Una Inesorabile Rivoluzione Silenziosa

Il 3 marzo del 1991 Rodney Glen King venne fermato dalla polizia di Los Angeles per eccesso di velocità. Alle 12.30 della mattina, due agenti della stradale notarono che la sua auto andava troppo veloce ed intimarono al conducente di fermarsi, ma King, che di lavoro faceva il tassista ed aveva paura di perdere la licenza, decise invece di accelerare. Iniziò così uno di quegli inseguimenti che abbiamo visto tante volte in televisione, con ben quattro macchine della polizia e tanto di elicottero coinvolto. Quando finalmente riuscirono a fermarlo ormai era calata la notte. Dall’auto scesero due passeggerei e, da ultimo, lo stesso guidatore. Nessuno di loro era armato. Nessuno di loro provò a fuggire. King fece tuttavia l’errore di consegnarsi alla polizia ridacchiando. Con la mano, salutò ironicamente l’elicottero che stava volando sulle loro teste.
Per immobilizzarlo, i poliziotti utilizzarono due volte il taser -uno strumento che emette un forte scarica elettrica. Quando provò a mettersi in ginocchio, due di loro presero a manganellarlo contemporaneamente, mentre un terzo gridava di utilizzare colpi violenti – power strokes. King cercò nuovamente di rimettersi in piedi, ma l’agente Koon ordinò ai suoi uomini di tornare a colpire con forza “spalle, ginocchia, polsi, anche”. Il corpo di King venne quindi raggiunto da 33 colpi di manganello che, assieme ai sei calci ricevuti, gli procurarono undici fratture in diverse parti del corpo e danni cerebrali permanenti. Infine, otto agenti di polizia gli furono addosso, gli misero le manette e lo lasciarono con il volto rivolto al suolo ad aspettare l’arrivo dell’ambulanza.
Come faccio a sapere tutte queste cose? Semplice, le ho viste.
George Hollyday, un videoamatore americano, riprese l’intera scena dal suo balcone.
“Videoamatore” era il nome che davamo, negli anni novanta, a chi portava sempre con se una videocamera. Non vi fa riflettere il fatto che questa parola, oggi, non abbia più alcun senso?
Il video del pestaggio di King fu trasmesso dalla televisione e sconvolse l’America. Seguirono giorni e giorni di sommosse e scontri con la polizia. Los Angeles fu letteralmente data alle fiamme. Quando, grazie all’impiego dell’esercito, della guardia nazionale e dei marines, l’ordine fu finalmente ristabilito, il risultato finale fu di cinquantatre morti, duemila feriti, settemila incendi e più di un milione di dollari di danni.
A tutto questo ho pensato pochi giorni fa, quando un afroamericano è stato ucciso nella sua macchina dalla polizia. Immediatamente dopo l’omicidio, la fidanzata era già in diretta su Facebook. In quel video, possiamo vedere il corpo sanguinante del suo uomo, vediamo la bambina agitarsi nel sedile di dietro e vediamo soprattutto l’agente di polizia che urla e punta la pistola contro la donna.
L’agente di polizia punta la pistola contro la donna.
La donna punta contro l’agente di polizia il suo telefono cellulare.
Vorrei essere chiaro. Non sto cercando di dare alcun giudizio sulla condotta della polizia. Ci sono molte cose che sfuggono al nostro sguardo. Cose che non si possono giudicare da un filmato, per quanto possa sembrare chiaro ed autoevidente – come, ad esempio, le procedure da rispettare nel caso in cui la persona fermata non collabori, il dubbio – più o meno legittimo e fondato – che quella persona abbia un’arma o il numero di agenti che muoiono o vengono feriti annualmente perché non prendono tutte le precauzioni del caso. No, non è questo il punto.
Quello che mi interessa è provare a riflettere con voi su quel confronto, davvero iconico, tra la pistola e il cellulare. Ciò che mi interessa è riflettere su ciò che è accaduto in questi ultimi anni. Stiamo assistendo ad una rivoluzione storica, epocale. I nativi digitali non se ne rendono conto, non hanno idea di quale sia il problema e non possiamo pretendere che ne restino affascinati: sarebbe come pretendere che i pesci si stupiscano perché vivono in acqua. Tutti gli altri si limitano a scuotere il capo, dicendo cose del tipo “ai miei tempi andavamo a giocare a pallone nei campi, invece di passare ore davanti al computer”. Nel mentre, un ragazzo di 32 anni viene corteggiato e ricevuto dai più importanti Presidenti e Capi di Stato del mondo; il Governo degli Stati Uniti è costretto a ricorrere agli hacker per farsi sbloccare l’Iphone di un criminale…
Il potere sta passando di mano.
Lentamente, silenziosamente, inesorabilmente.
Dagli Stati Sovrani ai Social Network.
Se è vero che per la maggior parte del tempo noi usiamo i social per condividere selfie, per giocare a candycrush o diffondere insulse catene; se è vero che quasi tutti stiamo cadendo vittime del divismo, dell’egocentrismo e dell’ipocrisia, è anche vero che ogni giorno usciamo di casa con sei miliardi di persone in tasca.
Tutto questo ci rende infinitamente più liberi.
E soprattutto sicuri.
Consentitemi di concludere con tre brevi citazioni musicali
E’ successo a brother Rodney King, colpevole del crimine di esser nato nero nella buia capitale dell’impero del denaro. Colpo su colpo, battuto come un polpo, legato, incaprettato e trascinato per lo scalpo documentato, l’hanno filmato, pagine d’odio scritte sul selciato, vergate col sangue di un uomo innocente, impotente, che con quei bastardi non c’entrava niente, ma cara gente quotidianamente, succede anche in Italia, ma non si sente” – Libri di Sangue, Frankie H-NRG.
Un sogno fantastico prende espressione, quando i ribelli entrano in comunicazione” – Si può fare così, Assalti Frontali.
“L’unico miracolo politico riuscito in questo secolo è stato fare sì che gli schiavi si parlassero, si assomigliassero, perché così faceva comodo per il mercato unico e libero. Però succede che gli schiavi si conoscono, si riconoscono, magari poi riconoscendosi succede che gli schiavi si organizzano. E se si contano, allora vincono” – Kunta Kinte, Daniele Silvestri

