La ricetta sbagliata

Demetrio Elida è un trentenne di origini filippine che vive da anni a Cagliari, dove lavora come cameriere in un ristorante. Ha una compagna e due figli; tutti ne parlano come di una persona gentile ed educata che non ha mai creato alcun tipo di problema a nessuno.

Ieri è stato aggredito da tre persone e ferocemente picchiato: l’hanno scambiato per cinese e dunque accusato di diffondere il virus.

Questo è il livello cui siamo arrivati in Italia; la dimensione del fenomeno.

“Eh ma qui il razzismo non c’entra, avevano SOLO paura del virus!”

Troppo facile, amico mio. Provo a spiegartelo in versione “master chef”.

Gli ingredienti della ricetta sono: violenza; paura di chi è o appare diverso; discriminazione razziale mista a grandissima ignoranza. Puoi dare al piatto il nome che preferisci: fascismo, populismo, analfaleghismo…. per quanto mi riguarda, non fa molta differenza.

L’unica cosa certa è che viviamo in tempi difficili.

A noi è toccato il compito di organizzare la resistenza, prima che questo Paese vada in malora

Roma 9.2.2020

Una mattina, mi son svegliato.

Il Paese reale

Il 31 gennaio mi sono recato presso il pronto soccorso di un ospedale romano perché una persona a me cara era stata urgentemente trasferita lì in ambulanza e presa in carico con codice rosso.

Sono arrivato alle 21.30, ho avuto le prime, telegrafiche, notizie alle 02.30.

In quelle cinque ore di attesa ho visto e sentito letteralmente di tutto: un uomo con un dito quasi del tutto divelto dalla mano che aspettava dalle 18.30 di essere visitato; barboni e ubriachi che sfruttavano la sala d’attesa per dormire arrecando (in)volontarie molestie a pazienti e parenti; poliziotti costretti a fare il lavoro degli infermieri; persone curate nei corridoi; malati che urlavano disperati chiedendo che qualcuno si prendesse cura di loro; medici che facevano letteralmente i salti mortali per essere ovunque e fare tutto.

Da quasi un mese frequento i reparti d’ospedale di mezza Roma, vorrei ringraziare medici, infermieri, paramedici e volontari per l’encomiabile servizio che ci rendono, tutti i giorni, lavorando con vero spirito di sacrificio in una condizione di costante e strutturale emergenza.

Sarebbe bello se la politica tornasse ad occuparsi seriamente di temi come questo.

Roma 4.2.2020

Sogno un Paese con meno armi e più ospedali.

LA SPIA

“Delazione” è il termine esatto. Sta a indicare la soffiata, il mormorio del codardo, la vigliaccata dell’infame. Con questa parola si usa indicare ciò che facevano certi italiani durante il fascismo, quando, in cambio di denaro o favori, indicavano al regime dove si trovassero gli ebrei – braccati, in fuga, nascosti per fuggire alle atroci torture e alla morte nei campi di concentramento.

“Delazione” è una parola orribile, non ha niente a che fare con la denuncia del cittadino democratico e civile che si reca a testa alta dall’autorità costituita e si prende le sue responsabilità. Il delatore resta nell’ombra, spesso non ha prove, smercia pettegolezzi, sussurri, sospetti.

C’è poco da stare allegri quando le città tornano ad essere popolate da delatori.

La loro presenza è un segnale, indica che la civiltà democratica è in declino, che le persone odiano, invidiano, diffamano il vicino di casa. E magari lo fanno solo per vendicarsi della discussione nell’ultima riunione di condominio, per il posto auto o il rumore della televisione.

Sappiamo bene chi dobbiamo ringraziare se siamo scesi a questo livello infimo.

