il suo gioco – è già famoso e non cambierà mai nulla se noi facciamo finta di niente.

Sono inorridito da questa violenza verbale, dal fatto che qualcuno la trovi divertente, dal fatto che sia considerata uno spettacolo.

A me fa pena un Paese in cui una persona del genere va da più di trent’anni in televisione a sbavare rabbia, urlare parolacce e aggredire verbalmente gli altri.

Non è tollerabile che un personaggio pubblico – peraltro onerevole deputato – usi questo linguaggio.

Sarebbe bello se i programmi televisivi smettessero per una buona volta di invitarlo.

Sarebbe bello se il pubblico decidesse per una santa volta che non merita di essere seguito e si comportasse di conseguenza.

Perché la violenza verbale è una forma di violenza, può risultare altrettanto dannosa e fare altrettanto male di quella fisica.

9.5.2022

Per costruire una società nonviolenta dobbiamo partire prima di tutto dalla comunicazione.

Restare nei bordi

I no-vax paragonano il green pass alle discriminazioni nazi-fasciste nei confronti degli ebrei.

Oltre ad essere parecchio offensivo, questo parallelismo dimostra che non hanno compreso davvero nulla della situazione che stiamo vivendo.

Gli ebrei, gli omosessuali, le persone con disabilità e i rom furono infatti discriminati, torturarti e uccisi, semplicemente perché esistevano.

Ai non vaccinati chiediamo invece l’immenso sacrificio di non andare ai concerti o in discoteca, evitando assembramenti – lo facciamo per combattere il dilagare di una pandemia.

1) Chi possiede il green pass ha minori possibilità di contrarre il virus e dunque di trasmetterlo (basterebbe questo dato statistico a giustificare un trattamento differenziato); 2) Nel raro caso in cui un vaccinato contragga il virus ha possibilità minime di finire in terapia intensiva – e dunque di affollare gli ospedali, arrecando un danno all’intera comunità 3) pur essendo infettato e infettivo, il vaccinato evita che il virus replichi, impedendo la genesi di varianti più pericolose e aggressive.

Questi tre motivi giustificano un trattamento differenziato in ragione di ciò che le persone decidono di fare o non fare per tutelare se stesse e la comunità in cui vivono.

Cari no-vax, più facile di così ci sono solo i disegnini da colorare, cercate almeno di restare nei bordi 😉

21.7.2021

Il green pass non implica un privilegio per pochi, ma un beneficio per tutti.

Filmati osceni

Vittoria (Ragusa) un disabile ha un malore e cade dalla sua carrozzina, in pieno centro cittadino. Dopo una penosa agonia, l’uomo muore – mentre un gruppo di curiosi si ammassa attorno al suo corpo.

Alcuni di questi girano un video e lo diffondono immediatamente sui social.

Un uomo di sessant’anni cade dalla sua carrozzina. Mentre muore, invece di chiamare i soccorsi – avvisati dai vigili che sono sopraggiunti a causa dell’assembramento – tu pensi ad usare il cellulare per girare un video e lo metti on line.

Questa è la vera oscenità: trasformare in spettacolo anche l’agonia di un essere umano, i suoi ultimi, disperati, secondi di vita. Quella persona aveva bisogno di conforto, di un gesto pietoso, di una parola amica; invece, è stata trattata come un’attrazione da baraccone.

Il disgusto infinto per notizie come questa mi convince sempre più che abbiamo bisogno di diffondere in tutti i modi consapevolezza e rispetto per gli altri, insegnando il valore della vita e della dignità altrui.

Un pensiero affettuoso per quel pover’uomo e un forte abbraccio ai suoi familiari.

Roma 21.11.2020

Mala Tempora Currunt