Verba Manent

Quando parli con qualcuno vuoi dire 100 cose, di queste 100 cose che ti affollano la mente riuscirai ad esprimerne forse 80, l’altra persona ne ascolterà circa 50, ne capirà 30 e, se tutto va bene, ne ricorderà 10.

Questo è uno dei paradossi della comunicazione, illustrato molto bene dalla scuola di Palo Alto. Si tratta di un meccanismo che dovremmo sempre tenere a mente quando parliamo con gli altri. Perché la comunicazione è “un ponte gettato tra due coscienze”.

Non è mai facile farsi capire, evitare disguidi e fraintendimenti.

Ecco perché siamo molto felici quando invece troviamo qualcuno che presta seriamente ascolto alle nostre parole e ci dà l’impressione di comprendere ciò che pensiamo e diciamo.

Di tutto questo e di altro ancora parlerò nel seminario on line “La parola crea il mondo“, che svolgerò venerdì 28 gennaio, alle ore 21.00, in diretta su Facebook – trovate tutte le informazioni seguendo questo link

https://fb.me/e/4503qtcFZ

Si tratterà di una ottima occasione di sviluppo e crescita personale, non potete mancare.

24.1.2021

Verba Manent :)

Un passo avanti

L’esempio che fa la differenza

Nella notte tra il 13 e il 14 novembre Cosimo Damiano Bologna si trovava in un bar con un’amica quando la donna è stata raggiunta ed aggredita verbalmente dal suo stalker.

Cosimo è intervenuto per difenderla, ma è stato selvaggiamente picchiato e successivamente ricoverato in terapia intensiva, con prognosi riservata.

Purtroppo non ce l’ha fatta, è venuto a mancare il 30 novembre.

Si è comportato da persona normale e dunque da vero eroe: in un mondo in cui tutti minimizzano, giustificano, girano la testa dall’altra parte.

A pochi giorni dalla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, lui ha insegnato a tutti cosa significa comportarsi da essere umano.

Perché per ogni donna maltrattata ci sono troppi uomini che girano la testa dall’altra parte e che potrebbero, invece, fare tutta la differenza del mondo.

2.12.2021

Addio Cosimo, che la terra ti sia lieve
❤️

Centodieci e Zero.

Oggi è una giornata importante per chiunque ami i fumetti. È un incipit riduttivo, me ne rendo conto. Perché Michele Rech, autore di di Zerocalcare, è molto più di un “semplice” fumettista e la sua opera è molto più di un “semplice” fumetto.

Tanto per cominciare, da oggi Zerocalcare è una serie – di cartoni animati; da qualche mese è una raccolta di action figure (altrimenti detti pupazzetti) ed è già stato un film di discreta fattura. Poi perché da ormai dieci anni il suo autore ci regala romanzi a fumetti di rara bellezza – tanto da arrivare meritatamente tra i finalisti del Premio Strega con l’ottimo “Dimentica il mio nome”. Infine, perché questo personaggio “autobiografico di fantasia” ha raccontato con incredibile acume e integrità alcuni tra i temi più spinosi e attuali del nostro tempo – come, ad esempio, la lotta per l’indipendenza del Rojava.

Aggiungete che i suoi lavori – profondi, veri, ricchi di citazioni colte – sanno far ridere fino alle lacrime e avrete finalmente compreso la formula di tanto successo.

Per me Michele Rech, rappresenta un modello di perfezione – ovviamente nel suo ramo. Fa parte di un Olimpo popolato a gente del calibro di Assalti Frontali, Elio Germano, Erri de Luca, Stefano Bollani, David Foster Wallace, Sigmund Freud, Ludwig Wittgenstein e Francesco Totti.

Se ancora non lo conoscete, fatevi un regalo, andate in libreria e comprate uno dei suoi primi lavori – uno qualsiasi, tanto li troverete tutti. Andrete a colpo sicuro.
Sono circa dieci anni che regalo i suoi fumetti a parenti ed amici e sono diventati tutti fan come me già alla prima lettura.

Non ho ancora visto mezza puntata perché oggi avrei un esame – da studente – ma vi prometto una recensione in tempi strettissimi.

Per ora, congratulazioni e auguri, Michele.

E grazie di cuore, di tutto.

Ora e sempre

Il centrosinistra conquista Bologna, Milano e Napoli subito, grazie a vittorie nette, incontrovertibili, eclatanti. Perde in Calabria, dove ad affermarsi è il candidato di Forza Italia, mentre la partita è ancora aperta a Roma e Torino.

Il primo dato che emerge forte e chiaro da questo primo turno è che una considerevole parte di questo Paese è disposta a fare argine alle destre, al loro razzismo, alla loro violenza, alla loro vigliacca nostalgia di totalitarismi e dittature.

Il secondo è che gli italiani sono sempre meno interessati alla politica e dunque disposti ad esercitare il proprio diritto dovere di voto.

Mi rallegro per la prima evidenza ed ho molta paura della seconda. Più cresce il serbatoio dell’anti-politica più la democrazia è debole e rischia di piegarsi alle smanie populiste del primo imbonitore in grado di tornare a far sognare le masse promettendo magari milioni di posti di lavoro, più latte e meno cacao, parcheggio gratuito, frittatona e rutto libero.

5.10.2021

Ripartiamo dalle grandi città metropolitane per difendere la nostra democrazia.

Ora e sempre.
Resistenza.