Una sentenza (in)comprensibile

Urge fare un minimo di chiarezza sul caso giudiziario che sta scuotendo l’Italia in questi giorni. Sicuramente ne avete sentito parlare tutti: le motivazioni di una sentenza del Tribunale di Torino stanno scatenando un putiferio.

1) l’uomo, imputato per aver picchiato la ex moglie, non è stato assolto, è stato condannato per le lesioni causate.

2) Il collegio giudicante non ha ritenuto che ci fossero prove sufficienti per condannarlo anche per il diverso reato di “maltrattamenti in famiglia”.

3) Gli insulti che l’uomo avrebbe rivolto alla moglie dopo che lei gli aveva comunicato che intendeva lasciarlo (“non sei una buona madre”, “pttan” o “voglio vedere come farete a vivere senza di me”) non sono stati ritenuti sufficienti a integrare il reato di maltrattamenti in famiglia.

4) A questi insulti e minacce – non all’aggressione fisica – si riferiscono le frasi sicuramente poco opportune scritte nelle motivazioni della sentenza. (Quelle in cui si dice che il contegno dell’uomo deve essere compreso “considerata la situazione”).

5) Alle orde di utenti che accusano “il giudice” di aver adottato questa decisione perché “tra maschi ci si aiuta”, faccio notare che il collegio giudicante era formato da tre persone, di cui due – la maggioranza – erano donne.

6) La condanna a un anno e sei mesi per lesioni appare effettivamente troppo lieve, considerate le conseguenze dell’aggressione. Ma la pena è stata mitigata dal riconoscimento delle attenuanti generiche (evento parecchio frequente per un incensurato) – non per solidarietà nei confronti di un uomo che veniva lasciato dalla moglie.

Precisare non significa schierarsi dalla parte del reo – ci mancherebbe! – ma provare a fare informazione in modo corretto.

Oltre ogni allarmismo sensazionalistico.

A beneficio di tutti.

13.9.2025!

Tanto si doveva.
Pace e bene.

Una goccia alla volta

(Torino) – Stefano Massini è stato aggredito, al Salone del Libro, da uno sconosciuto che lo rimproverava per aver messo in cattiva luce Adolf Hitler.

(Rileggi)

Cade un’altra goccia nel lago della nostra quotidiana indolenza.
Cosa vuoi che sia? So’ ragazzi…

Uno scrittore viene aggredito da un nazista. In Italia. Nel 2024. È normale? Quattro cretini vanno al cinema travestiti da nazisti, in Italia. Nel 2024. È normale? Un generale dell’esercito, candidato alle elezioni europee, pubblica libri razzisti e propone classi differenziate per gli studenti diversamente abili; mille imbecilli onorano i “camerati” deceduti cinquanta anni fa mettendo in scena una cerimonia paramilitare; la RAI caccia tutti i conduttori sgraditi al governo e censura un monologo sull’antifascismo.

In Italia. Nel 2024.
È normale?

Cosa vuoi che sia… so’ ragazzi…

Così muore una democrazia.
Lentamente, una goccia alla volta. E quando ci decideremo ad aprire gli occhi sarà troppo tardi per rimediare.

14.5.2024

Mala Tempora Currunt

Sei euro

(Torino) – Ha dell’incredibile questa storia: Kanda è un uomo di 50 anni, originario del Mali, soffre di una grave patologia renale, vive e lavora in Italia da circa dieci anni, con regolare permesso di soggiorno.

Sabato scorso, in piena notte, è stato svegliato dall Centro Trapianti del Molinette che, avendo finalmente trovato un rene compatibile, lo invitava a recarsi urgentemente in ospedale.

Felicissimo, ha preso un taxi, ma la sua corsa si è trasformata presto in incubo. L’uomo si è accorto infatti di avere con sé solo 15 euro in contanti, a fronte dei 21 richiesti dal tassista.

