Le droga più potente tra tutte

A Terni, due adolescenti sono morti nel loro letto, nel sonno, dopo aver assunto un mix letale di droghe. Pare che cercassero la codeina mentre uno spacciatore ha venduto loro del metadone.

Pare che abbiano successivamente mixato il metadone con altro. Lo spacciatore è stato prontamente rintracciato dalle forze dell’ordine ed ha confessato, a norma di codice penale, rischia una pena pesantissima, adeguata al dolore che ha causato.

Non riesco neanche a pensare a quei genitori che, la mattina, hanno inutilmente provato a risvegliare i propri figli.

Alle urla agghiaccianti delle madri.

Come docente ed educatore, vorrei solo dire una cosa ai giovani: carissimi ragazzi, state lontani dalle pasticche e dalle polverine, non giocate a fare il piccolo chimico, non fidatevi di spacciatori e tossicodipendenti.

Innamoratevi follemente dell’arte, della natura, dei viaggi. Innamoratevi follemente di altri ragazzi e ragazze come voi. Investite il vostro tempo nella politica, nello sport, nella cultura.

La droga è un cappio al collo, il paradiso dei falliti, la scorciatoia facile per arrivare da nessuna parte.

Siate sempre lucidi e presenti.
Siate liberi.

Il mondo vi appartiene ed ha un disperato bisogno di voi.

Il valore di un uomo

Quando avevo quattordici anni fui rimandato in matematica. Con cinque. Unico rimandato a settembre in matematica di tutta la classe. Iniziai a pensare di lasciare il liceo per mettermi a fare l’apprendista benzinaio, mi ammalai seriamente di insonnia, smisi di mangiare e persi rapidamente cinque chili – il che, considerato il mio peso dell’epoca, significava che stavo letteralmente scomparendo.

Insomma, la presi bene.

Studiai comunque tutta l’estate. I miei genitori avevano pianificato di passare un periodo al mare, siccome il docente che mi dava ripetizioni sosteneva che non avremmo dovuto interrompere i nostri incontri, per tre volte a settimana prendevo il treno, tornavo a Roma, prendevo il bus, prendevo la metro, andavo a ripetizioni, riprendevo il bus, riprendevo la metro, riprendevo il treno e raggiungevo, la notte, la mia famiglia al mare.

Al compito di settembre presi sette. Ma la professoressa si rifiutò di ammettermi al secondo anno con quel voto. La giustificazione fu: altrimenti i ragazzi che sono stati promossi a giugno con sei si offendono.

Non sto scherzando.

Decisi così che la matematica mi odiava ingiustamente e quindi io avrei odiato altrettanto ingiustamente lei, smettendo di studiarla. Non ha senso, lo so, ma gli adolescenti sono capaci di fare ragionamenti parecchio strani.

La verità è che ho sofferto tanto per l’umiliazione di quel cinque che non divenne mai sette. Tutto questo mi è tornato in mente quando ho saputo dello studente di Napoli che ieri, dovendo recuperare tre materie, si è lanciato dal quarto piano.

Professori, compagni, parenti… nessuno è riuscito ad afferrarlo prima che si lanciasse nel vuoto, nessuno era sotto quella finestra per evitare che si facesse male… Stiamogli quindi accanto ora. Mi rivolgo soprattutto ai suoi compagni: non lasciatelo solo. Fategli capire che gli volete bene, che lo stimate ancora, che non lo giudicate per ciò che ha fatto, perché nella vita tutti possono commettere un errore.

Lo studio non è una gara, non è una competizione, non è una guerra. Può capitare di essere rimandati o bocciati. Ciascuno ha il suo percorso, i suoi risultati e i suoi tempi. Soprattutto, una persona vale molto di più dei voti che prende a scuola, del ruolo che ricopre nella società e dello stipendio che percepisce.

Il valore di un uomo si misura esclusivamente in base alla grandezza del suo cuore.

Roma 23.6.2020

Repetita Iuvant

(Non) Giustificare Nessuno

Ieri, a Milano, c’è stata una maxi rissa con un accoltellato grave; a Torino, un uomo ha staccato l’orecchio di un ragazzo con un morso; a Roma, gruppi di ultrà hanno picchiato giornalisti e poliziotti.

La mia personale percezione è che in questo periodo tanta gente abbia perso la serenità e la calma.

  1. Queste cose sono sempre accadute”. Giusto. Ma per tre mesi le persone che hanno sempre fatto queste cose sono state recluse in casa. Durante il lockdown la comune criminalità è calata ai minimi storici. Ora, cosa accade se sei per tua natura violento, cattivo e aggressivo, e sei costretto a restare a casa – in crisi di astinenza da scontri – per tre mesi? Accade che quando esci sei un pochino nervoso.
  2. “La violenza non puó essere giustificata!”. Bravissimo. E figurati se io giustifico. Ma scherziamo? Io ho sottolineato una causa. C’è una differenza madornale – che però nessuno sembra capire – tra giustificare e comprendere. Giustificare significa scrivere: “non possiamo biasimarlo per aver cucinato un piatto di carbonara con il bacon e l’ananas, perché è un uomo privo di papille gustative”. Capire, invece, equivale a dire: “è un uomo privo di papille gustative, ecco perché attenta alla nostra vita rovinando i più sacri piatti della tradizione culinaria italiana”.

