La colpa è di Chiara

Francesco Filini è un blogger, sulla sua pagina pubblica si definisce Dirigente Nazionale e Coordinatore dell’Ufficio Studi di Fratelli d’Italia. Sin qui, la notizia è che Fratelli d’Italia abbia un Ufficio Studi – passatemi la facezia, ci vuole anche un po’ di ironia nella vita.

Ad ogni modo, Filini ha scritto una lettera aperta a Chiara Ferragni per rispedire al mittente le accuse di fascismo ultimamente sollevate dalla nota influencer contro i quattro aggressori di Willy.

Come dimostra eloquentemente la foto che correda il post, Filini intende dire che la vera “cultura” dei ragazzi coinvolti nell’omicidio di Willy è la cultura dell’immagine e quindi, la cultura degli influencer, non di certo la cultura fascista.

A sostegno di questa tesi, l’autore fa notare che i quattro ragazzi non citano, sulle proprie bacheche, frasi di Evola, Jünger, Celine o Pound, anzi, egli ritiene che non abbiano mai letto un libro, invece (colpo di scena) uno di loro segue proprio Chiara Ferragni (come circa venti milioni di persone nel mondo).

Ammettiamolo pure, questa provocazione intellettuale risulta a suo modo simpatica e accattivante. Peccato che sia completamente errata.

  1. Il post cui si riferisce Filini non l’ha scritto Chiara Ferragni, lei ha semplicemente condiviso nelle sue storie un post pubblicato da spaghettipolitics (se vuoi fare le pulci a qualcuno, almeno assicurati di rivolgerti alla persona giusta).
  2. Filini suppone che essere intrisi di cultura fascista significhi aver letto Evola, Jünger, Celine e Pound. Gioca maliziosamente col termine “cultura”, facendo finta di non sapere che le cose non stanno affatto così. Magari – e ripeto magari – tutti quelli che si professano fascisti avessero letto Pound o Evola, magari tutti quelli che fanno il saluto romano indossando la camicia nera sapessero chi è Jünger o Celine, la drammatica realtà è che la stragrande maggioranza degli italiani non legge – e gli italiani di estrema destra non fanno di certo eccezione.

Questo, ahimè, non significa che la “cultura fascista” non sia ancora ben presente nel Paese. Perché essere intrisi di cultura fascista non significa essere raffinati conoscitori di alcuni filosofi o autori che vengono più o meno correttamente e maliziosamente collegati agli ideali della destra, significa credere ancora nelle idee che il fascismo ha diffuso nella popolazione italiana, significa perpetrare modelli di vita improntati al razzismo (avete presente il manifesto per la purezza della razza e le leggi razziali?) alla violenza (avete presente le squadracce e soprattutto la stretta alleanza con il nazismo?), all’omofobia (sapete che vennero deportati anche molti omosessuali?) e, più in generale, all’arroganza e alla discriminazione dei più deboli.

Insomma, Filini, i fatti storici esprimono la vera natura del fascismo, non le belle pagine degli autori cui alcuni intellettuali ritengono di doversi ispirare.

La mia tesi è che la cultura, intesa in senso accademico, sia strutturalmente nemica della violenza – l’intellettuale violento, a mio avviso, non è un vero intellettuale.

Altra cosa è la (sotto)cultura popolare, fatta di muscoli, di tatuaggi, di simboli, di scritte sui muri, di slogan. Sotto questo punto di vista risulta ovvio – e sinceramente innegabile – il nesso tra quei quattro ragazzi e la (sotto)cultura della destra.

Parliamoci chiaramente, Filini, il suo è un bel tentativo, per carità, ma ancora non raggiunge la sufficienza.

Si presenti al prossimo appello.

Roma 11.9.2020

“Ha stato Chiara Ferragni”

Cronaca Nera

Ultimi sette giorni

In Brianza, durante una partita di calcio tra bambini, una “signora” urla “n*gr* di m*rda” a un ragazzino di dieci anni.

A Verona, Balotelli fa sospendere la partita perché alcuni “tifosi” avversari lo stanno paragonando a una scimmia, il giorno dopo un capo ultrà dichiara che l’attaccante del Brescia, pur avendo la cittadinanza, non sarà mai un vero italiano, mentre Salvini accusa lo stesso Balotelli di voler fare il fenomeno.

Ad Alessandria, su un bus, una “signora” dice “tu qui non ti siedi” a una bambina africana di sette anni, impedendole di prendere posto accanto a lei. Interviene veementemente un’altra donna e aiuta la bambina a sedersi, nel disinteresse generale.

A Roma una libreria antifascista viene bruciata – due volte.

Da ieri l’onorevole Senatrice Liliana Segre è costretta a vivere sotto scorta.

Questa, nei libri di storia, si chiama “escalation”.

La cosa che mi preoccupa maggiormente è che hanno iniziato a prendersela con bambini e anziani. Vigliacchi fino al midollo, partono dai più deboli.

Come hanno sempre fatto.

Teramo A.D. 2019

Ciascuno faccia la sua parte.

Dove e come può.

Perché si avvicinano tempi difficili.

La Casa Abusiva

CasaPound occupa abusivamente – da quindici anni – un intero palazzo. Sei piani. Sessanta vani. Al centro di Roma.

Quando, pochi giorni fa, si è finalmente presentata la Guardia di Finanza per procedere ad una ispezione dello stabile, i residenti le hanno consigliato di fare marcia indietro e di tornare un altro giorno – con motivazioni ancora tutte da accertare.

Il risultato è che gli agenti hanno effettivamente fatto dietrofront, lo Stato Italiano ha obbedito, ha chinato la testa ed ha accettato le condizioni degli occupanti, come se avessimo bisogno del loro permesso per ispezionare un bene di nostra proprietà.

Mentre il Ministro dell’Interno, che normalmente commenta in tempo reale ogni piccolo e grande caso di illegalità, è rimasto in silenzio, perché la sua attenzione selettiva gli impedisce di prendere in considerazione i crimini degli italiani.

Il discorso è molto semplice ed è sempre lo stesso: onestà, legalità, sicurezza, ma solo quando si tratta di prendersela coi più deboli.

Per dire.

Teramo A.D. 2018

Il fascismo non è un’opinione.
È un reato.