Le etnie e le sensibilità

Alcune etnie non hanno la nostra stessa sensibilità verso le donne, ha dichiarato il ministro della giustizia.

La nostra stessa sensibilità.

In Italia, il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto meno di un secolo fa.

Meno di un secolo fa, le donne italiane erano cittadine di serie b, recluse in casa e discriminate in ogni ambito, svilite dal machismo tossico di un regime dittatoriale che trovava il suo maggiore feticcio nella forza e nella violenza virile.

Oggi la nostra grande sensibilità è quella del branco di Caivano o di quello di Palermo?

È quella che ha portato alla scomparsa di Chiara, o quella che ha causato la morte di Yara?

Di cosa diavolo stiamo parlando?

La violenza fa parte dell’animo umano. Si manifesta ovunque in mille forme diverse.

La Costituzione insegna che la responsabilità penale è personale – non della famiglia, non del gruppo sociale, non dell’etnia.

Ciascuno risponde di sé, per ciò che fa o non fa.

Ed è gravissimo che io oggi debba essere costretto a ricordare una cosa tanto importante e al tempo stesso basilare.

4.4.2025

La nostra grande sensibilità

Dall’alto sembra un oceano

Proprio oggi che era uscito il sole.
Mentre gli altri se ne vanno al mare.
Voglio stare da solo.
Così magari mi trovo.

Con queste parole inizia il brano “San Luca”, una canzone di grande poesia e bellezza contenuta nel nuovo album di Cesare Cremonini.

Sin dalle prime note, apprezziamo la felice consonanza di testo, melodia ed armonia, che, perfettamente bilanciati, restituiscono all’ascoltatore l’emozione di una profonda e cupa malinconia, squarciata dalla luce della speranza nel futuro.

A mio avviso, il momento in cui la canzone raggiunge il suo apice è rappresentato dal punto in cui ascoltiamo la voce di Luca Carboni interpretare la seconda strofa.

Delicata e toccante, sembra condensare in poche note un’intera vita.

In particolare, sono rimasto colpito da queste parole:

“Poter volare come fa una piuma, a fari spenti sopra la pianura, la nebbia sembra un oceano, quanti ragazzi ci annegano… se ci pensi fa male al cuore”.

La piuma che vola, a me, fa venire in mente la piuma che apre e chiude Forrest Gump – simbolo di un destino imprevedibile e fantastico, che ci porta dove vuole, mentre noi siamo impegnati a fare piani e progetti sul futuro.

I fari spenti invece sembrano una citazione da Battisti – tramite di essi la canzone ci porta sopra la pianura, dove “la nebbia sembra un oceano” – altra bellissima metafora, di nuovo perfettamente adatta alla melodia e allo stile complessivo del brano.

Quanti ragazzi ci annegano… Se ci pensi fa male al cuore. Conclude Carboni, che dà l’impressione di conoscere benissimo di cosa sta parlando.

A me, le ultime parole fanno venire in mente il romanzo Il Giovane Holden.

In quel libro, il protagonista afferma di avere una strana visione del suo futuro: vorrebbe passare la vita in un campo di segale, per abbracciare quei bambini che, impegnati a giocare, non si avvedono di un burrone, rischiando di cadere.

Holden li stringerebbe forte a sé e li porterebbe in salvo.

Esattamente come fanno le note di San Luca, con la loro malinconica e dolcissima speranza.

Grazie a Ceseare Cremonini e a Tropico per aver scritto questo brano. Grazie a Luca Carboni per aver partecipato, interpretando una strofa perfetta con grande bravura e altrettanta sensibilità.
❤️

Come fai a dire queste cose? Mistero

Mi piace molto Enrico Ruggeri, credo che occupi un posto di rilievo nella storia della musica italiana e penso che abbia scritto brani indimenticabili per se stesso e per altri artisti – primo fra tutti: il mare in inverno.

Anche per questo motivo sono rimasto parecchio deluso dalla infinita serie di sciocchezze sesquipedali che ha dichiarato al Messaggero.

