Non è festa per i mafiosi, per i camorristi, per i membri delle logge massoniche deviate. Non è festa per quelli che evadono le tasse, inquinano i fiumi, costruiscono abusivamente edifici di sabbia.
Oggi non è la festa dei furbetti del cartellino, dei compagni di merende, degli imprenditori che ridono soddisfatti dopo un terremoto. Non è la festa dei politici corrotti e dei loro mille corruttori. Di chi non va a votare “tanto sono tutti uguali”.
Soprattutto, non è la festa di quelli che si professano orgogliosamente “fascisti” e tendono fieri il braccio, in segno di saluto.
Il 25 aprile è festa per chi ama questo Paese, la sua cultura, la sua arte e la sua Costituzione.
È la festa di una fragile Democrazia nata grazie al coraggioso sacrificio dei nostri avi. Rispettiamola e difendiamola, tutti i giorni.
È la cosa più bella che abbiamo, la nostra unica e preziosa speranza di un futuro migliore.
Io la vedo così. Sta creando grande scandalo il rapporto amoroso tra la Preside del Liceo Montale e un suo studente. 1) Il sesso tra maggiorenni consenzienti non è reato ed in linea di massima non è eticamente condannabile – alla fine, parlando degli studenti, spiego da dove nasce questo “in linea di massima”; 2) Sbattere in prima pagina nome, cognome e foto della Preside non è rispettoso della sua privacy (tanto più che, fino a prova contraria, non ha commesso alcun reato); 3) Il maggiorenne invece è stato tutelato (niente nome e cognome) – ottimo, ma la tutela avrebbe avuto senso per entrambi; 4) il sessismo c’entra come la panna nella carbonara. Queste storie hanno sempre destato interesse morboso e scandalo, anche quando i protagonisti erano Presidi o docenti maschi (sui quali, in questi casi, pesa anche il sospetto della violenza con abuso dell’autorità, a prescindere dall’età della vittima, al punto che alcuni di loro, dopo lo scandalo, si tolsero la vita); 5) Il caso è “montato” anche a causa delle proteste degli studenti del Montale.
La posizione dei ragazzi deve essere compresa e merita rispetto. Perché è normale che alcuni tra loro possano non vedere di buon occhio questo genere di rapporto. Soprattutto se fosse vero che la dirigente si era mostrata molto rigida e un pochino “bacchettona” in passato, sanzionando rigidamente il dress code delle studentesse.
Conclusioni: lasciate in pace quella dirigente che, fino a prova contraria, non si è fatta corrompere e non ha commesso alcun reato – è stata anzi tradita nella sua fiducia, ferita nei suoi sentimenti ed esposta a pubblico ludibrio.
Rispettate e comprendete anche la posizione degli studenti, perché i ragazzi non sono stupidi e possono avere un loro legittimo modo di interpretare la vicenda (del tipo: la dirigente ha un ruolo di potere e di garanzia, sarebbe meglio se non avesse relazioni amorose con uno di noi).
Lo so, la verità è sempre difficile da accettare perché, quando viene approfondita, si mostra per forza di cose intimamente contraddittoria.
Ma bisogna fare uno sforzo per raccontarla nella sua piena complessità.
Evitando i soliti manicheismi, i processi da social network e gli estremismi da stadio.
Quando parli con qualcuno vuoi dire 100 cose, di queste 100 cose che ti affollano la mente riuscirai ad esprimerne forse 80, l’altra persona ne ascolterà circa 50, ne capirà 30 e, se tutto va bene, ne ricorderà 10.
Questo è uno dei paradossi della comunicazione, illustrato molto bene dalla scuola di Palo Alto. Si tratta di un meccanismo che dovremmo sempre tenere a mente quando parliamo con gli altri. Perché la comunicazione è “un ponte gettato tra due coscienze”.
Non è mai facile farsi capire, evitare disguidi e fraintendimenti.
Ecco perché siamo molto felici quando invece troviamo qualcuno che presta seriamente ascolto alle nostre parole e ci dà l’impressione di comprendere ciò che pensiamo e diciamo.
