L’Italia, La Capitale

Ieri, a Roma, c’erano 250mila persone provenienti da tutto il mondo per assistere alla messa di intronizzazione di Leone XIV. Tra queste, molti e importanti uomini politici.

A Roma, ieri, 68 mila persone hanno riempito lo Stadio Olimpico per assistere all’ultima partita da allenatore di Claudio Ranieri e accompagnare la squadra in un cammino trionfale verso l’Europa – dopo una prima parte di campionato da incubo, che l’aveva trascinata a pochi passi dalla zona retrocessione.

Ieri, 11 mila persone, a Roma, hanno assistito agli Internazionali di tennis.

Potete immaginare l’intensità dello stress test a cui è stata sottoposta la città, in termini di sicurezza e di organizzazione.

Totale: è andato tutto bene. Zero problemi, zero disagi, zero incidenti.

È una bella notizia per l’Italia – che fa bella figura – e per una Città la cui estensione urbana è paragonabile a poche altre capitali europee e che, anche per questo motivo, soffre di annosi e mai risolti problemi.

I nostri difetti sono ben noti – anche perché noi italiani non facciamo nulla per nasconderli.

Ma dobbiamo anche avere il coraggio e la buona fede di riconoscere quando facciamo bella figura.

Grazie Sindaco,
grazie Roma
❤️

19.5.2025

Dare a Cesare quel che è di Cesare.

PS: Tra tutte queste cose importanti che si sono svolte senza intoppi a Roma, mi piace menzionare anche il matrimonio di mio cugino Andrea – l’evento più temuto dalla Questura 😉 (Auguri agli sposi!) ❤️

I giovani (s)comodi

Crepet ha dichiarato che “dietro ai problemi di molti giovani c’è l’eredità. Hai la casa della nonna: la affitti e stai a posto”.

Una affermazione del genere disorienta, risulta molto difficile da commentare.


Non è facile capire se sia più alto il livello di qualunquismo o quello di astrazione dalla realtà sociale.

“Molti giovani”.

Quanti? Quali? In Italia?
Di cosa diavolo stiamo parlando?

Parliamo della generazione che fatica a trovare lavoro pur avendo tre lauree e due master. Di quelli che sono costretti ad emigrare. Di quelli che consegnano pizze e vendono hamburger per due spicci.

Parliamo della generazione che fa stage e tirocini mai retribuiti.

Di quelli che non avranno mai una pensione, che dovranno porre rimedio ai disastri ambientali causati da chi li ha preceduti, di quelli che sono nati con un ingente debito pubblico sulle spalle.

Salta fuori Crepet e torna a cantare la sua canzone preferita: i giovani stanno male perché la loro vita è troppo comoda!

Come se lui invece avesse fatto la Seconda guerra mondiale, come se non fosse cresciuto in un’epoca di grande pace, sviluppo economico e prosperità.

I numeri parlano: le statistiche, i dati sul potere d’acquisto, sulle pensioni e sugli stipendi.

Negli anni ‘70, la laurea era il biglietto di ingresso nel mondo del lavoro, oggi, è solo l’inizio di un percorso lungo e tortuoso, fatto di sacrifici e sfruttamento.

“I giovani d’oggi” che vivono comodi sono forse i figli dei (sempre meno) ricchi e benestanti.

Tutti gli altri fanno una fatica bestiale.

E devono anche sopportare le ramanzine di Crepet.

13.4.2025

Affitta la casa di nonna.
E vai a dormire sotto i ponti.

Le etnie e le sensibilità

Alcune etnie non hanno la nostra stessa sensibilità verso le donne, ha dichiarato il ministro della giustizia.

La nostra stessa sensibilità.

In Italia, il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto meno di un secolo fa.

Meno di un secolo fa, le donne italiane erano cittadine di serie b, recluse in casa e discriminate in ogni ambito, svilite dal machismo tossico di un regime dittatoriale che trovava il suo maggiore feticcio nella forza e nella violenza virile.

Oggi la nostra grande sensibilità è quella del branco di Caivano o di quello di Palermo?

È quella che ha portato alla scomparsa di Chiara, o quella che ha causato la morte di Yara?

Di cosa diavolo stiamo parlando?

La violenza fa parte dell’animo umano. Si manifesta ovunque in mille forme diverse.

La Costituzione insegna che la responsabilità penale è personale – non della famiglia, non del gruppo sociale, non dell’etnia.

