Ama et Fac Quod Vis

Ieri ho conseguito la laurea magistrale in Psicologia. A quaranta e tanti anni, ho quindi concluso il corso di studi che avrei sempre voluto frequentare, ma che non avevo avuto il coraggio di scegliere quando ero un ragazzo, traviato da mille preoccupazioni occupazionali, quintali di aspettative familiari e, soprattutto, dal vigliacco logorio dei miei demoni interiori.

Primo fra tutti: l’odio puro per la matematica in ogni sua forma, travestimento o derivazione.

A quaranta e tanti anni, molti dei quali passati dietro una cattedra, sono tornato a sedermi “dal lato debole”. Ho sentito ancora, sulla mia pelle, l’ansia pre-esame, lo stress da prestazione, la frustrazione per le mille incomprensioni che possono verificarsi (e sempre accadono) con la segreteria, con gli assistenti, con i docenti.

Ho studiato a notte fonda, la mattina presto, tutti i sabati, le domeniche e le festività.

Ho studiato sulla A24, ascoltando le lezioni nelle consuete “traversate” Roma/Teramo (da casello a casello).

Alla fine di questo caldissimo mese di luglio luglio, a 23 anni dalla prima laurea, ho concluso anche questo viaggio.

Non ho fatto una festa nel 2000, figuratevi oggi.

Da giovane, la laurea, mi sembrava un premio più che sufficiente: sono nato in una famiglia che mi ha permesso di studiare – pensavo – non vedo la necessità di celebrare nulla.

Oggi penso che sono “arrivato a dama” con il bagaglio culturale del docente universitario e con una ventina di anni di ritardo. Credetemi, è più forte la nostalgia che la voglia di fare festa.

Mi sento però di consigliare a tutti i ragazzi che stanno frequentando l’ultimo anno di un istituto superiore (e che magari sono indecisi sul percorso di studi), di seguire essenzialmente e semplicemente la propria più intima e folle vocazione.

Cari studenti, non date retta a nessuno.
Non abbiate paura.
Non fate calcoli.
Ascoltate solo la vostra voce interiore.

Inseguite i vostri sogni,
assecondate la vostra passione.

Non c’è altro ragionamento da fare.

29.7.2023

Si conosce solo ciò che si ama.

Nessuna gara

(Milano) – Una studentessa universitaria di diciannove anni si è tolta la vita ieri mattina, impiccandosi con la propria sciarpa, nei bagni di un Ateneo privato. Da un biglietto che gli inquirenti hanno trovato nella sua borsa, pare che fosse molto dispiaciuta per i suoi “fallimenti” universitari. Ha chiesto scusa ai suoi genitori per non essersi presentata ad un esame.

Questa drammatica vicenda mi consente di ribadire un concetto sul quale, a mio avviso, non si insiste mai abbastanza: l’Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro.

Studiare significa seguire la propria intima vocazione. Il percorso di studi pone lo studente davanti a se stesso.

Cerchiamo di spiegarlo bene ai nostri ragazzi.

Liberiamoli una volta per tutte dall’ossessione della prestazione perfetta, della competizione infinita, della vittoria “ad ogni costo”.

Lasciamoli liberi di essere se stessi, e di sbagliare. Questo è il più bel dono che possono ricevere. Il gesto d’amore che può letteralmente salvarne la vita.

Non preoccupatevi se i vostri figli non sono i primi della classe.

Preoccupatevi se non sono felici.

2.2.2023

Una carezza per quella povera ragazza, un abbraccio ai suoi inconsolabili genitori.

Dottorato Honoris Causa

All’arrivo nei campi venivano rasati i capelli, per le donne era una privazione della femminilità. Mentre ero in fila una kapò notò la mia folta chioma e decise che io avrei dovuto tenerla. Naturalmente, dopo pochi giorni i capelli mi si riempirono di pidocchi. Mi fu visto camminare un pidocchio sul viso e fui isolata. Mi rasarono da sola, nel gelo del campo. I soldati che passavano ridevano di me, si domandavano per quale motivo fossi ancora in vita”.

Queste sono alcune delle parole pronunciate dall’onorevole Liliana Segre, in occasione della inaugurazione dell’anno accademico, a La Sapienza.