Peggio delle Locuste.

In linea di massima, quando decidiamo di condividere qualcosa, facciamo un favore a noi stessi ed alla comunità a cui apparteniamo. Tuttavia, non ogni condivisione accresce il bene comune. Possiamo condividere anche le malattie, i pregiudizi, il rancore – rovinando la giornata di altre persone, inquinandone la serenità mentale, contagiando i loro pensieri con i nostri demoni. Per questo motivo, ho elaborato una classifica dei dieci peggiori utenti di Facebook – e dei loro, insopportabili, post. Se siete d’accordo con me, condividete queste riflessioni. Contribuirete a rendere Facebook un “posto” migliore.

Al decimo posto: Lifetime streaming.
Ovvero quelli che ti raccontano la vita in tempo reale usando milioni di hashtag – a caso. #Siete sicuri di #sapere #come usare #questo #strumento?
Ma davvero avete mangiato? Avete fatto la doccia? Vi siete cambiati i calzini? Voglio svelarvi un segreto: lo fanno miliardi di persone. Tutti i giorni.
Considerate per cinque minuti questo incredibile dato di fatto prima di informarci dettagliatamente sui vostri movimenti. Oltre a sentirvi meno soli, eviterete di fare la figura degli idioti.

Al nono postoI genitori premurosi.
Vi chiediamo solo una cosa: abbiate. Per favore. Pietà. Di. Noi. Avete letteralmente invaso Facebook con le foto dei vostri pargoli: Marco al mare; Marco dal dentista; Marco sul vasetto… A parte il fatto che mettete a dura prova i nostri nervi e la nostra salute mentale,  così facendo, mettete soprattutto in pericolo i vostri bambini. Che fine faranno le vostre foto? Chi le guarderà? Pensateci. E se proprio non potete fare a meno di condividere immagini e filmati dei vostri figli, fate un provino al Mulino Bianco, magari vi assumono come famiglia felice – altro che Banderas.

