Le etnie e le sensibilità

Alcune etnie non hanno la nostra stessa sensibilità verso le donne, ha dichiarato il ministro della giustizia.

La nostra stessa sensibilità.

In Italia, il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto meno di un secolo fa.

Meno di un secolo fa, le donne italiane erano cittadine di serie b, recluse in casa e discriminate in ogni ambito, svilite dal machismo tossico di un regime dittatoriale che trovava il suo maggiore feticcio nella forza e nella violenza virile.

Oggi la nostra grande sensibilità è quella del branco di Caivano o di quello di Palermo?

È quella che ha portato alla scomparsa di Chiara, o quella che ha causato la morte di Yara?

Di cosa diavolo stiamo parlando?

La violenza fa parte dell’animo umano. Si manifesta ovunque in mille forme diverse.

La Costituzione insegna che la responsabilità penale è personale – non della famiglia, non del gruppo sociale, non dell’etnia.

Ciascuno risponde di sé, per ciò che fa o non fa.

Ed è gravissimo che io oggi debba essere costretto a ricordare una cosa tanto importante e al tempo stesso basilare.

4.4.2025

La nostra grande sensibilità

Dieci piccoli passi

Arriva un momento, nella vita, in cui pensi di aver comprato troppi libri che non leggerai mai. Ovviamente, questo pensiero non ti impedisce di comprarne di nuovi.

Così, anno dopo anno, i libri prendono lentamente possesso della casa e la “lista delle cose che prima o poi devo assolutamente leggere” ti spaventa e ti blocca.

Non puoi fare altro che pensare ad essa, commiserando te stesso per il poco tempo che hai da dedicare alla lettura.

Il lavoro, la famiglia, la salute, il lavoro… tante cose, drammaticamente urgenti, ti hanno sottratto le ore che avresti dedicato volentieri a finire – o ad iniziare – quel libro che vorresti tanto (ri)prendere in mano.

Se solo avessi il tempo.

La buona notizia è che bastano 10 pagine al giorno, tutti i giorni, per consolidare una sana abitudine ed ottenere ottimi risultati.

Se tu iniziassi oggi, in un solo anno potresti aver letto o riletto una nutrita lista di capolavori della letteratura mondiale. Come, ad esempio:

Viaggio al termine della notte;
Lolita;
Shining;
Lo straniero;
Kafka sulla Spiaggia;
Domani nella battaglia pensa a me;
Fiesta;
Il maestro e Margherita;
L’insostenibile leggerezza dell’essere; Fight Club;
Le ali spezzate.

Dieci pagine sono troppe?
Prova con cinque.

La lettura non è una gara, è una splendida abitudine, bastano poche pagine al giorno per mettersi in moto e (ri)prendere il vizio.

Trova questo piccolo momento solo per te. Ogni giorno.

Ne hai bisogno, te lo meriti.

Chi non legge vive una sola volta,
chi legge vive mille vite.

PS: Detto ciò, (ri)leggi “fuoco è tutto ciò che siamo” e “l’oceano in una goccia”! Bastano poche settimane ben spese :) ❤️

Come fai a dire queste cose? Mistero

Mi piace molto Enrico Ruggeri, credo che occupi un posto di rilievo nella storia della musica italiana e penso che abbia scritto brani indimenticabili per se stesso e per altri artisti – primo fra tutti: il mare in inverno.

Anche per questo motivo sono rimasto parecchio deluso dalla infinita serie di sciocchezze sesquipedali che ha dichiarato al Messaggero.

  1. Quando il cronista gli chiede del fascismo, Ruggeri risponde che l’unica dittatura che ha vissuto in vita sua è stato il lockdown dovuto al covid.
  2. Quando gli domandano se è antifascista si rifiuta di rispondere tacciando la domanda di aggressività “pre-dittatoriale” ed affermando che gli ricorda l’omicidio di Ramelli.
  3. Si vanta di essere andato a letto con più di mille donne.
  4. Ritiene che la sua carriera musicale sia stata ostacolata dalla sinistra – il che, detto da uno che ha vinto due volte Sanremo, suona parecchio strano…

Ma c’è di peggio – se mai fosse possibile.

  1. Quando il cronista gli chiede come mai i cantanti del suo romanzo pubblicato nel 2011 siano tutti umanamente deludenti, Ruggeri risponde: volevo raccontare che i cantanti sono spesso deboli, cialtroni e disadattati.

Quello che sarei diventato io se non avessi avuto successo.

Caro Ruggeri, mi dispiace darle una brutta notizia, ma il successo non è una cura, non è una forma salvezza. Il cialtrone, il disadattato e il debole restano tali anche se vendono milioni di dischi.

Il successo non rende le persone più serie, più buone o più sagge.

Lei, ad esempio, ignora che dichiararsi antifascisti dovrebbe essere scontato, visto che l’antifascismo è un valore costituzionale, il più alto di tutti, la base fondante della nostra democrazia.

Lei paragona il 20ennio fascista alle misure prese dal governo italiano – e poi seguite da moltissimi altri Paesi – per combattere una pandemia (sminuendo indecorosamente molte cose veramente drammatiche, come, a mero titolo di esempio, le leggi razziali, i massacri africani e le deportazioni nei campi dì concentramento).

Lei considera le donne al pari di trofei da esporre e si vanta con molta poca signorilità di averne avute tante – come se fosse uno Sgarbi o un Cassano qualunque.

Insomma, signor Ruggeri, c’è una gran bella differenza tra essere “un libero pensatore” ed esprimere opinioni temerarie, del tutto prive di consapevolezza storica e di fondamento.

Dia retta al prof., lei oggi ha scritto la peggiore delle sue canzoni.

