Trenta – ma senza la lode.

Ho appena finito di vedere “Strappare Lungo i Bordi” – La serie di Zerocalcare – ecco, come promesso, la mia recensione critica, priva di spoiler.

Le tre cose che non mi sono piaciute.

1) Le parolacce. La parolaccia ci sta, ci può stare, nessuno lo nega. Zero le ha sempre usate. Però ultimamente esagera. Caro Michele, va bene che sei gggiovane e romano de Roma, ma non sei obbligato a scrivere dialoghi del tipo “A faccia da cxxxo non ce stai a capi un cxxxxo, sei popo uno strxxxx e mo’ m’hai rotto er cxxxo” (non sto esagerando). In rari ma fastidiosissismi momentii mi ha fatto tornare alla mente una poesiola del mai troppo compianto Roberto Freak Antoni intitolata “italiano ridens” che faceva più o meno così: “strxxxo, cxxxo, mxxxda, stxxxo, putxxxx… continuare ad libitum….” Quindi, Zero carissimo, stai un po’ a esagerà co sto turpiloquio. Magari datte na calmata, non lo so, va tutto bene, per carità, ma come dicono dalle parti mie: anche meno.

2) La recitazione. La serie è quasi del tutto “recitata” dall’Autore, che doppia se stesso e molti altri personaggi (quasi tutti). Ora, abbiamo capito che sai disegnare, che sai fare il regista, che sai fare i fumetti, i reportage giornalistici a fumetti e i romanzi a fumetti, insomma, sappiamo tutti che sei er mejo figo der bigonzo, ma perché devi fa proprio tutto te? Vojo dì, a sto punto pija na chitarra e sonate pure la colonna sonora, no? Insomma, Michele, te sto a dì che sarebbe stato meglio (molto meglio) usare un attore per doppiare la serie. C’hai la dizione de uno che parla con la bocca piena de vino e reciti peggio del pupazzetto tuo che c’ho sulla scrivania… è possibile che nessuno te l’abbia fatto notare?

3) La battuta “sudato come un Kebab”. La prima volta fa ride, ma dopo tre volte diventa un disturbo formale del pensiero.

Detto questo. Nella speranza che nessuno si arrampichi sugli specchi per contraddire le evidenze oggettive e scientifiche sin qui segnalate (ovviamente sono ironico), vi consegno il mio giudizio finale sulla serie “Strappare Lungo i Bordi”: è una bomba, si merita certamente un bel 30 (ma senza lode).

Ho riso molto (come mi aspettavo) e ho pianto (un po’ perché, come cantava Militant A qualche anno fa, “mi sono fatto morbido negli anni,” un po’ per empatia e drammatica immedesimazione biografica con la vicenda narrata).

Ad ogni modo, in questo cartoon, pur considerando i piccolisimi difetti menzionati, c’è tutto il genio sconfinato e tutta la immensa bravura di (Z)ZeroCalcare. “Strappare lungo i bordi” fa riflettere, è spietatamente autobiografico e generazionale, diverte e commuove…

A Michè, la lode a sto giro te la sei giocata, ma quanto poi esse bravo, mannaggia a te…

Unica preghiera, se puoi, meno parolacce.
Che inizi a rompe er caxxo.

Un abbraccio.

Centodieci e Zero.

Oggi è una giornata importante per chiunque ami i fumetti. È un incipit riduttivo, me ne rendo conto. Perché Michele Rech, autore di di Zerocalcare, è molto più di un “semplice” fumettista e la sua opera è molto più di un “semplice” fumetto.

Tanto per cominciare, da oggi Zerocalcare è una serie – di cartoni animati; da qualche mese è una raccolta di action figure (altrimenti detti pupazzetti) ed è già stato un film di discreta fattura. Poi perché da ormai dieci anni il suo autore ci regala romanzi a fumetti di rara bellezza – tanto da arrivare meritatamente tra i finalisti del Premio Strega con l’ottimo “Dimentica il mio nome”. Infine, perché questo personaggio “autobiografico di fantasia” ha raccontato con incredibile acume e integrità alcuni tra i temi più spinosi e attuali del nostro tempo – come, ad esempio, la lotta per l’indipendenza del Rojava.

Aggiungete che i suoi lavori – profondi, veri, ricchi di citazioni colte – sanno far ridere fino alle lacrime e avrete finalmente compreso la formula di tanto successo.

Per me Michele Rech, rappresenta un modello di perfezione – ovviamente nel suo ramo. Fa parte di un Olimpo popolato a gente del calibro di Assalti Frontali, Elio Germano, Erri de Luca, Stefano Bollani, David Foster Wallace, Sigmund Freud, Ludwig Wittgenstein e Francesco Totti.

