Notte degli Oscar, Chirs Rock fa una battuta sull’alopecia della moglie di Will Smith, lui si alza, lo colpisce, torna al suo posto e, quasi in lacrime, gli urla di non pronunciare più il nome di sua moglie.
1) Will Smith non ha dato un pugno a Chris Rock, come scrivono molti giornali, gli ha dato uno schiaffo a mano aperta; 2) La moglie di Will Smith è malata da anni e non era proprio il caso di fare una battuta sulla sua alopecia; 3) Quando vivi fianco a fianco con una persona malata – che ami – e sai quanto soffre quotidianamente, ti senti male se qualcuno la ferisce ulteriormente solo per far ridere altre persone
4) Perché tu solo sai quanto profondamente e seriamente possa essersi sentita ferita mentre l’intera platea dei suoi e dei tuoi colleghi rideva di lei; 5) La violenza non ha scuse, quindi non condivido il gesto di Smith 6) Non esiste solo la violenza fisica, ma anche la violenza psicologica – e quella verbale.
Quando parli con qualcuno vuoi dire 100 cose, di queste 100 cose che ti affollano la mente riuscirai ad esprimerne forse 80, l’altra persona ne ascolterà circa 50, ne capirà 30 e, se tutto va bene, ne ricorderà 10.
Questo è uno dei paradossi della comunicazione, illustrato molto bene dalla scuola di Palo Alto. Si tratta di un meccanismo che dovremmo sempre tenere a mente quando parliamo con gli altri. Perché la comunicazione è “un ponte gettato tra due coscienze”.
Non è mai facile farsi capire, evitare disguidi e fraintendimenti.
Ecco perché siamo molto felici quando invece troviamo qualcuno che presta seriamente ascolto alle nostre parole e ci dà l’impressione di comprendere ciò che pensiamo e diciamo.
Di tutto questo e di altro ancora parlerò nel seminario on line “La parola crea il mondo“, che svolgerò venerdì 28 gennaio, alle ore 21.00, in diretta su Facebook – trovate tutte le informazioni seguendo questo link
Abbiamo fatto la prima, la seconda e la terza – millantando, al bar con gli amici, di averne fatte almeno sei. Abbiamo indossato mascherine all’aperto, in casa, in macchina, da soli e in compagnia (sostituendo lo slogan “ne usciremo migliori” con il ben più realistico: “ne usciremo con le orecchie a sventola”).
Abbiamo mandato a casa il Governo Conte e accolto con entusiasmo il “Governo dei migliori” guidato da Mario Draghi; abbiamo osservato con grande sgomento e pari disgusto i nostri politici esultanti per aver definitivamente affossato il ddl Zan; abbiamo iniziato a discutere “seriamente” di Berlusconi come futuro Presidente della Repubblica.
Abbiamo gioito per la scarcerazione di Zaky. Continuiamo a chiedere giustizia per Giulio Regeni.
Abbiamo vinto più o meno tutto ciò che era possibile vincere – e anche qualche campionato che ancora non esiste (da Eurovision agli Europei di Calcio a quelli di Pallavolo (maschile e femminile) al torneo preolimpico di Basket, è davvero impossibile citare tutte le vittorie azzurre, ma sono sicuro che mi darete una mano nei commenti.
Abbiamo trasformato il loro arrogante “It’s coming home” in un ben più corretto “It’s coming ROME”.
Abbiamo seguito con grande passione “Vita da Carlo”; “Squid Game”; “Strappare Lungo i Bordi”; “Don’t Look Up”; “È Stata la Mano di Dio” e “Spiderman: No Way Home”.
I più giovani hanno cantato a squarciagola i brani di Madame, Blanco, Achille Lauro, Fedez, Sangiovanni e Sfera Ebbasta. Anche tutti gli altri hanno cantato questi brani, ma senza avere idea di chi fossero almeno la metà dei nomi che ho citato.
Abbiamo ammirato i Maneskin mentre conquistavano il globo, vincendo Eurovision e gli MTV Music Awards, aprendo il concerto dei Rolling Stones a Las Vegas, piazzando i loro brani nella classifica dei più ascoltati al mondo su Spotify.
Abbiamo salutato per sempre personaggi del calibro di Raffaella Carrà, Franco Battiato, Carla Fracci, Raoul Casadei, Gianfranco D’Angelo e Lina Wertmuller.
Abbiamo perso Gino Strada.
Ma adesso, caro 2021, la giostra è finita: sappiamo che con il covid non si scherza, che bisogna vaccinarsi e tenere comunque la guardia alta. Omicron appare meno letale… potrebbe essere il primo passo in discesa, verso una pacifica convivenza con il virus.
Speriamo che la prossima variante sia ancora meno aggressiva, una variante che punti a vivacchiare, a sopravvivere, a restare in carica fino alla fine della legislatura (la variante “Antonio Razzi”: “dai retta a me, chi te lo fa fare…”.)
Nei prossimi 12 mesi arriveranno i primi vaccini proteici e le medicine per curare gli infetti, il virus non scomparirà come per magia, ma noi, un pezzo alla volta, ci riprenderemo il mondo.
Roma 30.12.2021
Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai <3
Bari, Liceo Scientifico, primo anno, Il professore fa un’interrogazione a sorpresa e tutta la classe rimedia un’insufficienza.
Nell’intervallo tra un’ora e l’altra un ragazzino di 14 anni sale sul davanzale, si getta nel vuoto e muore sotto lo sguardo terrorizzato dei suoi compagni.
Se penso al luogo, al momento e al modo in cui questo studente si è tolto la vita, il mio cuore si riempie di infinito cordoglio e tristezza.
Ho avuto già modo di scriverlo in passato, non mi stancherò mai di ripeterlo: insegniamo ai nostri ragazzi che nella vita si vince e si perde.
Spieghiamo loro che la scuola non è una gara, ma un percorso di crescita.
Liberiamoli dal peso infinto delle nostre ansie e delle nostre aspettative.
Questo è il primo e fondamentale compito educativo che spetta a tutti gli adulti – insegnanti e parenti.
Non preoccupiamoci se i giovani portano a casa brutti voti, non facciamoci un cruccio se non eccellono, se non sono i primi della classe.
Preoccupiamoci, piuttosto, se non sono felici.
4.12.2021
Cerca sempre di essere l’adulto di cui avresti avuto bisogno quando eri un ragazzo.