In aula senza cellulari

In Inghilterra hanno stabilito che gli studenti non possono avere un cellulare acceso nel corso delle lezioni.

Le scuole potranno decidere se i ragazzi dovranno lasciare a casa i telefoni, se dovranno consegnarli all’entrata, oppure, se potranno tenerli con loro (ma rigorosamente spenti); mentre i professori potranno punire i trasgressori e farsi consegnare i cellulari.

Si tratta di una scelta opportuna e di grande civiltà pedagogica che spero venga adottata quanto prima da tutte le scuole italiane (so che alcuni istituti già lo fanno, ma c’è bisogno di una presa di posizione netta da parte del governo e/o del parlamento, in modo che lo possano fare tutti).

Torniamo a costruire spazi privi di interferenze, dove le persone si guardano negli occhi e vivono con tutta la attenzione di cui sono capaci nel contesto di prossimità, senza essere sempre “qui ed altrove”.

Prendiamo esempio dagli inglesi, mettiamo al bando i cellulari in tutte le aule italiane. Aiutiamo le ultime generazioni ad essere migliori delle precedenti. Alleviamo sacche di resistenza.

L’egemonia culturale delle nuove destre

(Roma) – Il mondo della cultura è in subbuglio. Le destre hanno appena nominato Luca De Fusco nuovo Direttore Generale del Teatro di Roma. Lo hanno fatto con un vero e proprio blitz, in assenza dei membri del Consiglio di Amministrazione nominati dal Comune. Per di più, gli hanno proposto la esorbitante cifra di 150 mila euro l’anno per cinque anni – più del doppio di quanto percepisca attualmente.

Contro la nomina di De Fusco si sono schierati molti artisti (Germano, Garrone, Guanciale…), assieme, all’opposizione, unanime.

Elly Schlein, ad esempio, ha dichiarato che”La destra al governo, nazionale o regionale che sia, ha sempre e solo la stessa ossessione: occupare poltrone, promuovere gli amici, controllare attraverso i propri uomini le articolazioni del Paese”.

Difficile darle torto, considerato che in un anno e mezzo, il Governo ha promosso i suoi sostenitori, amici e parenti, nelle più importanti agenzie culturali del Paese (dal Maxxi al Piccolo di Milano, al Centro Sperimentale di Cinematografia, alla Biennale di Venezia…).

A questo punto il qualunquista sarà tentato di commentare che le cose, in Italia, sono sempre andate così.

Ma io non mi ricordo un Ministro della Cultura che:

1) afferma che Dante è stato il fondatore del pensiero della destra in Italia (!?!);

2) facendo parte della giuria del Premio Strega, dichiara candidamente di non aver letto i libri che ha giudicato e premiato;

3) deferisce alla Vigilanza della Rai la trasmissione radiofonica Un Giorno Da Pecora, lamentandosi per “un eccesso di satira” nei suoi confronti;

4) si lamenta con la RAI per una imitazione televisiva, che peraltro non lo riguarda;

Aggiungo che neanche Berlusconi, pur avvezzo agli editti, avrebbe mai cacciato in un sol colpo dalla RAI: Fazio, Littizzetto, Augias, Annunziata, Saviano, Gramellini… per sostituirli con trasmissioni di pessimo livello, che, a giudicare dagli ascolti, non guarda proprio nessuno, tantomeno gli elettori di destra.

Adesso venitemi a dire che è tutto normale, venitemi a dire che è sempre stato così.

Queste sono le disdicevoli vicende di un Paese allo sbando.

22.1.2024

Mala Tempora Currunt

Rispetto e solidarietà

(Budapest) – In un carcere di massima sicurezza, da più di dieci mesi, in una cella di tre metri quadri, in isolamento, senza cambi di vestiti, assorbenti e contatti con l’esterno, è rinchiusa Ilaria, una maestra milanese di 39 anni, accusata di aver preso parte a due aggressioni ai danni dei neonazisti che si riuniscono a Budapest, ogni anno, nei “giorni dell’onore” – attorno all’undici febbraio.

Ilaria rischia dagli 11 ai 16 anni di carcere per aver causato, assieme ad altre persone, lesioni lievissime ai neonazisti – i referti vanno dai cinque agli otto giorni di prognosi.