Di tutto questo e di altro ancora parlerò nel seminario on line “La parola crea il mondo“, che svolgerò venerdì 28 gennaio, alle ore 21.00, in diretta su Facebook – trovate tutte le informazioni seguendo questo link
Abbiamo fatto la prima, la seconda e la terza – millantando, al bar con gli amici, di averne fatte almeno sei. Abbiamo indossato mascherine all’aperto, in casa, in macchina, da soli e in compagnia (sostituendo lo slogan “ne usciremo migliori” con il ben più realistico: “ne usciremo con le orecchie a sventola”).
Abbiamo mandato a casa il Governo Conte e accolto con entusiasmo il “Governo dei migliori” guidato da Mario Draghi; abbiamo osservato con grande sgomento e pari disgusto i nostri politici esultanti per aver definitivamente affossato il ddl Zan; abbiamo iniziato a discutere “seriamente” di Berlusconi come futuro Presidente della Repubblica.
Abbiamo gioito per la scarcerazione di Zaky. Continuiamo a chiedere giustizia per Giulio Regeni.
Abbiamo vinto più o meno tutto ciò che era possibile vincere – e anche qualche campionato che ancora non esiste (da Eurovision agli Europei di Calcio a quelli di Pallavolo (maschile e femminile) al torneo preolimpico di Basket, è davvero impossibile citare tutte le vittorie azzurre, ma sono sicuro che mi darete una mano nei commenti.
Abbiamo trasformato il loro arrogante “It’s coming home” in un ben più corretto “It’s coming ROME”.
Abbiamo seguito con grande passione “Vita da Carlo”; “Squid Game”; “Strappare Lungo i Bordi”; “Don’t Look Up”; “È Stata la Mano di Dio” e “Spiderman: No Way Home”.
I più giovani hanno cantato a squarciagola i brani di Madame, Blanco, Achille Lauro, Fedez, Sangiovanni e Sfera Ebbasta. Anche tutti gli altri hanno cantato questi brani, ma senza avere idea di chi fossero almeno la metà dei nomi che ho citato.
Abbiamo ammirato i Maneskin mentre conquistavano il globo, vincendo Eurovision e gli MTV Music Awards, aprendo il concerto dei Rolling Stones a Las Vegas, piazzando i loro brani nella classifica dei più ascoltati al mondo su Spotify.
Abbiamo salutato per sempre personaggi del calibro di Raffaella Carrà, Franco Battiato, Carla Fracci, Raoul Casadei, Gianfranco D’Angelo e Lina Wertmuller.
Abbiamo perso Gino Strada.
Ma adesso, caro 2021, la giostra è finita: sappiamo che con il covid non si scherza, che bisogna vaccinarsi e tenere comunque la guardia alta. Omicron appare meno letale… potrebbe essere il primo passo in discesa, verso una pacifica convivenza con il virus.
Speriamo che la prossima variante sia ancora meno aggressiva, una variante che punti a vivacchiare, a sopravvivere, a restare in carica fino alla fine della legislatura (la variante “Antonio Razzi”: “dai retta a me, chi te lo fa fare…”.)
Nei prossimi 12 mesi arriveranno i primi vaccini proteici e le medicine per curare gli infetti, il virus non scomparirà come per magia, ma noi, un pezzo alla volta, ci riprenderemo il mondo.
Roma 30.12.2021
Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai <3
Robert Smith conclude un brano molto cupo, graffiante e sofferto, cantando “per quanto ardentemente lo desideri, so che non avrò mai un briciolo in più di speranza. O di tempo”.
Il tempo è un oggetto del desiderio universale e, a dir poco, viscerale.
Siamo sempre tutti di corsa, in affanno e tuttavia in ritardo.
Spendiamo le nostre giornate rincorrendo gli appuntamenti, rispettando mille scadenze, schiavi di continue e improrogabili urgenze che ci portano immancabilmente via tutte le energie.
Per questo motivo Edward Norton ammonisce gli spettatori nel fantastico Fight Club: “Questa è la tua vita e sta finendo, un minuto alla volta”.
Come possiamo cambiare tutto questo?
Che cosa è il tempo e quali sono le strategie, le tecniche, per gestirlo e sfruttarlo al massimo?
Di questi argomenti mi occuperò domani, nel seminario on line “tempus fugit – impara a gestire il tuo tempo” che si svolgerà qui su facebook, dalle 17.30 alle 19.30.