Lo schiaffo di Fontana

Il Presidente della Lombardia – Attilio Fontana- oggi si lamenta perché la sua regione è zona rossa, affermando che è stato dato uno “schiaffo ai Lombardi”.

I numeri, impietosi e oggettivi, dimostrano quale è la situazione nella sua Regione, chiarendo la inevitabile urgenza delle misure governative. Invece di protestare, Attilio Fontana dovrebbe quindi ringraziare il Governo per essersi preso la responsabilità di tutelare i cittadini lombardi.

Ricordiamoci che solo pochi mesi fa il Governo è stato duramente attaccato per non aver chiuso prima i comuni lombardi maggiormente colpiti dal covid.

Conclusioni: nulla come il covid ha messo in evidenza l’ipocrisia cialtrona di troppi politici italiani, banderuole pronte a speculare su tutto, nella speranza di ottenere un seppur minimo ritorno in termini di voti, visibilità e potere.

Roma 5.11.2020

Mala Tempora Currunt

Meglio non fare paragoni

Durante l’omelia, il Vicario del Vescovo di Macerata – Don Andrea Leonesi -, ha chiesto retoricamente ai fedeli se fosse più grave un aborto o “un atto di pedofilia”, chiarendo che l’aborto è sicuramente il più grave tra gli scempi.

Ora, io mi domando e dico, Don Andrea, ma che bisogno aveva di fare questo paragone? Per quale motivo lei deve stabilire una classifica e prendere l’atto di pedofilia – che io chiamerei “stupro” – come pietra di paragone?

Mi riesce facile immaginare che tante donne si sentano costrette dalle circostanze ad abortire, che lo facciano con grande dolore, che per loro non sia esattamente una gita di piacere e che probabilmente ne resteranno segnate per tutta la vita. Provo quindi per loro la massima comprensione empatica e non mi sognerei neanche lontanante di giudicarne le azioni.

Per il pedofilo – o come preferisce dire lei “per l’atto di pedofilia “ – no. Il pedofilo mi fa semplicemente rabbia e schifo perché gode della sofferenza altrui, rovina la vita degli innocenti e, pur sapendo benissimo di essere malato, non si cura.

Trovo scandaloso che questi soggetti – la donna che interrompe la gravidanza e il pedofilo – vengano messi uno accanto all’altro nella stessa frase.

Lei dirà che la chiesa condanna le azioni, non i soggetti – partendo dal presupposto che siamo tutti peccatori.

Ma anche su questo piano non riuscirei a seguirla, perché non riesco a mettere l’aborto in cima a una così triste classifica, posso immaginare azioni peggiori, mi sfugge il senso del campionato.

Secondo me è proprio questo voler fare paragoni che è intrinsecamente sbagliato. Voglio dire: e allora la tortura? E la violenza sessuale su maggiorenni? E la guerra? Il terrorismo? Che senso ha fare una classifica del male? Perché abortire dovrebbe essere “più grave” che sganciare una bomba su un ospedale o su una scuola?

Sono sicuro che lei si sia espresso male e che se potesse, tornando indietro, non direbbe quelle stesse parole.

Mi dispiace molto quando la Chiesa offre questa immagine al mondo e spero sempre che Dio si decida, per una buona volta, ad ispirare tutti i suoi rappresentati in tema di comunicazione – campo nel quale “il nemico” è invece bravissimo, sin dai tempi della famosa mela.

Tanto si doveva.

Roma 4.11.2020

Mala Tempora Currunt

La Hit Parade della Costituzione

Ieri, alla Camera dei Deputati, l’onorevole Claudio Borghi (lega) ha sostenuto che il diritto al lavoro viene prima del diritto alla salute.

La prova sarebbe che il diritto al lavoro è sancito prima (art. 4) mentre il diritto alla salute è stabilito dall’art. 32. Inoltre, ha aggiunto Borghi, l’art. 1 stabilisce che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro.

Quindi, ad avviso di Borghi gli articoli costituzionali più importanti hanno un numero più basso, quelli meno importanti hanno un numero più alto.

La tesi è talmente ridicola che non varrebbe neanche la pena mettersi a discutere, considerate che l’ultimo articolo – quello che, in base alle sue idee dovrebbe essere il meno

La tesi è talmente ridicola che non varrebbe neanche la pena mettersi a discutere, considerate che l’ultimo articolo – quello che, in base alle sue idee dovrebbe essere il meno importante di tutti – stabilisce “solamente” che la forma repubblicana non è soggetta a revisione costituzionale – una bazzecola, in fondo è solo l’unica cosa che non si può cambiare senza fare una guerra civile.

Per capirci, se uno studente di giurisprudenza mi dicesse che il diritto alla libera espressione del pensiero (art. 21) è meno importante della tutela delle minoranze linguistiche (art. 6), perché “viene dopo”, lo caccerei dalla Facoltà talmente velocemente da farlo tornare indietro nel tempo.

Più interessante, invece, il riferimento all’articolo uno.

Secondo lui i costituenti avrebbero dovuto scrivere “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sulla sopravvivenza dei cittadini” – così facendo sarebbero passati per matti, ma avrebbero chiarito (a Borghi) che la vita è un bene di primaria e fondamentale importanza e che la sua tutela giustifica la momentanea e ragionevole compressione di ogni altro valore costituzionale.

Insomma, diamo il benvenuto a Borghi nel club dei docenti universitari di Giurisprudenza, tornerà sicuramente utile quando dovremo spiegare ai nostri studenti cosa NON dice la Costituzione.

Roma 3.11.2020

Mala Tempora Currunt