  1. Quando il cronista gli chiede del fascismo, Ruggeri risponde che l’unica dittatura che ha vissuto in vita sua è stato il lockdown dovuto al covid.
  2. Quando gli domandano se è antifascista si rifiuta di rispondere tacciando la domanda di aggressività “pre-dittatoriale” ed affermando che gli ricorda l’omicidio di Ramelli.
  3. Si vanta di essere andato a letto con più di mille donne.
  4. Ritiene che la sua carriera musicale sia stata ostacolata dalla sinistra – il che, detto da uno che ha vinto due volte Sanremo, suona parecchio strano…

Ma c’è di peggio – se mai fosse possibile.

  1. Quando il cronista gli chiede come mai i cantanti del suo romanzo pubblicato nel 2011 siano tutti umanamente deludenti, Ruggeri risponde: volevo raccontare che i cantanti sono spesso deboli, cialtroni e disadattati.

Quello che sarei diventato io se non avessi avuto successo.

Caro Ruggeri, mi dispiace darle una brutta notizia, ma il successo non è una cura, non è una forma salvezza. Il cialtrone, il disadattato e il debole restano tali anche se vendono milioni di dischi.

Il successo non rende le persone più serie, più buone o più sagge.

Lei, ad esempio, ignora che dichiararsi antifascisti dovrebbe essere scontato, visto che l’antifascismo è un valore costituzionale, il più alto di tutti, la base fondante della nostra democrazia.

Lei paragona il 20ennio fascista alle misure prese dal governo italiano – e poi seguite da moltissimi altri Paesi – per combattere una pandemia (sminuendo indecorosamente molte cose veramente drammatiche, come, a mero titolo di esempio, le leggi razziali, i massacri africani e le deportazioni nei campi dì concentramento).

Lei considera le donne al pari di trofei da esporre e si vanta con molta poca signorilità di averne avute tante – come se fosse uno Sgarbi o un Cassano qualunque.

Insomma, signor Ruggeri, c’è una gran bella differenza tra essere “un libero pensatore” ed esprimere opinioni temerarie, del tutto prive di consapevolezza storica e di fondamento.

Dia retta al prof., lei oggi ha scritto la peggiore delle sue canzoni.

26.5.2024

Mi ha salvato il successo

Mandaci una cartolina

La vicenda ha trovato una degna conclusione. Il generale è stato sospeso dal servizio con stipendio dimezzato per aver dimostrato “scarso senso di responsabilità” ed “aver leso il principio di terzierà e neutralità delle Forze Armate”.

Vannacci ha compromesso “il prestigio e la reputazione” del corpo di appartenenza – come avevo sostenuto chiaramente, tra infinte discussioni e polemiche, questa estate.

A deciderlo, però, non stato io, non è stato il PD o il Movimento 5 Stelle. Non sono stati i comunisti radical chic che vogliono imporci l’ ipocrisia del politicamente corretto.

Lo ha deciso lo Stato Maggiore dell’Esercito – e più esattamente l’Ufficio Disciplina – dopo aver lungamente ananlizzato il libro e seriamente ponderato la questione.

Mi dispiace per Matteo Salvini, grande fan e sostenitore del generale, perché dopo la batosta in Sardegna ha preso un altro bel ceffone – con la benedizione del suo collega di maggioranza, Ministro Crosetto.

Buone vacanze, Vannacci, mandaci una cartolina.

29.2.2024

Ogni tanto, insta bella notizia.

In aula senza cellulari

In Inghilterra hanno stabilito che gli studenti non possono avere un cellulare acceso nel corso delle lezioni.

Le scuole potranno decidere se i ragazzi dovranno lasciare a casa i telefoni, se dovranno consegnarli all’entrata, oppure, se potranno tenerli con loro (ma rigorosamente spenti); mentre i professori potranno punire i trasgressori e farsi consegnare i cellulari.

Si tratta di una scelta opportuna e di grande civiltà pedagogica che spero venga adottata quanto prima da tutte le scuole italiane (so che alcuni istituti già lo fanno, ma c’è bisogno di una presa di posizione netta da parte del governo e/o del parlamento, in modo che lo possano fare tutti).

Torniamo a costruire spazi privi di interferenze, dove le persone si guardano negli occhi e vivono con tutta la attenzione di cui sono capaci nel contesto di prossimità, senza essere sempre “qui ed altrove”.

Prendiamo esempio dagli inglesi, mettiamo al bando i cellulari in tutte le aule italiane. Aiutiamo le ultime generazioni ad essere migliori delle precedenti. Alleviamo sacche di resistenza.