Ciascuno risponde di sé, per ciò che fa o non fa.

Ed è gravissimo che io oggi debba essere costretto a ricordare una cosa tanto importante e al tempo stesso basilare.

4.4.2025

La nostra grande sensibilità

Felicità

La felicità è un treno che viaggia nella notte, veloce, senza fermarsi mai.

Questo è ciò che cantava Lucio Dalla nel ritornello della splendida “Felicità”, una canzone dolce, poetica e malinconica, pubblicata sul finire degli anni ‘80.

La canzone ipotizza che in “un mondo fatto di cartone”, la felicità possa consistere nel recuperare la genuinità e la verità delle emozioni. Lasciando il cuore libero di smarrirsi nella profondità di due occhi grandi, “magari blu”.

Ipotizza che la felicità consista nel celebrare la nostra umanità.
Accettando di essere deboli e imperfetti, appesi ad un elastico che, cedendo immancabilmente al momento sbagliato, mette a nudo le nostre intime fragilità.

Ci ricorda che la felicità passa veloce e, aggiungo io, è un bene che sia così.

Perché è bene che le emozioni evolvano dolcemente, fluttuando con il passare del tempo, sfumando una nell’altra. Sarebbe un bel problema se la nostra mente non funzionasse in questo modo.

Intendo dire che la persona sempre felice, come la persona sempre triste, la persona costantemente arrabbiata o la persona sempre annoiata, ha certamente bisogno di ritrovare se stessa – magari grazie al valido supporto di uno psicologo.

Forse, la felicità consiste nel cullare dolcemente la nostra malinconia, come fa, con impareggiabile delicatezza, questa splendida canzone di Dalla.

Grazie a Damiano per averla interpretata, regalandoci, ancora una volta, grandissime emozioni.
❤️

Duro e puro

(Roma) – Ieri sera sono andato a vedere il primo film di e con Angelo Duro (Io sono la fine del mondo) che sta riscuotendo un grande successo di pubblico in questo periodo.

Conosco il personaggio sin dagli esordi, mi piace il suo stile e l’anno scorso sono stato a vederlo a teatro, al Brancaccio di Roma, spero che nessuno si offenda se dico che non è esattamente un attore, ma un caratterista che da anni mette in scena un solo personaggio – dissacrante, provocatorio e cinico.

Anche per questo motivo, le mie aspettative, lo confesso, erano parecchio basse. Temevo che Duro, come tanti altri comici prima di lui, sarebbe uscito ridimensionato dal passaggio al grande schermo.

Invece devo fare i miei complimenti ad attore e regista – autori peraltro della sceneggiatura- per la bravura con la quale hanno trasportato al cinema il ritmo e la verve che i fan già apprezzavano in televisione o dal vivo.

Il segreto del successo di “io sono la fine del mondo” è molto semplice: fa ridere. Ma c’è molto più di questo da dire.

Non è semplicemente un film comico come tanti, è un film che spiazza, disorienta e provoca, costringendo lo spettatore ad empatizzare per i genitori di Duro – anziani, malati, indifesi – ed al tempo stesso a ridere per il sadismo folle e pungente del protagonista.

Una considerevole parte del pubblico lo prenderà ad eroe ed esempio, una parte ride (e si vergogna di aver riso), una parte minoritaria non riesce a trovarci proprio nulla di divertente – ieri, tra il pubblico, c’era un signore che lo insultava a denti stretti per ogni cattiveria o battuta pesante.

Se dovessi azzardare una lettura psicologica: i genitori rappresentano la legge, l’ordine, le regole. Duro si vendica per ciò che gli hanno imposto quando era un bambino ed il pubblico empatizza con lui, con la vendetta dell’adulto che vuole essere libero di dire e fare tutto quello che gli passa per la testa, senza alcun rispetto per i sentimenti o i problemi altrui.

Vietato vietare.
Al potere l’anarchia.
Egoista è bello.

Proclamando questi “valori”, Duro riesce a piacere tanto a chi legge il suo film come una folle commedia dell’assurdo che fa paradossalmente emergere l’importanza dei valori che nega (“rido perché questo è matto”) quanto a chi non capisce la provocazione, prendendo Duro come esempio e profeta (“rido perché il protagonista ha ragione: basta col buonismo!”)

Totale: l’esperimento è perfettamente riuscito.

Bravo Angelo: 30 e lode.