All’ottavo posto: “E poi boh…”  – a pari merito con “Questa storia che…”.
Quando utilizzate queste erudite formule di stile per iniziare uno status, risultate simpatici ed originali come una battuta in romanaccio in un film dei fratelli Vanzina Anvedi aho!

– Professore, ma è vero che tutto quello che pubblico diventa di proprietà di Facebook?
– Figlio mio, cinque parole su quattro l’hai copiate. Se Zuckerberg avesse dovuto fare i soldi con le tue creazioni a quest’ora stava a vende i fazzoletti ai semafori Cristoforo Colombo.

Al settimo posto: I terroristi.
Ovvero, quelli che minacciano.
“Da domani faccio pulizia”; “tenetevi pronti, cancellerò almeno il 20% dei contatti”; “i nati prima del ‘92 sappiano che saranno dannati, bloccati ed eternamente perseguitati dalla mia ira”. Tra il terrorismo, il caldo e le tasse abbiamo già tanti problemi da affrontare, perché volete farci soffrire ancora? Non capite che senza i vostri  preziosi post la nostra vita perderebbe completamente di senso? Ovviamente sto scherzando, non penserete veramente che il mondo giri attorno a voi? In caso di risposta affermativa, fatevi vedere, potrebbe essere labirintite.

Al sesto posto: I citatori  seriali (in costume da bagno).
In questi ultimi mesi ho notato che si sta diffondendo una interessante variante dei citatori seriali della quale credo sia bene discutere: il citatore in costume da bagno. Da giugno hanno infatti iniziato a dilagare post del tipo “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me” (Kant) con allegata una bella foto in due pezzi – per rendere più incisivo il concetto. Cari citatori in costume da bagno, immagino che aggiungiate una citazione perché temete che – a forza di pubblicare selfie – i vostri contatti possano iniziare a chiedersi se siete stupidi. Il mio consiglio è di lasciarli nel dubbio.

Al quinto posto: Mi è successa una cosa bruttissima.
Ovvero, quelli che fanno i misteriosi.
Abbiamo capito: volete che qualcuno si preoccupi per voi e vi chieda, in privato o pubblicamente, cosa è accaduto  esattamente e come state. Il fatto è che le vostre allusioni risultano interessanti quanto un documentario sui lombrichi in svedese. Senza traduzione. Vi comportate in questo modo perché non avete ricevuto sufficienti attenzioni quando eravate bambini? “I vostri genitori vi portavano a giocare a mosca cieca sulla tangenziale?” (cit. Crozza).
Se davvero volete attirare l’attenzione degli altri utenti, pubblicate la foto di un gattino.

Al quarto posto: Gli snob.
Non è che se non aggiornate il profilo dal giorno del vostro compleanno, date a tutti l’idea di avere ben altro da fare. Sappiamo benissimo che siete lì, nascosti nell’ombra, e  state spiando i nostri profili. Tutto questo non farà di voi dei grandi intellettuali. Se davvero non avete niente da condividere, uscite da Facebook. Altrimenti, prendete  il coraggio a due mani e provate l’ebbrezza della partecipazione.

Il Podio

Al terzo posto: I piccioncini.
Il fatto è che le persone tendono ad ostentare pubblicamente quello che non sono e quello che non hanno: i poveri vorrebbero sembrare ricchi, i vecchi apparire giovani, i falliti mostrarsi vincenti. Per questo motivo, il giorno in cui la smetterete di intasare Facebook con foto e cuoricini dedicati al vostro splendido amore, sapremo con certezza che avrete smesso di tradire la vostra amante con l’amante del vostro fidanzato.