Se qualcuno ha dei dubbi sull’espressione “neonazisti”, sul fatto che la pena sia esagerata o sulle reali colpe e responsabilità di Ilaria, può leggere l’ottimo fumetto di Zerocalcare (Michele Rech) pubblicato, in questi giorni, dalla rivista L’Internazionale.

L’autore spiega con la consueta precisione e sagacia ogni aspetto della vicenda. Rispondendo benissimo e da par suo alle obiezioni più comuni.

Io qui mi limito a sottoscrivere ogni parola di quanto pubblicato, in particolare, condivido le conclusioni che qui mi permetto di riportare.

“Non penso che il solo e unico modo per stare dalla parte giusta della storia sia combattere fisicamente i neonazisti. Per tanti motivi. Si possono avere pratiche e convinzioni diverse. Si può avere paura. Si può non avere la possibilità. Ma chi percepisce questa responsabilità, in qualsiasi modo, merita rispetto”.

“Meritano rispetto i dubbi e l’irrequietezza di tutti quelli che – di fronte all’ingiustizia – cercano il loro modo di stare dalla parte giusta della storia”.

14.1.2024

110 e lode.
❤️

L’enciclopedia calcarea

Uno dei doni di Natale che ho accolto con maggiore gioia è stato l’ultimo lavoro di Michele Rech, in arte Zerocalcare.

Non è una nuova storia e non si tratta di un inedito. È una antologia ragionata dei personaggi presenti nei suoi fumetti. L’autore spiega come sono nati e cosa rappresentano per lui, corredando le parole con qualche tavola.

Non si tratta di materiale inedito perché
libro raccoglie le schede già pubblicate assieme alle action figures – i “pupazzetti”, come li chiama lui.

Ad ogni modo, se già conoscete ed amate Zerocalcare non fatevi sfuggire questa antologia.

Si tratta di un must have.
Poche cose vi faranno ridere e riflettere quanto le sue elucubrazioni (auto)ironiche sul mondo e sulla vita.

Se invece ancora non avete mai letto nulla di Zerocalcare, non partite da qui, pensando che sia la sua ultima fatica.

Fatevi un regalo, comprate “Dimentica il mio nome”, “Kobane Calling” o “Un polpo alla gola”, tornerete a ringraziarmi per il consiglio.

27.12.2023

Voto: 30 e lode.

Un universo parallelo, popolato da personaggi comicamente assurdi e tremendamente veri al tempo stesso.

The Big Hand

Perché la Cosa Brutta attacca non solo te facendoti sentire male e mettendoti fuori uso, ma attacca in special modo, fa sentire male e mette fuori uso proprio le cose che ti servono a combattere la Cosa Brutta, a sentirti magari meglio, a restare vivo.

Il modo per combattere la Cosa Brutta sta chiaramente nel ragionare e discutere con voi stessi, giusto per cambiare il vostro modo di percepire, sentire e elaborare le cose.

Ma vi serve la mente per farlo […] vi serve il vostro io, ed è proprio quello che la Cosa Brutta ha fatto ammalare.

Queste sono alcune delle parole con cui David Foster Wallace descriveva la depressione, in un racconto contenuto nella splendida antologia “Questa è l’acqua” (Einaudi, Torino 2009).

Le sue riflessioni mi hanno colpito per la sensibilità letteraria con la quale descrivono uno dei sintomi più feroci della “Cosa Brutta”: l’anedonia. Ovvero la perdita di gusto, di piacere, di interesse, per tutto ciò che un tempo ci faceva sentire grati di essere al mondo.

L’intero racconto suona ancora più duro e vero e profetico, se consideriamo che l’Autore l’ha scritto da malato e che proprio questa malattia l’ha lentamente, inesorabilmente, trascinato al suicidio.

Vorrei quindi trarne spunto per diffondere un messaggio cui tengo molto: impariamo a considerare “normale” il dialogo con un professionista della salute mentale (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra).

Arrivati ad una certa età, inseriamolo tra i nostri controlli periodici o di routine – come facciamo con altri organi altrettanto vitali.

Normalizziamo, una volta per tutte, l’idea di chiedere suggerimenti, spiegazioni, aiuto.

La mente è un giardino.
Abbiamone cura.

10.8.2023

Chi guarda fuori, sogna.
Chi guarda dentro si sveglia.