Roma 24.1.2020

“Mi hanno detto che questa è una famiglia di criminali”

Un esercito di schiavi

Hanno scoperto che in un capannone di Torino centinaia di immigrati lavoravano in condizioni a dir poco disumane, dieci ore al giorno, senza riscaldamento, pochi minuti di pausa per mangiare, chiusi a chiave dal padrone senza una via di fuga in caso di incendio o altro incidente, ciascuno di loro otteneva diciotto euro – diciotto euro – se riusciva a confezionare almeno mille scatole di pennarelli in una giornata lavorativa.

L’analfarazzista dirà: “la colpa è dei buonisti che agevolano l’immigrazione clandestina, e poi l’imprenditore era cinese quindi tutto torna!” – mettendo così insieme in un’unica frase un numero impressionante di stupidaggini.

1. Noi non caldeggiamo nessun tipo di clandestinità, pensiamo semplicemente che se ci sono persone in pericolo di vita in mezzo al mare debbano essere salvate. Punto. Poi discutiamo di documenti, di ridistribuzione, di richieste di asilo ecc. La vostra soluzione è invece ignorare le richieste di aiuto, lasciare queste persone in mare fino a quando la barca non si ribalta e continuare a raccogliere corpi senza vita di bambini sulle nostre coste. Oppure (genialata) pensate bene di sequestrarli e usarli come merce di scambio per ricattare l’Europa.

2. La nostra idea è che se c’è una guerra nel mondo, se la gente muore di fame o vive in pessime e pericolose condizioni sanitarie, ha il sacrosanto diritto di migrare.

3. Se queste persone vengono sfruttate e trattate come bestie è proprio grazie alle vostre inique leggi e misure “sulla sicurezza” che hanno prodotto un numero impressionante di clandestini e quindi una massa di disperati.

4. “Eh ma l’imprenditore era cinese”. E allora? Padrone cinese non significa che gli investimenti, i soldi e il lavoro prodotto provenissero o finissero interamente in Cina. E poi l’imprenditore cinese per voi non è mai stato un “vero straniero” – ad esempio lo osannate allo stadio quando compra la vostra squadra del cuore.

Perché alla fin fine non esiste l’immigrato o lo straniero, esiste solo il povero e il disperato.

I ricchi, ovunque vadano, possono mettersi comodi: sono sempre a casa loro.

Torino 18.1.2020

Mala Tempora Currunt

– Restiamo umani

Meriti e demeriti

Durante la conferenza stampa di ieri, Amadeus ha spiegato per quale motivo a Sanremo ci sarà anche Francesca Sofia Novello – la fidanzata di Valentino Rossi. La brutale verità è che la ragazza ha due “meriti” 1. essere bella; 2. essere la fidanzata di un uomo bravo, ricco e famoso.

Entrambi questi meriti suonano, a mio avviso, poco rispettosi delle donne, dei loro diritti e delle loro conquiste. Voglio dire, nel mondo ci sono miliardi di donne che hanno raggiunto altissimi risultati in tutti i campi, dal cinema, alla astrofisica, alla radio, alla letteratura… ma come sempre la televisione italiana le sfrutta esclusivamente per fare contorno e abbellire il conduttore maschile – in classico stile “striscia la notizia”. Trovo che questo sia parecchio avvilente, lo specchio di una società sessista e superficiale, in cui il corpo della donna viene da sempre considerato come la merce che fa vendere ogni altra merce – tanto che Salvini, parlando proprio di Sanremo, si è permesso di definire la giornalista Rula Jebreal una “velina”.

Fatto sta che il povero Amadeus, dovendo esprimere a parole questi concetti – a dir poco triviali – è riuscito nel difficile intento di peggiorare la situazione, affermando di aver scelto Francesca Sofia non solo perché è bella, ma soprattutto perché, pur essendo giovane, ha dimostrato di essere capace di “stare accanto a un grande uomo, ma sempre un passo indietro”.

Eccolo il valore aggiunto di questa ragazza: lei sa stare nell’ombra, un passo indietro rispetto al suo più celebre e dotato uomo.

Bellissima frase, ottimo messaggio, grande modello educativo.

17.1.2020

Bentornati nel medioevo.