Al secondo posto: Gli analfabeti funzionali.
A mio avviso, il problema maggiore dell’utente dei social non è l’ignoranza. Chi più chi meno, siamo tutti ignoranti. Dipende dall’ambito. Il problema maggiore di alcuni utenti è l’arroganza. Molte persone non accettano che qualcuno le colga in fallo e sono disposte a tirare fuori le unghie – fosse anche solo per arrampicarsi sugli specchi – pur di convincerci che loro hanno ragione e noi, invece, torto. Non importa quanto sia grande la balla che hanno pubblicato, quanto sia assurda e palesemente sbagliata. Loro saranno disposti a minacciare, diffamare e soprattutto invadere la nostra bacheca con milioni di commenti pur di non ammettere di essersi sbagliati. Amici miei, non c’è niente di male nell’ aver condiviso una bufala o nell’aver scritto una sciocchezza. Capita. Tutti sbagliano. Facciamo pace con i nostri limiti. Impariamo un pochino di tolleranza e di umiltà. Io, per esempio, ho appena discusso qui su Facebook con il signore del quinto piano – neuropsichiatra infantile. Questo caro amico ha commentato un mio vecchio post e mi ha fatto notare che le mie opinioni sui “neuroni specchio” non sono del tutto fondate. Ho controllato ed ho ammesso pubblicamente il mio errore. Sono anche andato a casa sua per chiarire personalmente, senza alcun problema. Solo che adesso non so cosa farmene del corpo.

Al primo posto: Quelli che vogliono insegnare agli altri ad utilizzare Facebook.
La rete è libera. La rete è democratica. Ciascuno ha il diritto di pubblicare e condividere ciò che vuole. Per questo motivo, anche io mi sono sentito libero di pubblicare ed aggiornare la mia vecchia classifica, proponendovi una nuova versione. Da oggi, dichiaro ufficialmente aperto l’osservatorio permanente sui peggiori utenti di Facebook. Segnalatemi i vostri candidati, ne terrò conto per il prossimo aggiornamento.

Ikea. Tra Democrazia e Populismo

Ikea dista meno di due chilometri da casa mia, posso andare e tornare a piedi. Di fatti capita che vada anche solo per fare una passeggiata e stare al fresco.  Ogni tanto mi lascio tentare dalle offerte del settore ristorazione, del tipo: primo, dessert e bibita a 1 euro e 98 centesimi, oppure: cappuccino e torta al cioccolato a 95 centesimi. Lo so, è una follia: il masochismo alimentare resta una delle cento psicosi con le quali continuo a combattere da anni. Il mio analista dice che lo faccio perché amo il pericolo – e di solito aggiunge che sarebbe più salutare fare un corso di sopravvivenza in Nepal. Mia madre,  sicuramente in maniera più incisiva, mi chiede se proprio non potevo drogarmi come tutti gli altri. Ad ogni modo, queste sono considerazioni di persone pavide. Non vado di certo da Ikea per mangiare. Io vado da Ikea per guardare i prodotti e la gente – come ha detto qualcuno “il più grande spettacolo al mondo”. Mi piace osservare i clienti: giovani coppie che stanno arredando la prima casa e litigano a morte per il colore del divano, mariti rassegnati e tristi che ciondolano dietro alle mogli come bambini che aspettano la fine della messa per andare a giocare a pallone, famigliole già formate, famigliole in corso di formazione… si respira anche tanta energia positiva: bambini e pupi urlanti, persone sudate che spingono, file chilometriche alle casse… Oggi sono andato a fare la solita passeggiata, quando, di fronte alla libreria BrExit una voce dietro di me ha detto:

D. – “Bella Professò!”
G. – “Come, scusi?”
D. – “Sei te vero? Daje che sei te… annamo male… la pizza ar formaggio…”
G. – “La cosa? Ah, si, certo, mi hai beccato. Piacere.”
D. – “Lo sapevo! Florianaaaa Floooriaaaaaana viè un po’ a vede che è come te dicevo io. O vedi? O vedi chi è?”

Floriana arriva di corsa, tutta trafelata nel suo vestito macedonia. Se possibile, è più imbarazzata di me dalle urla selvagge del marito. Si passa una mano nervosa tra i suoi copiosi ricci rossi.

F. “Ma che te urli! Ma che figura me fai fa’?”
D. “Professò, io so’ Daniele e lei è mi moje Floriana”.  Daniele propende il braccio destro verso di me. Il sorriso sincero, la manona aperta e tesa a raggiera, come se dovesse parare un rigore. La moglie si limita ad abbassare lo sguardo e sorridere.

