La giusta ipotesi per Stefano Cucchi.

A tutti quelli che in quest ore scrivono “se Cucchi non fosse stato un drogato sarebbe ancora vivo” vorrei ricordare che in questa drammatica vicenda ci sono tanti altri se: SE le droghe leggere fossero legali in questo Stato, Cucchi sarebbe ancora vivo; SE avessero consentito ai parenti di vederlo in quei giorni, SE gli avessero consentito di parlare con il suo avvocato… ma soprattutto, sarebbe ancora vivo SE due criminali in divisa non l’avessero selvaggiamente picchiato, quella maledetta notte, mentre era ancora in manette.

Per dire.

Urgenza e Sicurezza

  Oggi mi sono alzato alle 6.30, ho preparato le valigie e sono partito per Teramo, come faccio da circa venti anni, in tutte le stagioni e con tutte le condizioni atmosferiche. Anche oggi, ho viaggiato sull’autostrada più pericolosa d’Italia, piena di alti viadotti che poggiano su piloni in pessimo stato: il ferro che dovrebbe sorreggere le strutture non lavora più assieme al calcestruzzo, ma, divenuto ormai friabile, si spezza come un biscotto. Tutto questo è stato molto ben documentato da un servizio di le iene che sta facendo scalpore in rete. Normalmente, considero i servizi di le iene opere di pura fiction, al pari delle serie televisive o dei fumetti, ma in questo caso le immagini sono agghiaccianti. Così come la inequivocabile opinione degli esperti. Inoltre, è lo stesso Ministero dei Trasporti ad ammettere in documenti ufficiali che negli ultimi anni non sono stati fatti i controlli necessari ed a lamentarsi con il gestore per la pessima condizione in cui versano i viadotti.

    Oggi ho quindi speso venti euro di casello, ho attraversato un territorio dall’elevato valore paesaggistico, viaggiando, per circa 180km, immerso in un bellissimo panorama, fatto di grandi montagne e di scorci mozzafiato, per fortuna, non ho dovuto affrontare la neve e non ho avvertito scosse di terremoto, come è accaduto altre volte, in passato, ma ho rischiato comunque la vita, perché anche oggi, come faccio da circa venti anni, ho viaggiato appeso ad un filo sospeso nel vuoto.

    Ora, a me non me ne frega davvero nulla della Lega, del Movimento, del PD e dei precedenti governi, qui il problema è uno ed è chiarissimo: la A24 e la A25 hanno bisogno di urgenti interventi di manutenzione straordinaria, necessari per evitare che una scossa di terremoto, le condizioni atmosferiche o la semplice usura del tempo ne facciano crollare i viadotti, provocando una strage. Facciamo quindi pressione perché il gestore e/o il governo facciano qualcosa immediatamente. Dopo, se volete, ci siederemo ad un tavolo e discuteremo per ore delle (evidenti) responsabilità del gestore, degli (eventuali) errori di progettazione, della (scarsa) qualità dei materiali utilizzati e della (scabrosa) inettitudine dei precedenti governi.

Adesso, per favore, che qualcuno si prenda la dannata responsabilità di agire.

Prima che sia troppo tardi.

Il Decreto (In)Sicurezza

Oggi arriva in Consiglio dei Ministri il tanto atteso “Decreto Sicurezza” grazie al quale sarà definitivamente abolita la protezione umanitaria – un permesso di soggiorno di due anni riservato agli stranieri che provengono da Paesi in guerra o nei quali rischiano di essere perseguitati/torturati.

Una volta eliminata la protezione umanitaria, vivremo finalmente in un Paese più sicuro, dove i ponti non crollano, i terremoti non cancellano intere città, gli adolescenti non si drogano/suicidano e, soprattutto, i politici non rubano 49 milioni di euro comodamente rimborsabili in 80 anni di rate “a tasso fisso”.

“Buonista! Piddino! Benaltrista!”

Eh no, amici analfarazzisti, qui non si tratta di benaltrismo, ma di avere in mente una precisa scala gerarchica fatta di priorità e di valori: se il Governo vuole veramente migliorare la sicurezza del Paese, può scegliere tra centinaia di problemi seri da affrontare e risolvere con urgenza.

Invece di supporre che l’immigrato rappresenti – sic et simpliciter – una minaccia per la sicurezza del Paese, ancor prima di esser stato non dico condannato, ma nemmeno denunciato per aver commesso un delitto – come se gli stranieri fossero, per definizione, tutti delinquenti.

La verità è che gli immigrati sono la vostra arma di distrazione di massa preferita.

Cialtroni

Roma A. D. 2018

Restiamo umani.

Un Governo GialloVerdeRosa

Profonda analisi politica di Lilli Gruber:noto che nella lista dei Ministri ci sono poche donne”. Cara Lilli, i Ministri devono essere seri, onesti e competenti. Maschi o Femmine non ha davvero nessuna importanza. Fino a quando non la smetteremo di fare questo genere di commenti non ci liberemo mai del sessismo. Sforziamoci di superare questo femminismo da quinta elementare: quando capiremo che le quote rosa insultano prima di tutto le donne?

Ottenere un posto di lavoro in quanto “donna” dovrebbe essere considerato tanto umiliante quanto essere licenziata per questo stesso motivo.

Teramo a.d. 2018

Ignorantia Legis Non Excusat

Lasciamoli liberi di essere se stessi.

Per quanto mi riguarda, la giornata delle lauree è un giorno di lavoro non meno faticoso e stressante di altri. I candidati devono essere attentamente ascoltati, interrogati e valutati. I voti devono essere discussi, spesso anche lungamente, con una commissione di colleghi che non sempre hanno le stesse idee, la stessa sensibilità culturale o lo stesso identico orientamento in tema di voti.

Eppure, la giornata delle lauree per me è anche una giornata gioiosa. Guardando il volto dei genitori, degli amici, dei parenti accorsi per sostenere e supportare il proprio candidato, partecipo volentieri della loro felicità, ne percepisco l’orgoglio e l’emozione. Mentre il candidato parla, sono tesi come corde di violino, attenti ad ogni singola parola, con gli occhi lucidi e lo sguardo fiero. Dopo, si lasciano andare ai festeggiamenti, con tanto di cori e coriandoli.

La giornata delle lauree celebra la maturazione, la fatica e l’impegno dei nostri studenti. Ha il sapore della speranza nel futuro.

A queste cose ho pensato ieri, quando letto che una studentessa della Università degli Studi di Napoli, il giorno delle lauree, è salita sul tetto dell’Ateneo e si è lanciata nel vuoto: aveva detto a parenti ed amici che quel giorno si sarebbe laureata, ma non aveva completato il ciclo di studi.

L’Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro.

Studiare significa seguire la propria intima vocazione.

Il percorso di studi pone lo studente davanti a se stesso.

Cerchiamo di spiegarlo bene ai nostri ragazzi. Liberiamoli una volta per tutte dall’ossessione della prestazione perfetta, della competizione infinita, della vittoria ad ogni costo.

Lasciamoli liberi di essere se stessi e di sbagliare.

Questo è il più bel dono che possono ricevere.
Il gesto d’amore che può letteralmente salvarne la vita.