26.5.2024

Mi ha salvato il successo

L’egemonia culturale delle nuove destre

(Roma) – Il mondo della cultura è in subbuglio. Le destre hanno appena nominato Luca De Fusco nuovo Direttore Generale del Teatro di Roma. Lo hanno fatto con un vero e proprio blitz, in assenza dei membri del Consiglio di Amministrazione nominati dal Comune. Per di più, gli hanno proposto la esorbitante cifra di 150 mila euro l’anno per cinque anni – più del doppio di quanto percepisca attualmente.

Contro la nomina di De Fusco si sono schierati molti artisti (Germano, Garrone, Guanciale…), assieme, all’opposizione, unanime.

Elly Schlein, ad esempio, ha dichiarato che”La destra al governo, nazionale o regionale che sia, ha sempre e solo la stessa ossessione: occupare poltrone, promuovere gli amici, controllare attraverso i propri uomini le articolazioni del Paese”.

Difficile darle torto, considerato che in un anno e mezzo, il Governo ha promosso i suoi sostenitori, amici e parenti, nelle più importanti agenzie culturali del Paese (dal Maxxi al Piccolo di Milano, al Centro Sperimentale di Cinematografia, alla Biennale di Venezia…).

A questo punto il qualunquista sarà tentato di commentare che le cose, in Italia, sono sempre andate così.

Ma io non mi ricordo un Ministro della Cultura che:

1) afferma che Dante è stato il fondatore del pensiero della destra in Italia (!?!);

2) facendo parte della giuria del Premio Strega, dichiara candidamente di non aver letto i libri che ha giudicato e premiato;

3) deferisce alla Vigilanza della Rai la trasmissione radiofonica Un Giorno Da Pecora, lamentandosi per “un eccesso di satira” nei suoi confronti;

4) si lamenta con la RAI per una imitazione televisiva, che peraltro non lo riguarda;

Aggiungo che neanche Berlusconi, pur avvezzo agli editti, avrebbe mai cacciato in un sol colpo dalla RAI: Fazio, Littizzetto, Augias, Annunziata, Saviano, Gramellini… per sostituirli con trasmissioni di pessimo livello, che, a giudicare dagli ascolti, non guarda proprio nessuno, tantomeno gli elettori di destra.

Adesso venitemi a dire che è tutto normale, venitemi a dire che è sempre stato così.

Queste sono le disdicevoli vicende di un Paese allo sbando.

22.1.2024

Mala Tempora Currunt

Questo mondo non mi renderà cattivo

La mia recensione – senza spoiler, ma con qualche riflessione “politica”.

Dall’8 giugno, su Netflix, è disponibile “Questo mondo non mi renderà cattivo”, la seconda serie di Zerocalcare. Ovviamente l’ho vista tutta l’8 giugno, in una piacevole ed interminabile maratona. Ho aspettato qualche giorno per scrivere una recensione, perché volevo rivedere alcuni passaggi e ponderare meglio alcune idee; sono un grandissimo fan di Zerocalcare – da ben prima che diventasse famoso – e ci tenevo ad avere le idee chiare prima di iniziare a scrivere.

Totale: io credo che “Questo mondo non mi renderà cattivo” sia complessivamente un ottimo lavoro, si vede che la piattaforma ha investito molto su questo progetto, si nota il lavoro delle altre “300 persone” che Michele Rech ringrazia e cita spesso. Nel dettaglio: l’animazione è più fluida e più curata rispetto al precedente; il mixaggio, finalmente pulito, rende giustizia alla dizione di Rech che, al massimo, “c’ha un po’ de inflessione”; la colonna sonora è azzeccata; si ride moltissimo; i temi trattati sono esistenziali, generazionali e politici – nella migliore tradizione della casa.

Allora tutto bene, abbiamo un capolavoro?

No. Consentitemi di muovere anche una sommessa critica. Premettendo che ho letto tutti i libri di Zero, che ho tutte le sue action figures, che regalo da sempre le sue opere a parenti ed amici e che attendevo da mesi che uscisse questa serie (insomma, il pregiudizio per quanto mi riguarda c’è, ma è positivo).

Tutto ciò premesso, io non sono troppo convinto del messaggio politico che emerge da questa serie. Perché nel messaggio politico complessivo, per quanto mi riguarda, ci sono troppi “anche”. È vero x ed è vero anche y; ed è vero anche r ed è vero anche z.

Qualcuno dirà che questa è la maturità e la bellezza dell’opera, che evita di mostrare il mondo in bianco e nero, rifuggendo il codice binario del semplicistico “amico/nemico”.

Ma io credo che quando il tema è nuovi “nazisti” (come li chiama lui) contro nuovi partigiani, non ci sia nessuno spazio per tutti questi “ma anche”, per tutta questa comprensione, per i secchi di destra che lanciano bomboni come i secchi di sinistra, per le Sare complottiste che addossano la colpa dello scontro ai poteri forti ed ai giornalisti (qui ho sentito Moretti che mi urlava nelle orecchie “siamo in un film di Alberto Sordi?); per i vecchi amici che sbagliano – ma solo perché la sinistra (radical chic e borghese) li ha abbandonati al loro destino.

Zero spazio per le preoccupazioni dei produttori che ti chiedono di unire e non dividere, caro Zero.

Perché, come scrivevi qualche tempo fa, questa non è una partita a bocce.

Conclusioni
Ottimo prodotto, vale sicuramente la pena vederlo, complessivamente più curato del primo, ma discutibile e confuso per quanto riguarda il senso: un messaggio di ecumenico perdono per tutti i “vecchi amici che sbagliano”, ma, in fondo in fondo, sono bravi ragazzi, esattamente come i nuovi partigiani.

Voto: 7.
Guardatela, ridete, riflettete.