Kanda è quindi sceso dal taxi, alla disperata ricerca di un bancomat, pregando il tassista di attenderlo cinque minuti, ma quest’ultimo si è spazientito ed è ripartito, portandosi via anche uno zaino contenente carte di credito, documenti e, soprattutto, cartelle cliniche.

Solo grazie alla comprensione ed alla collaborazione di una validissima equipe di medici ed infermieri, Kanda è riuscito comunque a sottoporsi al trapianto.

Ora è in terapia intensiva.

Ha dichiarato che vorrebbe tanto rivedere il tassista e fargli una sola domanda: perché?

11.3.2024

Per sei euro.

Mala Tempora Currunt

Difendere i bambini

(Torino) – Un bambino di sei anni finisce in ospedale con l’intestino spappolato – quasi “esploso”, diranno i medici.

“Mi raccomando: quando ti chiedono cosa è accaduto tu digli che sei caduto dalle scale” – gli aveva ripetuto sino allo sfinimento sua madre.

Invece era stato brutalmente picchiato dal compagno della donna, che, dopo avergli legato le mani dietro la schiena, lo aveva preso a calci e pugni per aver bevuto un bicchier d’acqua senza permesso ed aver dato di stomaco nella macchina della nonna.

Ora l’uomo è in carcere.

Oltre al clamoroso pestaggio di pochi giorni fa, è emerso un passato di maltrattamenti nei confronti del bambino e della compagna.

La donna, che sarebbe stata picchiata anche quando era incinta di sette mesi, lo aveva lasciato più di una volta, in passato.

Ma poi era sempre tornata a casa.

Emergono quindi due considerazioni da questa orribile storia. La prima è che alle volte c’è pochissima differenza tra uomini e demoni; quando consideriamo la cattiveria e il sadismo di certe persone, siamo portati a dubitare che nel loro animo conservino ancora qualcosa di umano.

La seconda è che un compagno violento può arrivare ad uccidere un bambino. Al primo schiaffo, scappate dunque a gambe levate. Non è sempre facile – nessuno dice che sia facile – ma oltre alle forze dell’ordine, esistono centri di ascolto e associazioni di volontariato cui chiudere aiuto.

Scappate.
E non tornate mai indietro.

Violenza e amore sono incompatibili.

18.4.2022

Una carezza a quel povero bambino.


Nella speranza che trovi qualcuno che si prenda cura di lui e che sia in grado di amarlo come merita.

Sex No Drugs and Rock ‘n’ Roll

Il fatto che una persona sia drogata, ubriaca o comunque incapace di intendere e di volere non ci autorizza a trattarla come un oggetto. Anzi, proprio in quei momenti dovremmo averne maggiore rispetto e cura. Quindi la ragazza di Torino, a mio avviso, non ha nessuna colpa per lo stupro. Lei, in questa storia, è la vittima, i colpevoli sono altri (rileggere più volte prima di commentare).

Punto.

E virgola.

Secondo molte persone dovremmo chiudere qui il discorso. Ma siccome a me di quello che pensano molte persone non me ne frega nulla e mi interessa invece usare questo spazio per diffondere messaggi in cui credo, io aggiungo: ragazzi, date retta al prof., non drogatevi.

Ci sarà il solito imbecille che dirà che è come consigliare alle donne di non indossare la minigonna; qualcuno scriverà che non gliene frega nulla dei miei consigli, qualcun altro dirà che la droga è un diritto.

Bene.

Io ribadisco: se accade qualcosa di brutto, la colpa è tutta del ladro, del violento o dello stupratore.

Ma voi vogliate comunque bene a voi stessi, abbiate cura della vostra integrità, non assumete droghe – tantomeno alle feste, tantomeno tra estranei.

Sono due messaggi importanti che non entrano in alcun modo in contraddizione: da una parte stabilire chiaramente la colpa e dall’altra raccomandare la prudenza.

Una società sana, matura e culturalmente consapevole riesce a tenere insieme questi concetti senza prendere fischi per fiaschi e gridare allo scandalo. Quindi noi non ce la faremo mai.

Roma 22.11.2020

Non offrite agli altri la possibilità di farvi del male.