Nel primo caso manca il biasimo, nel secondo no.

  1. Lo stress è una reazione aspecifica dell’organismo a fronte di particolari eventi che ne turbano l’equilibrio omeostatico. Non è in sé negativo. Anzi, in molte occasioni ci fornisce il carburante necessario per vivere. Per questo motivo si parla di eustress (lo stress buono) e di distress (cattivo). Il secondo è dannoso per la salute. Per lo più, si verifica quando siamo vittime di eventi nei confronti dei quali non abbiamo alcuna capacità di reazione.

Ora, negli ultimi tre mesi molta gente ha perso il lavoro; altri hanno perso una persona cara; molti si sono ammalati; altri hanno temuto il contagio.

È davvero così difficile capire che tutto questo implica una recrudescenza della frustrazione, del disagio e della violenza nel corpo sociale?

Pensate che gli esseri umani siano macchine?

Beati voi. Quando il Governo vi ha proibito di andare a correre quasi scoppiava la rivoluzione.

Oggi, invece, siete diventati tutti asceti.

Roma 7.6.2020

La sottile differenza tra una giustificazione e una causa

No Justice No Peace

“È successo a brother Rodney King, colpevole del crimine di esser nato nero nella buia capitale dell’impero del denaro. Colpo su colpo, battuto come un polpo, legato, incaprettato e trascinato per lo scalpo”.

Così cantava Frankie Hi Nrg nel 1993, commentando il brutale pestaggio di un tassista afroamericano da parte della polizia di Los Angeles avvenuto nel 1991.

Sono passati tanti anni, l’America si trova nuovamente di fronte questo fantasma. Pochi giorni fa la polizia di Minneapolis ha brutalmente fermato, picchiato e soffocato George Floyd.

L’uomo, incastrato con la testa sotto il ginocchio di un agente, ha chiesto aiuto urlando che non riusciva a respirare, ma questo non è stato sufficiente per salvargli la vita.

L’agente che lo teneva schiacciato al suolo si chiama Derek Chauvin. Sui social network circolano foto che lo ritraggono con il cappellino “make whites great again” – facciamo tornare i bianchi all’età dell’oro – oppure sul palco accanto al Presidente Trump in uno dei suoi comizi. Ma la veridicità di questi scatti resta ancora tutta da provare.

Il dato di fatto è che i quattro agenti sono stati licenziati dopo la diffusione di un video che smentiva clamorosamente la loro ricostruzione dei fatti, mostrandone chiaramente la crudeltà e la violenza.

Il razzismo è un mostro difficile da combattere, getta le sue radici nel profondo inconscio di una società e le intreccia con mille altre frustrazioni: per questo motivo, è fondamentale che le forze dell’ordine agiscano nel rispetto della legge, che restino sempre pulite e al di sopra di ogni sospetto.

Altrimenti non c’è alcun modo di evitare il dilagare della violenza.

Roma 27.5.2020

No Justice No Peace

Silvia e l’odio della rete

Silvia è tornata libera ieri, dopo un anno e mezzo di prigionia. La parte sana di questo Paese ha festeggiato l’evento con profonda gioia e spontanea commozione. La parte malata non ha invece perso occasione per riversare su Silvia tutto il suo odio represso, la sua cattiveria, la sua intima e bruciante frustrazione.

Amici miei, è inutile riprendere e commentare una ad una le strabilianti e vergognose sciocchezze che certi topi da tastiera hanno potuto scrivere su Silvia, il discorso è molto semplice e si riduce alla cosa che amano di più certi italiani, in assoluto.

Si chiama “colpevolizzare la vittima”.

Riguarda la donna che viene violentata ed uccisa “per amore” (notare le virgolette); la/il volontaria/o che viene rapito o ucciso in un Paese straniero; il piccolo delinquente massacrato tra le mura silenziose di una questura – o ucciso in carcere.

Cerchiamo di capirlo una volta per tutte: la vittima non è mai colpevole; la vita, la dignità e l’incolumità di un’altra persona meritano di essere tutelate sempre, non ci sono “ma” o “però” che tengano.

Se riuscite a vedere qualcosa di marcio anche nella libertà di Silvia vuol dire che il marcio l’avete dentro, negli occhi. Ed io, sinceramente, provo parecchia pena per voi.

Roma 10.5.2020

Bentornata a casa, Silvia.
Non c’è altro da aggiungere.