Una donna. Però brava, eh!

Matteo Salvini si presenta davanti alle telecamere senza cravatta, con il collo della camicia sbottonato, stanco e sudato come se fosse appena uscito da una sala operatoria o meglio ancora da una estenuante partita di poker con gli amici – una serata in stile “una notte da leoni”, per capirci.

Dice: “sto lavorando perché ci sia un Presidente donna! Una donna in gamba, non una donna in quanto donna”.

Questa dichiarazione può sembrare razionale e sensata, se la ascoltiamo distrattamente, ma in realtà non ha alcun senso. Cosa significa che deve essere donna – però in gamba, eh?

Immaginate se avesse detto: sto lavorando per un Presidente maschio. Però uno bravo eh, non solo maschio!

Nel momento in cui decidi che sia donna – come valore primario – è del tutto inutile aggiungere “non donna in quanto donna”. Ormai hai posto la pregiudiziale di genere! Ci mancherebbe che, dopo averlo fatto, Salvini ci presentasse una candidatura di basso livello.

Chiaramente, sta strumentalizzando la questione femminile.

Ma dire “il Presidente deve essere una donna” è umiliante e svilente.

È un esercizio di sessismo maschilista paragonabile a quello di chi dice: deve essere uomo (ma uno bravo eh, non solo uomo!). Pensate a quanto possa sentirsi legittimata una eventuale Presidentessa nel sapere che sul tavolo c’erano candidati egualmente o più adatti di lei, ma lei in più era donna ed è stata scelta perché questo – il genere – era il primo e fondamentale requisito.

Signori miei, stiamo parlando del Presidente della Repubblica. Abbiamo diritto ad una candidatura di elevato profilo, indiscutibile valore civile e altrettanta statura morale.

Maschio o femmina non ha importanza, è un indecoroso ragionamento da bar.

29.1.2022

Il teatrino della politica

Un passo avanti

Sei figli venuti da lontano

Lui si chiama Antonio Silvio Calò, ha sessant’anni ed insegna filosofia in un liceo classico di Treviso. Assieme a sua moglie Nicoletta ha accolto in casa, nella sua già numerosa famiglia, sei ragazzi africani che oggi chiama “i miei sei figli venuti da lontano”.

Come ricompensa, in questi anni ha subito minacce e insulti di ogni tipo. Ad esempio, in tanti gli hanno augurato che i sei ragazzi africani stuprassero la moglie.

Nel mentre, i suoi sei figli venuti da lontano sono cresciuti in Italia e si sono perfettamente integrati: tutti lavorano e tutti pagano le tasse. Alcuni di loro stanno per sposarsi.

“E badate bene che io non sono uno del settore” – afferma – “sono un insegnante. Se ci sono riuscito io, vuol dire che si può fare! Lo Stato non ha scuse”.

Grazie di vero cuore per questo emozionante esempio di ospitalità, integrazione e accoglienza, Antonio. Congratulazioni per la tua fantastica famiglia. Un forte abbraccio a tua moglie, ai tuoi figli nati in Italia e ai sei “venuti da lontano”.

14.12.2021

Restiamo umani
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L’adulto di cui avresti avuto bisogno

Bari, Liceo Scientifico, primo anno, Il professore fa un’interrogazione a sorpresa e tutta la classe rimedia un’insufficienza.

Nell’intervallo tra un’ora e l’altra un ragazzino di 14 anni sale sul davanzale, si getta nel vuoto e muore sotto lo sguardo terrorizzato dei suoi compagni.

Se penso al luogo, al momento e al modo in cui questo studente si è tolto la vita, il mio cuore si riempie di infinito cordoglio e tristezza.

Ho avuto già modo di scriverlo in passato, non mi stancherò mai di ripeterlo: insegniamo ai nostri ragazzi che nella vita si vince e si perde.

Spieghiamo loro che la scuola non è una gara, ma un percorso di crescita.

Liberiamoli dal peso infinto delle nostre ansie e delle nostre aspettative.

Questo è il primo e fondamentale compito educativo che spetta a tutti gli adulti – insegnanti e parenti.

Non preoccupiamoci se i giovani portano a casa brutti voti, non facciamoci un cruccio se non eccellono, se non sono i primi della classe.

Preoccupiamoci, piuttosto, se non sono felici.

4.12.2021

Cerca sempre di essere l’adulto di cui avresti avuto bisogno quando eri un ragazzo.

L’esempio che fa la differenza

Nella notte tra il 13 e il 14 novembre Cosimo Damiano Bologna si trovava in un bar con un’amica quando la donna è stata raggiunta ed aggredita verbalmente dal suo stalker.

Cosimo è intervenuto per difenderla, ma è stato selvaggiamente picchiato e successivamente ricoverato in terapia intensiva, con prognosi riservata.

Purtroppo non ce l’ha fatta, è venuto a mancare il 30 novembre.

Si è comportato da persona normale e dunque da vero eroe: in un mondo in cui tutti minimizzano, giustificano, girano la testa dall’altra parte.

A pochi giorni dalla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, lui ha insegnato a tutti cosa significa comportarsi da essere umano.

Perché per ogni donna maltrattata ci sono troppi uomini che girano la testa dall’altra parte e che potrebbero, invece, fare tutta la differenza del mondo.

2.12.2021

Addio Cosimo, che la terra ti sia lieve
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