D. “Aho mi moglie nun ce voleva crede! Allora Professò?” – pacca sulla spalla –  “Sei un grande eh, te seguimo sempre! L’ultima cosa che hai scritto sul referendum c’ha fatto letteralmente sdrajà. Pure al lavoro: se semo ca-ppo-tta-ti! Sentì un po’, ma perché nun se famo quattro chiacchiere  io e te, mentre lei sceje e’ ssedie?”
G. “Mah veramente, non saprei… avrei un articolo da correggere…”
D. “Daje Professò, che je fa? Se pijamo na cosa ar bar… oggi ce sta la crostata di more”.

Dopo circa trenta secondi siamo seduti ad un tavolino del bar. Daniele si limita al caffè, io prendo anche tre fette di torta. Come dico sempre: non ho nessuna intenzione di vivere da malato per morire da sano.

D. Allora… dicevamo, sta cosa del referendum… ma te sei proprio sicuro che è meglio in Inghilterra?
G. In che senso?
D. Nel senso che quelli se stanno già a magnà le mano. Oggi c’era scritto sul giornale che stanno a fa’ na petizione per torna’ a vota’.
G. Si, ho letto. Io però non mi riferivo all’esito della votazione. Vedi, non è così ovvio che uscire dall’Unione Europea sia un cattivo affare. Non è ovvio che sia una cosa buona. L’unica cosa certa, in questo momento, è l’incertezza.
D. Come er mercato della magica Roma… qua nun se capisce niente, chi compramo… chi vendemo…

G. Appunto, credo che gli esiti potremo forse valutarli tra qualche tempo. Io mi riferivo alla forma del quesito referendario.
D. Vabbè, ma a parte sta forma, nun te sembra strano che quelli facciano votà i cittadini su una cosa così seria e complicata? Io, in questi giorni, ho sentito Floris, Servegingi, Saviano, insomma tutta gente de un certo calibro… dicheno che c’è un problema de populismo. Nun sarà che c’hanno ragione?
G. Non saprei, perché dovrebbero avere ragione?
D. Ma perché la gente sono ignoranti! Guarda al limite me ce metto pure io. Ma che ne sappiamo noilagente se è meglio stare dentro o fuori l’Unione Europea. So’ questioni di bilancio, de politica internazionale, insomma, cose  grosse professò! So’ cose complicateeee….
G. Invece il divorzio era una cosa semplice? L’aborto era una cosa semplice? La sperimentazione sugli embrioni e la fecondazione assistita?

D. Vabbè che c’entra… quella è morale, è più facile: ciascuno decide come je pare basta che nun dà fastidio a l’altri…
G. Quella non è morale. Quello è il libero mercato.
D. In che senso er mercato?
G. Niente, non ti preoccupare. Volevo dire che la riflessone (bio)etica può essere anche più complicata e spinosa di quella economica, ci sono intere biblioteche da studiare… Comunque, mettiamo da parte l’etica: e le trivellazioni? L’acqua pubblica? Come mai su quelle cose si può votare?

D. E infatti ti dico che secondo molti di questi insigni studiosi non si dovrebbe votare neanche in quei casi. Mi dispiace professò, però secondo me c’hanno ragione: la gente sono tutte capre.
G. Però la gente possono votare alle elezioni politiche…
D. Eccerto, tojice pure quelle…

G. Quindi è normale che la gente decida quali forze politiche avranno in mano il Governo del Paese,  è normale che scelga il Sindaco, mentre non può decidere se è meglio stare dentro o fuori l’Unione Europea?
D. Nullo so più professò, me stai a fa’ venì un mar de testa… Aspetta aspetta… – si gira e rigira di scatto – sbrigate che sta a tornà Floriana… so’ sicuro che come arrivamo a casa me interroga. Damme na mano…. insomma te come la vedi tutta sta storia…se dovessi dillo facile come quando scrivi su feisbuk?