Nel celebre Ateneo, Segre ha ricevuto il Dottorato Honoris Causa in Storia dell’Europa ed ha tenuto, davanti al Presidente della Repubblica e a molte altre autorità, una Lectio Magistralis dal significativo titolo “La Storia sulla pelle”.

Prima di andare via, ha voluto abbracciare il ragazzo che ha partecipato alla cerimonia come rappresentante del corpo studentesco e che è stato al centro di grandi polemiche, nei giorni scorsi, perché accusato di essere neofascista.

“Che bel ciuffo che hai… porti i capelli come mio nipote, posso baciarti?”.

Vorrei ringraziare questa grande donna per la sua immensa lezione di umanità, per la sua straordinaria dignità, per la sua dolorosa memoria.

“Anche se sono vecchia, resto sempre quella bambina che un giorno fu espulsa da scuola per la colpa di essere nata”.

Roma 18.2.2020

Cara Senatrice, Dottoressa Segre, noi siamo i tuoi studenti, la tua famiglia, le tue guardie del corpo.

Grazie di essere nata
❤️

Il Valore Legale

L’Italia viaggia da sempre a due velocità. Al Nord c’è il lavoro, ci sono gli ospedali, gli asili, le strutture e le infrastrutture funzionali allo sviluppo. Al Sud c’è la povertà, la criminalità e tantissima gente onesta e piena di buone intenzioni costretta a chiudere la valigia di cartone con lo spago, a salutare parenti, fidanzate/i e amici, per andare a cercare un futuro migliore altrove.

Per porre “rimedio”, il Grande Governo Del Cambiamento vuole abolire il valore legale del titolo di studio. Significa che le lauree non avranno più lo stesso valore, ma in tutti i concorsi (anche pubblici) diventerà legale discriminare gli Atenei: SOLO LAUREATI DI PADOVA. POSTO RISERVATO AI LAUREATI DEL TRENTINO. SOLO BOCCONI O STATALE DI MILANO. PRIMA IL NORD.

Sembra una follia, vero? Invece è realtà. La Lega è ovviamente favorevole, non dobbiamo spiegare perché. Lo sono anche i cinquestelle, qui è più difficile capire il motivo: non so se sperare nella loro ingenua incapacità di comprendere le conseguenze di questa riforma o nella maliziosa voglia di disintegrare consapevolmente i nuclei di produzione e certificazione della cultura. È una scelta ardua. Siamo messi comunque male.

“Lei lo dice per difendere il suo Ateneo!
Grazie a questa riforma ci sarà finalmente competizione tra le Università italiane!”

A parte il fatto che Teramo è da anni sul podio della classifica degli Atenei italiani di piccole dimensioni, vi do una bella notizia: le Università sono già in competizione tra loro. Il sistema è passato da un estremo all’altro nel giro di un decennio, per cui, già oggi, viviamo di verifiche continue e periodiche in cui ogni singolo aspetto di ciò che facciamo viene contato, schedato, valutato e criticato dal Ministero in base alla prestazione media nazionale.

Quindi scordatevi che la finalità del provvedimento sia di mettere in competizione o di far lavorare di più e meglio gli Atenei. L’unico scopo è risparmiare, tagliare, chiudere. Lo fanno perché sperano di affossare in tal modo buona parte delle Università del Sud.

Così potranno risparmiare i soldi per il reddito di cittadinanza.

Ma risparmiare uccidendo le Università è il modo più stupido in assoluto che esista per provare a crescere economicamente, equivale a tagliare il ramo sul quale siamo seduti.

Pur di mangiarne la legna.

Fatti non foste a viver come bruti, ma ci riuscite comunque benissimo.

Cialtroni
❤️

Teramo A.D. 2018

No Culture No Future

La strada giusta.

Se state iniziando a pensare a quale corso di laurea iscrivervi, il mio consiglio è di prendere in esame la classifica degli Atenei italiani stilata annualmente dal Censis, di tenere in seria considerazione le statistiche occupazionali e di studiare con altrettanta attenzione le previsioni sullo sviluppo economico del nostro Paese.

Quando avrete raccolto dati a sufficienza, buttate tutto ed iscrivetevi alla Facoltà per la quale vi sentite più portati.

Studiate ciò che amate.
Inseguite i vostri sogni.

Non c’è altro ragionamento da fare.
Cialtroni