Un esercito di schiavi

Hanno scoperto che in un capannone di Torino centinaia di immigrati lavoravano in condizioni a dir poco disumane, dieci ore al giorno, senza riscaldamento, pochi minuti di pausa per mangiare, chiusi a chiave dal padrone senza una via di fuga in caso di incendio o altro incidente, ciascuno di loro otteneva diciotto euro – diciotto euro – se riusciva a confezionare almeno mille scatole di pennarelli in una giornata lavorativa.

L’analfarazzista dirà: “la colpa è dei buonisti che agevolano l’immigrazione clandestina, e poi l’imprenditore era cinese quindi tutto torna!” – mettendo così insieme in un’unica frase un numero impressionante di stupidaggini.

1. Noi non caldeggiamo nessun tipo di clandestinità, pensiamo semplicemente che se ci sono persone in pericolo di vita in mezzo al mare debbano essere salvate. Punto. Poi discutiamo di documenti, di ridistribuzione, di richieste di asilo ecc. La vostra soluzione è invece ignorare le richieste di aiuto, lasciare queste persone in mare fino a quando la barca non si ribalta e continuare a raccogliere corpi senza vita di bambini sulle nostre coste. Oppure (genialata) pensate bene di sequestrarli e usarli come merce di scambio per ricattare l’Europa.

2. La nostra idea è che se c’è una guerra nel mondo, se la gente muore di fame o vive in pessime e pericolose condizioni sanitarie, ha il sacrosanto diritto di migrare.

3. Se queste persone vengono sfruttate e trattate come bestie è proprio grazie alle vostre inique leggi e misure “sulla sicurezza” che hanno prodotto un numero impressionante di clandestini e quindi una massa di disperati.

4. “Eh ma l’imprenditore era cinese”. E allora? Padrone cinese non significa che gli investimenti, i soldi e il lavoro prodotto provenissero o finissero interamente in Cina. E poi l’imprenditore cinese per voi non è mai stato un “vero straniero” – ad esempio lo osannate allo stadio quando compra la vostra squadra del cuore.

Perché alla fin fine non esiste l’immigrato o lo straniero, esiste solo il povero e il disperato.

I ricchi, ovunque vadano, possono mettersi comodi: sono sempre a casa loro.

Torino 18.1.2020

Mala Tempora Currunt

– Restiamo umani

Autore: Guido Saraceni

Professore di Filosofia del Diritto e di Informatica Giuridica, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Teramo - In viaggio.

1 commento su “Un esercito di schiavi”

  1. Sono un ex bambina senza cittadinanza. Lo sono stata per quasi 20 anni. Ricordo ancora con emozione il giorno in cui ebbi il mio codice fiscale. Era quello verde, ve lo ricordate? Ci ho dormito per giorni. Ero l’unico Bambi a di 11 anni a sapere il suo c.f. a memoria. Significava poter andare a scuola, poter prendere un pullman senza paura della polizia, significava non correre a chiudersi nell’armadio quando bussavano alla porta di casa. Finalmente eravamo considerati, eravamo parte di una società che sembrava includerci. Poi però è iniziato il calvario:il rinnovo dei documenti. Dalla sera orima accampati al gelo all’aperto a Milano. Mia sorella Angela era piccolissima e non riuscivamo a farla smettere d piangere. Ogni anno così. Ma eravamo tanti e non dovevi perdere la coda altrimenti rischiavi di perdere il permesso di soggiorno, papà perdeva troppi giorni di lavoro e potevamo essere rimandati in Albania. Avevamo paura di tutto…e poi gli sguardi dei compagni e delle altre mamme a scuola quando giravamo per giorni con quel maledetto inchiostro nero delle impronte digitali sulle manine. Come piccole criminali. Ringrazio ogni giorno l’Italia per avermi regalato una seconda vita, la scuola, l’università, la mia processione, mio marito e i miei bimbi. Non avrei nulladi tutto questo. Ringrazio facendo il mio dovere da cittadino. Lavorando onestamente , pagando le tasse, partecipando alla vita della mia comunità, correggendo i verbi al mio italianissimo marito e cercando di educare alla vita civica i miei bimbi. Vi assicuro che io, la mia vita e la mia laurea non siamo un miracolo. Ci sono tantissime famiglie inItalia identiche alla mia. Storie anche più difficili e belle. L’unico modo per sentirsi a casa, è sentirsi al sicuro. Avere un documento, poter essere bambini, poter vivere, in pace. Forse il paradiso non esiste, ma una Italia bella esiste di sicuro. Ve lo garantisco.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...