G. La democrazia è na bella cosa. Ma solo si votamo come dicheno loro.

Una Brevissima Analisi

Cari amici, molte persone mi hanno chiesto di approfondire l’analisi del voto. Ho quindi deciso di  ampliare il discorso, elencando i principali fenomeni che hanno attirato la mia attenzione negli ultimi giorni.

  1. L’insistenza con cui si parla della “coppia di donne” con riguardo ai nuovi Sindaci di Roma e Torino. Lo trovo fuori luogo e sessista. Nel caso in cui non ve ne foste accorti, viviamo nel XXI secolo. In magistratura ci sono ormai più donne che uomini, il candidato più accreditato alla carica di prossimo Presidente degli Stati Uniti è una donna. C’è qualcosa di strano? Viva Dio, no. Non c’è (più) nulla di strano. Registriamo che Virgina è la prima donna a diventare Sindaco di Roma, aggiungiamo un “finalmente”, e poi parliamo di altro, andiamo avanti. Insistere sul genere o sulla sessualità di un Sindaco per tesserne le lodi è tanto sessista quanto utilizzare il medesimo argomento per screditarla/o. Davvero è importante che sia maschio, femmina, anziano, giovane, bianco o nero? A me basta che sappia governare.2. L’esultanza degli elettori di destra. Temo che qualcuno non abbia ben capito cosa sta accadendo in Italia. Il PD ha preso una sonora batosta, è vero, ma andando a votare per il M5S gli elettori di destra hanno segato il ramo su cui si erano appollaiati. Attenzione: andiamo verso un sistema bipolare. Indovinate chi rimarrà col cerino in mano.
    3. Di Battista e Di Maio che vanno in televisione a ripetere “adesso i cittadini romani devono starci vicino”. Calma, i cittadini romani vi sono stati vicinissimi nella cabina elettorale. Ora tocca a voi. Non vorrei che fosse già iniziato lo scarica barile. Non ci starete già raccontando che la Città è ingovernabile… Avete una maggioranza schiacciante, il massimo del potere e la massima responsabilità. Non fateci pentire di avervi dato fiducia.

    4. Le persone che accusano il M5S di essere populista e demagogico. Dove eravate negli ultimi venti anni? Quando Bossi gridava “Roma Ladrona”; quando Brunetta parlava di fannulloni; quando Berlusconi firmava il contratto con gli italiani; quando Renzi varava la riforma della buona scuola… il Movimento ha un chiaro tratto populista – è vero, è innegabile – ma davvero non penserete che sia l’unico partito italiano a sfruttare quest’arma?  Insomma,  è facile accusare di populismo e demagogia gli slogan che usano gli altri. Prima di criticare, sarebbe il caso di guardare in casa propria e farsi l’analisi di coscienza.

    5. Renzi che scarica il suo partito e dichiara: “ho rottamato poco”. Berlusconi avrebbe detto lo stesso. Anzi, sono quasi certo che Berlusconi, a seguito di una delle sue rare sconfitte elettorali, disse lo stesso: la colpa è del partito. Insomma,  quando si vince è tutto merito di Renzi, quando si perde, invece, la colpa è del vecchio PD. Ancor di più, Renzi oggi non si dimette perché sostiene che le elezioni amministrative non c’entrano nulla col Governo del Paese. Allo stesso tempo afferma che la sorte del suo Governo dipende dal Referendum Costituzionale di ottobre. A me sembra una posizione leggermente contraddittoria e politicamente incongrua. Ma  al mondo esistono logiche fuzzy ed alternative che, probabilmente, riescono a giustificare anche questo.

Jogging Con Freud

Fare jogging da soli è bello: mentre ti alleni puoi concentrarti sui battiti del cuore,  ascoltare la tua musica preferita, liberare la mente da ogni preoccupazione.  Ma non c’è niente di meglio che andare a correre con un amico. Correre con un amico è più che bello, è terapeutico: si stabilisce un ritmo comune, ci si incoraggia vicendevolmente e si possono anche scambiare quattro chiacchiere. Per esempio, ieri pomeriggio sono andato a correre con Ermete. Non so per quale motivo, ma ad un certo punto abbiamo iniziato a parlare di psicanalisi.