Se ancora non lo conoscete, fatevi un regalo, andate in libreria e comprate uno dei suoi primi lavori – uno qualsiasi, tanto li troverete tutti. Andrete a colpo sicuro.
Sono circa dieci anni che regalo i suoi fumetti a parenti ed amici e sono diventati tutti fan come me già alla prima lettura.

Non ho ancora visto mezza puntata perché oggi avrei un esame – da studente – ma vi prometto una recensione in tempi strettissimi.

Per ora, congratulazioni e auguri, Michele.

E grazie di cuore, di tutto.

Cellule staminali

(Benevento) – Yankuba Darboe è arrivato in Italia nel 2014, su un barcone carico di disperati, fuggendo dal Gambia e attraversando indenne la Libia.

È una fortuna essere vivi, tutto quello che arriverà sarà un dono” – ripeteva in quei giorni.

Ieri si è laureato in Scienze Biologiche presso L’Università degli Studi del Sannio con una tesi su “Le cellule staminali nelle applicazioni terapeutiche”.

La città di Benevento, che l’ha accolto dopo lo sbarco a Catania, ha giustamente celebrato l’evento, riconoscendo in Yankuba un vero esempio di serietà e dedizione.

26.10.2021

Congratulazioni vivissime, Dottore, il futuro ti appartiene.

Squid Game

Tra le serie tv più viste in Italia in questo periodo spicca Squid Game, una produzione coreana (!) per la quale Netflix non ha predisposto un doppiaggio in italiano ma che ha comunque conquistato il pubblico della nostra penisola – sebbene ci abbiano costretto a guardarla in inglese, oppure, con i sottotitoli.

Vediamo insieme a cosa è dovuto questo grande successo – no spoiler.

Lo spunto da cui origina Squid Game non brilla per originalità, siamo infatti di fronte all’ennesima storia in cui i protagonisti sono impegnati in un “gioco mortale” – ne resterà solo uno, stile the hunger games, italia viva e centinaia di altre produzioni.

Il rimando ai reality show è sin troppo ovvio e banale: i giocatori di Squid Game sono come i partecipanti di Masterchef, solo che se sbagliano a cucinare un uovo arriva un naziCannavacciuolo che li stende a colpi di urla e pacche sulle spalle.

Eppure, la serie tv riesce a risultare originale per le tante “variazioni sul tema noto” che gli autori hanno saputo elaborare con una certa perizia – insomma, hanno copiato, ma hanno aggiunto allo schema di base molte cose interessanti. Per questo motivo, i coreani hanno già annunciato che il prossimo passo sarà produrre un album di Zucchero.

Aggiungete a tutto questo una certa dose di humor nero; alcune trovate di sicuro impatto visivo; il colpo di scena finale ed avrete capito per quale motivo Squid Game sta avendo tanto successo.

La serie ci spinge a riflettere su ciò che facciamo o che saremmo disposti a fare pur di diventare ricchi, criticando in maniera neanche troppo velata le sconcertanti diseguaglianze di una società in cui ci sono tantissime persone costrette a vendere gli organi pur di sopravvivere (ricordo un drammatica inchiesta de L’Internazionale) e altre che si accendono i sigari con i dollari.

Voto: 27/30.
Homo homini lupus

Uno spazio alla volta

Ieri sono tornato in Facoltà per svolgere esami “in presenza” – dopo mille anni e un secolo di dad.

Finalmente ho potuto dialogare con i miei studenti, senza dover fare i conti con problemi di connessione, microfoni bislacchi e tentativi di sabotaggio.

L’esame è tornato ad essere un colloquio pubblico ma riservato, abbiamo recuperato il nostro piccolo spazio di intimità in cui occhi che diventano umidi, volti che arrossiscono, errori o gaffe di ogni genere restano un segreto tra esaminatore e esaminando.

Abbiamo recuperato il nostro piccolo spazio di intimità in cui nessuno può registrare la prova di un altro studente e diffonderne il video in 4k su tutti i social – rendendolo oggetto di imperituri sberleffi, sagaci parodie e mitici meme.

Insomma, siamo finalmente tornati a casa.

Se continuiamo così, con prudenza, nel rispetto della comunità e dei più fragili, davvero andrà tutto bene. Non torneremo più soli come le penne lisce sugli scaffali dei supermercati (vi sblocco un ricordo). Non ci saranno altri concerti da balcone. Non avremo più bisogno di infermieri martiri.

Difendiamo le preziose conquiste di questi giorni e, per il bene di tutti, andiamo avanti con vaccini e green pass.

7.9.2021

L’Istruzione riprende “in presenza”.

Riprendiamoci la nostra vita, uno spazio alla volta.