Ascoltare e riflettere

Quando gli hanno chiesto di commentare l’aggressione subita dagli studenti toscani, Matteo Salvini ha inizialmente dichiarato che quando parla il Capo dello Stato bisogna semplicemente ascoltare, dando così ad intendere che non ci fosse nulla da aggiungere alla saggia condanna di Mattarella.

Siamo rimasti tutti felicemente sorpresi. La magia, purtroppo, è durata poco.

Il leader della lega ha subito aggiunto che le forze dell’ordine sono composte da uomini, non da robot (!) e che fanno benissimo a difendersi se vengono attaccate.

Giù le mani dalle forze dell’ordine!”, ha concluso, sostenendo di stare dalla loro parte.

Caro Salvini, mi consenta di spiegarle tre concetti, semplici semplici:

1. Le forze dell’ordine sono composte da professionisti che dovrebbero sapere bene come e quando usare la forza – perché questo è il loro mestiere.

È chiaro che sono esseri umani come tutti, ma io userei l’argomento per ricordare agli agenti che non si picchiano sadicamente gruppi di ragazzini indifesi, non per giustificarne le intemperanze.

2. Considerato l’elevato numero di testimonianze e di filmati, trovo parecchio squallido insinuare che qualcuno, in questa occasione, abbia usato violenza ai danni dei poliziotti.

3. Essere davvero a favore delle forze dell’ordine significa aiutarle a svolgere nel migliore dei modi il proprio dovere, con dignità ed onore.

Chi sta con le forze dell’ordine ammette che anche loro, come tutti, possano sbagliare; evita di mettere i cittadini gli uni contro gli altri; denuncia e isola gli agenti violenti, a maggior vantaggio e onore della stessa divisa che indossano.

Questo significa essere dalla parte delle forze dell’ordine.

Il resto, caro Salvini, è solo misera propaganda elettorale.

Lei, quando parla il Presidente della Repubblica, ha il dovere di ascoltare e, se possibile, di imparare.

Punto.

26.2.2024

Senza se e senza ma.

Ma quale bolla d’Egitto!

Circa 13 anni fa, Eli Parisier coniò il termine “filter bubble” per fare riferimento all’ambiente di relazioni virtuali che ogni utente costruisce sul web attraverso le sue reazioni, ricerche, preferenze.

In base a questa teoria, gli algoritmi di profilazione chiuderebbero ogni utente in una sorta di bolla, un ambiente scarsamente permeabile dalle novità e altamente autoreferenziale.

Per questo motivo, i social network favorirebbero la radicalizzazione del pensiero e ostacolerebbero la discussione tra persone che hanno idee diverse.

Nulla di più ingenuo.

I social network guadagnano in base al tempo medio che ciascun utente spende sulla piattaforma – time spent on platform.

La verità è che i social network hanno tutto l’interesse a sollecitare un ambiente altamente conflittuale nel quale gli utenti discutono per ore (giorni) commentando un contenuto e restano così “agganciati” alla piattaforma.

Perché nulla fa aumentare l’engagement (il coinvolgimento) degli utenti quanto le discussioni.

La mia impressione è che Facebook, negli ultimi tempi, stia superando il livello di guardia. Così si spiega la crescente frustrazione, la noia e la conseguente fuga di molti utenti verso lidi più costruttivi di questo.

Insomma, Facebook ci contrappone, guadagnando sulla nostra aggressività e violenza verbale: la piattaforma sa benissimo quando e come far apparire sulla tua home un post che ti farà infuriare. Se non l’hai mai notato fino ad ora, facci caso.

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In aula senza cellulari

In Inghilterra hanno stabilito che gli studenti non possono avere un cellulare acceso nel corso delle lezioni.

Le scuole potranno decidere se i ragazzi dovranno lasciare a casa i telefoni, se dovranno consegnarli all’entrata, oppure, se potranno tenerli con loro (ma rigorosamente spenti); mentre i professori potranno punire i trasgressori e farsi consegnare i cellulari.

Si tratta di una scelta opportuna e di grande civiltà pedagogica che spero venga adottata quanto prima da tutte le scuole italiane (so che alcuni istituti già lo fanno, ma c’è bisogno di una presa di posizione netta da parte del governo e/o del parlamento, in modo che lo possano fare tutti).

Torniamo a costruire spazi privi di interferenze, dove le persone si guardano negli occhi e vivono con tutta la attenzione di cui sono capaci nel contesto di prossimità, senza essere sempre “qui ed altrove”.

Prendiamo esempio dagli inglesi, mettiamo al bando i cellulari in tutte le aule italiane. Aiutiamo le ultime generazioni ad essere migliori delle precedenti. Alleviamo sacche di resistenza.

Una guerra italiana

Continua da più di trent’anni, la silenziosa strage dei lavoratori italiani. Mille e più morti ogni anno da più di trent’anni. Tre ogni giorno.
Passano le stagioni, le emergenze, le pandemie. Cambiano i governi, i presidenti ed i papi.
Mille e più morti ogni anno, da più di trent’anni. Vietanoi rave, mettono fuori legge la carne sintetica, dichiarano guerra al bancomat. Discutono con grande serietà di Sanremo, saluti romani e pandori. Ma anche oggi, come tutti i giorni, tre persone in questo Paese usciranno di casa per andare a lavorare. Prima che venga sera, anche oggi, per tre famiglie ci saranno lacrime, disperazione e lutto. Una strage silenziosa. Una guerra interna. Una infinita vergogna.

La costante dei morti, messa regolarmente a bilancio tra costi e profitti.

Giudizi universali

(Varese) – In occasione della consegna delle pagelle, le maestre di una scuola elementare hanno deciso di affiggere il cartello che vedete nella foto.

L’obiettivo è quello di educare i genitori a non pretendere la luna dai propri figli.

Ad accettarne i piccoli insuccessi senza fare drammi, senza iniziare a piegare le esili spalle dei loro bambini con il peso di una insostenibile idea di perfezione.

“Se i giudizi non dovessero rispettare le vostre aspettative non fatene un dramma” – continuano le autrici – “I vostri figli faranno ugualmente grandi cose nella vita se avrete fiducia in loro. Hanno solo bisogno di essere capiti, spronati e incoraggiati”.

Come non essere d’accordo?

Se insegniamo agli studenti ad accettare le proprie debolezze, a non essere schiavi della competizione, a non disperarsi quando non arrivano primi, possiamo stare certi che faranno grandi cose.

Saranno in grado di perdonare se stessi e gli altri.

Diventeranno umili, maturi e responsabili.

Ma soprattutto, crescendo, resteranno umani.

Datemi retta, non possiamo davvero augurarci – e augurare loro – un successo più grande di questo.