G.-Freud sostiene che la nostra illusione di essere importanti è stata per la prima volta ridimensionata quando Copernico ci ha insegnato che non siamo al centro dell’universo e sarà definitivamente sconfitta dai suoi studi sull’inconscio. Perché grazie alla scoperta dell’inconscio l’io capisce di non essere padrone in casa sua.

E. -Aspetta un attimo, questo non è Freud… è Salvini!

G.- …

E.- Maledetti immigrati, l’ho sempre detto che ci rubano il lavoro!

G.- Te lo immagini Freud con la felpa VIE NNA?

E. – Meglio di no… fermati un attimo!

G. -Che c’è?

E. – Ho bisogno di prendere fiato… e di una sigaretta…

FREUD

G. – Mentre corriamo?! Possibile che non riesci a smettere? Freud sostiene che il piacere orale è mancanza di essere.

E. – Sarà… nel mio caso si tratta di mancanza di nicotina.

G. – Devi essere regredito – o più facilmente bloccato – alla prima fase dello sviluppo psichico, quella in cui il bambino prova piacere nel suggere latte dal seno della madre.

E. -Se vuoi dire che sono nato con la sigaretta in mano ti sbagli di grosso… io ho iniziato con i sigari.

G. – Passare dai sigari alle sigarette è come passare dai romanzi di Joyce ai fumetti di Zero Calcare.

E. – Di fatti, Joyce è superato… Comunque sia… ti informo che io sono riuscito a smettere di fumare, di bere e di correre dietro alle donne…

G. – Davvero?

E. – Certo. Sono stati i quindici minuti più brutti della mia vita. Sediamoci qui, dai… solo il tempo di una siga

G. – …insomma la differenza tra Freud e Jung sarebbe che Freud si è dedicato allo studio della psiche umana malata, mentre Jung intendeva studiare la vita psichica nella sua interezza. Inoltre, Freud era interessato al passato dei suoi pazienti, aveva una concezione statica della psiche, mentre Jung preferiva pensare che la salute psichica fosse qualcosa di dinamico, di evolutivo… mi segui?

E. – Certo, ma solo perché ci siamo seduti… è incredibile come vanno in giro, vero?

G. Io ti parlo di Freud e tu guardi le ragazze?!

E.- Scusami, ma quella porta una minigonna così corta che non può permettersi di sorridere.

G. Pessimo… Ti comunico ufficialmente che questa è l’ultima volta che andiamo a correre insieme.

E. – Frena amico! Tu mi hai chiesto se volevo venire a correre! Se mi avessi chiesto se mi interessava discutere di Freud ti avrei detto quello che rispondo alla mia fidanzata quando inizia a parlare di matrimonio.

G.-?

E.- “Se vuoi farlo davvero, fallo. Ma non contare sulla mia presenza”.

G. -…

E.- Guarda, non è lei, è la sua famiglia che non riesco proprio a tollerare. In particolare, sua madre e il suo cane. Sono certo che si siano alleati contro di me.

G.-Secondo Freud la paranoia dipende dal delirio di onnipotenza. Il soggetto, fermo o peggio ancora regredito ad una certa fase dello sviluppo, si illude di poter controllare tutto e dà la colpa agli altri quando le cose non vanno come aveva inizialmente previsto.

E.- Te la dico io la verità, questo Freud faceva parte del club Bilderberg… assieme alla massoneria illuminata… sarà stato lui a lanciare il piano “scie chimiche”… non fare quella faccia!

G. Non fare quella faccia? In un’ora al parco abbiamo totalizzato dodici minuti di corsa e tre sigarette!

E.- Dovresti essere orgoglioso di me: la volta scorsa ne ho fumate cinque.

G. Andiamo a casa, dai… Ti ho mai detto quanti psicologi ci vogliono per cambiare una lampadina?

E. -Sicuramente, ma adesso non mi ricordo…

G.- Uno solo. Ma costerà un sacco di soldi, ci vorrà un sacco di tempo e soprattutto la lampadina deve voler essere cambiata.