Lo sguardo amico

Parigi – Michel Zecler è un cittadino maschio e nero di quarantuno anni di età, di professione fa il produttore musicale. Una sera, mentre sta camminando per strada, viene intercettato da una pattuaglia della polizia che nota qualcosa di gravemente sospetto: questo losco figuro non indossa la mascherina.

Zecler entra allora nel suo studio di registrazione per prenderne una, ma viene raggiunto da tre agenti che, convinti di essere al riparo da occhi indiscreti, iniziano a picchiarlo con grande sadismo ed inaudita violenza – gridando irripetibili frasi razziste.

Richiamati dai rumori, arrivano in soccorso di Zecler alcuni colleghi e musicisti. A quel punto un agente lancia un fumogeno dentro lo studio e la colluttazione si sposta in strada, dove l’uomo continua ad essere ferocemente picchiato dalle forze dell’ordine.

Alla fine i presunti criminali – quelli innocenti, senza la divisa – vengono portati tutti in commissariato: gli agenti mettono a verbale che Zecler li ha aggrediti, provando a sottrarre loro l’arma.

Ma c’è un ma.

Il sistema di telecamere a circuito chiuso dello studio di Zecler ha registrato tutto, compresi gli insulti razzisti. Mentre i vicini hanno filmato quanto accaduto in strada.

La Francia è stata quindi scossa da indignazione popolare e proteste e disordini – proprio mentre si apprestava ad approvare una legge per cui nessuno può diffondere immagini “malevole” di agenti in servizio.

Ecco cosa resta di questa storia – a parte il razzismo e la violenza dei “poliziotti” coinvolti – le benedette, sacrosante e mai abbastanza amate immagini.

Per strada, al parco, nei negozi, veniamo quotidianamente ripresi da centinaia di occhi indiscreti – tra telecamere di sorveglianza e telefonini.

Diminuisce la privacy, aumenta la sicurezza.

Per le persone oneste, con le garanzie di un Paese democratico e civile, il gioco vale senza ombra di dubbio la candela.

God Bless America

Qualcuno dice che i politici sono tutti uguali, che alla fin fine sono tutti incapaci, e corrotti e ladri.

Io preferisco pensare di no. Preferisco sperare che tra di loro ci siano persone oneste e capaci, persone capaci ma non oneste, persone non capaci ma oneste e persone non oneste e non capaci – come in tutti gli ambienti.

Certo, sarebbe un po’ ingenuo supporre che quelli onesti e capaci siano tutti membri di un solo partito, tutti a sinistra, tutti al centro o tutti a destra. Di solito sono equamente distribuiti. È anche una questione statistica.

Al netto di queste considerazioni, io mi accontento di poco. A me basta che al potere non ci siano gli arroganti, i razzisti, i violenti e i fascisti. La mia è una pretesa minima.

Se nei comizi affermi qualcosa contro gli omosessuali, contro le donne, contro gli immigrati, i disabili o gli operai… se sputi sulla costituzione, sulla resistenza e sul 25 aprile, per quanto mi riguarda hai chiuso: potrai essere anche onesto e geniale, io non voterò MAI per te.

Perché esistono valori non negoziabili: il primo è il rispetto, per tutti, sempre.

Roma 8.11.2020

Non voglio più vedere, al potere, pagliacci aggressivi che schiumano bava dalla bocca urlando cattiverie.

Bye Bye Donald.

God Bless America

La verità che nessuno vuole vedere

Le regioni governate dal centro destra protestano contro il colore che è stato loro assegnato e preparano ricorsi, non si rendono conto che tra poche settimane, inevitabilmente, saremo tutti nella stessa situazione? La curva non rallenterà perché sino ad oggi non abbiamo fatto nulla di serio per bloccarla. Anzi, al posto di chiedere misure urgenti e severe siamo scesi in piazza per protestare contro ogni singolo provvedimento governativo, gridando allo scandalo per il semplice obbligo di indossare una mascherina all’aperto. L’opposizione, responsabile e matura, non ha fatto altro che mettere i bastoni tra le ruote al governo, incitando i rivoltosi, sobillando i complottisti, dando visibilità ai negazionisti. Oggi iniziamo a raccogliere i frutti.

