I fascioconservatori contro gli omosessuali

(Roma) La lega sta bloccando l’approvazione della legge Zan contro l’omotransfobia in Senato. Ovviamente, al suo fianco ci sono anche i fratellini d’Italia e i nipotini di Silvio – a riprova del fatto che le destre hanno, da sempre, un grosso problema con qualsiasi provvedimento per l’affermazione dei diritti civili.

Gli argomenti preferiti dai fascioconservatori sono essenzialmente tre.

Il primo è che “le leggi ci sono già“. Ed è una vigliacca bugia. Non significa assolutamente nulla. Abbiamo bisogno di integrare gli art.604 bis e 604 ter del codice penale per riconoscere una specifica aggravante nel caso in cui una persona venga aggredita e/o discriminata per ciò che è – così come accade già quando le motivazioni del reo sono etniche, religiose o razziali.

Il secondo è che in questo modo si limiterebbe la libertà di espressione del pensiero. Il che ha senso. Ma solo se i tuoi pensieri liberi sono violenti e discriminatori. Insomma, ha senso solo se vuoi essere libero di sputare odio sugli altri, istigando i cittadini a commettere un delitto contro una persona “colpevole” di non essere come tu vorresti che fosse.

Il terzo è che “ci sono altre priorità“. Questo è il più stupido dei tre – ed è una bella gara. Qualcuno pensa seriamente che approvare una legge tolga “tempo” ai nostri parlamentari “impedendo loro” di fare altro? Se la risposta è affermativa vuol dire che avete una concezione molto strana di quanto lavorino e degli impegni che hanno. Perché hanno tutto il tempo del mondo, credetemi.

Soprattuto, amici del centro destra, dovete smetterla di pensare che limitare i diritti altrui significhi migliorare la vostra condizione.

Mettetevi bene in testa che all’interno di una comunità nessuno trae un vantaggio dalla sofferenza inutile e ingiustificata degli altri.

1.4.2021

Approvare la legge contro l’omotransfobia è un necessario gesto di civiltà e di progresso giuridico. Abbiamo atteso anche troppo.

Educare (anche) i migliori

Quante persone, nel corso della propria carriera scolastica, sono state mandate dal Preside perché avevano fatto un ottimo compito in classe e quante invece per aver combinato qualcosa di sbagliato?

Questa è la domanda che si è posto Massimo Viganò, Preside dell’Istituto Primo Levi di Seregno (Monza e Brianza), prima di scrivere un bel messaggio di gratificazione e di incoraggiamento agli studenti più meritevoli della sua scuola.

“Voglio esprimere, anche a nome del Consiglio di Classe, apprezzamento per i notevoli risultati da lei conseguiti in questa prima parte dell’anno scolastico…” – recitava la prima parte, seguita da un incoraggiamento – “il suo impegno pone delle sicure basi per il proseguimento degli studi e un soddisfacente futuro professionale”.

Infine, il Dirigente si congedava esprimendo la certezza che il secondo periodo di valutazione sarebbe stato, per lo studente, altrettanto gratificante.

Sembra una sciocchezza, invece Viganò ha avuto un’idea a suo modo rivoluzionaria. Il nostro intero sistema scolastico è basato sulla paura per la sanzione negativa (la bocciatura, la nota…), prevedendo rari incentivi e altrettanto rare soddisfazioni per i ragazzi che invece ottengono ottimi risultati. Come afferma lo stesso Preside:

“Noi dirigenti di solito conosciamo per primi gli studenti più scalmanati, quelli che gli insegnanti ci mandano; è ovvio che chi ha uno svantaggio o ha bisogno di un aiuto particolare merita l’attenzione massima di tutti. Ma gli altri? Quelli che non conosciamo mai perché non danno problemi e studiano con ottimi risultati? Secondo me è giusto che anche loro sentano la nostra attenzione. E allora mi sono detto: perché no? E dopo gli scrutini ho scritto ai più bravi”.

Ottimo. Davvero.

Chiunque si occupa di educazione e di insegnamento dovrebbe prendere esempio da questa bella iniziativa.

Come amo ripetere, citando Plutarco, “gli studenti non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere”.

Nessuna giustificazione

Mogliano Veneto (Treviso) – La ragazza nella foto si chiama Marta Novello, ha 26 anni. Lunedì sera, mentre stava facendo jogging in una stradina isolata, è stata aggredita e colpita con ventitré coltellate da un ragazzino (criminale) di quindici anni.