Forza e coraggio.

Ci attendono mesi difficili.

Roma 6.11.2020

Mala Tempora Currunt

La foto è di pochi giorni fa, rappresenta una fila di ambulanze che trasferiscono i malati covid dall’ospedale Mauriziano, a Torino, verso altre strutture. Questa, oggi, è una verità accertata e indiscutibile – anche se qualcuno, per ignoranza e paura, grida ancora al fake. La foto l’ha scattata Pietro Izzo ed è subito divenuto oggetto di insulti e linciaggio sui social – come sempre accade a chi dice cose vere, che però nessuno vuole sentire. A lui va tutto il mio rispetto e la mia solidarietà.

Lo schiaffo di Fontana

Il Presidente della Lombardia – Attilio Fontana- oggi si lamenta perché la sua regione è zona rossa, affermando che è stato dato uno “schiaffo ai Lombardi”.

I numeri, impietosi e oggettivi, dimostrano quale è la situazione nella sua Regione, chiarendo la inevitabile urgenza delle misure governative. Invece di protestare, Attilio Fontana dovrebbe quindi ringraziare il Governo per essersi preso la responsabilità di tutelare i cittadini lombardi.

Ricordiamoci che solo pochi mesi fa il Governo è stato duramente attaccato per non aver chiuso prima i comuni lombardi maggiormente colpiti dal covid.

Conclusioni: nulla come il covid ha messo in evidenza l’ipocrisia cialtrona di troppi politici italiani, banderuole pronte a speculare su tutto, nella speranza di ottenere un seppur minimo ritorno in termini di voti, visibilità e potere.

Roma 5.11.2020

Mala Tempora Currunt

La Hit Parade della Costituzione

Ieri, alla Camera dei Deputati, l’onorevole Claudio Borghi (lega) ha sostenuto che il diritto al lavoro viene prima del diritto alla salute.

La prova sarebbe che il diritto al lavoro è sancito prima (art. 4) mentre il diritto alla salute è stabilito dall’art. 32. Inoltre, ha aggiunto Borghi, l’art. 1 stabilisce che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro.

Quindi, ad avviso di Borghi gli articoli costituzionali più importanti hanno un numero più basso, quelli meno importanti hanno un numero più alto.

La tesi è talmente ridicola che non varrebbe neanche la pena mettersi a discutere, considerate che l’ultimo articolo – quello che, in base alle sue idee dovrebbe essere il meno

La tesi è talmente ridicola che non varrebbe neanche la pena mettersi a discutere, considerate che l’ultimo articolo – quello che, in base alle sue idee dovrebbe essere il meno importante di tutti – stabilisce “solamente” che la forma repubblicana non è soggetta a revisione costituzionale – una bazzecola, in fondo è solo l’unica cosa che non si può cambiare senza fare una guerra civile.

Per capirci, se uno studente di giurisprudenza mi dicesse che il diritto alla libera espressione del pensiero (art. 21) è meno importante della tutela delle minoranze linguistiche (art. 6), perché “viene dopo”, lo caccerei dalla Facoltà talmente velocemente da farlo tornare indietro nel tempo.

Più interessante, invece, il riferimento all’articolo uno.

Secondo lui i costituenti avrebbero dovuto scrivere “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sulla sopravvivenza dei cittadini” – così facendo sarebbero passati per matti, ma avrebbero chiarito (a Borghi) che la vita è un bene di primaria e fondamentale importanza e che la sua tutela giustifica la momentanea e ragionevole compressione di ogni altro valore costituzionale.

Insomma, diamo il benvenuto a Borghi nel club dei docenti universitari di Giurisprudenza, tornerà sicuramente utile quando dovremo spiegare ai nostri studenti cosa NON dice la Costituzione.

Roma 3.11.2020

Mala Tempora Currunt