Ben otto di queste coltellate hanno raggiunto i polmoni, costringendo i medici ad eseguire un’operazione parecchio delicata. La buona notizia è che Marta ieri è uscita dal coma farmacologico e che ricorda i momenti antecedenti all’aggressione, in cui quel ragazzo le chiedeva il portafogli.

La cattiva notizia è che la madre dell’assalitore, nel tentativo di rispondere alla solita vergognosa strumentalizzazione politica operata da noti sciacalli di destra, non ha trovato altra spiegazione che non fosse incolpare la dad e, più in generale, il lockdown.

Povera donna, lei stessa ammette: “Non è una giustificazione, lo so. Ma provate a capirmi, sto cercando un senso a tutto questo dolore”.

Ed io, personalmente, la comprendo. Capisco che le è crollato il mondo addosso. E riconosco la grande sincerità e la profonda umanità delle sue parole.

La verità è che nessuno di noi è fatto per vivere in questo modo: senza sport, amici, relazioni sociali. Ci sentiamo come topi in trappola, stretti in una morsa che non accenna ad allentarsi – a prescindere da tutte le misure, mascherine, proibizioni e vaccini.

Detto questo, che nessuno si azzardi a fornire una scusa plausibile per 23 coltellate, che nessuno, per favore, strumentalizzi la vicenda mettendo sul banco degli imputati la dad o il lockdown.

I nostri nonni hanno vissuto sotto le bombe; i nostri padri hanno ricostruito un Paese in ginocchio, prostrato dai colpi del terrorismo; noi siamo cresciuti in piena Guerra Fredda, abbiamo assistito all’avvento dell’eroina e dell’HIV, eravamo chiusi in casa dopo l’incidente di Chernobyl.

Spieghiamo semmai ai ragazzi che i tempi “facili” esistono solo nella testa degli inconsapevoli.

La verità è che il Paese (il mondo) sta affrontando l’ennesimo periodo critico, i giovani sono chiamati a fare la propria parte, come tutti.

26.3.2021

Non ci sono giustificazioni, né scuse.

Lo scandalo

Roma – Fermata della metro “Valle Aurelia”, Cristopher Jean Pierre Moreno sta baciando il suo compagno quando un uomo che si trova sull’altra banchina inizia ad urlare “Fate schifo! Vergognatevi!”, poi attraversa i binari (!) per raggiungerli e picchiarli.

Pugni, calci, insulti e schiaffi.
Così, senza motivo.
Mentre Cristopher prova a difendersi e il suo compagno filma tutto con lo smartphone.

Questa vicenda è agghiacciante. Se mai ce ne fosse bisogno, dimostra, quanta strada c’è ancora da fare, in Italia, per tutelare la comunità LGBTQ da aggressioni, insulti e discriminazioni.

Approvare la legge Zan contro l’omofobia è opportuno e necessario.
Ma non è sufficiente. Dobbiamo lavorare sull’educazione, insegnare l’eguaglianza, la solidarietà e il rispetto.

È la violenza che deve dare scandalo, non l’amore.

Roma 23.3.2021

Mala Tempora Currunt

Roma #dueminutidilucidità #diritticivili #uguaglianza #nonviolenza #rispetto #malatemporacurrunt

Solidarietà e rispetto

Lui si chiama Riccardo Di Giuseppe, è un naturalista e divulgatore scientifico, da sempre in prima linea nelle battaglie a difesa dell’ambiente, gestisce “Il giardino dei nonni”, una piccola fattoria didattica a Maccarese (Roma).

Giovedì sera un gruppo di criminali ha assaltato questo piccolo Eden, lasciando dietro di sé un caos di sangue e piume. I ladri hanno divelto le recinzioni, hanno portato via le attrezzature e quasi tutti gli animali, uccidendone alcuni sul posto.

Commentando la vicenda, Riccardo ha assicurato che non ha nessuna intenzione di chiudere.

“Si riparte di sicuro. Nonostante il dolore della perdita, continuerò a far conoscere il bellissimo mondo della natura ai più piccoli”.

Vorrei dunque dare rilievo alla vicenda, offrendo la massima solidarietà a questo ragazzo. Ne ammiro lo spirito e gli ideali. La pervicace determinazione nel realizzare qualcosa di bello e di puro, a vantaggio di tutti.

Bravissimo, Riccardo.

Resistere resistere resistere. Indietro non si torna, se non per prendere la rincorsa

Roma 13.3.2021

Trenta e lode